Il 13 aprile il calendario cattolico celebra la vita e l'eredità di Papa San Martino I, un martire e strenuo difensore della fede. Nato a Todi (Umbria) agli inizi del VII secolo, Martino fu sacerdote a Roma e in seguito apocrisario, ovvero legato pontificio alla corte imperiale di Costantinopoli. Questa esperienza gli permise di sviluppare una profonda conoscenza delle dinamiche politiche e teologiche dell'Oriente, preparandolo al suo futuro ruolo di Pontefice.

Il Pontificato e l'Opposizione al Monotelismo
Alla morte di Papa Teodoro I, avvenuta il 13 maggio 649, Martino fu eletto suo successore dopo cinquantadue giorni e consacrato il 5 luglio 649. Il suo pontificato, durato dal 649 al 655, iniziò senza attendere l'indispensabile approvazione dell'imperatore bizantino Costante II, un atto che segnò fin da subito una chiara affermazione dell'autorità papale di fronte al potere imperiale.
La Controversia Teologica: Due Volontà in Cristo
Papa Martino I è noto per il suo forte impegno contro l'eresia del monotelismo, che sosteneva l'esistenza di una sola volontà in Cristo. Questa dottrina, promossa dagli imperatori bizantini per fini politici di unità religiosa, contraddiceva la definizione del Concilio di Calcedonia che aveva stabilito due nature (divina e umana) nell'unica persona di Gesù. Di conseguenza, la Chiesa di Roma e altri teologi ortodossi affermavano l'esistenza di "due volontà" in Gesù, una umana e una divina, strettamente connesse ma distinte, essenziali per la piena redenzione dell'uomo.
L'imperatore Eraclio aveva appoggiato la linea dell'unica volontà divina, per garantirsi in questo modo lo spazio per "imporre" la propria unica volontà umana. La tensione era talmente alta che l'imperatore Costante II, temendo che la discussione teologica diventasse motivo di separazione anche politica tra Oriente e Occidente, decretò il divieto di tale discussione attraverso un documento chiamato Typos, nel 648.
Costante II sottovalutò il fatto che tra i suoi sudditi c'era un gruppo numeroso di monaci - tra i quali Massimo il Confessore - che, pur di non sottomettersi al decreto, andarono in esilio a Roma, contribuendo a rafforzare l'opposizione al monotelismo in Occidente.
Il Concilio Lateranense del 649
In risposta alle crescenti tensioni dottrinali e ai decreti imperiali, Papa Martino I convocò un grande sinodo a Roma, conosciuto come il Concilio Lateranense I. Il concilio si riunì nella basilica costantiniana del Laterano e vi presero parte 105 vescovi, provenienti principalmente da Italia, Sicilia e Sardegna, più alcuni dall'Africa e da altre aree. Si svolse in cinque solenni sessioni, dette secretarii, dal 5 ottobre al 31 ottobre 649.

Il Papa aprì la prima seduta (5 ottobre) con una retrospettiva sulla disputa cristologica, richiamandosi a passi dei Padri per prendere una posizione critica nei confronti dei monoteliti. Nella seconda seduta (8 ottobre), fu ascoltata una relazione di Stefano di Dor che esponeva la dottrina ortodossa delle "due volontà" secondo Sofronio di Gerusalemme. Seguirono l'acquisizione e la pubblica lettura di petizioni polemiche contro il Typos imperiale del 648 e gli appelli di vescovi di Cipro e africani. Nelle sedute successive (17 e 19 ottobre) furono letti e discussi scritti sia ortodossi che monoteliti, e fu confutata come eresia la dottrina dell'unica volontà. Nella quinta e ultima seduta (31 ottobre), Martino I mise a confronto le antiche posizioni eretiche con quelle dei monoteliti, e il sinodo si concluse con la professione di fede di tutti i partecipanti.
Il Concilio produsse venti canoni di condanna dell'eresia monotelita, dei suoi autori, e degli scritti che questa aveva promulgato. Nella condanna furono incluse non solo le Ekthesis, le esposizioni di fede del patriarca Sergio I sponsorizzate dall'imperatore Eraclio, ma anche il Typos del patriarca Paolo II, successore di Sergio, che godeva del supporto di Costante II. Martino I fu molto energico nella pubblicazione dei decreti del sinodo lateranense attraverso un'enciclica, accentuando ulteriormente il contrasto fra Roma e Costantinopoli.
Arresto, Esilio e Martirio
La condanna di tutti gli scritti monoteliti e il ripudio dell'Ekthesis e del Typos inasprirono enormemente la reazione della corte bizantina. Costante II, che aveva già visto un'insubordinazione nella consacrazione del Papa senza il suo consenso, ordinò all'esarca di Ravenna, Olimpio, di arrestare Martino I. Olimpio, tuttavia, si ribellò all'imperatore, autoproclamandosi signore d'Italia e governando per tre anni (fino al 652), permettendo a Martino di svolgere il suo ministero in libertà.
Dopo la morte di Olimpio, caduto in battaglia contro gli Arabi in Sicilia nel 652, Teodoro Calliopa divenne il nuovo esarca d'Italia e procedette senza indugio contro Papa Martino I, accusandolo di alto tradimento per la sua presunta complicità con Olimpio.
La Cattura e il Viaggio a Costantinopoli
Il 15 giugno 653, Teodoro Calliopa giunse a Roma. Martino I, presagendo la minaccia e già infermo, si ritirò con il suo clero nella basilica lateranense, che godeva di diritto d'asilo. Nonostante ciò, il 17 giugno una squadra armata irruppe nella basilica, abbattendo candele e lumi, e consegnò gli ordini dell'esarca: Martino I era da considerarsi deposto e doveva essere condotto a Costantinopoli per una nuova elezione. Nella notte tra il 18 e il 19 giugno, il Papa venne condotto in segreto su una lettiga fino al Tevere e imbarcato senza bagaglio né seguito, iniziando il suo crudele martirio.
