Restauro di Crocifissi e l'Opera di Giuseppe Graziosi

Il restauro di opere sacre è un processo cruciale per la conservazione del patrimonio culturale e religioso. Eventi imprevisti o il semplice scorrere del tempo rendono necessari interventi complessi e meticolosi, come dimostrato da recenti recuperi di grande importanza, tra cui quelli relativi a crocifissi di notevole valore artistico e storico.

Il Recupero del Crocifisso della Collegiata di San Giovanni Battista a Cantiano

La comunità di Cantiano ha riaccolto il Crocifisso della collegiata di San Giovanni Battista, un'opera sacra raggiunta e danneggiata dall’alluvione del settembre 2022. La cerimonia di riconsegna, ospitata dalla chiesa di San Nicolò (riaperta al culto nel dicembre scorso), ha rappresentato un segno concreto di attenzione verso il patrimonio religioso e culturale del territorio. Il Crocifisso è stato oggetto di un accurato intervento curato dall’Istituto centrale per il restauro (Icr), che ne ha permesso il recupero e la conservazione.

Nella notte tra il 15 e il 16 settembre 2022, una forte alluvione colpì le province marchigiane di Ancona e Pesaro-Urbino. Tra gli oggetti in gravi condizioni, il personale dell’Istituto centrale per il restauro notò un crocifisso ligneo di pregevole fattura che, durante l’evento, era stato sommerso da fango, detriti e sostanze contaminanti, subendo un danno significativo sia a livello strutturale sia estetico. L’Istituto, come di consueto, ha proposto di farsi carico dell’intervento di restauro nell’ambito dei corsi della propria Scuola di alta formazione e studio. Uno studente ha discusso la tesi dal titolo “Il restauro del Crocifisso ligneo della Collegiata di Cantiano”. Il lavoro è stato seguito da un gruppo di docenti composto da Patrizia Giacomazzi (coordinatrice), Tullia Carratù, Roberto Ciabattoni, Elisabetta Sonnino, Federica Antonelli, Davide Melica, Angelo Raffaele Rubino e Ulderico Santamaria. Il gruppo di direzione della Scuola di alta formazione e studio (sede di Matera) era allora formato dal direttore Giorgio Sobrà e dai vicedirettori Marco Bartolini e Francesca Capanna.

Dettaglio del Crocifisso di Cantiano dopo il restauro

Danni Rilevati e Fasi del Restauro

L’analisi preliminare ha subito evidenziato gravi danni a carico del supporto e degli strati preparatori e pittorici. L’eccessivo apporto di acqua, unito al grave livello di erosione del legno, aveva causato il distacco di alcuni elementi assemblati, come parte del viso e del perizoma dorato. Inoltre, le precarie condizioni ambientali dei locali della chiesa alluvionata avevano favorito un attacco da parte di organismi biodeteriogeni. Una delle fasi più delicate ha riguardato la riadesione degli importanti sollevamenti che interessavano gli strati preparatori e la rimozione del fango che ricopriva interamente l’opera. Nel corso del restauro, è emerso che l’opera aveva subito un pesante intervento di rifacimento delle braccia, molto probabilmente causato dall’erosione del supporto a opera di insetti xilofagi - cioè che si nutrono di materiali lignei - e dall’uso del Crocifisso durante la liturgia del Venerdì Santo.

Il Crocifisso di Giuseppe Graziosi nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Nel contesto dell'architettura sacra moderna e del suo patrimonio artistico, spiccano opere di scultori di rilievo come Giuseppe Graziosi. Un esempio significativo della sua produzione artistica è il crocifisso presente nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Roma, all'interno del quartiere EUR.

Il tempio monumentale dei Santi Pietro e Paolo si innalza nel punto più elevato dell’Eur, in un luogo dove si ritiene che preesistesse un oratorio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, consacrato ai medesimi Apostoli. La progettazione fu affidata all’architetto Arnaldo Foschini, affiancato dagli architetti Alfredo Energici, Vittorio Grassi, Nello Ena, Tullio Rossi e Costantino Vetriani come collaboratori, in particolare per lo sviluppo dei particolari decorativi. La parte tecnica fu curata dal fratello di Foschini, Alfredo (ingegnere), e la parte strutturale da Aristide Giannelli. Il progetto definitivo fu approvato nel settembre del 1938 e i lavori di erezione iniziarono nell’aprile del 1939.

