Le informazioni su Evangelista Villanova sono strettamente legate alla monumentale opera sui "Sogni di Don Bosco". Questo testo, pur non essendo una biografia diretta di Villanova, emerge come una fonte ricca di dettagli e analisi profonde sul fenomeno dei sogni di Don Bosco, aspetto che ha reso celebre il dottor Villanova nell'ambito degli studi salesiani.
La Struttura dell'Opera sui Sogni di Don Bosco
Il volume XVII dell'edizione, che probabilmente include contributi di Villanova, si concentra sull'interpretazione e la classificazione dei sogni del Santo. L'opera è strutturata in numerosi capitoli, ognuno dei quali approfondisce un aspetto specifico della vita e delle esperienze spirituali di Don Bosco. La prefazione introduce il lettore ai temi trattati, seguita da una serie di capitoli che coprono un arco temporale significativo e diverse tematiche.
Eventi e Temi Trattati nel Volume XVII
- CAPO I: Capo d'anno, visite, conferenze. Infermità del Santo.
- CAPO II: Per la Liguria in Francia e dalla Francia nuovamente nella Liguria.
- CAPO III: Un mese a Roma. Chiesa del Sacro Cuore e udienza pontificia. Sogno sul passato e sul presente dell'Oratorio. Ritorno per Firenze e Bologna.
- CAPO IV: La comunicazione dei privilegi.
- CAPO V: Don Bosco nell'Oratorio da Maria Ausiliatrice a San Giovanni. Per la grande lotteria di Roma.
- CAPO VI: Sull'andamento dell'Oratorio.
- CAPO VII: Soggiorno di Don Bosco a Pinerolo.
- CAPO VIII: Durante il colera del 1884.
- CAPO IX: Don Bosco e l'Esposizione nazionale di Torino.
- CAPO X: Testamento paterno e provvedimento papale.
- CAPO XI: Il primo Vescovo salesiano.
- CAPO XII: Proposte di fondazioni in Italia e alcune particolarità di case italiane durante il 1884.
- CAPO XIII: Inviti e fondazioni fuori d'Italia nel 1884.
- CAPO XIV: Alcune norme pratiche e due sogni.
- CAPO XV: Varia corrispondenza nel 1884.
- CAPO XVI: Annuale viaggio del 1885 in Francia.
- CAPO XVII: Nell'Oratorio, dall'Oratorio, per l'Oratorio. Soggiorno a Mathi.
- CAPO XVIII: Il Duca di Norfolk.
- CAPO XIX: Per la chiesa e per l'ospizio dei Sacro Cuore. Ancora della lotteria.
- CAPO XX: Di alcune case e di alcune proposte in Italia.
- CAPO XXI: Nella Spagna e nella Francia.
- CAPO XXII: Nell'Uruguay, nel Brasile, nell'Argentina.
- CAPO XXIII: Aneddoti, direttive, lettere.
La Salute di Don Bosco e la Consolidazione delle Opere
Il biennio trattato è ricco di avvenimenti per la vita di San Giovanni Bosco: due viaggi in Francia, un'andata a Roma, il conseguimento dei privilegi, la partecipazione all'Esposizione nazionale di Torino, il riordinamento dell'Oratorio, la nomina del Vicario, la consacrazione del primo Vescovo salesiano e lo stabilirsi dei Salesiani a Parigi, Barcellona, Uruguay, Brasile e Argentina. Queste "cose di ordinaria amministrazione", venendo da Don Bosco o avvenendo per suo impulso, rivestono sempre un carattere di peculiare importanza.
Contemporaneamente, si accentua purtroppo il declinare della sua salute, la quale, sebbene non sia stata mai scevra d'incomodi, ora va deperendo a segno che anche esteriormente la persona gli si curva sotto il peso delle infermità. Da questo momento, il suo pensiero dominante è dare alle proprie opere una salda stabilità. Il noviziato, sia quanto all'andamento interno che alla procedura da seguire nelle ammissioni, viene riformato. Anche alla Pia Unione dei Cooperatori apporta non solo aumento di numero, ma anche maggior forza di coesione. Egli si adopera, insomma, a far sì che i Salesiani prendano in seno alla Chiesa e in mezzo alla civile società la consistenza d'un corpo omogeneo, vigoroso e capace di ulteriori sviluppi, anche quando egli non sarà più.

