La Natività e il Presepe nell'Arte Italiana: Storia, Iconografia e Capolavori

La tradizione del Presepe in Italia ha radici profonde, risalenti all'epoca di San Francesco d'Assisi, al quale si deve la prima rappresentazione vivente della Natività, avvenuta a Greccio nel 1223. Prima di allora, le immagini e le rappresentazioni della nascita di Cristo erano per lo più «sacre rappresentazioni» delle liturgie celebrate nel Medio Evo. L’arte presepiale ha affascinato scultori, pittori e architetti, che l’hanno sviluppata e arricchita nel corso dei secoli, rendendola nota in tutto il mondo.

San Francesco a Greccio, prima rappresentazione vivente del presepe

Le Origini e il Simbolismo del Presepe

Il presepe è la rappresentazione della nascita di Gesù, realizzata con statuette lavorate in vari materiali come legno, terracotta, cartapesta o cera, inserite in un’ambientazione di tipo naturalistico. La storia del presepe ha inizio nei primi secoli del cristianesimo, come attestato da una lettera di San Girolamo del 404. In essa si racconta che Paola, una sua discepola, visitando la Terra Santa ed entrando a Betlemme, aveva notato allo Speculum Salvatoris lo stabulum (la mangiatoia) scavato nella roccia, ove Gesù era nato.

Altre testimonianze archeologiche dei primi secoli del cristianesimo rimandano al prototipo del presepe, a una scena della Natività con il bue e l'asino. Questi animali sono simbolo della relazione divina secondo il profeta Isaia: «Dice il Signore: Cielo e terra, fate attenzione a quel che sto per dirvi! Ho cresciuto dei figli, ma essi si sono ribellati contro di me.» Nella scena classica della Nascita di Gesù, dallo pseudo-Vangelo di Matteo, il Bambino viene presentato tra il bue e l'asinello, ed è così ritratto anche negli affreschi delle catacombe. Pure Sant'Ambrogio riteneva Cristo nell'antica iconografia presepiale «in medio duarum animalium».

Nei primi affreschi nelle catacombe, il Bambino era posto in una cesta di vimini sotto una tettoia, avendo dietro di Lui il bue e l'asino adoranti, da un lato la Madonna, e dall'altro un pastore. L’immagine della Sacra Famiglia (Madonna, Bambino e San Giuseppe) era effigiata su stoffe antichissime, come quella dei Sancta Sanctorum di Roma, o su alcuni sarcofagi marmorei rivelando la Natività, come quelli di Mantova e di Sant'Ambrogio a Milano.

Iconografia della Natività con bue e asino nelle catacombe

L'Evoluzione della Rappresentazione e il Ruolo di San Francesco

L’iniziativa del Padre Serafico di celebrare in questo modo il miracolo della Natività fu continuata dai più famosi artisti in opere pittoriche o scultoree. Tra questi, gli affreschi di Giotto nel Trecento nella Cappella degli Scrovegni a Padova e nella Basilica Inferiore di San Francesco ad Assisi, gli affreschi benedettini del Magister Consolus al Sacro Speco di Subiaco, fino all'Adorazione dei Magi di Botticelli agli Uffizi di Firenze, alla Pala Strozzi di Gentile da Fabriano, sempre agli Uffizi, e ad altre pitture sulla Natività.

Il Presepe Scultoreo: Da Arnolfo di Cambio al Rinascimento

Arnolfo di Cambio, scultore, architetto e urbanista attivo in particolare a Roma e a Firenze tra la fine del Duecento e i primi del secolo successivo, realizzò opere importanti. Oltre a capolavori come la scultura di bronzo del santo patrono della Basilica di San Pietro in Vaticano o la scultura di marmo della Madonna col Bambino nel Museo dell’Opera del Duomo a Firenze, si considera molto importante e originale il suo Presepe della Basilica di Santa Maria Maggiore di Roma. In quest’opera scultorea, in marmo bianco, sono raffigurati la Madonna, seduta su un trono, con il Bambino, i Re Magi a destra e San Giuseppe, il bue e l'asino a sinistra. Questo gruppo scultoreo fu commissionato a Arnolfo da Papa Nicolò IV nel 1288 e realizzato nel 1291, divenendo il primo presepe inanimato della storia.

