Informazioni sulle Dipendenze e il Ruolo delle Parrocchie

Le dipendenze rappresentano un fenomeno di grande complessità, un "mostro a più teste" che negli ultimi tempi sta assumendo nuovi connotati. Oltre all'abuso di sostanze illegali (come la cannabis) e legali (come alcol, tabacco e sigarette elettroniche), si sono aggiunti problemi come il gioco d'azzardo patologico, l'uso di psicofarmaci senza ricetta medica e la dipendenza da internet.

Tavola sinottica delle diverse tipologie di dipendenze contemporanee, inclusi gioco d'azzardo, internet, sostanze e psicofarmaci.

Lo Sportello di Orientamento e Informazione sulle Dipendenze

Lo Sportello di orientamento e informazione sulle dipendenze nasce con l'idea di offrire sul territorio uno spazio di ascolto e orientamento a quanti vogliano affrontare il problema della dipendenza. L'obiettivo è promuovere e consolidare la rete dei servizi socio-assistenziali.

Il Centro si propone di attivare programmi di prevenzione primaria attraverso una campagna di informazione e formazione mirata alla prevenzione del disagio, all'educazione e alla promozione della salute rispetto alle varie forme di dipendenza. Gli operatori dello sportello sono impegnati nell'organizzazione di incontri di informazione-formazione, che coinvolgeranno diverse strutture del territorio, come la scuola o le parrocchie. Questi incontri sono rivolti ai ragazzi e alle loro famiglie per approfondire aspetti di carattere psicologico, sociale e sanitario, partendo dalla considerazione che la migliore forma di prevenzione del disagio inizia con un maggiore coinvolgimento e avvicinamento del mondo adulto alle problematiche giovanili.

Lo sportello dipendenze, frutto della collaborazione di Caritas Santo Stefano con la Comunità Promozione Umana di don Chino Pezzoli, offre ascolto, orientamento, accompagnamento e sostegno a persone e famiglie che, direttamente o indirettamente, vivono il problema delle dipendenze. Questa attività viene svolta con la massima riservatezza e con grande attenzione alla persona, riconoscendo che il tema è spesso "volutamente" ignorato per vergogna, paura e ignoranza. Le dipendenze oggi sono più subdole e meno evidenti rispetto al passato, ma non per questo meno gravi e devastanti.

Per raggiungere queste finalità, è in atto la stesura di protocolli di intesa con il Ser.T.

L'Impegno della Chiesa Italiana nella Prevenzione delle Dipendenze Giovanili

La Chiesa italiana è scesa in campo per arginare le dipendenze giovanili. Per intervenire su una situazione che sembra sempre più fuori controllo, certificata anche dall’aumento dei giovani sotto i 30 anni all’interno dei Servizi per le tossicodipendenze, è stato avviato un percorso di ascolto che abbraccerà tutta l’Italia.

Il progetto, promosso dalla CEI assieme alla Caritas italiana, alla Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict) e al Coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca), prevede la realizzazione, su base regionale, di 15-20 laboratori territoriali. A questi laboratori parteciperanno studenti, famiglie, insegnanti, educatori e referenti diocesani. I risultati, che daranno vita a nuove strategie da attuare nel Paese, verranno sintetizzati in un report nazionale e presentati in un evento promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana.

Seminario di studio "Giovani e dipendenze"

Il percorso è stato presentato a Roma durante il seminario di studio "Giovani e dipendenze", promosso dal Servizio nazionale per la Pastorale giovanile. L’incontro è stato aperto dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, che ha invitato, sulla scia di Papa Francesco, a promuovere «un’alleanza sociale per la speranza» per curare le ferite dei giovani. Il cardinale Zuppi ha sottolineato come le dipendenze sembrino un problema "invisibile", evidenziando l'urgenza di intervenire anche perché «le reti di solidarietà, di attenzione e di protezione si sono molto allentate» e gli «educatori sono costretti a prendersi delle responsabilità enormi con coperture economiche risibili».

In questo contesto, secondo Zuppi, non servono "calmanti" né «un approccio stigmatizzante e repressivo», ma un progetto che parta dalla sofferenza dei giovani. «Dobbiamo farci ferire dalla sofferenza e capirla», ha esortato il cardinale, suggerendo lo sport come «una grande via di socializzazione» e l'importanza delle comunità terapeutiche, che «sono poche e devono far fronte a sfide complesse, come l’aumento delle doppie diagnosi».

Il presidente della CEI ha evidenziato come tutte le dipendenze siano pericolose, «perché ti esaltano, ma in realtà ti imprigionano». Ha posto l'attenzione sull'azzardo e sulla pornografia, definita «drammatica, perché condiziona l’immaginario e anche le relazioni, mettendo in testa l’idea del possesso e della fisicità da culturismo, che non hanno niente a che vedere con l’umanità».