La Fama di Santità e il Giudizio di Leone XIII
Intanto la sua fama di santità va riempiendo il mondo. Grazie impetrate mediante le sue preghiere, l'avverarsi di sue predizioni e guarigioni prodigiose avvenute in sua presenza o con l'invocare da lungi la sua benedizione confermano ognor più la generale opinione che egli sia un grande taumaturgo e un inviato del Cielo. A lui accorrono e gli scrivono dai più remoti Paesi dell'Europa e dell'America per implorare il soccorso de' suoi lumi o il benefizio delle sue orazioni. Non sono solo genti del popolo ad essere attratte verso la sua persona, ma si vedono dignitari altissimi del clero e del laicato, italiani e stranieri, visitarlo nell'Oratorio o durante il corso delle sue peregrinazioni per conoscerlo, per chiedergli consiglio e per esserne benedetti. Tutto questo accade nonostante che giornali settari gli spargano contro velenose insinuazioni o nere calunnie. L’eroismo delle sue virtù e la realtà delle sue grandi opere, non potendo restare sotto il moggio, s’impongono talmente che qualsiasi mena avversaria finisce con cadere a vuoto.
Il sapientissimo Leone XIII, a mano a mano che veniva conoscendo l’uomo di Dio, dava sempre maggiori prove della sua stima verso di lui. Un giorno, circondato da una corona di prelati, mise il discorso su Don Bosco e li interrogò che cosa ne pensassero. I pareri erano divisi. Finalmente il Papa fece una domanda: "Può un uomo con le sole sue forze naturali fare quello che fa Don Bosco?" Ed enumerate le sue opere, proseguì: "No, non può. Dunque ci vuole qualche cosa di soprannaturale che lo animi, né questo potrebbe essere altro che Dio o lo spirito delle tenebre. Il modo migliore per discernere è esaminarlo dalla natura degli effetti. Ex fructibus eorum cognoscetis eos." (Il fatto è narrato dal Vescovo di Milo in Don Bosco y su Obra, pp. 73-4. L'autore dice che la verità di “esta bella anècdota” non si può mettere in dubbio, perché “persona merecedora de entera fé nos la ha referido”. Barcelona, Tip. Parigi.)
I Sogni Missionari di Don Bosco
Continuano nel 1885 i sogni missionari. Il panorama delle future Missioni salesiane si delinea e si dilata a dismisura dinanzi allo sguardo antiveggente di Don Bosco. Nel 1883, nel fulmineo viaggio da Cartagena a Puntarenas, aveva scorto le località dell’America meridionale, dove sarebbero stati chiamati i suoi figli. Indi, fra il gennaio e il febbraio del 1885, intravedendo confusamente i nuovi mezzi delle comunicazioni aeree, contempla i trionfi che si sarebbero riportati specialmente a partire dal Brasile fino alla Terra del Fuoco. In luglio, poi, percorre a volo il campo di azione che la provvidenza riservava ai Salesiani nell’Asia, nell’Africa e nell’Australia. Sono espansioni di cui allora, umanamente parlando, neppure sulle ali della più fervida fantasia egli avrebbe mai potuto raggiungere il sospetto. Altre manifestazioni dello stesso genere avrà ancora Don Bosco in seguito, cosicché al termine della vita egli avrà divinato e prospettato a’ suoi figli un programma missionario, alla cui attuazione si porrà mano progressivamente da parecchie generazioni.

La Natura e l'Origine dei Sogni di Don Bosco
La menzione di questi sogni particolari invita a dire una parola sopra i sogni di Don Bosco in generale. Quelli che egli chiamava sogni accompagnarono il Santo dai primi albori della ragione fino al tramonto della vita. Bisogna però distinguere bene sogni da sogni, perché la comune denominazione ha fatto un mescolamento di fenomeni assai disparati. Volendoli debitamente classificare, diremo che sotto il nome generico di sogni di Don Bosco vanno confusi sogni che non furono sogni, sogni nient’altro che sogni e sogni rivelatori.
Classificazione dei Sogni
- Sogni che non furono sogni: Sono dello stesso genere le apparizioni di Luigi Colle, che egli soleva denominare distrazioni.
- Sogni nient’altro che sogni: Talora Don Bosco narrò nell'intimità sogni veri e propri, alcuni dei quali s'incontreranno pure in questo volume e nel seguente. A rigor di termini, non sarebbe il caso di tenerne conto nella sua biografia; nondimeno, poiché egli li raccontò e fra noi piace sapere tutto ciò che è possibile conoscere intorno alla sua persona, li abbiamo accolti in queste Memorie, senza però attribuirvi maggior importanza che non vi desse egli medesimo; almeno possono sempre avere qualche interesse dal lato psicologico.
