Storia e Ruolo dei Sacerdoti Italiani a Toronto

La storia e il ruolo dei sacerdoti italiani a Toronto sono profondamente intrecciati con le vicende dell'immigrazione italiana in Canada. Fin dai primi flussi migratori di massa, la necessità di un clero che comprendesse la lingua, i dialetti e la cultura degli immigrati si è rivelata cruciale per l'assistenza spirituale e l'integrazione sociale.

Le Origini della Presenza Ecclesiastica Italiana a Toronto

La Missione di Don Pietro Pisani e la Fondazione della Prima Parrocchia

L'interesse iniziale della Chiesa cattolica per il fenomeno migratorio italiano fu sollecitato dal timore per i pericoli connessi all’emigrazione, tra cui la minaccia alla fede religiosa e al patriottismo. Don Pietro Pisani, professore nel seminario arcivescovile di Vercelli, fu una figura chiave in questo contesto. Convinto che l'emigrazione non potesse essere arrestata ma dovesse essere diretta a buon fine, Pisani riteneva che la Chiesa dovesse farsi carico dell'assistenza agli emigranti anche dal punto di vista civile, superando l'idea che fosse un terreno non di sua competenza. Questo approccio fu rafforzato da quanto osservò in Germania riguardo all'azione cattolica nella società.

Nel 1908, Papa Pio X affidò a Pisani un'indagine sugli emigranti italiani in Europa e America. Durante il suo viaggio in Nord America, Pisani arrivò a Montréal e si recò successivamente a Toronto. Il delegato apostolico, Sbarretti, lo raccomandò all'arcivescovo di Toronto, Patrick Fergus McEvay, poiché la comunità italiana di Toronto da alcuni anni richiedeva una parrocchia nazionale.

Mappa delle rotte migratorie italiane verso il Canada nel primo Novecento

A Toronto, Pisani tenne conferenze, rilasciò interviste e si adoperò per i connazionali. Il 4 agosto 1908, l'arcivescovo McEvay comunicò che il rettore della chiesa di St. Patrick era disposto a cedere agli italiani il vecchio edificio della sua parrocchia, costruita nel 1869 per gli immigrati irlandesi. Entro il 22 agosto, John T. Kidd, segretario diocesano, e Pisani avevano già istituito la parrocchia italiana. Questa chiesa fu riconsacrata Madonna del Carmine, diventando così la prima parrocchia italiana di Toronto. Nel corso degli anni, si è sviluppata la strategia di sostituire con chiese cattoliche italiane i siti dove prima erano state istituite missioni metodiste e presbiteriane per la conversione degli immigrati.

Nel suo rapporto "Per l’assistenza religiosa degli italiani nel Canada", Pisani descrisse la sua esperienza e il compito di organizzare la colonia italiana a Toronto. Riferì che l'arcivescovo desiderava due sacerdoti italiani: uno per i circa 6.000 immigrati residenti in città e un altro per i 18.000 nell'Ontario. Pisani, insieme a Kidd, visitò le famiglie italiane più residenti a Toronto, ottenendo il consenso dei “principali membri della colonia”, anche grazie al lavoro preparatorio di alcuni sacerdoti di Toronto che parlavano italiano avendo studiato a Roma o a Genova.

Le Sfide Pastorali nell'Ontario

Pisani evidenziò diverse necessità per la comunità italiana dell'Ontario. Sottolineò l'urgenza di una scuola cattolica per i figli degli italiani, dato che i genitori erano riluttanti a mandarli nelle scuole pubbliche. Affermò inoltre la necessità di rafforzare la propaganda contro l'infiltrazione protestante e di disporre di più sacerdoti italiani. Gli immigrati dispersi in città e sobborghi dell'Ontario ammontavano a circa 15.000, con la maggior parte a Toronto e in altri centri urbani come Hamilton (1.000 italiani), London (1.000), Fort William (1.200), North Bay (700), Parry Sound (500), Sault St. Mary (400), Copper Cliff (300), Stratford (250), Peterborough (200), Guelph (150), Cobalt (100), Gold (100), Brembant (100), St. Catherine (100), Victoria Mine (150), Brace Bridge (98). Una parte significativa degli italiani dell'Ontario era impiegata “nei lavori di sterro lungo le ferrovie”, spesso privi di assistenza spirituale e ignorati dal clero locale. Pisani riportò la lettera di un sacerdote franco-canadese che riteneva inutile operare tra gli italiani, dato che questi frequentavano la chiesa solo per battesimi, nozze e funerali. Pisani era convinto che la presenza di un prete italiano avrebbe risolto questa situazione, come confermatogli dall'arcivescovo di Saint-Boniface, Adélard Langevin. Stimò che in Canada il numero degli italiani oscillasse tra i 30 e i 35.000, quasi la metà dei quali viveva nell'Ontario.

