L'Impegno Missionario in Madagascar: Storie di Fede, Sviluppo e Speranza

I Padri Dehoniani: Dalla Vocazione Missionaria all'Azione Sociale in Madagascar

La vocazione missionaria è stata, fin dai primordi della congregazione, la caratteristica dei PP. Dehoniani. Essi si distinsero prima in Equador (1888-1898), da cui furono espulsi ad opera del governo massonico, e poi nell’ex Congo Belga (1897). In quest’ultima regione i Dehoniani, di varie nazioni, tra cui anche Italiani, hanno conosciuto pagine difficili nella loro storia, rappresentata dall’uccisione di 28 religiosi che nel 1964, durante la rivoluzione dei Simba, hanno dato la vita per la propria gente.

L'Inizio della Missione Dehoniana in Madagascar

A Napoli, centro della presenza dehoniana del Sud Italia, un Dehoniano, padre Giusto Pala, aveva creato un Organismo di Volontariato Internazionale: “Laici Terzo Mondo” con ampi progetti di sviluppo sociale. La Provvidenza fece incontrare i responsabili di questo organismo con un sacerdote dell’ordine dei Trinitari, missionario in Madagascar: Mons. Francesco Vollaro, Vescovo di Ambatondrazaka. Fu una visita in Madagascar del padre Giusto Pala che fece scattare subito quel feeling che giaceva sotto la cenere. Il Vescovo fu felicissimo di avere dei laici con un progetto sociale; ma, nella concretezza, gradiva che questi laici fossero accompagnati da un sacerdote dehoniano.

Nel novembre 1974 partì il primo missionario: padre Nicola Giampietro, 31 anni, pugliese, originario di Conversano (BA) e sacerdote da appena 4 anni. Nel 1975 si aggiunsero altri tre missionari dehoniani e nel 1982 si unirono anche dei missionari dehoniani portoghesi. In Madagascar, il lavoro del missionario dehoniano è principalmente a servizio della Chiesa locale e soltanto in un secondo momento a favore del proprio istituto. Oggi dei primi missionari stranieri alcuni sono tornati in cielo, altri sono rientrati in patria o ripartiti come missionari in altre nazioni, ma i Dehoniani malgasci stanno crescendo.

Attività Sociali e Formative dei Dehoniani

Nei distretti missionari attualmente, oltre al lavoro strettamente religioso nelle varie “cappelle” ubicate ai margini della foresta e nei numerosi villaggi, i Padri Dehoniani si occupano di una scuola di falegnameria, guidata da fratel Filippo Buti, dove i giovani del luogo, attraverso un corso pratico della durata di tre anni, apprendono un mestiere utile per la vita. Della durata di tre anni è anche il corso di taglio e cucito, frequentato da oltre un centinaio di ragazze. Quest’attività sociale fu iniziata da una decina di volontari-laici italiani che si sono succeduti in nove anni di collaborazione con la comunità missionaria dehoniana.

Infrastrutture scolastiche e formative in un villaggio missionario in Madagascar

Dopo anni di riflessione, di contatti, di incontri, è nata in alcuni Padri Dehoniani, residenti in Madagascar, l’idea della fondazione di un Ateneo universitario per dare la possibilità anche ai figli dei più poveri di potersi avvicinare alla cultura e alla scienza: i soli veicoli per cambiare la struttura interna della società e di un Paese. È loro convinzione che bisogna consolidare il proprio pensiero, formarsi una coscienza reale intorno alle problematiche del luogo dove si vive, fortificare una propria personalità intellettualmente critica, crearsi un’etica sociale, dando la priorità al bene comune, scardinando i tentacoli della piovra dell’interesse e dell’egoismo.

La Presenza Dehoniana nelle Grandi Città

Nel 1992 a Tananarive, capitale del Madagascar, è stata affidata ai Dehoniani la parrocchia “Nostra Signora di Fatima”. Nel 2011 il primo vescovo della diocesi di Moramanga, il Dehoniano mons. Gaetano Di Pierro, ha affidato ai suoi confratelli la parrocchia San Giovanni Evangelista. Fin dall’inizio il Vescovo ha voluto che accanto alla parrocchia ci fosse un centro sociale per i lavoratori delle vicine miniere e per la gente del luogo. Purtroppo per i minatori sono stati fatti molti tentativi con pochi esiti, poiché le multinazionali che gestiscono le miniere non lasciano molta libertà organizzativa e di movimento ai propri lavoratori.

Tuttavia, per il territorio, il centro sociale costituisce una ricchezza con la varietà di servizi offerti come il dopo-scuola per ragazzi delle scuole elementari, i corsi d’informatica per i giovani delle medie e del liceo, la presenza di una ricca biblioteca, una scuola di taglio e cucito per le ragazze e le giovani mamme, e dei corsi di allevamento e agricoltura frequentati da oltre 150 famiglie dei villaggi vicini.