- Sogni rivelatori: La categoria più numerosa e caratteristica dei sogni di Don Bosco è costituita da quelli che contenevano elementi rivelatori, inafferrabili con le sole forze della sua mente. In essi egli rivedeva il passato, vedeva il presente, antivedeva il futuro. Per lo più le rivelazioni gli si presentavano sotto specie di simboli; ma non di rado gli si affacciava anche la nuda realtà, come quando gli si scoprivano i segreti delle coscienze o gli si spiegavano dinanzi le particolarità di luoghi a lui sconosciuti o comunque fuori di mano.
L'Origine Teologica dei Sogni Rivelatori
E qui nasce la questione sull’origine di siffatti sogni. È teologicamente certo che gli Angeli buoni e gli angeli cattivi, permettendolo Iddio, esercitano un potere sulla materia. Niente, dunque, impedisce loro di agire sul nostro cervello, per "eccitare una data cellula, la cui attività si collega al formarsi di un dato sentimento, di una data immagine o di un dato pensiero", producendo così in noi l’impressione che ci si voglia tentare o illuminare. Inoltre può sempre Iddio "creare senz’altro una realtà che ci venga incontro durante il sonno sotto forma di sogno o durante la veglia sotto forma di visione" (HENRI GHEON, Saint Jean Bosco. Nella collezione “Les grands Cœurs”. Parigi, E. Flammarion éd. Pag. vari oggetti).
Nella Sacra Scrittura, vi sono numerosi esempi di sogni profetici e rivelatori:
- Ad Aronne e a Maria, sua sorella, Dio disse che sarebbe comparso agli altri profeti in visione e avrebbe parlato loro nei sogni (Num., XII, 6).
- Ad Abimelech, re di Gerara, Dio rivelò in sogno la sorte che lo aspettava per aver rapito Sara; in sogno Labano fu avvertito di non proferir parola torta contro Giacobbe (Gen., XX, 3 e XXXI, 24).
- Nel libro di Gioele, alludendosi alla copia di grazia che sarà diffusa sopra i Cristiani, si annunzia che vi saranno profezie, sogni e visioni (Ioel, II, 28 e Atti degli Ap., II, 17).
- In sogno parlò Dio a Salomone, colmandolo di celeste sapienza (III Re, III, 5).
- Più volte l'Angelo fece conoscere a S. Giuseppe in sogno i voleri di Dio, come in sogno furono messi sull'avviso i Magi, perché non ripassassero da Erode.
Il Cardinal Bona adduce tre motivi per mostrare come la quiete del riposo notturno si presti meglio a ricevere certe impressioni del cielo con quella forma di visioni che si dicono immaginarie: nel sonno l’anima è meno distratta da molteplicità di pensieri; inoltre, essendo più passiva, è disposta più ad accettare e meno a discutere; infine, in quel silenzio dei sensi le immagini si stampano meglio nella fantasia (BONA, De discretione spirituum, c.).
È poi storicamente provato che certe anime elette furono favorite così di visioni immaginarie durante il sonno. Dalla celebre Passio di Santa Perpetua del 203 alla storia di non pochi fondatori e fondatrici d’Ordini religiosi e alle vite d’illustri convertiti, quante volte non vediamo entrare il sogno come elemento soprannaturale per premunire, confortare, ispirare, scuotere!
Cosa succede alla tua coscienza mentre dormi? (Conoscenza nascosta)
L'Interpretazione dei Sogni e la Discrezione degli Spiriti
I sogni rivelatori di Don Bosco solevano presentarsi come simboli e figure poco intelligibili. Per questo vi occorrono interpreti, che posseggano il dono della discrezione degli spiriti, se si voglia penetrarne con sicurezza il recondito significato. Nessuno interpretò i due sogni di Giuseppe ebreo, e la loro intelligenza si acquistò solo quando i fatti ne diedero molti anni dopo la spiegazione. Non così fu dei sogni delle sette e sette vacche, delle sette e sette spighe fatti dal Faraone d'Egitto, perché Giuseppe ne chiarì il senso; e lo stesso accadde grazie all'interpretazione di Daniele per i sogni della statua gigantesca e del grandissimo albero, mandati a Nabucodonosor. Simbolici solevano essere i sogni di Don Bosco; ma la difficoltà dell’intenderli gli veniva appianata durante i sogni medesimi o per bocca di personaggi che gli facevano da guide o per mezzo di didascalie tanto scritte che orali.