Sottolineò che la comunità italiana non poteva essere seguita dal clero di altra nazionalità, poiché “La massima parte dei nostri emigrati... nel Canada, provengono dalle provincie meridionali o settentrionali d’Italia, dove si parlano dialetti duri e pressoché incomprensibili agli stessi sacerdoti italiani: e dei nostri emigrati oltre i quarant’anni, in gran numero analfabeti, la maggior parte - specialmente le donne (l’elemento più accessibile al sacerdote) - non parlano che dialetto”. Inoltre, molti emigrati non comprendevano la necessità di contribuire alle spese parrocchiali, disertando la messa. Pisani raccomandò un'opera di convincimento diffuso, inizialmente affidata a religiosi dell'ordine degli oblati di Maria Immacolata di origine italiana, e la creazione di un “recapito centrale” per l'assistenza degli italiani con sedi a Toronto e Montréal.

L'Impegno Pastorale e Sociale Post-Bellico

Evoluzione della Presenza Italiana e Collaborazioni Istituzionali

Nel secondo dopoguerra, la metropoli di Toronto vide un significativo afflusso di immigrati italiani. Il centenario della prima chiesa italiana in Toronto, Nostra Signora (N.S.), testimonia la lunga storia della comunità. L'Arcivescovo Mons. C. Collins, insieme ai suoi Vescovi coadiutori, ha presieduto eventi che hanno visto la partecipazione della comunità italiana e dei suoi sacerdoti. Nonostante una diminuzione del numero di sacerdoti per decessi o ragioni anagrafiche, la presenza di clero italiano non manca.

L'integrazione e il pieno inserimento, sia ecclesiale che civile, delle giovani generazioni sono stati obiettivi importanti. Nel 1965, l'Arcivescovo si recò presso l'U.C.E.I. (Ufficio Centrale per l'Emigrazione Italiana, oggi Fondazione Migrantes) per affrontare le sfide linguistiche e liturgiche, dato che molti immigrati si sentivano estranei alla liturgia locale, condotta in inglese. Grazie a collaborazioni tra l'U.C.E.I. e la diocesi, si giunse a un accordo di impegno pastorale temporaneo. La direzione U.C.E.I., con Mons. Casadei e Mons. L. Cardinal Arcivescovo, aveva steso questo accordo che prevedeva anche studi sulla religiosità popolare e l'apertura del C.O.S.T.I. regionale, un centro di servizi per lavoratori italiani, che si occupava anche di inserimento nei sindacati. Il tempo ha poi modificato la situazione, con le nuove generazioni che hanno assunto ruoli sempre più centrali.

Il direttore generale della Migrantes per gli emigrati italiani, don Michele Morando, e il Vicario episcopale per la pastorale etnica italiana a Toronto, Mons., hanno sottolineato l'importanza di questi sforzi per le generazioni future. La parrocchia scalabriniana Madonna di Pompei è un esempio di questa presenza religiosa che continua ad operare a livello civile ed ecclesiale.

Orientamenti pastorale migratoria interculturale, intervista padre Fabio Baggio, 24-03-2022

Riconoscimento Culturale e Identitario

La riflessione sulla diaspora italiana ha portato allo sviluppo di una concezione positiva dei flussi migratori, definiti “una pagina gloriosa” della storia italiana. L'impegno delle generazioni successive di immigrati ha consentito un riscatto sociale. Robert Harvey, con una ricerca innovativa alla fine degli anni '70, ha posto l'accento sul contributo fondamentale di umili contadini e manovali, che, nonostante l'italofobia diffusa, diedero un apporto sostanziale allo sviluppo del Canada. Pertanto, secondo Harvey, i professionisti italiani, ampiamente affermatisi, dovevano essere orgogliosi della storia iniziale della collettività. Su questa scia si sono inseriti diversi studiosi come Bruno Ramirez, John Zucchi a Montreal, Franc Sturino, Roberto Perin a Toronto e Franca Iacovetta a Guelph.