Dati e prospettive

I laboratori si svolgeranno nell’arco di sei mesi. Tra le basi di partenza, si prenderanno in considerazione anche i dati della Relazione annuale sulle tossicodipendenze in Italia, ricordati da Walter Nanni, sociologo della Caritas italiana.

Nel 2024, i dati evidenziano una situazione preoccupante:

  • Il 21% dei giovani tra i 15 e i 19 anni ha fatto uso di cannabis.
  • L'11% ha utilizzato psicofarmaci senza ricetta.
  • Il 30% ha consumato alcol in modo eccessivo.
  • Il 40% ha fumato sigarette elettroniche.
  • Il 57% ha giocato d’azzardo.
  • Il 28,8% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni è caduto nella dipendenza da cibo ad alto contenuto calorico.

«Il percorso è nato dalla consapevolezza che nel territorio nazionale il fenomeno delle dipendenze ha assunto sfumature diverse rispetto al passato», ha spiegato don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio nazionale per la Pastorale giovanile. L'iniziativa verrà costruita dal basso, come ha spiegato don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana, con l'obiettivo di «riunire mondi ecclesiali diversi per formare sui territori comunità educanti e costruire progetti e attenzioni condivise».

Don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute, ha esortato «ad analizzare le cause delle dipendenze e a lavorare sulla prevenzione».

Infografica con i dati percentuali sul consumo di sostanze, alcol, gioco d'azzardo e dipendenza da cibo tra i giovani.

Il Contesto delle Dipendenze Oggi: Nuovi Connotati e Sfide

L'età in cui si provano gli stupefacenti si è abbassata notevolmente: già a 12 anni si prova la prima canna, si abusa di alcol; è frequente il coma etilico dopo una festa tra amici. Oggi la dipendenza si inala, si fuma, è in tasca sotto forma di pastiglia. Le cronache parlano del problema del sabato sera, ma al lunedì sembra che tutto sia finito.

Una volta, parlare di dipendenza significava parlare di eroina; ora abbiamo decine di sostanze, vari modi di assunzione e svariate occasioni per provare. Se un tempo il tossicodipendente si vedeva ciondolare per le strade e chiedeva spiccioli, oggi «cammina velocemente in giacca e cravatta o parla all’auricolare a bordo di un’auto di grossa cilindrata».

La situazione a Milano: criminalità e dipendenze

A Milano, la Procura si occupa di dipendenze gravemente criminogene, con un impatto evidente sulla società. Il procuratore Viola ha spiegato che ci sono due comparti: uno che si occupa dei grandi traffici con la Direzione Distrettuale Antimafia, e un altro che si interessa della criminalità diffusa, la quale forse preoccupa di più i cittadini. Crescono le denunce, i reati, i sequestri di droghe e la loro immissione sul mercato, anche da parte di organizzazioni internazionali. La rete con le istituzioni e il territorio è fondamentale per contrastare il fenomeno, anche di fronte alla diffusione di nuove sostanze come il Fentanyl.

Il procuratore del Tribunale dei Minorenni di Milano, Villa, ha evidenziato come il consumo di sostanze sia diffuso tra l’80% dei ragazzi. La giornata tipo di questi giovani è impressionante: «Cenano, si fanno una canna, stanno attaccati al cellulare fino alle 2 di notte, la mattina non riescono ad andare a scuola e lì inizia un ciclo di marginalità sociale».

Questi giovani presentano una "dipendenza dalla sostanza, dalla rete e dal gruppo", iniziando spesso per essere come gli amici, con l'illusione di poter smettere quando vogliono. È cruciale lavorare sul cambiamento attraverso il collocamento in comunità, che Villa ritiene la misura migliore, per aiutarli a riaprirsi alla socialità e a ripristinare regole normali. In questo contesto, il ruolo dell'oratorio è fondamentale, poiché il problema principale dei ragazzi è l'incapacità di stabilire relazioni con gli altri. Anche i cosiddetti lavori socialmente utili dovrebbero mirare a creare relazioni, ad esempio aiutando anziani o persone in difficoltà, piuttosto che limitarsi a pulire i giardini.

Il generale dei Carabinieri Spina ha aggiunto che negli ultimi anni a Milano non sono state sequestrate armi da fuoco a minori, ma questi vanno in giro con i coltelli. A differenza delle armi da fuoco, il possesso di un coltello comporta solo una multa, e i giovani ne sono consapevoli. Questo evidenzia una differenza significativa rispetto ad altre città come Palermo, dove la diffusione di armi da fuoco è più marcata.

