Raffaello Lambruschini (Genova, 14 agosto 1788 - San Cerbone, Figline Valdarno, 8 marzo 1873) fu un'eminente figura del XIX secolo, distinguendosi come sacerdote, pedagogista, politico e agronomo. Fu una delle più alte personalità del clero liberale del Risorgimento italiano.
La Formazione e gli Anni dell'Esilio
Nacque a Genova da una facoltosa famiglia. A soli 17 anni vestì l'abito sacerdotale. La sua formazione fu profondamente influenzata dagli ex gesuiti J.B. Aguirre, R. Menchaca, L. Fortis e dal barnabita F. Fontana, che lo avvicinarono alle posizioni del cattolicesimo illuminato e riformatore del tardo Settecento. Nel 1805, accompagnò lo zio paterno, mons. Giovanni Battista Lambruschini, a Roma. Durante l'occupazione napoleonica, quando lo zio vescovo di Orvieto fu deportato in Francia per non aver prestato giuramento di fedeltà a Napoleone, Raffaello resse segretamente la diocesi di Orvieto dal 22 settembre 1810 al 18 febbraio 1812, in qualità di provicario generale.
Scoperto, fu arrestato per essersi opposto alla prescrizione di cantare il Te Deum per la festa di S. Napoleone e l'anniversario dell'incoronazione imperiale, e fu a sua volta deportato in Corsica, dove trascorse due anni. Negli anni dell'esilio, dal 1812 al 1814, ampliò e approfondì i suoi studi, leggendo opere di scienziati francesi e ginevrini. Rimase particolarmente colpito da A.-P. de Candolle, trovando nei suoi scritti "il tipo esemplare di un metodo scientifico nuovo, moderno, contrario a ogni astratta classificazione e fondato sulla osservazione diretta". In questo periodo entrò in contatto con il pensiero degli idéologues, intellettuali che sostenevano l'idea di una scienza dell'educazione fondata sull'esperienza e sull'osservazione, con l'obiettivo di promuovere la felicità umana e il progresso sociale. In particolare, esercitò su di lui grande influenza A. Destutt de Tracy. Maturò l'idea di una riforma morale e culturale del cattolicesimo, che lo portò, tra la fine degli anni Venti e l'inizio degli anni Trenta, ad accostarsi a posizioni dell'evangelismo e del sansimonismo e a scontrarsi con le tesi ortodosse e conservatrici della Chiesa del periodo della Restaurazione.

Il Ritiro a San Cerbone e l'Impegno Agronomico e Culturale
Tornato dall'esilio nel 1814, fu addetto per qualche tempo a una congregazione religiosa romana. Tuttavia, non approvando i costumi e le direttive politiche del clero romano e della Roma papale, abbandonò la carriera ecclesiastica già nel 1816, in dissenso con la linea pontificia. Decise di ritirarsi nella tenuta paterna di San Cerbone, presso Figline Valdarno, dedicandosi agli studi e all'amministrazione dell'azienda agricola. Qui alternò la meditazione di problemi religiosi e morali con le occupazioni agricole.
In Toscana, ricca di fermenti culturali, Lambruschini strinse rapporti di amicizia e collaborazione con gli esponenti del liberalismo moderato toscano che gravitavano attorno a Gian Pietro Vieusseux, tra cui Gino Capponi, Cosimo Ridolfi, Niccolò Tommaseo, Bettino Ricasoli e Vincenzo Salvagnoli. Agli studi classici, filosofici e teologici, affiancò quelli di botanica e fisica. Con Cosimo Ridolfi e Lapo de' Ricci, nel 1827, fondò e compilò il «Giornale agrario toscano», un periodico volto a diffondere tra i contadini i progressi delle tecniche agrarie. Diventò socio dell'Accademia dei Georgofili, contribuendo con varie memorie, e nel 1865 ne divenne presidente.
La Visione Pedagogica e le Opere Educative
L'interesse pedagogico di Lambruschini per i ceti popolari fu notevole e venne alimentato dalla conoscenza della dottrina sansimoniana e dall'influenza del mondo protestante ginevrino. Nel 1830, nella sua villa di San Cerbone, fondò e diresse un istituto di educazione che mantenne attivo per 17 anni (fino al 1847). Questa fu un'esperienza pedagogica fortemente innovativa, in cui sperimentò e sviluppò metodi di insegnamento che ribaltavano i sistemi tradizionali dell'epoca. Accoglieva pochi alunni, sperimentando l'efficacia dei propri originali metodi educativi. L'anno seguente, nel 1831, organizzò a Figline la "scuola delle feste", un istituto d'istruzione professionale rivolto ai giovani artigiani, ai quali venivano impartite nozioni di disegno, geometria e meccanica utili per il loro lavoro.
