Essere riconosciuti come “figlio spirituale di Padre Pio” rappresentava un grande onore per coloro che, durante la sua vita terrena, ebbero la fortuna di interagire con il frate, sia in confessione che al di fuori di essa. Questi individui potevano chiedere consigli, affidarsi alla sua saggezza e, soprattutto, alle sue preghiere, proseguendo la sua missione spirituale, caritativa e apostolica.
Il significato profondo di "figlio spirituale"
La risposta alla domanda "chi è il figlio spirituale di Padre Pio?" è semplice: ogni figlio assomiglia al padre. Ciò si manifesta sul piano genetico, temperamentale, psicologico e morale. Un figlio spirituale di Padre Pio, con il soccorso della Grazia, realizza le beatitudini evangeliche, dimostrandosi povero nello spirito, puro di cuore, giusto, pacificatore, mite e perseguitato per la giustizia. Come Padre Pio, considera la sofferenza una preziosa occasione per tenere compagnia a Gesù sulla croce, distendendosi su di essa e coprendola interamente con sé stesso, affinché nulla rimanesse inutilizzato. Padre Pio ebbe tantissimi figli spirituali, affinché continuassero la sua missione. Questi figli vivono il proprio battesimo con coerenza, anche eroica, coraggio e generosità, come devoti figli della Santa Madre Chiesa.
Gli ultimi momenti del frate testimoniano il suo amore paterno: al termine dell'ultima messa, il 22 settembre 1968, mentre veniva sospinto sulla sedia a rotelle, Padre Pio aveva fiato soltanto per ripetere: "Figli miei! Figli miei". Nella notte, poco prima di morire, ripetendo "Gesù, Maria", Padre Pio chiese ai figli spirituali di pregare per la sua anima.
Figure di figli spirituali e i loro incontri
Numerose furono le personalità che incrociarono la vita di Padre Pio, diventando suoi figli spirituali o testimoniando la sua straordinaria spiritualità:
- Giorgio Festa, medico di Roma, visitò Padre Pio due volte, il 9 ottobre 1919 e il 15-16 luglio 1920, redigendo una lunga relazione che descriveva un fenomeno straordinario inspiegabile.
- Francesco Morcaldi, nato a San Giovanni Rotondo nel 1889, stabilì con Padre Pio un rapporto di stima, amicizia e devozione filiale che durò tutta la vita dopo il suo ritorno dalla prigionia nel 1919.
- Cesare Festa, avvocato genovese e cugino di Giorgio, esponente di spicco della massoneria, visitò Padre Pio nel 1921. Dopo un istante di silenzio, Padre Pio lo prese per mano, lo fissò negli occhi e gli narrò la parabola del figlio prodigo, portando l'avvocato a prostrarsi ai suoi piedi confuso.
- Carlo Campanini, attore comico, arrivò a San Giovanni Rotondo nel 1939. Vedendo Padre Pio, si sentì di fronte a un gigante e si prostrò ai suoi piedi, piangendo in convento dopo l'assoluzione. Da quel giorno tornò spesso per confessarsi e partecipare alla messa.
- Enrico Medi, fisico e deputato, dopo una brillante carriera e aver commentato i primi viaggi sulla luna, divenne figlio spirituale di Padre Pio.
- Guglielmo Sanguinetti, medico di Parma, si recò a San Giovanni Rotondo "solo come autista" per accontentare la moglie, ma si fermò quaranta giorni, trovando una sincera conversione e stringendo un'amicizia con Padre Pio, che vide in lui l'uomo capace di realizzare la sua opera.
- Angelo Battisti (Angelino), nel 1941, si recò da Padre Pio per motivi di salute e familiari. Padre Pio lo accolse come figlio spirituale con le parole: "Fra me e te ci sarà una gara nel mantenimento delle promesse che ci siamo fatte? Tu lavora, al resto ci penso io."
- Giuseppe Sala, medico chirurgo, conobbe Padre Pio nel 1955 mentre organizzava la Casa Sollievo della Sofferenza. Divenne penitente, figlio spirituale e medico curante di Padre Pio, sperimentando l'efficacia delle sue preghiere nella guarigione di un figlio.
- Gerardo De Caro, docente di storia e filosofia, conobbe Padre Pio nel 1943, stabilendo un rapporto filiale. Padre Pio gli preannunciò la sua elezione a Deputato del Parlamento, dicendogli: "Parla, parla, parla!". De Caro parlò con entusiasmo, raccogliendo consensi per la Riforma agraria.
- Beniamino Gigli, tenore di fama internazionale, desiderò conoscere Padre Pio. All'incontro, si sentì dire: "Giovanotto, cambiati la camicia. Ti chiami Gigli, ma non sei un giglio. Hai la camicia bianca, ma la tua anima è sporca!". Gigli scoppiò in lacrime, confessandosi pentito.