Presepe di Arnolfo di Cambio, Basilica di Santa Maria Maggiore

Il presepe dalla Basilica di Santo Stefano a Bologna è uno dei più antichi d’Italia. Altre rappresentazioni notevoli si trovano nella chiesa di Santa Chiara ad Assisi, nel Duomo di Volterra, nella Cattedrale di Teramo e in San Giovanni a Carbonara di Napoli. La Basilica di Santa Maria Maggiore, inoltre, custodisce opere d’arte di incommensurabile valore, tra cui il bellissimo dipinto di Francesco Mancini raffigurante la Natività.

Il Presepe Napoletano: Espressione Barocca e Tradizione

Nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara di Napoli, nel 1484, fu costruito il primo Presepe, utilizzando tecniche della scultura di legno e terracotta. Da qui quest’arte si diffuse e si sviluppò in Campania e in Toscana, collegata agli avvenimenti e ai personaggi storici delle singole epoche. Così, il presepe napoletano è l’unico che esprime il gusto barocco e che anima episodi leggendari e pittoreschi.

Le figure presepiali del Museo Nazionale di San Martino a Napoli, interamente intagliate nel legno e a grandezza naturale, «continuano a vivere». Dello splendido Presepe di San Giovanni a Carbonara, composizione originaria del 1478, sono rimasti quattordici pezzi superstiti: i sei angeli, la Madonna, San Giuseppe, il bue, l’asino e altre quattro figure che rappresentano i Magi e un nobile o una profetessa. Questa è un’opera unica nel suo genere, per la sua grandezza naturale e perché interamente intagliata nel legno. Le figure non hanno perso il loro fascino nemmeno dopo essere state spostate dal loro luogo originale, la cappella di Jacoviello Pepe nella chiesa di San Giovanni a Carbonara.

Il Presepe Napoletano ( Le Origini e la Storia) - The Neapolitan Nativity Scene (Origins & History)

Nell'antico quartiere di San Gregorio Armeno, i vari materiali usati per scenografie e personaggi presepiali includono legno, sughero, cartapesta, tela, vetro, minuscola gioielleria, stoffe, gessi e terracotta. Per la costruzione dei pastori si utilizzavano il legno per le mani e i piedi, il vetro per gli occhi, il fil di ferro per imbastire i corpi rivestiti di stoffe e abiti in miniatura. In questo modo il presepe napoletano assunse caratteri e funzioni teatrali, rappresentando la vita della società e contribuendo a caratterizzare la scultura napoletana religiosa del '700, unanimemente apprezzata in tutto il mondo.

Le personalità che contribuirono al suo perfezionamento artistico e alla sua diffusione furono il re Carlo III di Borbone e il domenicano padre Rocco, autore di celebri scene presepiali. L’Archivio Storico del Palazzo documenta come, in occasione del Natale, venisse allestito un grande presepe nella Reggia, cui concorrevano non solo artisti e artigiani di corte, ma anche gli stessi sovrani: le vestiture dei pastori costituiscono, oggi, un documento prezioso per la storia del costume dell’epoca. Tutte le figurine erano collocate sul cosiddetto «scoglio», lavorato principalmente in sughero, di cui venivano eseguiti veri e propri progetti. Teste, mani e piedi delle figurine erano realizzati in terracotta, mentre l’anima era in stoppa e fil di ferro.

Le tempere dipinte da Salvatore Fergola (1799-1874), oggi esposte nella sala che ospita il presepe, raffigurano lo «scoglio» progettato dal Cobianchi nel 1844, a cui si ispira l'attuale presepe casertano allestito nel 1988. Dal '700, i migliori presepi napoletani, ormai parte di collezioni private, si trovano in luoghi importanti come la chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Roma, la basilica di San Marco a Venezia, o la chiesa di Capodimonte a Napoli; ci sono poi le raccolte museali dell'Abbazia di Montevergine, di Villa d'Este a Tivoli, di Berlino e di Monaco.

Oggi, le tematiche artigianali e artistiche legate alla costruzione e alla rappresentazione del presepe sono trattate con varie modalità d’espressione, da quelle tradizionali a quelle d'avanguardia. I suoi valori e significati restano però gli stessi che l’hanno concepito e figurato: umani, personali, sociali, religiosi.