Dal terreno sperimentale di San Cerbone nacque la «Guida dell'educatore» (1836-1845, con un'interruzione nel 1843), la prima grande rivista pedagogica italiana del XIX secolo, che vedeva la collaborazione di figure come E. Mayer, S. Bianciardi, C. Ridolfi, M. Tabarrini, P. Thouar e Bianca Milesi Mojon. Ad essa si affiancarono le «Letture per i fanciulli» e, successivamente (1844-1845), le «Letture per la gioventù». In queste pubblicazioni, Lambruschini ribadì l'importanza di estendere l'istruzione ai ceti popolari, affermando il principio della scuola gratuita e obbligatoria, organizzata dallo Stato e dai comuni. Tra le sue opere più significative si annoverano:
- «Della educazione» (1849)
- «Dell'istruzione elementare e di secondo grado» (1850)
- «Della istruzione» (1871)
- «Delle virtù e dei vizi» (1873)

L'Impegno Politico e il Pensiero Religioso
Negli anni di San Cerbone prese corpo il suo disegno di riforma religiosa, basato sul concetto della libera coscienza dell'individuo e sul ritorno della Chiesa a una dimensione più intima, con pratiche di culto più semplici da svolgere in lingua volgare per favorirne la comprensione da parte delle classi più umili. La sua visione era che il rapporto fra l'uomo e la divinità dovesse essere caratterizzato da un vincolo d'amore e che alla Chiesa spettasse il compito di aiutare l'uomo a dissipare ostacoli e pregiudizi, illuminandolo sulla via della fede, senza coartare il suo libero avvicinarsi alla dimensione religiosa.
Nel 1847, nel clima di riforme inaugurato da Pio IX, Lambruschini sciolse l'istituto di San Cerbone e si trasferì a Firenze. Qui, insieme a Bettino Ricasoli e Vincenzo Salvagnoli, fondò e diresse il giornale liberale moderato «La Patria» (2 luglio 1847 - 30 novembre 1848), in cui propugnò la causa d'Italia e il rinnovamento della Chiesa e dei suoi istituti, sostenendo posizioni neoguelfe. Dopo la promulgazione dello Statuto, fu eletto deputato al Consiglio generale toscano in rappresentanza di Figline e ricoprì la carica di vicepresidente del parlamento toscano fino alla fuga del granduca. Fu contrario ai democratici, ma dopo il ritorno del granduca, si batté per difendere le garanzie costituzionali e sostenere la causa dell'indipendenza nazionale. Collaborò anche al «Nazionale» (1848) e a «Lo Statuto» (1849-1851).
L'abrogazione dello statuto nel 1852 e il ritorno a un indirizzo politico autoritario in Toscana indussero Lambruschini ad abbandonare la scena pubblica per dedicarsi nuovamente alla scuola di San Cerbone, all'azienda agricola e agli studi. Fece ritorno all'impegno politico nel 1859, quando, dopo la partenza definitiva di Leopoldo II dalla Toscana, fu eletto deputato all'Assemblea toscana e nominato ispettore generale delle scuole, prodigandosi in un'intensa opera di fondazione e riordinamento degli istituti scolastici e di formazione degli insegnanti. Nel 1860 fu nominato senatore del regno da Cavour e poi provveditore delle scuole di Toscana.
Contributi alla Didattica e alla Linguistica
Nel 1861 fondò il periodico «La famiglia e la scuola» (gennaio 1860 - dicembre 1861), cui seguì nel 1862 il periodico «La gioventù» (che proseguì fino al 1871). In queste riviste ribadì l'importanza di estendere l'istruzione ai ceti popolari, affermando il principio della scuola gratuita e obbligatoria, organizzata dallo Stato e dai comuni. Nel 1867 fu nominato professore di pedagogia nell'Istituto superiore di studi pratici e di perfezionamento di Firenze, dove divenne anche soprintendente, carica dalla quale cessò nel 1872.
Nel 1868 fu vicepresidente della commissione governativa, presieduta da Alessandro Manzoni, incaricata di "ricercare i modi più facili di diffondere in tutti gli ordini del popolo la notizia della buona lingua e della buona pronunzia". In questa sede, contro la tesi manzoniana che la lingua italiana dovesse assumere a modello la lingua parlata dai fiorentini colti, Lambruschini propose di adottare quella toscana parlata dal popolo e controllata dagli scrittori.
La sua opera più significativa è «Dell'autorità e della libertà: pensieri d'un solitario» (pubblicata postuma nel 1932), in cui è svolto esplicitamente il suo pensiero religioso, per lo più soltanto presupposto nelle opere educative. In quest'opera, Lambruschini rivendicò, contro il sensismo, la libertà dello spirito e, contro il razionalismo, il valore del sentimento religioso, individuato concretamente in un cattolicesimo che ritorni ad adorare Dio "in spirito e verità", rinunciando a "sottomettere" le anime. Centrale nel suo pensiero è il problema del rapporto tra autorità e libertà, sia nella religione che nell'educazione. La sua concezione pedagogica intendeva l'educazione come "cooperazione", postulando che essa dovesse essere sia indiretta, mirando a rimuovere gli ostacoli all'opera educativa, sia diretta, come esercizio dell'autorità dell'educatore. Con questa visione, Lambruschini si allontanava sia dalla posizione di Fröbel, che celebrava la spontaneità del fanciullo, sia da quella di Rousseau, che dava valore solo al metodo indiretto. Morì nella sua villa a San Cerbone l'8 marzo 1873.