Veduta esterna della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

Storia della Costruzione della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo all'EUR

La prima pietra della chiesa dell’Esposizione Universale, dopo i giganteschi lavori di scavo per le fondamenta, fu collocata nella primavera del 1939. Non essendo in possesso di una documentazione ufficiale, non si sa se ebbe luogo una “cerimonia” specifica. È invece certo che, per allestire l’Esposizione Universale che doveva tenersi a Roma nel 1942, dopo quella di Parigi del 1937, venne istituito con la legge n. 2174 del 26 dicembre 1936 l’Ente Autonomo E 42, del quale fu nominato Commissario Generale il senatore Vittorio Cini. Come sede dell’Esposizione fu scelta una vasta zona a Sud di Roma. Furono espropriati circa 400 ettari di terra brulla, appartenenti ai monaci trappisti dell’abbazia delle Tre Fontane. La Commissione tecnica, presieduta dall’architetto Marcello Piacentini, predispose il progetto dell’E 42. Fra i numerosi edifici nei quali si sarebbe svolta l’Esposizione delle Nazioni, figurava naturalmente una chiesa, collocata nel progetto all’estremità destra dell’erigendo quartiere, sopra una collina denominata “del finocchio”. Il tempio, oltre alle cerimonie religiose dell’apertura e della chiusura dell’Esposizione, avrebbe dovuto ospitare una “mostra dell’espansione della Chiesa Cattolica” e una “mostra iconografica dei Santi Pietro e Paolo”. Fra i vari progetti presentati, fu scelto quello dell’architetto Arnaldo Foschini.

Dopo la lunga parentesi bellica e post-bellica, i lavori di completamento della chiesa ripresero nel 1953, mentre il quartiere era ancora deserto. Nella primavera del 1938 iniziarono i lavori per la realizzazione della chiesa, effettuati dall’impresa Leone Castelli sotto la direzione dell’architetto Arnaldo Foschini, coadiuvato da un’équipe di ingegneri, sebbene con alcune modifiche al progetto primitivo. Nel giugno 1939 era terminata la “gettata” delle fondamenta. L’anno successivo, in settembre, la struttura dell’edificio era già innalzata e si procedeva alla costruzione della cupola. Malauguratamente, nel giugno 1940, l’Italia entrò in guerra (la Seconda Guerra Mondiale), e i lavori prima rallentarono, poi furono sospesi. Durante le vicende belliche del 1943-44, alcune granate colpirono la chiesa e i due porticati adiacenti. Negli anni successivi tutto il comprensorio fu lasciato in totale abbandono e depredato del materiale da costruzione.

La Basilica di San Pietro 1a parte - La storia

La Trasformazione in Parrocchia e la Consacrazione

Nell’immediato dopoguerra, il Governo della rinata Repubblica Italiana progettò di trasformare il quartiere dell’Esposizione in un quartiere residenziale, riadattando gli edifici già costruiti. L’E 42 si trasformò in E.U.R.. Dapprima fu nominato Commissario il prof. Leonardo Severi, poi, nel 1951, il prof. Virgilio Testa. Quest'ultimo, durante la sua gestione dal 1951 al 1970, creò il “Quartiere EUR” rendendolo uno dei più belli e funzionali quartieri non solo di Roma, ma forse d’Europa. Fra i tanti edifici da completare, rimaneva la chiesa.

Nell’archivio parrocchiale è conservata una fitta documentazione, iniziata fin dal 1945, relativa ai contatti tra P. Alfonso Orlini (ex Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali), la Santa Sede e le autorità del Governo Italiano. Con la nomina del prof. Testa, i contatti personali ed epistolari si infittirono, tanto che il 6 giugno 1952, con il benestare del Vaticano e del Vicariato di Roma, si arrivò alla firma del “contratto di proprietà”. Questo atto, sottoscritto dal Commissario Virgilio Testa per conto dell’Ente Autonomo e da P. Andrea Eccher (Ministro Provinciale) per conto della Provincia Veneta dei Frati Minori Conventuali, trasferì a titolo gratuito alla “Provincia Patavina dei Frati Minori Conventuali” la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, sita nella zona dell’E.U.R., e i due porticati ivi attualmente esistenti. L’Ente trasferì anche l’area su cui esisteva la chiesa (6421 mq), quella su cui esistevano i portici laterali (374 mq ciascuno), nonché una parte del territorio adiacente a detti portici (circa 4937 mq). La “Provincia Patavina” si impegnava a completare e rifinire l’edificio della chiesa, i portici laterali, e a edificare la casa religiosa e le altre costruzioni per le opere parrocchiali. I primi sacerdoti della Provincia Patavina di S. Antonio furono P. Celestino Biasi (Superiore) e P. Giovanni Martini (parroco di S. Marco Evangelista in agro Laurentino, sotto la cui giurisdizione si trovava la nuova chiesa).

