La Quaresima: Un Cammino di Trasformazione tra Deserto, Simbolismo e Arte Liturgica

Il Tempo di Quaresima e il Suo Significato Profondo

Il Mercoledì delle Ceneri: Inizio del Cammino

Oggi, Mercoledì delle Ceneri, inizia il cammino quaresimale, un percorso di quaranta giorni verso la Pasqua, il cuore dell’anno liturgico e della fede. È un cammino che segue quello di Gesù, il quale, agli inizi del suo ministero, si ritirò per quaranta giorni a pregare e digiunare, tentato dal diavolo, nel deserto. Questo tempo prepara i cristiani cattolici alla Pasqua, una delle feste più importanti dell’anno liturgico insieme al Natale. Il Mercoledì delle Ceneri, che si celebra 40 giorni prima della Pasqua, non cade mai nello stesso giorno, variando in funzione della data di Pasqua, che è mobile e si celebra ogni anno in una domenica diversa: per legge canonica, la domenica successiva al primo plenilunio di primavera.

Il Deserto Quaresimale: Un Luogo Interiore

La Quaresima ricorda i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto dopo il suo battesimo nel Giordano e prima del suo ministero pubblico. Una delle dimensioni fondamentali della Quaresima è il deserto che, lungi dall’essere un posto fisico nel quale ritirarsi, nella spiritualità quaresimale è un luogo interiore. Esso è un momento di isolamento, un tempo della tentazione, ma anche un’occasione privilegiata per l’incontro con Dio nella preghiera. Durante il suo vagare nel deserto, il popolo di Israele incontra Dio che si fa presente nel segno della manna che cade dal cielo. Lo stesso Gesù, ritirato nel deserto, sperimenta la tentazione nell’incontro con Satana, ma anche la consolazione di incontrare il Padre nella vittoria contro lo spirito del male.

paesaggio desertico con dune e cielo sereno

Il Silenzio e la Parola di Dio

Immaginiamo di stare in un deserto. La prima sensazione sarebbe quella di trovarci avvolti da un grande silenzio: niente rumori, a parte il vento e il nostro respiro. Ecco, il deserto è il luogo del distacco dal frastuono che ci circonda. È assenza di parole per fare spazio a un’altra Parola, la Parola di Dio, che come brezza leggera ci accarezza il cuore (cfr 1 Re 19,12). Il deserto è il luogo della Parola, con la maiuscola. Nella Bibbia, infatti, il Signore ama parlarci nel deserto. Nel deserto consegna a Mosè le “dieci parole”, i dieci comandamenti. E quando il popolo si allontana da Lui, diventando come una sposa infedele, Dio dice: «Ecco, io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Là mi risponderà, come nei giorni della sua giovinezza» (Os 2,16-17).

Nel deserto si ascolta la Parola di Dio, che è come un suono leggero. Il Libro dei Re dice che la Parola di Dio è come un filo di silenzio sonoro. Nel deserto si ritrova l’intimità con Dio, l’amore del Signore. Gesù amava ritirarsi ogni giorno in luoghi deserti a pregare (cfr Lc 5,16). Ci ha insegnato come cercare il Padre, che ci parla nel silenzio. E non è facile fare silenzio nel cuore, perché noi cerchiamo sempre di parlare un po’, di stare con gli altri.