Il Canada ha dedicato il mese di giugno all'Italian Heritage Month, inizialmente un'iniziativa provinciale dell'Ontario, poi sancita a livello federale nel 2011. Questo gesto esprime la riconoscenza per i notevoli contributi economici, sociali, culturali, artistici e antropologici forniti dagli italiani. Il Console Generale d’Italia a Toronto ha spesso evidenziato l'importanza del ruolo identitario della comunità italiana. Anche la lingua italiana è stata riconosciuta come “patrimonio della Nazione”, sebbene il numero di madrelingua italiano sia in calo (375.645 nel 2016, -10% dal 2011). Molte associazioni senza scopo di lucro e sedi della Società Dante Alighieri contribuiscono a diffondere lo studio dell'italiano, parlato da circa 40.000 studenti come lingua straniera e da 39.485 canadesi di madrelingua inglese.

La comunità ha ricevuto, ad esempio, le congratulazioni e i consensi anche dal Santo Padre Benedetto XVI, a mezzo del suo Nunzio Apostolico, per l'importanza del tempio di Nostra Signora.

Sfide e Contributi Artistici: Il Caso di Guido Nincheri

Tra i pionieri dell'immigrazione italiana in Canada si inserì Guido Nincheri (nato a Prato nel 1885), un artista dall'eccellente formazione che frequentò l'Accademia delle Belle Arti a Firenze. Dopo essersi sposato nel 1913, si trasferì in Nord America, inizialmente a Boston e poi in Canada. Nincheri si distinse come artista poliedrico: esperto in affreschi, maestro rinomato nelle vetrate (apprese magistralmente da Henri Perdriau), disegnatore, architetto, intagliatore e scultore. Il suo talento gli valse numerose commesse in Canada e negli Stati Uniti, producendo il maggior numero di opere religiose realizzate in Canada nel XX secolo, presenti in oltre cento chiese. La sua chiesa di S. Antonio di Padova a Ottawa ne attesta le capacità architettoniche.

La Controversia dell'Affresco e la "Madonna della Difesa"

Il periodo tra le due guerre fu molto fruttuoso per Nincheri, ma il 1940 segnò un momento difficile. Un affresco raffigurante Mussolini nella Chiesa della Madonna della Difesa a Montreal destò il sospetto che Nincheri fosse un simpatizzante fascista, nonostante in realtà non avesse mai manifestato tali simpatie e avesse anzi spesso criticato il regime. Fu arrestato e internato nel campo di Petawawa per breve tempo, fortunatamente, a seguito di un intervento della moglie che valse a superare l’equivoco.

L'inserimento di Mussolini nell'affresco fu imposto all'artista dal sacerdote committente, che intendeva celebrare il merito di aver sottoscritto con la Santa Sede i Patti Lateranensi che posero fine alla "questione romana". Nincheri, suo malgrado, fu costretto ad accettare l'imposizione di inserire la figura di Mussolini a cavallo, dovuta a un'altra artista, e che lui perfezionò con i colori, come precisato dallo storico Filippo Salvatore. Questo non fu solo un'imposizione all'artista, ma anche una forzatura per i fedeli, poiché la figura di un dittatore controverso non rifletteva il sentimento diffuso nella comunità italo-canadese cattolica, come apparve più chiaramente nel corso dei successivi anni del fascismo e ancor di più dopo la fine della guerra.

