Giuseppe Viccaro "il Biondo" e la Storia dei Clan a Santi Cosma e Damiano

I comuni di Santi Cosma e Damiano, Castelforte e le località limitrofe, situate all'estremità meridionale della regione Lazio, al confine con la Campania, sono stati identificati dalla Procura Distrettuale Antimafia di Roma come la sede di un'organizzazione di tipo mafioso. A questa facevano riferimento altre due associazioni dedite al traffico di stupefacenti.

Mappa del sud Pontino con evidenziati i comuni di Santi Cosma e Damiano e Castelforte

Le Radici: Il Clan "Mendico-Riccardi" e l'Operazione "Anni '90"

La maggior parte dei soggetti destinatari di misure cautelari, tutti residenti a Santi Cosma e Damiano (ad eccezione di uno attualmente domiciliato a Monaco di Baviera), erano già stati riconosciuti nel 2007 come membri del clan "Mendico-Riccardi". L'esistenza di questa organizzazione fu accertata dalla Corte di Assise di Latina a seguito di un'indagine denominata "Anni 90", condotta dal Nucleo Investigativo di Latina.

La sentenza emessa nel luglio 2009, confermata dalla Corte d'Appello di Roma il 15 ottobre 2010 e ribadita dalla Cassazione nel 2012, aveva riconosciuto l'operatività, fino al 2001, di un'organizzazione di stampo mafioso sul territorio della provincia di Latina. Questa era collegata alla più estesa organizzazione criminale del clan dei Casalesi ed era promossa, diretta e organizzata da Ettore Mendico e Orlandino Riccardi. Tra i partecipi di tale associazione figurava, tra gli altri, Antonio Antinozzi.

DIA Sud Pontino

La Riorganizzazione Criminale e l'Indagine "Anni 2000"

A partire dal 2013, in seguito alla scarcerazione dei componenti del sodalizio criminale Mendico-Riccardi, nel sud-pontino si è verificata una serie di episodi di matrice camorristica. La concomitanza di questi eventi con la rimessa in libertà degli esponenti del clan ha indotto a ritenere possibile una riorganizzazione del sodalizio criminale. Per tale motivo, sono state avviate le indagini che hanno portato all'individuazione di due diversi gruppi criminali.

Questa nuova indagine, coordinata dalla DDA di Roma, è stata denominata "Anni 2000", iniziando nel dicembre 2015 e concludendosi nel gennaio 2020. L'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ha ricostruito l'attività di un'associazione di tipo mafioso operante nel sud Pontino, in particolare nei territori di Castelforte e Santi Cosma e Damiano.

La Scissione del Clan: Una Questione d'Onore

Al centro della scissione del clan Mendico-Riccardi vi è stata una "questione d'onore" di natura sentimentale, aspramente criticata in quanto in violazione del codice interno. Si trattava di una relazione tra Maria Rosa Falso, moglie di Giuseppe Viccaro (nipote di Antonio Antinozzi), e Antonio Mendico (cugino del capoclan Ettore Mendico). Questa relazione sentimentale ha determinato la divisione dell'originaria struttura in due entità distinte.

I Nuovi Assetti Criminali e le Loro Attività

Dalla nuova indagine è emersa la scissione del clan Mendico-Riccardi in due diverse organizzazioni, che, a quanto pare, non si facevano concorrenza nei rispettivi settori. Le due associazioni si erano spartite il sud pontino, tra i comuni di Santi Cosma e Damiano, Castelforte e i territori limitrofi, controllando da una parte l'imprenditoria locale tramite estorsioni e dall'altra il traffico di stupefacenti.

Il gruppo criminale capeggiato da Antonio Antinozzi si è staccato dal clan originale e ha costituito sul territorio un'autonoma associazione di stampo mafioso su base familiare. Questa organizzazione si è dedicata anche al traffico di cocaina e hashish. L'inchiesta ha accertato legami tra Antinozzi e il clan Parisi di Bari per quanto riguarda la gestione delle sale slot, sebbene il gruppo si occupasse principalmente di estorsioni.

Nelle intercettazioni, Antinozzi si lamentava del fatto che, mentre in passato gli imprenditori si rivolgevano direttamente al clan camorristico per la cosiddetta "messa a posto", ora l'organizzazione era costretta a porre in essere attentati incendiari per ottenere le somme di denaro.

L'esistenza di altre due associazioni dedite al narcotraffico è stata accertata dalla DDA, che ha coordinato il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Latina e la Compagnia Carabinieri di Formia. Queste erano gestite rispettivamente dalla famiglia Mendico, con i fratelli Ettore e Maurizio, e dalla famiglia Antinozzi, con Antonio e il figlio Decoroso.

L'Operazione delle Forze dell'Ordine e le Accuse

L'operazione ha visto l'impiego di circa 200 carabinieri, supportati da elicotteristi e unità cinofile dell'Arma. Il gruppo criminale capeggiato da Antonio Antinozzi, dopo la scissione, aveva costituito un clan strutturato su base familiare che, avvalendosi di metodi violenti e intimidazioni, mediante l'uso di armi ed ordigni esplosivi, aveva ingenerato un clima di assoggettamento ed omertà tra la popolazione.

I reati contestati comprendevano:

  • Associazione per delinquere di tipo mafioso
  • Associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti
  • Detenzione illegale di armi comuni da sparo
  • Estorsione
  • Rapina
  • Danneggiamento
  • Incendio

Tutti questi delitti erano aggravati dal metodo mafioso.

Un esempio delle intercettazioni citate dal GIP di Roma nell'ordinanza a carico di 19 persone arrestate evidenzia i metodi intimidatori: «Qua nessuno ti vuole fare un’estorsione… Ma un pensiero lo vuoi portare? Fai un pensiero agli operai…». Questa dichiarazione, risalente al 28 luglio 2016, fu rivolta al titolare di un'impresa di rimessaggio barche dopo un'azione di danneggiamento all'azienda.

Un altro episodio rivela il clima di influenza: «La donna nel raccontare l’episodio - aggiunge il gip - si mostra particolarmente compiaciuta per essere riuscita a risolvere il problema, asserendo di essersi recata in un bar a Minturno frequentato dai ragazzi che strappavano i manifesti e di aver intimato loro di non farlo più».

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