Il viaggio verso Costantinopoli durò quindici mesi, passando per Naxos e Abylos. Durante questo tempo, all'infermo prigioniero non fu concesso di scendere a terra né di avere contatti con l'esterno, e gli fu negata persino l'acqua per lavarsi. Giunto il 17 settembre 654 nella città imperiale, il Papa, privato della sua dignità, fu esposto sull'imbarcazione e poi sulla pubblica via per un giorno intero agli insulti del popolo, prima di essere rinchiuso per novantatré giorni nel carcere di Prandearia in isolamento. In questo lasso di tempo, l'Imperatore riuscì a far eleggere Papa Eugenio I, più remissivo e dialogante.
Il Processo e la Condanna
Il 20 dicembre 654, Martino I fu trascinato dinanzi al tribunale. L'accusa era incentrata esclusivamente sull'alto tradimento, evitando accuratamente ogni riferimento a problemi teologici o posizioni di fede. Martino dichiarò in sua difesa: "In Olimpio ho abbracciato il mio nemico personale perché pentito del suo delitto; ai saraceni ho dato denaro per riscattare i cristiani da voi lasciati senza difesa; come pontefice ho sostenuto la fede contro i Decreti imperiali...". E di fronte all'accusa di essere un eretico aggiunse: "Ora desidererei che la mia lingua fosse di fuoco per scomunicare i bestemmiatori di Maria, madre del vero uomo e del vero Dio, Gesù Cristo; maledetto chi non la venera sopra ogni altra creatura, dopo Dio uno e trino".
Il processo si concluse frettolosamente con una condanna a morte. Davanti alla folla, a Martino I fu tolto il pallio, segno dell'autorità pontificia, e un soldato gli tagliò le vesti. Degradato pubblicamente, denudato ed esposto ai rigori del freddo, carico di catene, fu trascinato attraverso la città fino al pretorio e rinchiuso nella cella riservata ai condannati a morte.
Tuttavia, il patriarca Paolo II di Costantinopoli, ormai morente e temendo il giudizio di Dio, intervenne chiedendo la sospensione della pena, ottenendo dall'imperatore la commutazione della condanna. Questo però causò un prolungamento della prigionia del Papa.
L'Esilio e la Morte a Cherson
Il 17 marzo 655, a Martino I fu comunicata la sentenza definitiva: l'esilio a Cherson, sul Mar Nero. Otto giorni dopo la sua partenza segreta dalla capitale, il verdetto fu reso noto. Il 26 marzo 655, fu trasferito a Cherson, in Crimea, dove arrivò il 15 maggio. Patì la fame e languì nell'abbandono più assoluto per altri quattro mesi.
Due lettere di Martino I risalenti al periodo dell'esilio (ep. 16, giugno 654; ep. 17, settembre 655) rivelano la sua profonda delusione per l'abbandono da parte del suo clero, dei suoi fratelli, amici e congiunti a Roma, che sembravano averlo dimenticato e che, secondo le sue stesse parole, non desideravano più sapere se fosse ancora vivo o già morto. Nelle sue lettere, tuttavia, traspare anche una fede incrollabile: "Il Signore è vicino, di che cosa devo preoccuparmi? Spero che nella sua misericordia non tarderà a porre fine a questa mia condizione nel modo che Egli crederà. Salutate tutti i vostri cari nel Signore…". In un'altra lettera assicurò la sua preghiera per il successore: "Per intercessione di San Pietro. Dio stabilisca i loro cuori nella fede ortodossa, li renda fermi contro ogni eretico o nemico della nostra Chiesa. Dia forza specialmente al pastore che ora li governa. Sicché senza cedere in alcun punto anche minimo e senza piegare in alcuna parte anche secondaria, conservino integra la fede professata per iscritto dinanzi a Dio e agli angeli santi e, per questo, possano ricevere insieme a me, poveretto, la corona della giustizia e della fedeltà dalle mani del Signore e salvatore nostro Gesù Cristo".
Martino I morì, fiaccato nel corpo ma non nella volontà, il 16 settembre 655. Il suo corpo fu sepolto alle porte di Cherson, nella Basilica di Santa Maria ad Blachernas. Poco distante da lui, in carcere, c'era Massimo il Confessore, con la mano mozzata e la lingua tagliata, ma i due non si incontrarono mai.
Eredità e Culto
L'eredità di Papa Martino I continua a influenzare la Chiesa Cattolica. La sua determinazione e la sua capacità di rimanere fermo di fronte all'opposizione sono un esempio per tutti i cristiani. La sua vicenda si configura come un capitolo cruciale nei complessi e travagliati rapporti teologico-politico-ecclesiastici tra Costantinopoli e Roma del VII secolo.
La Commemoratio, un resoconto di parte ma ricco di informazioni sul processo e l'esilio di Martino I, si diffuse in Occidente, a Roma e in Africa, fornendo al partito antimonotelita la versione accreditata della sua sorte. In essa, egli appare come il Papa universale, perseguitato dall'imperatore, impegnato nella giusta battaglia come difensore della verità e senza timore del martirio.
Dieci anni dopo la sua morte, comparvero a Cherson i primi pellegrini, monaci greci e allievi dell'apocrisario Anastasio. La Chiesa romana lo venera come martire e in origine celebrava la sua festa il 12 novembre. Dal 1969, anche l'Occidente onora la memoria di San Martino I il 13 aprile, giorno in cui è commemorato anche dai cattolici e dagli ortodossi. Divenne oggetto di culto per i molti miracoli dovuti alla sua intercessione.
