La Devozione al Santissimo Crocifisso e il Ricco Patrimonio Ecclesiastico di Gravina in Puglia

La città di Gravina in Puglia vanta un'antica e profonda devozione verso il Santissimo Crocifisso. Questa venerazione secolare è stata narrata nel libro “Il culto del SS. Crocifisso”, realizzato dall’Associazione culturale SS. Crocifisso, un'opera che raccoglie interventi di figure religiose e culturali significative, tra cui Mons. Giovanni Ricciuti, Arcivescovo di Altamura, Gravina e Acquaviva delle Fonti, il Parroco Don Nicola Scarcella, e il presidente dell'Associazione culturale SS. Crocifisso, Serafino Dipalma.

Il Culto del Santissimo Crocifisso e le Sue Icone

La presenza di Crocifissi di notevole pregio artistico testimonia la radicata devozione cittadina. Isabella Di Liddo rileva che il Crocifisso della Cattedrale, collocato nella navata sinistra, è un'opera di grande qualità artistica del Seicento, attribuito a Nicola Fumo. Qui, nel XVII secolo, fu costruito un cappellone polilobato a strapiombo sulla gravina; all’interno del succorpo è presente un Oratorio dedicato alla Croce, e in corrispondenza del piano superiore è collocata la Cappella del Santissimo.

A conferma di questa devozione, nel succorpo si conserva un altro Crocifisso che mostra una sensibilità naturalistica eccezionale, evidente ad esempio nell'uso di capelli veri, una pratica diffusissima a Napoli. Al XVI secolo si può datare il Crocifisso presente nella Chiesa di San Francesco, edificio rammodernato nel periodo barocco, che vanta uno degli organi più maestosi della Puglia, realizzato dalla bottega napoletana dei Carella, attivi anche a Napoli e in Basilicata.

Foto di un antico Crocifisso nella Cattedrale di Gravina in Puglia

La Parrocchia SS. Crocifisso - Chiostro di San Sebastiano

La Parrocchia SS. Crocifisso - Chiostro di San Sebastiano rappresenta una destinazione affascinante a Gravina. Questa chiesa è particolarmente vivace durante la Festa di San Sebastiano, celebrata il 20 gennaio, che onora il santo patrono della città con processioni animate, musica e tradizioni locali che uniscono la comunità. I visitatori possono anche godere di un suggestivo presepe vivente che arricchisce l'atmosfera festosa.

Un tempo questa chiesa era chiamata Madonna della Pace. Quando nel 1500 Gravina fu colpita dalla peste, la popolazione si affidò all'intercessione di San Sebastiano, facendo voto di costruire un altare nella chiesa se fosse scampata alla pestilenza. Una volta salva, la popolazione consacrò un altare in suo onore a destra dell'altare maggiore, e da quel momento la chiesa cominciò ad essere chiamata "San Sebastiano". Successivamente, in una cappella a sinistra della chiesa fu situato un miracoloso Crocifisso, che nel tempo portò la popolazione a chiamare la chiesa anche "Santissimo Crocifisso".

Foto del Chiostro di San Sebastiano a Gravina in Puglia

La Solenne Festa del Santissimo Crocifisso

La città di Gravina festeggia con grande solennità la Festa del Santissimo Crocifisso, una devozione molto radicata e praticata con gioia dai gravinesi. È la seconda festa della città per importanza, dopo quella patronale di San Michele Arcangelo del 29 settembre, e si celebra sempre nell'ultima domenica di maggio o nella prima domenica di giugno.

Anticamente, la festa si celebrava con una messa solenne al mattino, seguita dalla benedizione dei campi circostanti la chiesa. La sera, una lunga processione con il miracoloso Crocifisso si snodava per le vie della città, con una massiccia partecipazione di agricoltori e contadini, tanto che veniva chiamata la "festa degli agricoltori". Essi pregavano per un buon raccolto e offrivano generosamente grano per le spese della festa.

In tempi più recenti, era usanza appendere una fascia di stoffa al Santissimo Crocifisso, sulla quale i fedeli attaccavano banconote per contribuire alle spese. Si usava anche attaccare sulla fascia il nome di chi offriva di più. Oggi, la "gara" delle offerte continua, e chi offre di più è intitolato a "portare la bandiera" durante la processione, affiancando la sacra immagine del Crocifisso.