La Natività nell'Arte Pittorica: Capolavori e Interpretazioni

La Natività è stata un tema centrale per numerosi artisti nel corso dei secoli, ciascuno apportando la propria sensibilità e innovazione.

Giotto: Il Maestro degli Sguardi

Giotto è stato uno degli interpreti più grandi della Natività, con opere come San Francesco e il presepe di Greccio, due Natività e un’Adorazione dei Magi. L’artista ha dipinto diversi affreschi legati tutti dallo stesso tema della Natività del Signore.

Il Presepe di Greccio

Il primo fa parte del ciclo delle Storie di San Francesco nella Basilica superiore di Assisi, di poco anteriore al 1300. Il dipinto fotografa il momento culminante della notte di Natale del 1223, quando, come raccontano Tommaso da Celano e San Bonaventura da Bagnoregio, Francesco d'Assisi decise di rievocare la nascita di Gesù predisponendo una mangiatoia, un bue e un asinello in un luogo dove accorsero la popolazione e i frati. Durante la solenne cerimonia, un uomo sostenne di aver visto disteso sul fieno un bellissimo Bambino che dormiva mentre Francesco, prendendolo in braccio, sembrava volerlo risvegliare. Giotto ambienta l’episodio in una chiesa e colloca gli spettatori da un particolare punto di vista, in fondo all’abside. La scena è complessa, con la croce vista dal retro, il ciborio e il leggio, e le donne che si affacciano sulla soglia, dando l’idea di una folla. Tutto converge sulla figura di Francesco chino sul Bambino. Hanno i volti vicini e si guardano. Benché la pittura in quel punto sia danneggiata, si distinguono bene gli occhi di entrambi. Si guardano intensamente e sono l'uno nello sguardo dell'altro, uno sguardo che cattura ed emoziona, come se Gesù chiedesse e Francesco rispondesse di sì.

Affresco di Giotto: San Francesco e il presepe di Greccio

Le Natività di Giotto

Altre tre opere raffigurano la Natività, con Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello. Giotto dipinge un’iconografia già al suo tempo molto diffusa, dove appaiono tutti gli altri elementi e i personaggi tipici del presepio: la capanna, la montagna, i pastori, la stella, gli angeli e i magi. In ordine cronologico:

  1. La Natività della Cappella degli Scrovegni, databile tra il 1303 e il 1305. Rappresenta uno dei punti più eccelsi del genio dell'artista. Sotto la consueta capanna sta distesa Maria, che pone il Piccolo nella mangiatoia, aiutata dalla levatrice. Il bue e l’asinello danno le spalle, protesi verso la greppia in legno. Giuseppe in primo piano dorme chiuso nel mantello. Gli angeli volteggiano nel cielo. I pastori stanno di spalle, costringendo gli spettatori a stare in seconda fila. Sebbene Maria e Gesù non siano perfettamente al centro, il centro sono loro, anzi lo è il loro sguardo. Gesù guarda dritto negli occhi la Mamma, e lei lo guarda a sua volta con occhi chiari e buoni. L’intensità è travolgente, lo sguardo di Gesù è profondo, ultraterreno, quasi inesorabile.
  2. La Natività nella Basilica Inferiore di Assisi, del 1310 circa, è meno innovativa rispetto a quella di Padova. Giuseppe è appartato e pensieroso; Maria è seduta su un materasso e tende con le braccia il Bambino, stretto nelle fasce, e su di lui cadono raggi d’oro. Sotto l’esile capanna, c’è una greppia allungata con gli animali e un girotondo di angeli in adorazione. Dietro si erge un’alta montagna brulla, anch’essa dalla simbologia natalizia, angeli e pastori. Maria e Gesù si guardano profondamente, ma senza l’intensità ineffabile dell’affresco di Padova.
  3. L’Adorazione dei Magi, una tempera su tavoletta in legno, probabilmente del 1320, conservata nel Metropolitan Museum di New York. Quest'opera, attribuita a Giotto e ad aiuti, raffigura l’Adorazione dei Magi con l’introduzione di alcune novità iconografiche. Maria è raffigurata come una puerpera, con gli occhi stanchi e malinconici, presagendo ciò che accadrà. I Magi adorano il Neonato, e uno di loro, posata a terra la corona, lo solleva delicatamente dalla greppia, mentre Giuseppe, di fronte, ha appena ricevuto il dono che stringe tra le mani, inchinandosi appena per ringraziare.
Natività della Cappella degli Scrovegni, Giotto

