Le Ammonizioni Bibliche e la Vera Pastorale nel Sacerdozio

Il Vangelo di Matteo, al capitolo 23, presenta un severo richiamo di Gesù rivolto agli scribi e ai farisei, figure di autorità religiosa del suo tempo. Questi "guai" non sono intesi come maledizioni, ma come un rimprovero accorato per indurre a un cambiamento nel modo di rapportarsi alla Legge e al popolo, evitando di perdersi e di far perdere gli altri. Il messaggio di Gesù mette in luce una profonda ipocrisia, una preoccupazione per l'esteriorità e una trascuratezza delle questioni più sostanziali della fede. Questo monito biblico risuona con particolare forza anche nel contesto del sacerdozio contemporaneo, come spesso sottolineato da Papa Francesco.

Le "Guai" di Gesù agli Scribi e Farisei: Un Monito per Ogni Tempo

La Priorità tra Forma e Sostanza

Gesù critica le "guide cieche" che distinguono tra giuramenti basati su elementi materiali e spirituali, attribuendo maggiore peso a ciò che è meno significativo. "Guai a voi, guide cieche, che dite: Se uno giura per il tempio, non importa; ma se giura per l'oro del tempio, resta obbligato." Gesù li definisce "Stolti e ciechi!", domandando: "Che cosa è piú grande: l'oro o il tempio che santifica l'oro?". Lo stesso principio viene applicato all'altare e all'offerta: "Ciechi! Che cosa è piú grande: l'offerta o l'altare che santifica l'offerta?".

La critica si estende alla superficialità religiosa: "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta, dell'aneto e del comino, e trascurate le cose piú importanti della legge: il giudizio, la misericordia, e la fede." Gesù afferma che "queste sono le cose che bisognava fare, senza tralasciare le altre", evidenziando come la precisione nelle pratiche minori non giustifichi la negligenza delle virtù cardinali.

illustrazione di Gesù che rimprovera scribi e farisei

L'Ingannevole Esternalità e il Proselitismo Superficiale

Le ammonizioni di Gesù continuano a denunciare l'ipocrisia che si manifesta nell'esteriorità: "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza". Li paragona a "sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume", mostrando come la loro apparenza di giustizia nasconda iniquità e ipocrisia. "Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità."

Un altro "guai" è rivolto alla loro attività missionaria, quando "percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi." Questo rimprovero, come suggeriscono alcune interpretazioni, potrebbe riferirsi a un tentativo dei farisei di convincere i "timorati di Dio" (cioè i non ebrei convertiti al giudaismo, ma senza circoncisione) a diventare ebrei a pieno titolo con la circoncisione. In ogni caso, ciò che sembra stare a cuore a Gesù è che questi stranieri - timorati di Dio o ebrei - si trovavano comunque schiacciati da pesi insopportabili.

Per una comprensione completa del contesto, ecco il testo integrale del capitolo 23 del Vangelo secondo Matteo (versione CEI), al quale si fa riferimento:

Vangelo secondo Matteo 23:1-39 (CEI)

[1] Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: [2] "Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. [3] Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. [4] Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. [5] Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; [6] amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe [7] e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì" dalla gente. [8] Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. [9] E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. [10] E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. [11] Il più grande tra voi sia vostro servo; [12] chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato. [13] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci. [15] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi. [16] Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si è obbligati. [17] Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l'oro o il tempio che rende sacro l'oro? [18] E dite ancora: Se si giura per l'altare non vale, ma se si giura per l'offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. [19] Ciechi! Che cosa è più grande, l'offerta o l'altare che rende sacra l'offerta? [20] Ebbene, chi giura per l'altare, giura per l'altare e per quanto vi sta sopra; [21] e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l'abita. [22] E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso. [23] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell'anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. [24] Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! [25] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza. [26] Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto! [27] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. [28] Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità. [29] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, [30] e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti; [31] e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti. [32] Ebbene, colmate la misura dei vostri padri! [33] Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna? [34] Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; [35] perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l'altare. [36] In verità vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione. [37] Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! [38] Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta! [39] Vi dico infatti che non mi vedrete più finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!".

pagina manoscritta antica del Vangelo di Matteo

Il Vero Ruolo del Pastore: Nutrimento Spirituale e Onore

L'immagine del pastore, centrale nella tradizione cristiana, è spesso associata alla cura e al sostentamento del gregge. Un'antica allegoria suggerisce che "Chi dà il latte offre il cibo, chi dà la lana offre l’onore". Il vestito, infatti, sta a significare l'onore, poiché "copre la nudità", simbolo della fragilità umana. Ogni uomo è fragile, e "colui che vi governa non è certo diverso da voi. Anch’egli ha un corpo, è mortale, mangia, dorme, si alza: è nato ed un giorno dovrà morire. Pertanto se consideri che cosa egli sia in se stesso, vedi che è un semplice uomo."