Don Pietro Ganapini: Un Pioniere Fidei Donum per l'Educazione

Don Pietro Ganapini è stato una delle figure più singolari, forse la più significativa, dei missionari reggiani che hanno vissuto il loro ministero nella seconda metà del novecento e in questi primi anni del nuovo millennio. Si può dire che tutta la sua vita matura sia coincisa con la vocazione missionaria. Dal 1961 è vissuto ininterrottamente in Madagascar, dove lo ha mandato la volontà del vescovo Beniamino Socche. Don Pietro è stato il pioniere e il decano dei missionari reggiani, aprendo la strada a tanti altri missionari: sacerdoti, suore e laici della Diocesi di Reggio Emilia - Guastalla.

Nato a Pantano di Carpineti il 19 gennaio 1928 e ricevuto l’ordinazione presbiterale il 13 agosto 1950, dopo alcuni anni di insegnamento in Seminario, l’entusiasmo per la pubblicazione dell’enciclica “Fidei Donum” lo portò a partire come missionario nel novembre del 1961 per il Madagascar.

L'Eredità Educativa e l'Impegno per i Poveri

Le scuole che don Pietro Ganapini ha creato e diretto sono oggi un asse fondamentale del debole sistema educativo del paese. Le più di cento residenze scolastiche che, con l’aiuto degli amici, ha innalzato negli ultimi anni, sono il segno di una instancabile e lucida percezione del valore dell’educazione per il presente e il futuro di una Chiesa e di una nazione. Don Pietro ha dato la testimonianza di una vita missionaria al servizio dei poveri, soprattutto dei bambini, quelli che lui chiamava affettuosamente “i più poveri tra i poveri”, quelli che non avevano la possibilità di studiare.

Don Pietro Ganapini è morto alle 4 del mattino di martedì 30 giugno 2017, missionario Fidei Donum da 59 anni in Madagascar. Secondo la sua volontà, le sue spoglie mortali resteranno in Madagascar.

Bambini in una scuola rurale supportata da missionari in Madagascar

P. Mario Schilirò S.J.: La Formazione e la Missione Gesuita

La prima dimora gesuitica di P. Mario Schilirò fu Bagheria. Egli proseguì i suoi studi dedicandosi alla grammatica, all'umanità e alla retorica a Catania. Negli anni 1942-45, seguì il "corso maggiore" di Teologia a Napoli per quattro anni, dove ricoprì i ruoli di professore di Lettere, prefetto e direttore spirituale degli alunni. La sua vita fu dedicata alla vita religiosa e sacerdotale, con una presenza missionaria in Madagascar.

Padre Pedro Opeka e la Comunità di Akamasoa: Dignità Attraverso il Lavoro

Padre Pedro Opeka, missionario della Congregazione della Missione, classe 1948, nato da genitori di origine slovena emigrati in Argentina, opera da oltre 40 anni tra i più poveri del Madagascar. Ha presentato a Roma la comunità di Akamasoa, una delle più grandi del mondo, in cui 25.000 poveri ritrovano la dignità attraverso il lavoro e la responsabilità personale. La forte disciplina individuale, familiare e sociale, fondata sulla responsabilità personale e una ferma convinzione nella Provvidenza, sono gli ingredienti che hanno dato grandi frutti a questa comunità.

La Nascita di un Progetto di Speranza

Tutto ha avuto inizio nel 1989, quando Padre Pedro prese coscienza della situazione di degrado in cui versavano i poveri che vivevano nella discarica di Tananarive, la capitale del Madagascar, luogo di rifugio di disperati cacciati dalla città. Questa immagine, il vedere uomini, donne e bambini che vivono in condizioni così disumane, ha spezzato il cuore di Padre Pedro Opeka che iniziò così a cercare un modo per aiutare questi poveri. Il missionario sviluppò una sua idea su come aiutare le persone ad aiutare se stesse: vicino alla discarica c'era una cava di granito, e chiunque fosse disposto a lavorare poteva produrre mattoni, ciottoli, lastre e ghiaia da vendere alle imprese edili. E così, sotto la direzione del religioso vincenziano argentino, gli abitanti della discarica si unirono, iniziando a vedere, attraverso il loro lavoro, un piccolo barlume di speranza.