Bibbia aperta con luce soffusa, simbolo di ascolto della Parola di Dio

Il Distacco e l'Essenziale

La Quaresima è il tempo propizio per fare spazio alla Parola di Dio. È il tempo per spegnere la televisione e aprire la Bibbia. È il tempo per staccarsi dal cellulare e connettersi al Vangelo. È il tempo per rinunciare a parole inutili, chiacchiere, dicerie, pettegolezzi, e parlare e dare del “tu” al Signore. È il tempo per dedicarsi a una sana ecologia del cuore, fare pulizia lì. Viviamo in un ambiente inquinato da troppa violenza verbale, da tante parole offensive e nocive, che la rete amplifica. Siamo sommersi di parole vuote, di pubblicità, di messaggi subdoli. Ci siamo abituati a sentire di tutto su tutti e rischiamo di scivolare in una mondanità che ci atrofizza il cuore e non c’è bypass per guarire questo, ma soltanto il silenzio. Fatichiamo a distinguere la voce del Signore che ci parla, la voce della coscienza, la voce del bene. Gesù, chiamandoci nel deserto, ci invita a prestare ascolto a quel che conta, all’importante, all’essenziale. Al diavolo che lo tentava rispose: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4). Come il pane, più del pane ci occorre la Parola di Dio, ci serve parlare con Dio: ci serve pregare. Perché solo davanti a Dio vengono alla luce le inclinazioni del cuore e cadono le doppiezze dell’anima. Ecco il deserto, luogo di vita, non di morte, perché dialogare nel silenzio col Signore ci ridona vita.

Proviamo di nuovo a pensare a un deserto. Il deserto è il luogo dell’essenziale. Guardiamo le nostre vite: quante cose inutili ci circondano! Inseguiamo mille cose che paiono necessarie e in realtà non lo sono. Quanto ci farebbe bene liberarci di tante realtà superflue, per riscoprire quel che conta, per ritrovare i volti di chi ci sta accanto! Anche su questo Gesù ci dà l’esempio, digiunando. Digiunare è saper rinunciare alle cose vane, al superfluo, per andare all’essenziale. Digiunare non è soltanto per dimagrire, digiunare è andare proprio all’essenziale, è cercare la bellezza di una vita più semplice.

La Solitudine e la Carità

Il deserto, infine, è il luogo della solitudine. Anche oggi, vicino a noi, ci sono tanti deserti. Sono le persone sole e abbandonate. Quanti poveri e anziani ci stanno accanto e vivono nel silenzio, senza far clamore, marginalizzati e scartati! Ma il deserto ci conduce a loro, a quanti, messi a tacere, chiedono in silenzio il nostro aiuto. Tanti sguardi silenziosi che chiedono il nostro aiuto. Il cammino nel deserto quaresimale è un cammino di carità verso chi è più debole.

Le Pratiche Fondamentali della Quaresima

Preghiera, Digiuno e Opere di Misericordia

Preghiera, digiuno, opere di misericordia: ecco la strada nel deserto quaresimale. Con la voce del profeta Isaia, Dio ha fatto questa promessa: «Ecco, io faccio una cosa nuova, aprirò nel deserto una strada» (Is 43,19). Nel deserto si apre la strada che ci porta dalla morte alla vita. Entriamo nel deserto con Gesù, ne usciremo assaporando la Pasqua, la potenza dell’amore di Dio che rinnova la vita. Accadrà a noi come a quei deserti che in primavera fioriscono, facendo germogliare d’improvviso, “dal nulla”, gemme e piante.

La Quaresima inizia con il digiuno del Mercoledì delle Ceneri, che ha un alto valore simbolico. Nell’Antico Testamento si legge che i profeti, prima di incontrare Dio nel tempio, erano soliti digiunare per purificarsi. Anche il popolo digiunava spesso, in segno di sacrificio offerto a Dio. Lo stesso Gesù nel Nuovo Testamento insegna l’importanza del digiuno. Digiunare significa saltare uno dei pasti principali, e non assumere cibo solido nell’intervallo tra di essi, se non acqua. Alla pratica penitenziale sono tenuti i maggiorenni fino al 60° anno di età, purché godano di buona salute. Mentre il digiuno è da osservare anche il Venerdì Santo, l’astinenza dalle carni è richiesta in tutti i venerdì di Quaresima a coloro che hanno compiuto il 14° anno di età. Astenersi dalla carne anticamente significava rinunciare a cibo particolarmente costoso. Oggi è possibile sostituire la carne con un’altra rinuncia a un cibo particolarmente ricercato o a cose che ci costino sacrificio, come ad esempio l’utilizzo del cellulare, piuttosto che la visione del programma TV preferito. Un altro impegno da non trascurare è l’intensificazione della preghiera e la lettura della Bibbia che sono le vie privilegiate del colloquio con il Signore.

illustrazione di una mano che prega, un pane e monete, simboli della Quaresima

Il Simbolismo del Numero Quaranta nella Bibbia

La Bibbia è ricca di simbologia. I numeri, in specie, assumono significati particolari. Il testo sacro racconta che Gesù trascorse 40 giorni nel deserto digiunando. Ma il numero quaranta ricorre nella Scrittura numerose volte: il diluvio universale durò quaranta giorni, Mosè passò quaranta giorni sul monte Oreb, gli stessi che Elia impiegò per raggiungere il Sinai. Quaranta invece furono gli anni che il popolo ebraico passò nel deserto prima di entrare nella terra promessa. Quaranta nella Bibbia indica un tempo di prova, di purificazione, di isolamento.

