La figura di Lazzaro Bastiani, pittore veneziano attivo nel Quattrocento e nei primi anni del Cinquecento, è indissolubilmente legata al fervente contesto artistico della Serenissima. Tra le sue commissioni più significative si annovera la partecipazione al celebre ciclo pittorico dedicato ai miracoli della reliquia della Santa Croce, un progetto di grande prestigio commissionato dalla Scuola di San Giovanni Evangelista.
Il Contesto Storico e Artistico: Il Ciclo della Santa Croce
La Scuola di San Giovanni Evangelista di Venezia, attorno al 1505-1510 circa, commissionò un prestigioso ciclo di storie dei miracoli della reliquia della Santa Croce. Questo ambizioso progetto coinvolse un’équipe di diversi artisti tra loro indipendenti, tra cui figurano Lazzaro Bastiani, Gentile Bellini, Giovanni Mansueti, Vittore Carpaccio e Benedetto Diana. Ognuno di questi maestri contribuì con una tela volta a celebrare i prodigi legati al prezioso frammento della croce di Cristo custodito dalla Scuola, creando un complesso narrativo di grande impatto visivo e spirituale.

Lazzaro Bastiani: Cenni Biografici e Opere Significative
Lazzaro Bastiani (o Sebastiani), figlio di Iacopo, è documentato a Venezia già nel 1449 con la qualifica di pittore e si ritiene sia nato non dopo il 1430. La sua carriera è costellata da diverse commissioni e partecipazioni a importanti istituzioni artistiche e religiose.
Tra le sue opere iniziali, nel 1460 si impegna a dipingere una pala per S. Samuele a Venezia, oggi perduta. Successivamente, nel 1479, realizza una Storia di David per la Scuola Grande di S. Marco e nello stesso anno entra a far parte della confraternita di S. Gerolamo. Nel 1473 riceve l’ordinazione di un dipinto per Pera di Fassa (Trento). Un’opera significativa del 1480 è la Natività per la chiesa veneziana di S. Elena, attualmente conservata nelle Gallerie dell’Accademia.

Bastiani continua la sua attività a Venezia nel 1482. Nel 1484, firma e data la lunetta con la Madonna fra santi e donatore nella chiesa dei Santi Maria e Donato a Murano. La sua fama lo porta, nel 1490, a firmare l’Incoronazione della Vergine, oggi esposta all’Accademia Carrara di Bergamo. La sua vicinanza alle istituzioni veneziane è confermata dalla sua partecipazione, nel 1494, alla confraternita della Scuola di S. Marco. Gli anni successivi lo vedono attivo a Venezia nel 1496 e nel 1502. La sua collaborazione artistica include anche, nel 1505, la pittura di stendardi per piazza S. Marco insieme a Benedetto Diana. Nel 1508, viene chiamato a giudicare gli affreschi di Giorgione al Fondaco dei Tedeschi, testimoniando il suo ruolo di rilievo nel panorama artistico del tempo.
Il "Dono della Reliquia" e il Ruolo di Bastiani nel Ciclo
Nel contesto del prestigioso ciclo commissionato dalla Scuola di San Giovanni Evangelista, Lazzaro Bastiani contribuì con un’opera che celebrava l'importanza della reliquia della Santa Croce per la confraternita. Sebbene la descrizione dettagliata dell'episodio specifico raffigurato da Bastiani sia lacunosa nel frammento fornito, la sua inclusione tra gli artisti incaricati di narrare le storie dei miracoli della reliquia, e l'esplicito riferimento a "La reliquia della Santa Croce offerta alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista" nel contesto della sua biografia, indicano che egli fu autore di una delle tele centrali del ciclo, verosimilmente quella che immortalava il momento del dono o dell'offerta della preziosa reliquia alla Scuola.
Un Esempio dal Ciclo: La Guarigione Miracolosa di Benedetto Diana
Per comprendere meglio la natura delle narrazioni all'interno del ciclo della Santa Croce, possiamo osservare l'opera di un altro artista coinvolto, Benedetto Diana. L’episodio raffigurato da quest’ultimo ricorda la guarigione miracolosa del figlio di "ser Alvise Finetti scrivan alla Camera degli imprestidi" avvenuta il 10 marzo 1480 grazie al frammento della croce di Cristo custodito dalla Scuola.
La composizione di Diana presenta ai piedi della scala un piccolo gruppo di persone che si raccoglie attorno ad una donna inginocchiata che tiene fra le braccia il bambino, ancora in fin di vita. L’architettura del dipinto ricorda il cortile interno di un palazzo veneziano, dominato dall’imponente scala di accesso che collega i piani superiori, aperti da loggiati ad arcate, allo spazio aperto al pianterreno.

La precisa definizione degli ambienti, costruiti rispettando rigorosamente le regole prospettiche, permette di individuare il punto di fuga sull’asse verticale centrale, espediente che conferisce solidità strutturale al dipinto e che smentirebbe le ipotesi di riduzione del formato originale, avanzate da alcuni critici.