L'Ispirazione Divina degli Autori della Bibbia

La fede cristiana si basa in gran parte sulla Bibbia. La ragione di questo riferimento preferenziale è semplice: perché la Bibbia è ispirata. Questo è, infatti, ciò che credono i cristiani.

Che cos'è l'Ispirazione della Bibbia?

Dopo aver citato un passo dell’Antico Testamento, Gesù non esitava a definirlo come “parola di Dio” (Matteo 15:6). In questi versetti si afferma che lo Spirito di Dio ha agito per mezzo degli autori umani della Bibbia. Non bisogna fraintendere il termine “ispirazione”. Quando si parla della Bibbia, il concetto di ispirazione designa il ruolo dello Spirito Santo, il quale ha comunicato la parola di Dio servendosi di scrittori umani.

Si dovrebbe quindi parlare di “sospiro”, di alito divino, quello che ha incoraggiato l’autore umano con tutte le sue facoltà (intelligenza, memoria, capacità di analisi, la conoscenza geopolitica del suo tempo, le sue emozioni, la sua persona ecc.) esortandolo dolcemente ma fermamente a scrivere per conto di Dio. Questo è quanto si vuole esprimere nel passo della seconda lettera di Pietro: lo Spirito Santo ha agito sugli autori della Bibbia come fa il vento con le vele di una nave: il vento soffia, le vele si gonfiano e l’imbarcazione procede speditamente.

illustrazione dello Spirito Santo che ispira uno scrittore biblico, con un vento simbolico che soffia sulle vele di una nave

Benché sia composta da diversi libri scritti in epoche diverse e da persone diverse, la Bibbia si presenta come un’indiscussa unità. Sembra proprio di trovarsi davanti a un unico libro; è sufficiente leggerla per coglierne la congruenza. Per i credenti la Bibbia è la Parola di Dio trasmessa all’umanità. Non è possibile dimostrarlo direttamente e in modo assoluto, benché sia possibile avanzare parecchie argomentazioni a favore.

La Dottrina dell'Ispirazione secondo il Concilio

I padri conciliari scrivono: «Le verità divinamente ispirate che nei libri della sacra scrittura sono contenute e presentate, furono consegnate sotto l’ispirazione dello Spirito Santo». Quanto al modo in cui i libri della Bibbia sono stati ispirati, o, meglio, il modo con cui lo Spirito Santo ha agito in essi, il concilio afferma che Dio si servì di alcuni uomini «nel possesso delle loro facoltà e capacità». Il fatto della divina ispirazione ci porta logicamente a ritenere che autori della Bibbia sono sia Dio, sia gli autori sacri; ovviamente in modo analogico, perché non possiamo parlare di Dio e degli uomini in modo univoco.

Dio è vero autore della Bibbia perché egli sta all’origine di essa, avendo lo Spirito Santo mosso alcuni uomini a scrivere. Quando diciamo che Dio è autore della Bibbia, intendiamo che egli è entrato nella vita di un uomo, lo ha fatto suo discepolo, gli ha affidato una missione da compiere e lo ha sempre assistito con la sua presenza misteriosa ma reale.

simbolismo della Bibbia come un libro aperto illuminato dallo Spirito Santo

Gli autori umani, dopo essersi dedicati alla viva predicazione, sia nella veste di profeti, sia nella veste di apostoli ed evangelizzatori, hanno sentito il dovere di scrivere, o far scrivere, ciò che avevano predicato. Non possiamo però dimenticare che spesso dietro il singolo autore ci sta anche una comunità di fede, per la quale scrive e della cui fede egli si fa interprete.

Testimonianze Bibliche dell'Origine Divina

L’origine divina della legge è ribadita a più riprese, non soltanto con l’uso ripetuto di affermazioni quali «Dio pronunciò tutte queste parole» (Esodo 20:1, a proposito dei dieci comandamenti) oppure «Il Signore/Dio parlò/disse a Mosè». La grande frequenza (oltre 380 occorrenze) della locuzione: «(Così) dice il Signore», cui vanno ad aggiungersene altre quali, ad esempio: «La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini», non lascia adito ad alcun dubbio: è Dio a parlare per bocca dei profeti.