La discrezione degli spiriti non è meno necessaria per ben discernere quando si tratti di sogni divini o di illusioni diaboliche o di scherzi della fantasia. Albergava senza dubbio questo carisma nell’anima del Beato Cafasso. Ora egli, consultato ripetute volte da Don Bosco in confessione, gli rispondeva sempre di stare tranquillo e di raccontare quei sogni, perché facevano del bene. E del bene realmente ne producevano, giacché nei giovani uditori ne veniva alimento alla pietà e orrore al peccato. Osservando inoltre come le notizie comunicategli per tal via rispondessero al vero e come si avverassero le previsioni di morti e di altri fatti contingenti e umanamente imprevedibili, noi abbiamo le più tangibili prove che non si navigava nel solito gran mare dei sogni. Anche la maniera tenuta da Don Bosco nell’esporli deponeva in favore della loro natura soprannaturale; poiché il Santo condiva di sincera umiltà le sue narrazioni, cercando con destrezza di allontanare dalle menti altrui ogni idea che egli possedesse meriti o godesse di privilegi eccezionali. Era anche convinto che tali sogni gli fossero mostrati per un impulso soprannaturale.
La Specificità dei Sogni di Don Bosco
A meglio comprendere la natura specifica di questi sogni giova considerare come nell’andamento di essi ci si presenti uno sviluppo logicamente ordinato ad uno scopo; il che non si verifica nei sogni consueti. Qui infatti è un inseguirsi più o meno confuso di ricordi come di note musicali incalzantisi all’impazzata sulla tastiera della nostra intelligenza addormentata. Quanta assurdità in quella ridda d’immagini! Per questo fu detto che affannarsi a scoprire in tale accozzo un nesso e un senso è come voler scoprire un motivo musicale in una scorribanda notturna di topi lungo un pianoforte. Invece nei sogni di Don Bosco si ravvisa costantemente un fondo serio che costituisce la base di tutta l’azione onirica; siffatta azione poi, ora semplice ora molteplice, procede a gradi senza dar luogo alle incongruenze o alle banalità che in generale non si scompagnano mai dalle fantasmagorie risvegliantisi e rigirantisi nell'immaginazione di chi dorme. Che se a volte compaiono fenomeni che abbiano dello strano, Don Bosco li avverte come tali, ne chiede il perché e ne riceve spiegazioni sotto ogni riguardo soddisfacenti. Siamo, dunque, fuori del mondo dei sogni propriamente detti.
Un Esempio di Sogno Rivelatore
Vi sono certi sogni che, quand’egli li raccontò, parvero davvero sogni e nulla più; invece chi ha potuto aspettare, si è dovuto convincere che nascondevano l’annunzio di eventi futuri. Valga per tutti il seguente. Una volta, non sappiamo in che anno, Don Bosco sogna di trovarsi in S. Pietro, dentro la grande nicchia che si apre sotto il cornicione a destra della nave centrale, perpendicolarmente alla bronzea statua del principe degli Apostoli e al medaglione in mosaico di Pio IX. Egli non sa come sia capitato lassù e non si dà pace. Guarda attorno se vi sia modo di scendere; ma non vede nulla. Chiama, grida; ma nessuno risponde. Finalmente, vinto dall'angoscia, si sveglia. Al contrario, quando queste pagine cadranno sotto gli occhi dei lettori, sorriderà proprio dall’alto di quella nicchia il magnifico Don Bosco del Canonica.
Il Pensiero di Don Bosco sui suoi Sogni
Piacerà infine conoscere quale fosse il pensiero di Don Bosco intorno a’ suoi sogni. Per coglierlo giusto non bisogna badare a quello che diceva in pubblico, ma alla sua maniera di agire e di esprimersi in privato. Suo pubblico erano per questo unicamente i giovani e i Confratelli dell’Oratorio e talvolta i soli Superiori del Capitolo. In pubblico non usava altro termine che di sogni, né si lasciava sfuggire espressione, dalla quale si potesse argomentare che li volesse far prendere per rivelazioni soprannaturali; anzi nel raccontarli usava frasi e motti arguti, che nella sua intenzione, dovevano servire a rimuovere dalla mente degli ascoltatori qualsiasi idea di tal genere. Personalmente invece egli faceva gran conto delle cose vedute. Così, per esempio, con i conti Colle, parlando o scrivendo delle apparizioni del defunto.
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