Il significato profondo della Croce: riflessioni sull'omelia del Venerdì Santo

In questo Venerdì Santo, non restiamo a osservare da lontano lo spettacolo della croce come degli estranei, ma come credenti che sanno accogliere la rivelazione della gloria di Dio in Cristo crocifisso. Siamo chiamati a scrivere, nell’assurdità della storia umana, una traccia di senso attraverso il perdono, la speranza e la libertà.

Rappresentazione iconografica del Cristo crocifisso e della deposizione, simbolo di sofferenza e redenzione.

L'assurdità della storia e la risposta cristiana

È necessario riconoscere che la storia umana appare spesso assurda. Alcuni, gli ottimisti, hanno insegnato come indiscutibile evidenza che la storia sia una linea retta che progredisce all'infinito verso un benessere sempre maggiore. Tuttavia, la realtà dei fatti, spesso confermata anche dal racconto della Passione di Matteo, ci mette di fronte a una verità diversa: il potere si arrende e il giusto viene ingiustamente condannato.

In questa storia contraddittoria e imprevedibile, dove il senso delle cose si smarrisce e l'accumularsi delle tragedie induce alla disperazione, esiste un evento che offre salvezza: c'è un morire che chiama alla vita anche i morti. La contestazione dell'assurdo della storia consiste nel rispondere al male con il bene e nel perdonare ogni giorno.

  • Il perdono: Non abbiamo armi per far tacere le armi, abbiamo solo il perdono per testimoniare la vocazione alla riconciliazione.
  • La libertà: È la scelta di essere sobri invece che gaudenti, poveri invece che ricchi, capaci di condividere piuttosto che rapinare.
Schema concettuale che contrappone l'assurdità del male alla risposta del perdono e della carità cristiana.

Il rito della Passione e la liturgia

La celebrazione della Passione del Signore si articola in tre momenti fondamentali: la Liturgia della Parola, l'Adorazione della Santa Croce e la Santa Comunione. Secondo l'antichissima tradizione, in questo giorno la Chiesa non celebra alcun sacramento, eccezion fatta per la Penitenza e l'Unzione degli infermi. L'altare si presenta interamente spoglio: senza croce, senza candelieri e senza tovaglie, a simboleggiare il vuoto e il dolore del momento.

"È compiuto": il vertice dell'amore

Sulla croce, Gesù pronuncia le parole "È compiuto!". Questa espressione non segna la fine di una vita fallita, ma rappresenta il culmine, la massima sommità raggiungibile. Gesù, donandosi al Padre, perdonando i suoi nemici e spalancando le porte del paradiso al buon ladrone, ha trasformato il più grande dolore nel più grande amore.

Come sottolineato da Dostoevskij, Cristo non è sceso dalla croce perché aveva sete di una fede libera, non fondata sul prodigio. Il verbo utilizzato nel Nuovo Testamento suggerisce che quanto accaduto in passato ha risultati che continuano a manifestarsi nel presente e nel futuro. La morte in croce, dunque, non chiude la speranza, ma la apre per tutti.

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Un impegno per il presente

La croce ci ricorda che non c'è proporzione tra il nostro peccato e l'amore di Dio, poiché Egli è sempre più grande di ogni male. Accogliere l'invito di Cristo significa offrire la propria vita per amore e ridare speranza a un mondo segnato da guerre, povertà e solitudine. In un'epoca definita dalle "passioni tristi", il corpo morto del Cristo deposto dalla croce ci invita a rinnovare la fede nella potenza di un amore capace di vincere la morte e donare una vita nuova.

Dobbiamo riscoprire la gioia del fare disinteressato e dell'utilità dell'inutile, fissando lo sguardo su Gesù per chiederGli: "Illumina, Signore, il nostro cuore, perché possiamo seguirti sul cammino della croce. Fa' morire in noi l'uomo vecchio e rendici uomini nuovi, animati dal tuo amore".

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