Un esempio significativo è in Geremia: «Poi il Signore stese la mano e mi toccò la bocca; e il Signore mi disse: “Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca”». L’identificazione tra le parole del profeta e quelle del suo Dio è tale che in alcuni passi biblici è difficile discernere quale dei due stia parlando. Troviamo anche l'affermazione: «Oracolo, parola del Signore, rivolta a Israele per mezzo di Malachia...».

Il Nuovo Testamento riconosce l’ispirazione dell’Antico Testamento. In Matteo 19:4-5 leggiamo come Gesù, citando Genesi 2:24, dichiari: «il Creatore...». Ancora, in Atti 1:16 si legge: «Fratelli, era necessario che si adempisse la profezia della Scrittura pronunciata dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda» (in cui si fa riferimento ai Salmi).

Papa Francesco, proseguendo le sue catechesi sullo Spirito Santo, ha sottolineato: «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio» (2Tm 3,16) e «Mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio» (2 Pt 1,21). Questa è la dottrina dell’ispirazione divina della Scrittura, quella che si proclama come articolo di fede nel Credo, quando si dice che lo Spirito Santo «ha parlato per mezzo dei profeti».

L'Ispirazione Verbale e la Visione Cristiana

Con il concetto di ispirazione verbale (dal lat. verbum, “la parola”) si intende che l’ispirazione riguarda le parole usate nel testo originario. Ci si spinge oltre affermando che si trattò di una ispirazione verbale, vale a dire che le parole stesse utilizzate dagli scrittori erano ispirate. D’altro canto, questo è quanto essi stessi sostenevano. Ciò non significa che le lingue utilizzate nei testi originali siano sacre e che i testi resi dalle traduzioni non siano validi. Significa, piuttosto, che lo Spirito Santo ha presieduto alla redazione dei testi anche nelle singole parole usate, poiché una parola può cambiare radicalmente il significato di un testo o di un concetto.

Rifiuto di Concezioni Alternative

Per i cristiani la Bibbia è molto più di una semplice attestazione umana della rivelazione divina, molto più di una semplice raccolta di riflessioni umane su Dio o di informazioni sull’esperienza religiosa d’Israele e della Chiesa primitiva. Vengono rifiutate concezioni che limitano l'azione divina:

  • L’ispirazione naturale: l'idea che gli autori biblici fossero grandi menti che non avevano bisogno di aiuto soprannaturale per scrivere.
  • L’ispirazione parziale: l'idea che solo alcune parti della Bibbia sarebbero ispirate (ad es., quelle in cui si esprimono concetti altrimenti inconoscibili o quelle che riguardano la salvezza), a differenza di altre (quali, ad es., i resoconti storici, i quali possono essere supportati da altre fonti).

Chi pensa che la Bibbia non sia interamente Parola di Dio e che l’uomo abbia facoltà di determinare, con l’uso della ragione, ciò che è ispirato e ciò che non lo è, si mette sullo stesso piano di Dio. Quando si parla di ispirazione della Bibbia si afferma che gli autori biblici sono stati i mezzi usati da Dio per rivelarsi agli uomini. Rivolgendosi a noi tramite degli autori umani, Dio si è abbassato al nostro livello.

L'Azione dello Spirito Santo nella Vita della Chiesa

Lo Spirito Santo, che ha ispirato le Scritture, è anche Colui che le spiega e le rende perennemente vive e attive. Da ispirate, le rende ispiratrici, ovvero in grado di suscitare nei fedeli il desiderio di renderle operative. Il Concilio Vaticano II afferma che «Le sacre Scritture ispirate da Dio e redatte una volta per sempre, comunicano immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare nelle parole dei profeti e degli apostoli la voce dello Spirito Santo» (Dei Verbum, n. 21). In questo modo lo Spirito Santo continua, nella Chiesa, l'azione di Gesù Risorto che, dopo la Pasqua, «aprì la mente dei discepoli all’intelligenza delle Scritture» (cfr Lc 24,45).

