La crocifissione, in quanto strumento di supplizio romano per eccellenza, è uno dei temi più vasti e complessi dell'iconografia evangelica. Analizzare la posizione dei piedi di Cristo sulla croce, se sovrapposti o paralleli, e il loro significato, ci permette di esplorare aspetti storici, archeologici e artistici che hanno plasmato la percezione di questo evento centrale.
La Crocifissione dell'Uomo della Sindone: Dettagli Anatomici e il "Suppedaneum"
L'analisi dell'Uomo della Sindone offre preziose indicazioni sulla pratica della crocifissione. L’Uomo della Sindone è stato inchiodato alla croce senza l’intervento del cosiddetto suppedaneum, ovvero quello sgabello che, nella prassi romana, entrò consuetudinariamente in uso solo nella seconda metà del I secolo d.C. Questo suppedaneum avrebbe consentito al cruciarius di poggiare i piedi durante il periodo in cui rimaneva fissato sulla croce. L'assenza di tale supporto sull'Uomo della Sindone è un dettaglio significativo.
La Posizione dei Piedi e le Impronte sulla Sindone
L'Uomo della Sindone venne inchiodato con il piede sinistro sopra il destro. Tale inchiodatura fu eseguita direttamente a contatto con lo stipes, senza l’intervento di un suppedaneum su cui i piedi potessero poggiare. Questa modalità spiega il perché sulla Sindone vi sia l’impronta piena del piede destro, mentre in merito al piede sinistro sia visibile esclusivamente il calcagno.
Grazie all’intervento del rigor mortis, che ha fissato l’Uomo della Sindone così come morì, egli venne sepolto ancora irrigidito nella postura in cui si trovava quando esalò il suo ultimo respiro appeso sulla croce. Questo ha permesso di conservare le tracce di tale posizione.

Le Impronte di Cristo nella Leggenda del "Domine Quo Vadis?"
Oltre alle tracce lasciate dalla crocifissione, la tradizione cristiana narra di altre impronte dei piedi di Cristo, legate a un episodio apocrifo di grande impatto emotivo e simbolico.
L'Incontro di San Pietro sulla Via Appia
Un celebre episodio, immortalato anche nel film ‘Quo Vadis?’, attinge direttamente agli Atti di Pietro, un testo apocrifo. La narrazione vuole che San Pietro, per evitare il martirio a Roma, si incamminasse per la Via Appia per uscire dalla città. Durante il cammino, San Pietro vede Gesù Cristo che cammina in direzione contraria, ossia verso Roma. Immediatamente Pietro lo riconosce e lo apostrofa con la famosa frase: ‘Domine, Quo Vadis?’, ossia, Signore, dove vai? E Gesù gli risponde: “Venio Romam, iterum crucifigi” (Vado a Roma per essere di nuovo crocifisso). San Pietro comprende il significato di queste parole e fa marcia indietro per andare incontro al suo destino.

Le Impronte Miracolose a Roma
La leggenda vuole che non solo le persone in carne ed ossa lascino impronte, ma anche alcune visioni. Si narra che nello sparire, il Signore «lassò impresse le sue piante in un selce del pavimento della strada». Queste presunte impronte che Cristo lasciò quando apparve a San Pietro sono conservate nella chiesa di San Sebastiano fuori le mura, nella cappella delle reliquie, entrando a destra. Ne esiste anche una copia in marmo nella vicina chiesa del Domine Quo Vadis?, più propriamente di Santa Maria in Palmis (o Santa Maria delle Piante), eretta sul luogo dove avvenne l’apparizione. In questa piccola chiesetta, le impronte sono ben visibili sul pavimento, al centro, subito dopo l’entrata. Le impronte dei piedi sono orientate a sinistra, ossia verso Roma.

Domine, Quo Vadis ?
L'Evoluzione Iconografica della Crocifissione e la Posizione dei Piedi
L'arte cristiana ha rappresentato la Crocifissione in modi diversi nel corso dei secoli, riflettendo sensibilità teologiche e artistiche mutevoli. Questa evoluzione ha riguardato anche la posizione dei piedi di Cristo.
Dalle Origini Bizantine ai Maestri Italiani
Un esempio precoce di rappresentazione dei piedi è scolpito nel portale ligneo della basilica di Santa Sabina a Roma (422-432 d.C.) che presuppone un Cristo in piedi, fuori delle mura di Gerusalemme, con le mani chiodate affiancato dai due ladroni. Ampiamente diffusa attraverso le tavolette eburnee degli evangeliari bizantini e carolingi, l'iconografia della Crocifissione presentava costantemente simboli del giorno e della notte, oltre alla figura di Longino che affonda la lancia nel costato. Andava sempre più in crescendo la formazione di Maria, Cristo in croce e San Giovanni Battista. Intorno all’XI secolo talvolta compariva una variante della croce latina, quella decussata, ovvero ad incrocio trasversale, meglio conosciuta come croce di Sant’Andrea. Nello stesso periodo, ai piedi della croce s’intravedeva il teschio di Adamo, trasportato dal figlio di Noè sotto la guida di un angelo, come da tradizione.
Il Passaggio da Piedi Separati a Sovrapposti
Se nel XII secolo l’iconografia derivava ancora da quella bizantina del Cristo Patiens, sofferente, rigido col capo reclinato e i piedi inchiodati separatamente, nel XIII secolo, grazie ai crocifissi dipinti di Giunta Pisano e subito dopo di Cimabue, il corpo di Cristo s’inarca in avanti piegando le ginocchia per mostrare le contrazioni di dolore. In queste opere, tuttavia, i piedi mantenevano ancora due chiodi separati fino al secolo successivo, per poi ritornare in isolati casi, come nel celebre Cristo in croce di Velasquez, che mostra una crocifissione con i piedi sovrapposti, ma la tradizione successiva ha consolidato la pratica di rappresentare un unico chiodo per entrambi i piedi.

Approfondimenti e Varianti Artistiche
Giotto introduce la figura della Maddalena in lacrime ai piedi della Croce, ripresa anche nella Crocifissione di Masaccio. A Mantegna e Antonello da Messina dobbiamo invece la variante dei ladroni legati alla croce in maniera più articolata: particolarmente contratta nel primo caso, mentre nel secondo alle croci sono sostituiti due alberi spogli. Da questo momento in poi le rappresentazioni si affollano di personaggi per arrivare al XX secolo con l’astratta Crocifissione contemporanea di Emilio Vedova, al Cristo di S. Giovanni della Croce di Dalì, fino al dissacrante Cristo crocifisso su un aereo bellico da Leon Ferrari nell’ultima edizione della Biennale di Venezia e al ranocchio in croce di Martin Kippenberger che tanto ha scandalizzato l‘opinione pubblica. Numerose tipologie per un unico tema che evolve ma non cambia di significato: il trionfo della vita eterna.