Nel 1953 iniziarono i lavori di restauro e completamento dell’edificio, affidati all’impresa Carlo Rossini, che proseguirono nel 1954 e 1955, seguiti da parte della Provincia Patavina da P. Benvenuto Giacon, P. Alfonso Orlini e P. Celestino Biasi, al quale va il merito inoltre di aver stabilito i primi contatti spirituali con le famiglie che pian piano venivano ad abitare nella nuova zona. Trasformare il tempio, ideato come costruzione “celebrativa” nel monumentale stile in voga negli anni Trenta, in chiesa funzionale destinata a diventare la parrocchia del Quartiere, non fu un’impresa facile. L’apertura al culto della chiesa dei Santi Pietro e Paolo avvenne la mattina del 3 luglio del 1955. Una cerimonia solenne, alla quale parteciparono il cardinale Vicario Clemente Micara, che celebrò la Messa, il Ministro Generale dell’Ordine P. Vittorio Costantini e il Ministro Provinciale di Padova P. Angelo Beghetto con il Segretario P. Costantini. Il servizio liturgico della chiesa, non ancora completata, limitatamente ai pochi abitanti che cominciavano ad abitare la zona, fu svolto da numerosi Padri che si avvicendarono negli anni successivi. Nel dicembre del 1956 fu impartito il primo battesimo annotato nel 1° libro dei battezzati, firmato dal parroco di S. Marco Evangelista, P. Luigi Danielli. Nel 1957 proseguirono i lavori murari, oltre all’attività di evangelizzazione e santificazione. Nel 1958, essendo aumentata la popolazione, iniziarono le pratiche per l’erezione della chiesa a parrocchia. Arrivò da Padova il P. Luigi Danielli. La chiesa fu eretta a parrocchia l’8 dicembre 1958, divenendo così il punto di convergenza dell’attività spirituale del quartiere Eur. La chiesa divenne “titolo cardinalizio”, affidata al Cardinale Francesco Seper, il 7 novembre 1965 (presente alla cerimonia il Vescovo Karol Wojtyla). Il 29 giugno 1966 la chiesa venne consacrata dallo stesso Cardinale Francesco Seper e il 29 giugno dell’anno seguente fu elevata alla dignità di Basilica.

Le Opere d'Arte nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo

Il tempio, che sorge al centro della piazza, su un’ampia piattaforma, è concepito a pianta centrale, a croce greca, e si presenta maestoso nelle sue linee. Al centro della facciata, ai lati della croce, altri due grandi angeli sono opera di Federico Papi. Nella nicchia della facciata è collocato un grande altorilievo, rappresentante Cristo nell’atto di consegnare le chiavi a S. Pietro, opera dello scultore Giovanni Prini, che è anche l’autore del pregevole portone di bronzo diviso in dieci formelle, esaltanti le opere dei Santi Pietro e Paolo. Nel nicchione di destra si trova l’altorilievo in travertino “La crocifissione di S. Pietro” di Alessandro Monteleone, mentre in quello di sinistra “La decollazione di S. Paolo” di Carlo Pini. Sul fronte absidale Venanzio Crocetti è presente con la sua opera giovanile “La conversione di S. Paolo”. Le pareti dei nicchioni, come del resto le pareti delle cappelle interne, sono decorate da motivi geometrici e simbolici di Francesco Coccia. Le statue di S. Pietro (a destra) e S. Paolo ornano l'interno.

Sopra l’altare maggiore, sullo sfondo dell’abside, domina la figura di Cristo trionfatore, pregevole opera dello scultore Attilio Selva, inserita in un mosaico, opera del figlio Sergio, che rappresenta il martirio e la glorificazione degli apostoli Pietro e Paolo. Il Crocifisso di bronzo è opera del modenese Giuseppe Graziosi. Di Duilio Cambellotti sono i due amboni gettati in bronzo (1950), con altorilievi narranti gli episodi principali della predicazione di S. Pietro e S. Paolo. L’Ambone a sinistra dell’Altare è dedicato a san Pietro e narra la predicazione dell’apostolo dinnanzi al Tempio di Gerusalemme. L’Ambone di destra, vicino alla porta della sagrestia, è dedicato a san Paolo e narra del discorso dell’apostolo delle genti, sul ‘Dio ignoto’, all’Aeropago ad Atene. La cappella di destra, dedicata a S. Francesco d’Assisi, accoglie una pala in mosaico del pittore Janos Hajnal raffigurante S. Francesco con alcuni santi dell’ordine francescano. Sul tamburo della cupola spiccano quattro altorilievi marmorei, raffiguranti gli Evangelisti: Francesco Coccia ha realizzato S. Luca e S. Marco, mentre a Enrico Castelli si devono S. Giovanni e S. Matteo. Sul lato destro si apre il fonte battesimale, arricchito da mosaici e da marmi, preziosa opera del pittore Sergio Selva. A destra dell’ingresso si trova la cappella S. Antonio. Restaurata nel 1978, è arricchita dalle opere in cotto del pittore Franco Petruzzi. In una sala a sinistra dell’ingresso si può ammirare un grande Crocifisso ligneo dello scultore G. Graziosi.

Interno della Basilica dei Santi Pietro e Paolo con opere d'arte

tags: #restauro #crocifisso #graziosi