Lettera di Papa Francesco "Aperuit Illis" - Domenica della Parola di Dio - parte 9

Può capitare, infatti, che un certo passo della Scrittura, letto tante volte senza particolare emozione, un giorno lo si legga in un clima di fede e di preghiera, e allora quel testo improvvisamente si illumina, ci parla, proietta luce su un problema che stiamo vivendo, rende chiara la volontà di Dio per noi in una certa situazione. A che cosa è dovuto questo cambiamento, se non a una illuminazione dello Spirito Santo? Le parole della Scrittura, sotto l’azione dello Spirito, diventano luminose; e in quei casi si tocca con mano quanto è vera l’affermazione della Lettera agli Ebrei: «La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; [...]» (4,12).

La Chiesa si nutre della lettura spirituale della Sacra Scrittura, cioè della lettura fatta sotto la guida dello Spirito Santo che l’ha ispirata. Al suo centro, come un faro che illumina tutto, c’è l’evento della morte e risurrezione di Cristo, che compie il disegno di salvezza, realizza tutte le figure e le profezie, svela tutti i misteri nascosti e offre la vera chiave di lettura dell’intera Bibbia. La morte e risurrezione di Cristo è il faro che illumina tutta la Bibbia, e illumina anche la nostra vita.

La Chiesa, Sposa di Cristo, è interprete autorizzata del testo della Scrittura ispirato, la Chiesa è la mediatrice della sua proclamazione autentica. Poiché la Chiesa è dotata dello Spirito Santo - per questo è interprete -, essa è «colonna e sostegno della verità» (1 Tm 3,15). Il compito della Chiesa è aiutare i fedeli e quanti cercano la verità a interpretare in modo corretto i testi biblici.

La Lettura Spirituale della Parola di Dio

Un modo di fare la lettura spirituale della Parola di Dio è quello che si chiama la lectio divina. Questa pratica consiste nel dedicare un tempo della giornata alla lettura personale e meditativa di un brano della Scrittura. Papa Francesco suggerisce: «Tutti i giorni prenditi un tempo per ascoltare, per meditare, leggendo un passo della Scrittura» e raccomanda di portare sempre con sé un Vangelo tascabile per leggerlo durante la giornata, anche solo una o due volte, quando capita. Questo è molto importante per la vita spirituale.

La lettura spirituale per eccellenza della Scrittura è quella comunitaria che si fa nella Liturgia, nella Messa. Lì vediamo come un evento o un insegnamento, dato nell’Antico Testamento, trova il suo pieno compimento nel Vangelo di Cristo. L’omelia, quel commento che fa il celebrante, deve aiutare a trasferire la Parola di Dio dal libro alla vita. Per questo, l’omelia dev’essere breve: «un’immagine, un pensiero e un sentimento», non più di otto minuti, perché «dopo con il tempo si perde l’attenzione e la gente si addormenta, e ha ragione».

Tra le tante parole di Dio che ogni giorno si ascoltano nella Messa o nella Liturgia delle ore, ce n’è sempre una destinata in particolare a ciascuno. Qualcosa che tocca il cuore. Accolta nel cuore, essa può illuminare la giornata, animare la preghiera. Si tratta di non lasciarla cadere nel vuoto.

persone che leggono la Bibbia o meditano in un contesto di preghiera

La Sacra Scrittura ha una nota di fondo che l’accompagna dall’inizio alla fine: l’amore di Dio. Sant’Agostino osserva: «Tutta la Bibbia non fa che narrare l’amore di Dio». San Gregorio Magno definisce la Scrittura «una lettera di Dio onnipotente alla sua creatura», come una lettera dello Sposo alla sposa, ed esorta a «imparare a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio». Il Concilio Vaticano II afferma: «Con questa rivelazione Dio invisibile, nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé» (Dei Verbum, 2).

«Ponete nella vostra mente tutte le parole che oggi io uso come testimonianza contro di voi. Le prescriverete ai vostri figli, perché cerchino di eseguire tutte le parole di questa legge. Essa infatti non è una parola senza valore per voi; anzi è la vostra vita» (Dt 30,14).

tags: #gli #autori #della #bibbia #hanno #scritto