La sacra effige del Santissimo Crocifisso che da qualche anno viene portata in processione è opera dello scultore gravinese Antonio Sette, che sostituisce l'antichissimo simulacro per ragioni di tutela dei beni culturali. La festa si è sempre distinta per l'ottima organizzazione, includendo le migliori bande musicali, spettacoli pirotecnici, sagre, mostre, concerti, bancarelle, giostrai, artisti di strada e luminarie lungo via San Sebastiano. L'addobbo della chiesa, un tempo caratterizzato da maestosi e colorati drappeggi, oggi è più sobrio ma altrettanto efficace nel comunicare il clima di festa.

Ad organizzare l'evento c'è una "deputazione", ultimamente costituita in Associazione culturale Santissimo Crocifisso, che interagisce con l'antica confraternita del SS. Crocifisso, la comunità parrocchiale e l'Amministrazione comunale. Numerosi concittadini e agricoltori contribuiscono attivamente alle spese e alla raccolta fondi. Da diversi anni è nata anche l'Associazione "Città del Crocifisso", un sodalizio intercomunale con Gravina capofila, nato dalla devozione al Santissimo Crocifisso e con l'obiettivo di potenziare il turismo religioso e culturale.

Gravina in Puglia festa del SS Crocifisso 5 Giugno 2016

Il Legato del Vescovo Vincenzo Giustiniani

Una figura chiave nella storia ecclesiastica di Gravina è il Vescovo Vincenzo Giustiniani, nato nell'isola greca di Chio nel 1550 e morto a Gravina in Puglia nel 1614. Fu esponente del ramo "greco" di una delle famiglie più in vista di Genova, i Giustiniani. Si laureò in Legge a Torino e nel 1590 fu nominato governatore di Tivoli da papa Sisto V, distinguendosi per le sue capacità amministrative. Nel 1593, papa Clemente VIII lo nominò vescovo di Gravina, incarico che mantenne per ventuno anni.

Durante il suo lungo e fecondo episcopato, Giustiniani istituì il primo seminario in terra di Bari, assegnandogli le rendite necessarie, fondò il conservatorio delle cappuccinelle e nel 1602 eresse la chiesa della Beata Vergine delle Grazie. I suoi resti sono conservati in una delle tombe del succorpo della cattedrale di Gravina, dove è visibile il suo cenotafio.

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie

La storia della Chiesa della Beata Vergine delle Grazie inizia nel 1595, quando il Vescovo Giustiniani fu colpito dalla devozione che gli abitanti rurali nutrivano verso un'immagine della Madonna in una piccola cappella, citata in un documento del 1568 come "Santa Maria la gratia alias de Cardone". Per migliorare l'accoglienza dei fedeli, il vescovo decise di costruire una chiesa più grande sul sito della cappella, fuori dalle mura cittadine. I lavori iniziarono tra il 1597 e il 1598 e terminarono nel 1602.

La facciata della chiesa è stata concepita come un enorme stemma araldico del Vescovo Giustiniani, tanto da essere considerata un bene di notevole interesse storico-artistico dal Ministero dei Beni Culturali (vincolo del 1984) e un'anticipazione del barocco leccese. Essa si presenta divisa in due parti: nel registro inferiore, grandi conci di bugnato ricreano la forma di un castello con tre torri, corrispondenti alle porte d'accesso. Sopra la torre centrale spicca un'enorme aquila in pietra con le ali spiegate, mentre al centro del timpano spezzato è inserita una mitra vescovile in pietra. Il disegno riproduce esattamente lo stemma Giustiniani.

Le motivazioni religiose di tale rappresentazione sono incise sulla facciata: "sicut aquila provocans ad volandum pullos suos et super eos volitans expandit alas suas et portat eos" (Deuteronomio 32, 11), che significa "come l'aquila esorta i suoi pulcini a volare volando sopra di loro, spiega le sue ali e li porta su di sé". La "spiegazione" del castello deriva dal Salmo 60: "Turris, fortitudinis a facie nemici" ("Torre salda di fronte ai nemici"). L'intera facciata si configura, quindi, come un invito a rinsaldare la fede.

Illustrazione della facciata della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Gravina

L'interno della chiesa, invece, è molto sobrio e quasi scarno, con tre navate e pochi ornamenti. La chiesa, ubicata extra moenia (fuori le mura), ha avuto una storia travagliata, subendo crolli e rimaneggiamenti. Dopo la scomparsa del vescovo costruttore, conobbe alcuni anni di abbandono. A metà del XVII secolo, il Vescovo Domenico Cennini si adoperò per restaurare sia la chiesa sia la residenza estiva per i vescovi annessa. Nonostante la devozione dei fedeli, la sua posizione defilata fu causa di numerosi furti. Fu anche utilizzata come caserma, cadde più volte in stato di abbandono e fu a lungo chiusa al culto, tornando a svolgere la sua funzione solo nel 1951, affidata ai francescani minori conventuali. Nel 1980 subì i danni del terremoto dell'Irpinia, rendendo necessari imponenti restauri.