Lo Sguardo nella Pittura di Giotto

Questo guardarsi dritto negli occhi è un tratto fondamentale di tutta la pittura di Giotto, una convenzione pittorica che ci dà l’impressione di leggere un libro intero, la sensazione di capire tutto quello che i personaggi si dicono e quello che vogliono dirci. Lo sguardo chiaro e limpido di Maria risponde a quello del Figlio che ha occhi penetranti, quasi severi, portando in sé tutto il mistero della sua Incarnazione. Il rapporto tra vista e conoscenza, discendente dal mondo antico, dove per Platone e Aristotele la conoscenza è una conseguenza della vista, si inverte nella sfera religiosa, come scrive Riccardo di San Vittore: «Ubi amor ibi oculus», "Dove è l'amore lì c'è lo sguardo". È l’amore che permette di vedere, che produce conoscenza e non lo sguardo fisico, un concetto presente nei Vangeli. San Francesco volle “vedere con gli occhi del corpo” la nascita di Gesù, non per accrescere la propria fede, ma per “vedere i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato”, per immergersi totalmente nell’amore stupefacente di Dio che “si è fatto piccolo, per essere amato da noi”. Giotto ha dipinto l’amore ed è riuscito a renderlo perfettamente nello scambio di sguardi.

Capolavori del Trecento e Quattrocento

Dopo Giotto, l'arte di rappresentare la Natività raggiunge un buon grado di perfezione nell'opera di Orcagna, che dà alla scena una intonazione calda di serenità famigliare, collocando Giuseppe e Maria ai due lati del letto dove riposa il Bambino, come per una guardia affettuosa. Giuseppe dorme in gran pace, mentre in alto veglia un angelo. L'arte del Trecento attenua le linee e mostra le cose semplici e dolci.

Beato Angelico e Filippo Lippi

L’Adorazione del Bambino di Beato Angelico, che si pensava opera sua, è stata attribuita in tempi recenti a suoi discepoli come Benozzo Gozzoli, per via di stili diversi. La scena, composta a semicerchio, presenta le figure che adorano il Bambino: Santa Caterina d'Alessandria, la Vergine, San Giuseppe e San Pietro Martire. In fondo alla capanna si vedono il bue e l'asinello. La presenza dei due santi che non si trovano nella scena tradizionale della Natività è mistica, poiché San Pietro Martire era un santo domenicano a cui i monaci di quest’Ordine alzavano le loro preghiere.L’Adorazione del Bambino di San Vincenzo Ferrer (o «Natività con San Giorgio e San Vincenzo Ferrer») è un’opera lavorata tra il 1455 e il 1466 da Filippo Lippi, conservata nel Museo Civico di Prato. Al centro si trova il Bambino adorato dalla Madonna e da San Giuseppe, a sinistra San Giorgio in adorazione, mentre a destra si trova la visione di San Vincenzo Ferrer del Cristo entro una ‘mandorla’ di luce. La composizione e il disegno generale sono quasi certamente opera del Lippi, mentre ampie parti dell’esecuzione furono fatte da aiuti di bottega.

Adorazione del Bambino di San Vincenzo Ferrer, Filippo Lippi

Perugino e Gentile da Fabriano

L’Adorazione dei Pastori di Perugino riprende lo schema già provato nell’affresco del Collegio del Cambio di Perugia. Gli angeli annunciano la nascita del Bambino ai pastori, che compaiono in adorazione, uno a sinistra, altri due al centro. A destra si vedono il bue e l’asinello, mentre tra due angeli compare la colomba dello Spirito Santo. In primo piano, Maria e Giuseppe adorano il Bambino, appoggiato a terra e protetto solo da un lembo del manto della Vergine. Lo stile di Perugino segna l’inizio di un nuovo modo di dipingere che, a partire da Raffaello, il suo più importante allievo, sarà considerato l’inizio della maniera moderna.