Le Tentazioni di Gesù nel Deserto: Una Guida per la Vita

In questa prima domenica di Quaresima la liturgia della Parola ci ha fatto leggere il racconto delle tentazioni di Gesù. Sì! Gesù viene tentato. La tentazione è una prova e fa parte della vita; è conseguenza della nostra libertà. Vivere, infatti, significa prendere decisioni: è così per tutti, anche per Gesù. In questa esigenza di prendere decisioni si inserisce la tentazione del demonio.

illustrazione di Gesù tentato nel deserto dal diavolo

La Prima Tentazione: Il Materialismo (Pietre in Pane)

La prima tentazione vede il demonio proporre di cambiare le pietre in pani: «Se tu sei il Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Questa richiesta parte dal presupposto che, una volta assicurato il pane, tutto è assicurato, riflettendo una mentalità materialista. Però Cristo, annota l’evangelista, risponde al Tentatore con queste parole: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Con questa risposta Gesù ci ha ricordato che lo scopo della vita non possono essere i soldi e non può essere il benessere; ci ha ricordato che i figli non si educano moltiplicando le soddisfazioni e i divertimenti. È stolto, allora, chi riempie i figli di cose e non di valori: a lungo andare questa strada produrrà ribellione e crudeltà. Gesù, inoltre, ci ha ricordato che saremo eternamente stanchi, scontenti e agitati fino a quando non avremo trovato Lui. Quando manca la gioia, dipende solo dal fatto che abbiamo scacciato Dio. Scrive sant’Agostino: «Ci hai fatti per Te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te» (Le Confessioni, I,1,1). Guardandoci attorno, però, non possiamo non riconoscere che il demonio ci ha condotto oggi in un materialismo che ci allontana sempre più da Dio. È urgente, dunque, domandarci: «chi siamo e dove stiamo andando?».

La Seconda Tentazione: La Fretta e l'Impazienza (Gettarsi dal Tempio)

«Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Questa è la tentazione della fretta, dell’impazienza che ama risultati immediati; è la tentazione di chi vorrebbe risolvere i problemi senza sacrifici e il mondo senza fatica. La fretta, certamente, non è la strada del bene. La fretta è una tentazione anche per noi: noi vorremmo che il mondo cambiasse in pochi giorni; che il nostro lavoro avesse risultati subito; che i nostri sacrifici producessero frutti immediati. Invece no: bisogna attendere! E l’attesa richiede pazienza, la pazienza richiede sacrificio, il sacrificio richiede fede.

La Terza Tentazione: Il Potere e l'Adorazione (Tutti i regni)

La terza tentazione è la proposta del potere come primo valore della vita: un valore messo anche prima di Dio! È una tentazione assurda, ma l’orgoglio umano si muove spesso nell’assurdo. Questa tentazione è l’ultimo tentativo del demonio, è l’arma più sottile che egli possiede. Non meraviglia, dunque, la proposta che il demonio fa a Gesù: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». La risposta di Gesù non si fa attendere. Matteo, infatti, scrive che Gesù risponde dicendo: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Per il potere, il successo, siamo disposti a sacrificare anche la gioia, gli affetti più cari. Però tutto ciò che riusciamo a conquistare in questo mondo non deve farci allontanare da Dio, perché Lui solo è la nostra vera gioia e a Lui solo dobbiamo rendere culto e adorarlo.