Il Modello Akamasoa: Lavoro, Istruzione e Spiritualità

La trasformazione che seguì stupì tutti: cominciò così a svilupparsi una vivace comunità. Ascoltandosi l'un l'altro e istituendo comitati per rispondere ai bisogni dei lavoratori - come la cura dei malati e la sorveglianza dei bambini - le persone che vivevano in condizioni subumane divennero consapevoli della propria dignità. Trent’anni dopo, una comunità conosciuta come "Akamasoa", in italiano "Buoni Amici", vive in quelle case auto-costruite, che formano diciotto villaggi che hanno negozi, officine, fontane e illuminazione. Attualmente circa 25.000 persone beneficiano di questo progetto e vivono in questi villaggi; 30.000 mila poveri ogni anno vengono ad Akamasoa per aiuti specifici e 13.000 bambini accedono ad un percorso scolastico. Tutti ora possiedono le loro case di mattoni, hanno acqua pulita e assistenza sanitaria, e tutti i loro figli vanno a scuola.

Ad Akamasoa è molto importante anche la cura dello spirito. La Messa domenicale è una celebrazione straordinaria, circa 8.000 persone partecipano attivamente, pregando e cantando con cuore riconoscente. Padre Pedro ha raccontato dell’arrivo di molti turisti stranieri che vengono attratti dalla celebrazione che dura più di tre ore, alla fine delle quali anche molte persone che si professavano atee hanno sentito la chiamata di Dio nel cuore.

[ Italiano ] Le nostre azioni a fianco di padre Pedro Opeka in Madagascar

Riconoscimento e Sostegno

A prendere parte alla conferenza stampa di presentazione del progetto Akamasoa sono stati anche alcuni rappresentanti delle ambasciate presso la Santa Sede: Argentina, Principato di Monaco e Slovenia, che sostengono da sempre l'operato di Padre Opeka. L’ambasciatore del Principato di Monaco presso la Santa Sede, Claude Joël Giordan, ha sottolineato che c’è la volontà di continuare a sostenere Akamasoa poiché si tratta di un progetto molto concreto che dona dignità alle persone, ricordando come tra i compiti del corpo diplomatico ci sia proprio quello di mettersi al servizio del bene comune. Infine, il Superiore Generale della Congregazione della Missione, Padre Tomaž Mavrič, ha evidenziato che grazie ad Akamasoa i poveri hanno imparato a prendere decisioni sulla loro vita.

La Chiesa in Madagascar: Un Messaggio di Speranza e Impegno

È con grande gioia che i pastori della Chiesa che è in Madagascar sono stati accolti presso la tomba dell’apostolo Pietro a Roma, in pellegrinaggio giubilare. Questo incontro ha rappresentato un significato particolare, essendo il primo incontro tra il Successore di Pietro e i vescovi malgasci, e un bel segno di unità, già concordato con l’amato Papa Francesco, che si è sentito spiritualmente presente anche in questo momento. Il Papa ha visitato il Paese nel 2019 e, tre anni dopo, ha accolto i vescovi in Visita ad limina Apostolorum. Questa volta è il Giubileo, l’Anno di grazia proclamato dal Signore Gesù, che li ha convocati come pellegrini della speranza.

I vescovi sono innanzitutto pellegrini della speranza per sé stessi, ricordando di essere prima di tutto pecore del gregge, alle quali Cristo dice: «Io sono la porta delle pecore. [...] Se qualcuno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascoli» (Gv 10, 7.9). E allo stesso tempo sono diventati pellegrini di speranza per il loro popolo, per le famiglie, per gli anziani, i bambini, i giovani; affinché le Chiese che sono in Madagascar, attraverso di loro, ricevano la grazia di camminare nella speranza che è Gesù Cristo.

Viene espressa gratitudine per la vitalità missionaria delle Chiese particolari malgasce, eredi della testimonianza dei santi che, per portare il Vangelo in questa terra lontana, non hanno temuto né il rifiuto né la persecuzione. Tra questi, vengono ricordati Henri de Solages, il primo missionario che non si lasciò scoraggiare dal fallimento e dalla prigionia, o il santo martire Jacques Berthieu, il cui sangue fu seme di cristiani in Madagascar. Il loro esempio è di ispirazione per rafforzare la donazione di sé a Cristo e alla sua Chiesa.

I vescovi sono esortati a non distogliere lo sguardo dai poveri: essi sono al centro del Vangelo e sono i destinatari privilegiati dell’annuncio della Buona Novella. La loro azione pastorale deve essere sempre animata da una concreta sollecitudine verso i più piccoli. Viene rivolto l'invito a prendersi cura della casa comune, a preservare la bellezza della Grande Isola, la cui bellezza e fragilità sono state affidate. La cura del creato che geme e l'insegnamento ai fedeli dell’arte di proteggerlo con giustizia e pace sono parte integrante della missione profetica. Il Successore di Pietro li accompagna con la sua preghiera e il suo affetto, sotto la protezione della Vergine Maria, Nostra Signora del Madagascar, e l'intercessione del beato Raphaël Rafiringa, la beata Victoire Rasoamanarivo, san Giacomo Berthieu e tutti i santi della loro terra.

tags: #padre #di #bompietro #missionario #madagascar