Dettaglio dell'affresco di Guido Nincheri con la figura di Mussolini e pannelli esplicativi per la contestualizzazione

Per superare questa "fonte di profondo disappunto" e l'indebita commistione tra sacro e profano, si è ritenuto inappropriato rimuovere l'affresco dalla chiesa (la figura del dittatore fu comunque ricoperta con un panno durante la Seconda guerra mondiale) o sovrapporre ad esso un'altra immagine di carattere religioso, operazione che sarebbe stata causa d'interminabili critiche. Un gruppo di esperti, presieduto dallo storico Bruno Ramirez, ha suggerito di “contestualizzare” l'immagine tramite cartelli esplicativi all'ingresso e all'interno della chiesa. Questi cartelli illustrerebbero l'origine dell'inserimento, la distanza valoriale da essa della comunità italo-canadese e del Canada stesso, oltre che del messaggio cristiano. Questa vicenda non ha comunque intaccato la rettitudine di Guido Nincheri e il suo valore artistico, anche nell’affresco dell’abside della Madonna della Difesa. La Chiesa della Madonna della Difesa è stata dichiarata sito storico nazionale del Canada nel 2002, e le opere di Nincheri sono state riconosciute come parte del patrimonio culturale canadese, con Pio XI che lo definì il più grande artista dei suoi tempi sui temi religiosi. Nel 1997 le Poste canadesi ripresero la vetrata “Nostra Signora del Rosario”, realizzata nella Cattedrale di Vancouver, in un francobollo.

Figure Emblematiche nel Clero Italo-Canadese di Toronto

L'Arcivescovo Frank Leo: Un Ponte tra le Generazioni

Un esempio contemporaneo del ruolo degli italo-canadesi nel clero è l'Arcivescovo Frank Leo. Nato a Montreal il 30 giugno 1971, da genitori calabresi e avellinesi, Padre Leo è il 14° Arcivescovo della Diocesi di Toronto. Prima della sua nomina da Papa Francesco, era vescovo titolare di Tamada e ausiliare dell'Arcidiocesi di Montréal.

Dopo gli studi secondari e un Diploma in Scienze Sociali, Frank Leo ha svolto diverse funzioni pastorali, tra cui cappellano della Scuola Roscelli e insegnante di religione del Collège Reine-Marie (2003-2005), e parroco di Saint-Raymond-de-Peñafort (2005-2006). Tra il 2006 e il 2008, è tornato in Italia per studiare Diritto Canonico e Filosofia presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica di Roma, ottenendo la Licenza in Filosofia Storico-Critica. Ha poi intrapreso il servizio diplomatico della Santa Sede, operando dapprima nella Nunziatura Apostolica in Australia (2008-2011) e poi presso la Missione di Studio della Santa Sede a Hong Kong (2011-2012).

Rientrato a Montréal nel 2012, è stato nominato Direttore e docente di Dogmatica del Seminario Maggiore e Direttore del Dipartimento di Diritto Canonico. Nel 2013 ha fondato la Canadian Mariological Society, di cui è anche Presidente. Al momento della sua nomina a Vicario Generale a Montreal e poi a vescovo titolare di Tamada, Padre Leo ha espresso grande orgoglio per le sue origini: “Sono “figlio” di questa comunità e ne sono molto fiero, grato al Signore. Non dimentico mai chi sono, le mie origini, questo è molto importante. La comunità ha dato e dà ancora molto a tutta la città... Grandi lavoratori, gli italiani hanno portato il senso della fede, della cultura, dei valori umani e non solo. Una comunità capace di fare grandi sacrifici”. Ha inoltre ricordato come gli immigrati italiani abbiano “sofferto come hanno sofferto tutti gli emigranti, ha subito il razzismo, non sono sempre stati accolti favorevolmente ma hanno superato tutto questo, si sono dati da fare, per costruire una vita nuova senza dimenticare chi sono. Si sono dimostrati competenti in tanti settori della nostra società... portando un contributo prezioso allo sviluppo della città e della vita in Canada”.

Ritratto ufficiale dell'Arcivescovo Frank Leo

Accettando la nomina ad Arcivescovo di Toronto, Padre Leo ha dichiarato: “È con grande umiltà che accetto questa nomina dal Santo Padre a servire i fedeli dell’arcidiocesi di Toronto. Ringrazio Papa Francesco per la fiducia che ha riposto in me. Ringrazio il Cardinale Collins per il suo continuo sostegno e per gli anni di fedele e stimolante servizio alla Chiesa. Invito i fedeli dell’arcidiocesi, una famiglia veramente diversa e bella, a pregare per me mentre mi preparo a unirmi a loro e a camminare insieme celebrando e condividendo la gioia e la bellezza della nostra fede”. Questa visione sottolinea l'importanza del dialogo e della collaborazione all'interno di una comunità multiculturale.

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