Storici e documenti antichi testimoniano l'importanza di questa chiesa. Nel 1608, Virgilio De Marino nel suo opuscolo “Apprezzo della città di Gavina” la descriveva come "cominciata con bellissimo designo dal vescovo di detta città et non finita dove è ancora una comoda habitatione et vi si celebra ogni matina". Nel 1616, fr. Agostino da Castelfidardo, successore di Giustiniani, la descriveva nella sua Relatio ad Limina come "fabbricata con grandissima diligenza dal R.mo predecessore". Nel 1710 la facciata subì una variazione con bugnatura che coprì lo stemma del Vescovo Giustiniano, e furono iscritte frasi della Bibbia.

Il santuario ha dato origine anche al toponimo "porta o via Aquila grande", data la visibilità dello stemma aquilino da ogni punto della città. Le laterali della chiesa crollarono nel 1600 e l'edificio rimase abbandonato e incompleto fino alla venuta di Mons. Domenico Cennini, che lo abbellì e lo restaurò insieme alla residenza estiva. Un piccolo campanile, tuttora esistente, fu realizzato per devozione dei fedeli nel 1841. Negli anni Trenta e Quaranta, le strutture attigue furono adibite ad orfanotrofio maschile.

Il Seminario Vescovile

Il Vescovo Giustiniani istituì il primo seminario in terra di Bari nel 1595, assegnandogli le rendite necessarie. Il giovane Vincenzo studiò con profitto, laureandosi in Legge e padroneggiando l’arabo, il greco e il latino. Fu la sua competenza a Roma che lo fece notare per le sue capacità gestionali, specialmente nel riparare i danni dell'alluvione e dello straripamento del fiume Aniene nel 1589. Giustiniani istituì un seminario modello, con insegnanti pubblici e sacerdoti di esemplare condotta. Nonostante le difficoltà iniziali per la mancanza di fondi, il seminario fu costruito e iniziò le sue attività nel 1596, nell'attuale via seminario vecchio.

La Chiesa di Santa Cecilia

A Santa Cecilia, protettrice della musica e del bel canto, è dedicata una chiesa di Gravina in Puglia, fatta costruire dal Vescovo Vincenzo Giustiniani nel 1611 dalle fondamenta dell'abitazione di Angelo Benchi. Il suo scopo era permettere alle donne delle abitazioni vicine di raggiungere un luogo di culto senza percorrere strade pubbliche "piene di uomini". Un tempo, sulla facciata principale campeggiavano le insegne episcopali del vescovo, di cui è rimasto solo il supporto in pietra. Completata nel gennaio 1611, nel 1617 divenne patronato della famiglia Maiorana o Maiorani, fungendo anche da cappella funeraria. Le visite pastorali, come quella di Mons. Arcangelo Baldini nel 1629 e del cardinale Vincenzo Maria Orsini nel 1714, attestano la sua storia e la presenza di un Crocifisso in piombo.

Iniziative Attuali per il Patrimonio Ecclesiastico

La parrocchia del SS. Crocifisso ha promosso un cammino parrocchiale di formazione all’architettura liturgica, iniziato il 12 novembre 2019, rivolto alla comunità per riflettere sul tema della liturgia ed esprimere idee su un progetto di restauro globale della chiesa. Un incontro significativo è stato "Le due mense: l’ambone", presenziato da don Alessandro Amapani, pastoralista e liturgista. L'obiettivo finale è la restituzione alla comunità di un "progetto condiviso di adeguamento liturgico".

Inoltre, l'Associazione culturale Santissimo Crocifisso ha deciso nel 2015 di sostenere la pubblicazione di una ricerca di Maria Antonietta Buchicchio Altieri sugli affreschi seicenteschi del frate Giuseppe da Gravina, recuperati e restaurati, che ornano il bellissimo chiostro adiacente la chiesa stessa.

Parallelamente, l'Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Archivio ha lanciato un progetto di digitalizzazione di tutte le visite pastorali svolte dai Vescovi di Gravina, incluse quelle di Vincenzo Giustiniani, con una prossima campagna di crowdfunding per il reperimento delle risorse necessarie.

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