Riflessioni Contemporanee e Vittoria di Cristo

Come il popolo eletto, anche Gesù, subito dopo aver ricevuto il Battesimo da Giovanni, viene spinto dallo Spirito nel deserto, dove vi resta per 40 giorni, prima di iniziare la Sua missione. Mi colpisce l’urgenza con cui Egli viene chiamato a vivere questa esperienza. Pensando ancora alla similitudine con il deserto riguardo a questo tempo di grazia che ci attende, mi risuonano nel cuore le parole del profeta Osea: «Perciò, ecco, io la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore…».

In una parabola dei nostri giorni, provando a immaginare il vangelo delle tentazioni nella città di Milano, il diavolo portò Gesù nella metropoli, capitale della finanza e della moda. Lo pose in alto, sopra la guglia centrale del Duomo e gli mostrò la città ai suoi piedi: il Castello, la Borsa, la cintura delle banche, lo stadio, le vie della moda. E c’era folla sul corso, turisti e polizia. Sull’asfalto grigio, coriandoli e stelle filanti di carnevale, e la pioggia leggera di fine inverno. Alcuni, occhi tristi e pelle scura, vendevano le ultime rose ai passanti. Allora il diavolo disse a Gesù: “Tutto questo è mio! Tutto sarà tuo se ti inginocchi davanti a me!”. Eppure, nella città che il Nemico dice sua, ci sono luoghi dove si asciugano lacrime, dove donne e uomini intercedono, collegando la città al cielo, e altri che provano a fare del loro poco qualcosa che serva a qualcuno. Ci sono madri che danno la vita per i figli e gente onesta; ci sono padri che trasmettono rettitudine ai figli e occhi diritti. Non c’è solo competizione, si può incontrare la passione per la giustizia, il sottovoce dell’onestà, gente limpida senza secondi fini.

Adamo, tentato, è caduto (I Lettura); Cristo, invece, ha lottato e ha vinto perché si è sottomesso alla Parola di Dio, ha obbedito al Padre suo «facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (cf Fil 2, 8). Adamo ha steso il braccio per peccare; Cristo, invece, al termine della sua esistenza terrena, ha steso le sue braccia sulla croce per salvare tutti noi e «Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!, a gloria di Dio Padre”» (cf Fil 2, 9-11).

Concludendo con le parole del santo vescovo Agostino: «La nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, né può essere coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere». Che il Signore alimenti in noi la fede, accresca la speranza, e ci insegni ad aver fame di Cristo, pane vivo e vero, e a nutrirci di ogni parola che esce dalla sua bocca.

L'Arte Floreale e il Simbolismo in Quaresima

Norme Liturgiche e Scelte Essenziali

Nel Tempo di Quaresima è proibito ornare l'altare con fiori, facendo eccezione, tuttavia, per la Domenica Laetare (IV di Quaresima), le solennità e le feste. Questa disposizione, secondo l'interpretazione comune, non permette l'uso dei fiori sull'altare ma oltre l'altare sì. Si potrebbe anche scegliere di non mettere fiori.

In questo periodo liturgico, si predilige uno stile rustico e l'uso di elementi simbolici che richiamino il deserto e la penitenza. Questi possono includere rami secchi, rami spinosi, radici, piccole piante selvatiche, pietre grezze. Poche cose sono sufficienti, ma vanno elaborate e disposte con cura creativa per essere presentate alla Comunità celebrante, aiutando tutti a entrare nel deserto e a farne un’esperienza interiore. Lo stile rustico, a cui si è poco abituati, sostituisce lo stile elegante dei fiori adatto per la festa e, con un messaggio appropriato, raggiunge le nostre sensibilità con la sua efficacia. Anche l'arte povera può trasmettere messaggi inediti, che illuminano e richiamano alla semplicità della vita. Lo Spirito di Dio lavora anche attraverso i segni semplici e va oltre le nostre abitudini, le preferenze, i preconcetti, le tradizioni, educando il nostro cuore all'essenziale. Le composizioni non dovrebbero esprimere bellezza fine a sé stessa, ma piuttosto la gloria di Dio, evitando di spendere tanti soldi per fioriture maestose, preferendo magari distribuire qualche pasto in meno ai poveri. Si possono utilizzare vasi coltivati dalle suore o dalla siepe, sottolineando il colore liturgico viola, tipico del tempo quaresimale.

composizione floreale essenziale con rami secchi, sassi e terriccio, evocante il deserto

Composizioni per un'Omelia Floreale

Le composizioni floreali liturgiche durante la Quaresima diventano una sorta di omelia floreale, comunicando il senso liturgico della giornata e richiamando i temi della penitenza, del digiuno e della preghiera.