Il Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA)

Il Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) non è solo un fenomeno sociale, ma una vera e propria patologia che rende incapaci di resistere all'impulso di giocare d'azzardo o scommettere denaro. È una patologia che ha in comune con la dipendenza da sostanze il comportamento compulsivo che produce effetti seriamente invalidanti sulle relazioni sociali o sulla salute. Questa patologia è in espansione, sebbene manchino dati precisi a causa della mancanza di una rilevazione sistematica dei pazienti in trattamento presso i Servizi pubblici per le dipendenze.

Dallo Studio IPSAD (2013-2014) sulla diffusione del gioco d'azzardo e del GAP nella popolazione adulta italiana, risulta che circa 17 milioni di persone (42,9% della popolazione) hanno giocato almeno una volta somme di denaro. Di questi, meno del 15% ha un comportamento definibile "a basso rischio", il 4% "a rischio moderato" e l'1,6% "problematico" (oltre 800.000 persone, prevalentemente di sesso maschile).

Il Ruolo degli Adulti e la Prevenzione

I giovani «hanno bisogno di avere da noi bussole valoriali, perché quello che li disorienta è la nostra incoerenza di adulti: si dice sempre che i ragazzi non rispettano le regole, ma gli adulti lo fanno? Dobbiamo ricostruire patti educativi, a scuola, in famiglia e nelle agenzie educative, senza giudicarli. E che dire dei cellulari, se anche gli adulti non se possono staccare un minuto al giorno?».

Villa osserva che «il 60% dei giovani dipendenti da devices non ha certezza nel futuro, e si mette in mano un device a un bimbo già a tre anni». Le cose, in fatto di devianza da dipendenza in questo campo, cambiano nel 2010, quando si è iniziato a regalare ai figli minori lo smartphone.

L'Arcivescovo ha sottolineato che «questo incontro nasce dalla necessità di inquietare il territorio, perché anche noi preti dobbiamo individuare la gravità del problema delle dipendenze - che è epidemico, non isolato in un quartiere o una specifica categoria di famiglie, se riguarda l’80% di ragazzi - e sentirne la responsabilità». Se le relazioni sono impostate con avvedutezza, sono la forma di prevenzione più efficace. Non vi è un rapporto di causalità tra la devianza dei ragazzi e quella dei genitori e adulti, ma il fatto è che gli adulti non sono contenti di esserlo, e allora i giovani come fanno a pensare che sia bello diventarlo? «Dobbiamo essere persone che sostanzialmente dimostrano di realizzare la propria vocazione. È un dovere che abbiamo, come realizzare una prassi reale per fare rete, creando il “villaggio” dove tutti siamo insieme per la cura del bene comune».

Il pensiero dell’Arcivescovo si estende anche al carcere, specie minorile: «La repressione che consiste nella carcerazione mi pare un percorso fallimentare, perché in molti casi rende peggiori le persone, venendo meno al suo compito».

«La responsabilità che abbiamo verso i minori e i giovani è quella di non creare condizioni di ansia da prestazione, per cui si cercano palliativi al sentirsi inadeguati; ma la sapienza vera è dare buone ragioni per non dipendere, non solo perché fa male o perché arriva la punizione. Vale la pena di vivere bene e di fare del bene, in rapporto con gli altri, dove l’amicizia non è la complicità: questo dobbiamo dire e testimoniare».

Le "Trame della Dipendenza": un percorso educativo

«Le trame della dipendenza» è il titolo di un percorso di carattere educativo e preventivo, rivolto a genitori, educatori e giovani, che si articolerà in cinque tappe, da marzo a giugno, in varie parrocchie. L'iniziativa è promossa e organizzata dall’Ufficio per la Pastorale della Salute della Diocesi Fabriano - Matelica e dall’Ambito Territoriale Sociale 10. Gli incontri saranno tenuti da operatori che lavorano nel campo della cura delle dipendenze patologiche in comunità e sul territorio, provenienti dalla Cooperativa PARS “Pio Carosi”, dalla Cooperativa sociale COOS e dal Servizio Territoriale Dipendenze (STD) di Fabriano.

Al Teatro San Giovanni Bosco di Fabriano ci sarà infine il Recital "Dalle tenebre alla luce", realizzato da alcuni giovani che hanno fatto o stanno facendo l’esperienza di recupero dalle tossicodipendenze nella Comunità Cenacolo, fondata nel 1983 a Saluzzo (CN) da madre Elvira (Rita Agnese Petrozzi), la “suora dei drogati”. Questa realtà si è poi estesa in Italia e nel mondo attraverso una rete di comunità maschili e femminili, una delle quali (maschile) si trova a Loreto. L’iniziativa è frutto di un ampio lavoro di collaborazione tra varie realtà di natura socio-sanitaria ed ecclesiale.