Anche Paolo, nonostante l'enorme onore tributatogli, come testimonia in Galati (4, 14-15): "Mi avete accolto come un angelo di Dio. Vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati anche gli occhi per darmeli", non risparmiò i peccati degli erranti. Non avrebbe potuto dire fra sé: "Che m’importa? Ciascuno faccia quel che vuole: il mio vitto è assicurato, il mio onore è salvo. Ho latte, lana e mi basta. Ognuno vada pure dove vuole." Se così si pensa, ci si sbaglia. Un vero pastore sa che "se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme" e si avvicina alla pecora malata, alla pecora infetta "per incidere la ferita, non risparmiando l’infezione". Egli prese bensì il latte delle pecore e si rivestì della lana delle pecore, ma non trascurò le sue pecore.

pastore che cura una pecora

Le Preoccupazioni di Papa Francesco per il Sacerdozio Contemporaneo

In questo contesto, le parole e le preoccupazioni di Papa Francesco risuonano come un'eco delle ammonizioni evangeliche. Nonostante la grandezza e la bellezza del sacerdozio, il Papa mostra una familiarità "priva di illusioni con la realtà concreta e le indagini sociologiche", evidenziando criticità nella vita di molti sacerdoti.

La Confessione e la Cura delle Anime

Papa Francesco è conosciuto come il "Papa della Confessione", e ha più volte espresso sconcertato per i dati che indicano come "molti preti passano pochissimo tempo in confessionale ed essi stessi si confessano raramente". Questo aspetto è cruciale, poiché la confessione è un sacramento fondamentale di misericordia e riconciliazione, sia per i fedeli che per i ministri.

Papa Francesco: essere trasparenti nella confessione per sperimentare la misericordia di Dio - VIDEO

Il Rischio della Burocrazia e della Mediocrità

Il 14 aprile, rivolgendosi ai seminaristi del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, Papa Francesco ha ribadito le sue preoccupazioni. Ha affermato che purtroppo nella Chiesa ci sono "pastori che pascolano se stessi e non il gregge". Ha ammonito i seminaristi, dicendo: "Voi, cari seminaristi, non vi state preparando a fare un mestiere, a diventare funzionari di un’azienda o di un organismo burocratico. Abbiamo tanti, tanti preti a metà cammino ... Un dolore, che non sono riusciti ad arrivare al cammino completo; hanno qualcosa dei funzionari, qualche dimensione burocratica e questo non fa bene alla Chiesa."

Il sacerdozio è "una realtà grandissima", "è una cosa troppo grande, e noi siamo tanto piccoli". Eppure, si diventa davvero buoni preti perché "non è opera nostra", ma "è opera dello Spirito Santo, con la nostra collaborazione". Il seminarista deve offrire la sua vita "come creta da plasmare, perché il vasaio, che è Dio, la lavori con l’acqua e il fuoco, con la Parola e lo Spirito. Si tratta di entrare in quello che dice san Paolo: 'Non vivo più io, ma Cristo vive in me' (Gal 2,20)."

Le intenzioni iniziali per entrare in seminario possono essere plurali e non sempre di "totale rettitudine", anzi "è difficile che ci sia", ma "questo col tempo si risolve con la conversione di ogni giorno." Ricordando gli Apostoli, il Papa ha citato Giacomo e Giovanni, che uno voleva diventare il primo ministro e l'altro il ministro dell'economia, e ha sottolineato come il Signore con tanta pazienza li abbia guidati. Il Papa invita i seminaristi a "sperimentare la misericordia di Dio nel sacramento della Riconciliazione, e questo non lasciarlo mai."

Papa Francesco ha avvertito che "nella sequela ministeriale di Gesù non c’è posto per la mediocrità." Se non si è disposti a seguire questa strada "con questi atteggiamenti e queste esperienze", è "meglio che abbiate il coraggio di cercare un’altra strada", poiché "ci sono molti modi, nella Chiesa, di dare testimonianza cristiana e tante strade che portano alla santità, anche."

Papa Francesco che incontra seminaristi

Il Seminario: Non un Rifugio, ma un Cammino

Citando il «De pastoribus» di sant'Agostino, il Papa ha esclamato "Guai ai cattivi pastori!". Ha spiegato che il seminario "diciamo la verità non è un rifugio per tante limitazioni che possiamo avere, un rifugio di mancanze psicologiche o un rifugio perché non ho il coraggio di andare avanti nella vita e cerco lì un posto che mi difenda." Se così fosse, il seminario "diventerebbe un’ipoteca per la Chiesa!". Al contrario, "il seminario è proprio per andare avanti, avanti in questa strada e quando sentiamo i profeti dire ‘guai!’ che questo ‘guai!’ vi faccia riflettere seriamente sul vostro futuro." Già Pio XI aveva saggiamente osservato che "era meglio perdere una vocazione che rischiare con un candidato non sicuro."

L'Appello alla Santità e alla Vera Devozione

Per evitare la mediocrità e mantenere un autentico fervore spirituale, il Pontefice ha concluso sottolineando l'importanza di "mantenere e aumentare la devozione alla Madonna." Questo richiamo finale alla Madre di Dio evidenzia un cammino di umiltà, fedeltà e vera cura pastorale, in contrasto con ogni forma di ipocrisia o esteriorità fine a se stessa, che allontanerebbe il sacerdote dalla sua missione più profonda.

icona della Madonna con il bambino

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