Gli Atti del Vescovo nella Diocesi di Ragusa

La Diocesi di Ragusa è un punto di riferimento spirituale e pastorale per la comunità locale, guidata dai suoi Vescovi attraverso atti, lettere e iniziative che toccano aspetti cruciali della fede e della vita sociale. Le riflessioni e le direttive episcopali mirano a orientare i fedeli su temi di attualità, devozione e carità.

L'Appello di Monsignor Giuseppe La Placa per la Terra Santa

La Terra Santa vive «uno dei momenti più bui della sua storia recente», come scrive il Vescovo di Ragusa, mons. Giuseppe La Placa, nella lettera indirizzata ai presbiteri della diocesi in vista della tradizionale Colletta del Venerdì Santo. Questa iniziativa, profondamente radicata nella tradizione cristiana, assume quest'anno un significato ancora più urgente a causa del conflitto in corso nella regione.

Secondo quanto riportato dal Rapporto 2024-2025 della Custodia di Terra Santa, la guerra ha «drasticamente ridotto le entrate provenienti dai pellegrinaggi e dalle attività locali», mettendo a rischio la sopravvivenza stessa della presenza cristiana nella regione. Il Vescovo ricorda che la Colletta del Venerdì Santo non è soltanto una tradizione, ma «uno strumento vitale di sussistenza e speranza».

Grazie ai fondi raccolti, è possibile sostenere opere fondamentali, e mons. La Placa non nasconde la gravità del momento: senza la solidarietà dei cristiani di tutto il mondo, «i cristiani di Terra Santa rischiano di emigrare, trasformando i luoghi di Gesù in musei vuoti». Il Vescovo chiede ai sacerdoti di sensibilizzare le comunità parrocchiali affinché il prossimo Venerdì Santo diventi «un’occasione di carità fraterna concreta».

Mappa della Terra Santa con evidenziate le aree di conflitto o foto di siti cristiani in Terra Santa

Riflessioni Pastorali sulla Pasqua: Luce, Vita e Amore

Nel contesto delle festività cristiane, spesso i Vescovi offrono profonde riflessioni sulla Pasqua. Mons. si chiede quale idea abbiano gli uomini e le donne del nostro tempo e della nostra società di questa celebrazione cristiana. Certo, nel nostro contesto che ha alle spalle tanti secoli di cristianesimo, non sarà difficile per molti vedere nella Pasqua un qualche “ricordo” della resurrezione di Gesù.

Probabilmente non mancherà chi considera questo evento una trovata un po’ ingenua per dare un happy end, un lieto fine alla storia di Gesù, conclusa sulla croce in maniera drammatica e crudele. Qualcuno dirà anche: se fosse vero che è risorto, a lui è andata bene; purtroppo a noi le cose vanno diversamente. Allora la Pasqua è percepita come un luminosissimo raggio di luce che irrompe nel mondo e ne infrange l’oscurità.

I tre evangelisti “sinottici” (Matteo, Marco e Luca) raccontano che, all’avvicinarsi della morte di Gesù, “si fece buio su tutta la terra”; i medesimi tre evangelisti collocano la scoperta della tomba vuota da parte delle donne, “al sorgere del sole” (Marco 16,2). La Pasqua è luce dopo le tenebre, l’alba più luminosa dopo la notte più buia. Nella nostra mente e nel nostro linguaggio accostiamo facilmente buio e morte, luce e vita. Diciamo che chi conclude la propria esistenza scompare “nel buio della morte”, chi nasce “viene alla luce”.

È interessante ricordare che la celebrazione liturgica della Pasqua ha il suo momento più proprio nella Veglia pasquale, che dovrebbe, almeno idealmente, iniziare nel buio della notte e concludersi all’alba, quando spunta la luce. Queste due parole che amiamo e che fuggiamo, che desideriamo e che temiamo - vita e morte - a Pasqua sono ripetute e intrecciate in tanti testi liturgici. “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello” canta l’inno dei giorni pasquali. Sulla scena della nostra esistenza questi due personaggi non danzano forse in continuazione?

A Pasqua vince la vita, e perciò vince la felicità; per questo siamo in festa. A ben guardare, dietro a questo trionfo della vita si profila nella Pasqua cristiana, un’altra realtà da tutti desiderata, un’altra luce, un’altra vittoria: si chiama “amore”. Dopo la morte in croce di Gesù avviene la Pasqua perché quella morte è stata un immenso, ineguagliabile, totale atto di amore, nel quale è condensata una vita tutta intessuta di amore.

Ma l’amore, quello vero, è divino, perché «Dio è Amore». Chi ama si ritrova accolto dalle braccia calde tenerissime di Dio. La Pasqua di Gesù ci fa pensare agli innumerevoli atteggiamenti, progetti, gesti di amore, alle tante scelte e alle tante storie di donazione in cui si dona dignità e felicità all’altro, soprattutto al povero, al piccolo, all’escluso, al sofferente. Lì c’è il Risorto, c’è vita, c’è felicità vera, c’è vittoria del Bene: c’è Dio. All’opposto, si riflette sui gesti, i progetti, le scelte di odio, di violenza, di egoismo, di oppressione, di corruzione, di indifferenza.

L'auspicio è di ritrovare il Signore Gesù, risorto perché ha amato, la fonte della nostra felicità più vera e la spinta a fare della nostra esistenza una esistenza per gli altri. Le occasioni sono numerose, la vita ne è piena: non sprechiamole. Saranno tante piccole Pasque che ci conducono alla grande, luminosissima Pasqua che non ha fine.

Foto simbolica di luce e rinascita, alba, o arte sacra pasquale

Il Percorso di "Consolazione" promosso da Monsignor Paolo Urso

Tra le iniziative significative promosse dai Vescovi della Diocesi di Ragusa, spicca il percorso di “consolazione” voluto dal vescovo monsignor Paolo Urso. L’intuizione del vescovo, concretizzatasi con il mandato a don Gianni Mezzasalma di pensare a tale percorso, ha portato a una collaborazione profonda, come testimonia la telefonata ad Agata Pisana: «Agata ti dovrei parlare… il vescovo ci ha dato un incarico…».

Agata Pisana narra una storia vera i cui personaggi ritrovano il valore di un mondo che all’improvviso era diventato senza senso, ritrovano il gusto della vita, ritrovano un modo nuovo di nutrire amore per la propria figlia o figlio. E racconta, con la narrazione dell’esperienza vissuta e contemporaneamente con il taglio professionale, l’aiuto messo in atto per il superamento della situazione di smarrimento.

«Asciugare le lacrime senza mai toglierle», ha esposto l’autrice, per arrivare a riconsiderare «il dolore come altra faccia dell’amore», «accompagnando con delicatezza sapiente». Questo percorso coinvolge figure chiave: un counsellor, Agata appunto, e una coppia-guida, che ha già attraversato il dolore del lutto. Inoltre, un gruppo di sacerdoti si è avvicendato nel corso degli anni, tra cui don Gianni Mezzasalma, don Robert Dynerowicz, don Salvatore Conti, don Franco Ottone, don Giuseppe Raimondi e don Antonio Baionetta, tutti ringraziati personalmente da Agata.

Il lavoro si svolge in un rituale studiato e attento ai gesti e soprattutto alle parole, in una stanza specifica, luogo dove il gruppo si riunisce per condividere e curare le ferite interiori.

Foto tematica di persone che si supportano, o di un gruppo in dialogo

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