L'Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, considerata il capolavoro dell’artista e del gotico internazionale in Italia, fu firmata sopra la predella. La scena è decorata sfarzosamente, dato il committente, Palla Strozzi. Il corteo dei Magi impressiona lo spettatore con i suoi dettagli, come le applicazioni in oro e argento, nelle vesti, nei finimenti dei cavalli, dei cani da caccia, nelle corone, nelle spade e nei doni. I personaggi sembrano irreali, di fiaba. Gentile mostra una «poetica aperta, enciclopedica, nel rappresentare i particolari della storia dei Magi, le fisionomie e i costumi dei popoli lontani d’Oriente, le forme della fauna e flora esotica, le raffinate maniere dei principi e dei cavalieri; la luce è celeste e di emanazione divina, diventando un pulviscolo argenteo che aderisce alle cose come fosse brina».

Adorazione dei Magi, Gentile da Fabriano

Masaccio e Ghirlandaio

La composizione di Masaccio è quieta. A sinistra si vede la capanna, dove il bue e l'asinello sono presentati di spalle. La Sacra Famiglia ha le aureole scorciate in prospettiva. Maria è seduta in un seggio dorato e tiene in braccio il Bambino che benedice il primo dei Magi, inginocchiato. Il suo dono si trova già nelle mani di San Giuseppe. Dietro di lui sta un altro Magio con tunica rosa, inginocchiato anche lui, che ha dato la sua corona a un servitore. Così fa anche il terzo Magio, che è appena arrivato. Dietro i re si trovano due personaggi strani, che mancano nell'iconografia tradizionale; sono forse le figure dei committenti. A destra si vedono i cavalli e i servitori. Il dipinto è uno dei primi tondi come opere d'arte, assieme al Tondo Cook di Beato Angelico e Filippo Lippi.

Domenico Ghirlandaio, nella sua Natività alla Chiesa di Santa Trinita di Firenze, ha dato una rappresentazione molto complessa. A destra, sotto il tetto, che posa su pilastri scanalati, è un sarcofago antico che fa da mangiatoia per il bue e l'asino. Il Bambino è in terra sul fieno, adorato dalla madre in contemplazione e preghiera; Giuseppe guarda lo splendore dell'angelo che ridesta i pastori. Sul fondo, a sinistra, sale un'ampia strada sotto archi trionfali, per la quale si avanzano, correndo, popolani e Re Magi. I pastori, che adorano il Bambino, sono ispirati dai contadini del Van der Goes, pittore fiammingo, che per commissione di un Portinari dipinse una «Natività» oggi ammirabile nella Galleria degli Uffizi.

Natività di Domenico Ghirlandaio, Chiesa di Santa Trinita

Il Cinquecento e oltre: Intimità e Dettaglio

Nel Cinquecento la scena della Natività si fa semplice, ma prevale l'umano sul divino nella rappresentazione. Ciò si può ammirare nella famosa Santa Notte di Correggio (L'Adorazione dei Pastori, databile al 1525-1530 circa e conservato nella Gemäldegalerie di Dresda). Una madre tiene in grembo un bambino che irraggia intorno a sé una luce portentosa. E nel quadro di Antonio Van Dyck, un'altra madre solleva il drappo per guardare il figliolo, ch'ella regge sul seno. L'intimità psicologica è accentuata e esprime un senso più naturale e meno caduco: l'amore della Madonna è un amore di madre, innanzi tutto, dichiarato con la maggiore soavità. Nessun terrore nelle rappresentazioni cristiane, poiché il Natale è giorno di pace. Perciò la Madonna della Natività è ridente e serena, ben diversa dall'Addolorata. In questa epoca, i visi dei pastori e degli angeli spesso portano su di loro solo un riflesso pallido di quel sentimento di cura gioiosa che rifulge nello sguardo fisso di una Madonna.

La Sacra Famiglia con un pastore di Tiziano Vecellio, più conosciuta come L’Adorazione dei Pastori, è un dipinto che si trovava al Palazzo Borghese a Roma dal 1693 per tutto l’Ottocento. La scena mostra un idilliaco paesaggio campestre in cui sta la Sacra Famiglia, seduta in riposo, offrendo il Bambino all’adorazione di un pastore. I colori chiari delle vesti di Maria, di Gesù e del pastore contrastano con lo sfondo scuro, in cui si vedono gli altri pastori con le loro greggi e il bue e l’asinello.