L'Appello del Papa e la Ricerca di Senso

Papa Leone XIV (citato nel testo come Leone XVI in un punto successivo, si presume sia un errore di battitura e si riferisca allo stesso pontefice per coerenza contestuale) nel videomessaggio inviato alla Conferenza Nazionale sulle dipendenze, sottolinea la tendenza dei giovani a ripiegarsi su se stessi di fronte alle incertezze del domani e a un “mondo privo di speranza”. Il Pontefice si fa interprete delle preoccupazioni riguardo i giovani che frequentemente cadono vittime della dipendenza, non solo da alcol o droga, ma anche da internet. Allo stesso tempo, si fa voce del disagio dei ragazzi che vivono “un tempo di prove e di interrogativi”, incapaci di fronte a mille stimoli di distinguere il bene dal male e, pertanto, incapaci di fissare un limite morale.

Questa doppia visione è stata offerta nel videomessaggio inviato alla VII Conferenza Nazionale sulle dipendenze, promossa a Roma dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un evento di due giorni di ascolto e confronto, al quale ha preso parte anche il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, tra soggetti pubblici e privati impegnati nella prevenzione, nella cura e nel recupero.

L'elenco delle nuove dipendenze dovuto al crescente utilizzo di internet, PC e cellulari è lungo. Un uso eccessivo sfocia spesso in dipendenze con conseguenze negative per la salute, che hanno a che vedere con il gioco compulsivo e le scommesse, la pornografia e la presenza quasi costante sulle piattaforme del mondo digitale. L’oggetto di dipendenza diventa un'ossessione, condizionando il comportamento e l'esistenza quotidiana.

Fenomeni, afferma il Papa, che “sono il sintomo di un disagio mentale o interiore dell’individuo e di un decadimento sociale di valori e di riferimenti positivi, in particolare negli adolescenti e nei giovani”, in un tempo in cui si cerca di dare un significato alla propria vita. Un percorso che si sviluppa in un mondo iperconnesso in cui si pensa di poter fare tutto senza limiti morali, dove i confini del bene e del male sono sempre più labili.

L’aumento del mercato e del consumo di droghe, il ricorso al guadagno facile mediante le slot machine, l’assuefazione a internet che include anche contenuti dannosi, dimostrano che viviamo in un mondo privo di speranza, dove mancano proposte umane e spirituali vigorose. È altrettanto vero - sottolinea il Papa - che genitori, scuola, parrocchie e oratori fanno sforzi importanti per rendere più responsabili le giovani generazioni, nonostante la paura del futuro che alimenta la loro fragilità e li ripiega su se stessi.

Adolescenti e giovani hanno bisogno di formare la coscienza, di sviluppare la vita interiore e di instaurare con i coetanei rapporti positivi e con gli adulti un dialogo costruttivo, per diventare gli artefici liberi e responsabili della propria esistenza. L’invito di Papa Leone è di agire “in maniera concertata, in un’opera di prevenzione che si traduca in un intervento della comunità nel suo insieme”. Il suo è un appello allo Stato, alle associazioni di volontariato, alla Chiesa e alla società per intercettare il grido di aiuto dei ragazzi, ma anche la loro “profonda sete di vivere”, offrendo così una presenza attenta che li aiuti a “forgiare la loro volontà”.

È necessario, pertanto, “incrementare l’autostima delle nuove generazioni per contrastare il senso di insicurezza e instabilità emotiva favorito sia dalle pressioni sociali, sia dalla stessa natura della fase adolescenziale”. Le opportunità di lavoro, l’educazione, lo sport, la vita sana e la dimensione spirituale dell’esistenza: questa è la strada della prevenzione delle dipendenze.

Seminario "Sovraindebitamento e dipendenze" a Viterbo

L’Ufficio per la Pastorale della Educazione alla Legalità, in collaborazione con quello delle Dipendenze, organizza un convegno dal tema "Sovraindebitamento e dipendenze" che si terrà a Viterbo presso la Sala Convegni della Parrocchia SS. Valentino e Ilario il 28 maggio 2026 alle ore 16.30.

Verrà evidenziata la figura dell’O.C.C. (Organismo Composizione della Crisi), in particolare per l’esdebitazione del debitore incapace, della meritevolezza del debitore, dei debiti esclusi, nonché dei costi e delle spese. Nel contesto verranno esplicati tutti gli aspetti legali inerenti la dipendenza da ludopatia (gioco d’azzardo, gratta e vinci, lotto, ecc.).

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