La Composizione con il Bambù

Una composizione per la Quaresima raffigura sei bastoni di bambù legati assieme in modo da formare un fascio. I lunghi bastoni si allargano verso l’alto dando l’impressione di una mano aperta che si allunga verso il cielo. In quanto esseri umani siamo a prescindere imperfetti. La società offre spesso modelli di perfezione, soprattutto esterna, con i quali confrontarci, ma la verità è che la perfezione è irraggiungibile per l’uomo. Ciò non significa che non bisogna avere modelli di perfezione a cui aspirare. La definizione di perfezione varia per ciascuno di noi, ma molto spesso ci fermiamo a un’immagine di perfezione esterna o materiale, ignorando una perfezione interiore o spirituale. È proprio quest’ultima però che ci permette di diventare persone migliori e raggiungere il Regno dei Cieli. La Quaresima, in quanto periodo di riflessione e rinuncia, è perfetta per iniziare o continuare questo percorso di miglioramento.

composizione artistica con sei bastoni di bambù legati, che si aprono verso l'alto

Simboli per le Domeniche di Quaresima e il Triduo Pasquale

Nel corso della Quaresima e del Triduo Pasquale, l'arte floreale e gli elementi simbolici possono richiamare specifici temi evangelici:

  • In una domenica, il simbolo che sottolinea il tema quaresimale è la casa con l’uscio aperto, segno del padre che aspetta i figli, ispirata alla parabola del Figliol Prodigo.
  • Per la domenica della Samaritana o dell'adultera, si può richiamare il gesto di Gesù che scrive sulla sabbia o il pozzo.
  • Ai piedi dell’altare possono essere posti gli oli consacrati dal Vescovo nella mattina durante la Santa Messa del Crisma. Questi oli possono essere accompagnati da alcuni simboli del Triduo ed in particolare del Giovedì Santo. Per esempio, sull’altare può esserci una composizione con le spighe di grano e gli acini d’uva a simboleggiare l’istituzione dell’Eucaristia. Da questi scende un drappo rosso, segno sia della regalità che della passione di Cristo.
  • La composizione ai piedi del cero pasquale può essere fatta di fiori bianchi, come le vesti dei bambini che riceveranno il pane eucaristico rappresentato dalle spighe di grano.
  • Per simboleggiare una domenica di gioia e passione, si può adornare il crocifisso con un drappo rosso pendente dalla croce per la passione e, a fianco alla croce stessa, un ramo di ulivo per l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme.
  • Al crocefisso può essere aggiunto un drappo bianco a significare il sudario con cui era stato avvolto Gesù.
spighe di grano e acini d'uva su un drappo rosso, simboli eucaristici

Esempi di Addobbi Liturgici Oltre la Quaresima

L'approccio simbolico dell'arte floreale si estende anche ad altri tempi liturgici significativi:

  • L’addobbo che ha ricordato la Pentecoste può essere inserito vicino al cero pasquale, essendo la Pentecoste la solennità cinquanta giorni dopo la Pasqua. Il colore liturgico è il rosso, per cui sia il drappo che i fiori sono rossi.
  • Anche per la solennità della Santa Trinità l’altare può essere addobbato con alcuni segni caratteristici, come le tre candele accese che richiamano le tre persone della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Riferimenti Evangelici

  • Dal Vangelo secondo Matteo 4,1-11 (Le tentazioni di Gesù)

  • Dal Vangelo secondo Matteo 17,1-9 (La Trasfigurazione)

  • Dal Vangelo secondo Giovanni 4,5-42 (La Samaritana al pozzo)

  • Dal Vangelo secondo Giovanni 9,1-41 (Il cieco nato)

  • Dal Vangelo secondo Giovanni 11,1-45 (La resurrezione di Lazzaro)

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