L'Adorazione dei Pastori (Santa Notte), Correggio

Altre Interpretazioni Notable

  • La tela della Natività di Botticelli appartiene all’ultima fase dell’attività del pittore. Il soggetto è interpretato come un’adorazione del Bambino da parte di Maria con Giuseppe, dei pastori e dei Magi tra cori angelici. Al centro si trova la grotta della natività, con il Bambino al centro su un giaciglio coperto da un telo bianco, la Vergine a destra e Giuseppe a sinistra; dietro si vedono il bue e l’asinello.
  • La Natività Allendale di Giorgione si può dividere in due parti: a destra la grotta scura della natività, dove si trova la Sacra Famiglia raccolta e verso la quale si affacciano i due pastori; a sinistra, in un ampio paesaggio, ci sono piccoli episodi di quotidianità.
  • La suggestiva scena della Natività di Pietro Cavallini, tra il 1291 e il 1296, è parte di sei mosaici dai richiami bizantini nell'abside della Basilica di Santa Maria in Trastevere. Su uno sfondo dorato, all’interno di una grotta, Maria è distesa al centro, mentre Giuseppe è in un angolo. A fianco alla Vergine, Gesù Bambino avvolto in fasce, in una culla dalle forme squadrate, e vicini il bue e l’asino.
  • Tra il 1488 e il 1490, Bernardino di Betto Betti, noto come il Pinturicchio, decora la Cappella del Presepio nella Basilica di Santa Maria del Popolo. Al centro del raffinato affresco, la Sacra Famiglia è rappresentata insieme al santo, vicino alla capanna, con a destra i pastori adoranti e a sinistra il bue e l’asino.
  • L’incantevole dipinto di Raffaello fa parte della predella della Pala dell'Incoronazione della Vergine (1502-1504). Sullo sfondo di un paesaggio sfumato e naturale, è rappresentata la capanna diroccata della Natività - in legno e mattoni - dove San Giuseppe è in piedi e la Madonna tiene sul ginocchio Gesù Bambino nudo, offrendolo alla devozione dei Re Magi.
  • Il meraviglioso rilievo di inizio Seicento raffigurante la Natività, su disegno di Montano, brilla al centro del prezioso soffitto ligneo dorato della Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami al Foro Romano. Sono scolpite le solenni figure della Madonna, di San Giuseppe, di un pastore e le realistiche teste del bue e dell'asinello.

L'Adorazione dei Magi: Un Momento Distinto

L'adorazione dei Re Magi segue immediatamente la Natività nello svolgersi della leggenda, ma non avviene nello stesso tempo, perché i Re hanno bisogno di tempo per giungere, guidati dalla stella. Le prime rappresentazioni dei Magi adoranti si possono trovare nelle catacombe di Domitilla (III secolo) e in quelle di San Pietro e Marcellino. Maria in tutte siede in cattedra col figlio in braccio e stende la destra verso i Re. Nelle catacombe di Domitilla i Magi sono quattro, due per lato alla Madonna, per simmetria. Questi sono i primi affreschi rappresentanti la donazione e l'omaggio regale; ma la figura di Giuseppe non si mostra in essi, bensì per la prima volta in un sarcofago ritrovato tra le fondamenta vecchie di San Pietro.

Adorazione dei Magi nelle catacombe di Domitilla

In un lavoro d'avorio del XIII secolo, la Madonna è stesa sul letto, solo per eccezione. È logico che, avvenendo la visita dei Re qualche tempo dopo il parto, Ella abbia modo di sollevarsi e di prepararsi a ricevere con dignità i signori della terra. Questa scena della visita è meno raccolta e meno commovente dell'altra della Natività, ma forse è più solenne, perché dichiara e rappresenta i primi onori tributati dai potenti al Re del Cielo. Nel tabernacolo dell'Orcagna, Gesù è di una infantilità leggiadra, perché accarezza con la manina il capo calvo del Re più vecchio, mentre gli altri due parlano in disparte, ammirati dell'atto, e Maria, seduta, protende il piccino con l'affabilità di una buona madre che goda della festa fatta al figliolo. Figura essenziale è Gesù, che acquista importanza anche dal compito sociale di accettare il dono e la signoria dalle mani dei Re terreni.

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