- Giacomo Gaglione, costretto su una sedia a rotelle per oltre cinquant'anni, si recò da Padre Pio nel 1919 sperando nella guarigione. Ottenne invece due grazie più grandi: la rassegnazione alla divina volontà e la conoscenza della missione cristiana della sofferenza. Diceva: "Padre Pio mi ha levato una testa e me ne ha messa un'altra."

Emmanuele Brunatto: Un figlio spirituale con radici piemontesi
Tra i figli spirituali di Padre Pio, Emmanuele Brunatto, nato a Torino il 9 settembre 1892, rappresenta un legame diretto con il Piemonte. Attore, cantante, impresario di moda, conduceva una vita mondana viaggiando tra varie città italiane ed estere. Nel 1920, sentì parlare di Padre Pio e decise bruscamente di partire per San Giovanni Rotondo. Al suo arrivo nella chiesetta, Padre Pio, notandolo, lo fulminò con uno sguardo "come se avesse visto il diavolo in persona", un incontro che segnò profondamente Brunatto.
Fra Modestino: L'erede spirituale
Fra Modestino, al secolo Damiano Fucci, considerato l'erede spirituale di Padre Pio, morì il 14 agosto 2011 all'età di 94 anni, nell'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Da giovanissimo, fu accolto sotto l'ala protettrice del frate dalle stimmate; sua madre, Anna, era coetanea e vicina di casa di Francesco Forgione (Padre Pio) e insieme, da bambini, conducevano le pecore al pascolo. Dopo la morte del cappuccino stigmatizzato, Fra Modestino fu trasferito a San Giovanni Rotondo come portinaio del convento. Lì, memore della promessa ricevuta, assicurava ai tanti pellegrini le sue preghiere per invocare l'intercessione del suo venerato compaesano, ottenendo numerose grazie dal cielo. Alla sua morte, chiese di essere sepolto nella sua terra d'origine, Pietrelcina. Padre Pio non lo rimproverò mai, tranne una sola volta, quando, dopo avergli chiesto il catino con l'acqua calda per lavarsi i piedi, gli disse: "Ora puoi andare". Fra Modestino, desideroso di restare per aiutarlo, temendo che il Padre cadesse, si sentì replicare: "Va', posso fare da solo". Fra Modestino conservava un grande desiderio: sapere se Padre Pio avesse avuto o no la famosa piaga sulla spalla. Per ottenere grazie speciali, Fra Modestino compiva sacrifici, rinunce, praticava molta carità verso il prossimo e si dedicava a preghiere prolungate. Per tutti i figli spirituali di Padre Pio, aveva dato l'appuntamento con il rosario sulla tomba alle ore 21:00. Un aneddoto giovanile narra che, quando Fra Modestino chiese a Padre Pio: "Padre, ma Gesù mi chiama?", il frate gli rispose in tono scherzoso: "Sì, ti chiama."
La famiglia Colusso: Legami con Padre Pio e migrazione in Piemonte
Un altro significativo legame, sebbene indiretto, con il Piemonte si può rintracciare nella storia della famiglia Colusso, da cui proviene Guerrino Colusso, classe 1916. Guerrino era convinto di dovere la sua vita al Santo da Pietrelcina, che conobbe fin da giovane, entrando poi a far parte (nel 1952) del gruppo di collaboratori scelti per realizzare la Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo. Queste persone semplici, di varia estrazione e senza una preparazione specifica, si sentivano come i seguaci del Poverello di Assisi, uniti da un ideale di amore e carità verso gli ultimi.
Guerrino, chiamato Nino, era il quinto dei figli di Amedeo Colusso (1882-1947) e Margherita Pavan (1884-1978), una famiglia insediata a Postioma, in Veneto, fin dal Settecento. I Colusso erano fittavoli della Parrocchia di Postioma, gestendo diversi appezzamenti di terra. La loro presenza a Paese (Treviso) è documentata già nel XVII secolo. La discendenza si sviluppò attraverso due dei sette figli di Antonio (1813-78) e Giovanna Cavallin: Giuseppe (1848-1923) e Domenico (1851).
Entrambi i rami genealogici dei Colusso di Postioma furono caratterizzati dall'emigrazione. Se i nipoti di Giuseppe, Antonio e Aldo, emigrarono in Australia, mantenendo Mario (1936) a Postioma, i discendenti di Domenico hanno raggiunto prevalentemente il Piemonte. Tra questi, Luigi (1878), fratello di Amedeo (padre di Guerrino), con sua moglie Santa "Amalia" Mattiazzi, ebbe cinque figli: Adriano, Pietro, Maria, Arturo e Caterina. Mentre Adriano emigrò in Argentina, gli altri figli di Luigi, venduta l'abitazione di Postioma, intrapresero la strada per il Piemonte, andando ad insediarsi nei pressi di Alessandria, portando con sé il padre (la madre era già deceduta a Postioma). Così, sebbene Guerrino Colusso fosse un diretto collaboratore di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, la sua stessa famiglia, attraverso il ramo dello zio Luigi, ha stabilito una significativa presenza e un legame con il territorio piemontese.
