I Salii, noti anche come "i dodici sacerdoti romani consacrati a Marte", costituivano un collegio sacerdotale di antichissima origine e di profonda importanza rituale nell'antica Roma. Il loro nome è spesso richiamato in definizioni come "i dodici sacerdoti di Marte" o "antichi sacerdoti romani", a sottolineare il loro ruolo distintivo nel panorama religioso romano.
Le Origini Divine: Numa Pompilio e gli Ancili
La creazione del collegio dei Salii è strettamente legata al regno di Numa Pompilio, il secondo re dell'antica Roma e successore di Romolo, un sovrano pervaso da un profondo senso di religiosità. La leggenda, tramandata da Ovidio nei suoi "Fasti" (III, 351 segg.) e da Plutarco nel "Numa" (13), narra che Numa Pompilio supplicò gli dei per allontanare dalla città il flagello di una pestilenza.
Come pegno della salvezza di Roma, cadde dal cielo uno scudo sacro, l'ancile. Questo prodigio sarebbe avvenuto il primo di marzo. Per preservare un oggetto così prezioso da possibili tentativi di furto, il re Numa, consigliato dalla ninfa Egeria, volle che se ne fabbricassero altri undici perfettamente uguali a quello caduto dal cielo. In questo modo, gli eventuali nemici non avrebbero mai trovato l'originale. Il fabbro incaricato di realizzare gli undici scudi si chiamava Veturio Mamurio. Numa ricompensò l'artefice, ordinando che, secondo il desiderio da lui stesso espresso, il suo nome fosse ricordato alla fine dell'inno che i Salii avrebbero cantato durante le sacre processioni.

L'Istituzione dei Salii e la Loro Distinzione
Questa corporazione di sacerdoti fu dunque istituita da Numa Pompilio con il compito primario di custodire i sacri scudi. Tito Livio, nella sua "Storia di Roma" (I, 20, 4), descrive così l'istituzione: « … nominò dodici Salii addetti al culto di Marte Gradivo, assegnò loro come distintivo una tunica ricamata, e, sopra la tunica, una corazza di bronzo, e stabilì che portassero quelle armi cadute dal cielo che sono chiamate ancili, e che andassero per la città cantando inni ed eseguendo solenni danze in tre tempi.»
Il nome Salii, una soluzione di cinque lettere spesso rintracciabile nei cruciverba per indicare "i dodici sacerdoti di Marte", deriva dal verbo latino “salire” (salio, salis, salui, saltum, salire), che significa "saltare, danzare". Questo si riflette nelle loro processioni rituali. Gli scudi vennero chiamati ancilia per la loro forma ovale, caratterizzata da due larghe incavature laterali nel senso della lunghezza (ancilis da ancisilis, che deriva da amb(i) e caedo, ovvero "incavato da ambedue le parti").
I Due Collegi: Palatino e Quirinale
Il collegio originale dei dodici Salii, fondato da Numa Pompilio, aveva la sua sede sul colle Palatino. Successivamente, Tullo Ostilio, il terzo re dell'antica Roma, creò un altro collegio di dodici sacerdoti, i Salii Collini (o Agonenses), che aveva la sua sede sul colle Quirinale e serviva il culto di Marte Quirino. Sebbene il mese di marzo e quello di ottobre coincidano con l'inizio e la fine della stagione agricola, la maggior parte degli studiosi ritiene che il sacerdozio e i riti dei Salii avessero, fin dall'origine, un significato più guerriero che agricolo, data la loro devozione a Marte.

Riti, Danze e Processioni
I riti dei Salii si svolgevano principalmente nel mese di marzo, che prende il nome dal dio Marte ed era il primo mese del più antico calendario romano. Questo mese segnava l'apertura della stagione delle guerre, che si protraeva fino a ottobre. Le feste di primavera dedicate a Marte erano di grande importanza e duravano quasi tutto il mese, mentre quelle autunnali si concentravano nella sola giornata del 19 ottobre.
Gli ancili erano conservati con estrema cura, probabilmente nel sacrarium Martis della Regia o nella Curia Saliorum del Palatino. Il primo di marzo, i Salii, indossando il loro abbigliamento guerresco - una tunica ricamata e una corazza di bronzo - prendevano gli scudi. Insieme alle altre armi sacre del dio, le hastae Martis, iniziavano a portarli in processione per la città. Essi avanzavano, portando lo scudo nel braccio sinistro e battendolo ritmicamente con una clava tenuta nella destra, mentre cantavano inni in onore di Marte e Mamurio.

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La processione si svolgeva lungo un itinerario determinato e veniva percorsa in parecchi giorni. Alla fine di ogni giornata, il corteo si fermava in un edificio apposito, chiamato mansio, dove, dopo un rito sacro, gli scudi venivano riposti per essere ripresi il mattino seguente. La danza rituale dei Salii era denominata "tripudio", probabilmente perché il piede colpiva per tre volte il terreno, un termine che nella lingua italiana moderna ha conservato il significato di manifestazione gioiosa e festosa.
Il legame tra il dio Marte e il mese di marzo è profondo; lo stesso nome "Marzo" deriva dal latino Martius, dedicato a Marte. Anche il nome Marcus, da cui deriva "Marco", proviene dal più antico Marticus, che significa “sacro a Marte, dedicato a Marte”.