La storia del movimento pentecostale in Italia è costellata di momenti di grande fede, perseveranza e, purtroppo, anche di persecuzione. In questo contesto, la figura di Giuseppe Di Biagio, insieme ad altri credenti, ha svolto un ruolo determinante nella diffusione del messaggio evangelico, in particolare a Roma.
Le Origini e i Primi Passi della Comunità Romana
L'impulso divino, ricevuto dall'esperienza Pentecostale, spinse i credenti locali all’apertura di una nuova sala di culto. Tale era l'insegnamento biblico che guidava questo sparuto gruppo.
La Prima Sala di Culto e l'Espansione Iniziale
Inizialmente, la sala era stata presa in affitto. Ciò rese più semplice per i credenti invitare parenti e amici, fino ad allora reticenti nel partecipare alle riunioni che si tenevano in case private. La struttura disponeva di una pedana e di una portiera, quest'ultima destinata a divenire famosa allorché alcuni ragazzi vi appiccarono il fuoco durante una riunione di culto. Coloro che si aggiungevano alla comunità testimoniavano della propria fede ubbidendo al comandamento del Signore del battesimo per immersione. Per i battesimi, ci si recava al Lavatoio Cobianchi di via Ferruccio, dove solitamente ci si recava per lavarsi, poiché la quasi totalità delle abitazioni era sprovvista di bagni propri. Durante una di queste occasioni, Teresa Nigido fu attratta da un gruppo di persone che cantavano e lo stesso Lombardi le spiegò cosa stava accadendo.
Il Ruolo di Ettore Strappaveccia e la Crescita della Comunità
La stessa credente che aveva evangelizzato Assunta Strappaveccia, madre di Ettore, invitò all’adunanza anche Marianna Mattei, moglie di Angelo Arcangeli. Ettore Strappaveccia avrebbe svolto un ruolo determinante nel futuro della chiesa. La generosità dello Strappaveccia, sempre prodiga nei confronti dei meno abbienti, venne perfino annotata nei primissimi resoconti degli ispettori del regime fascista. Lo Strappaveccia, benché non fosse dotato di una particolare istruzione, basò la sua preparazione biblica unicamente sulla Bibbia.
Nel 1922 la comunità, che aveva raggiunto il numero di quaranta fedeli, si trasferì in via Adige 20. In seguito, per tenere i culti, la comunità si spostò nell'abitazione personale di Strappaveccia, in un villino sito in via Adige numero 20, nel nuovo quartiere Savoia. Successivamente si trasferì fino a tutt’oggi in via Tagliamento, 57/f. La nuova sede aumentò di volta in volta la capienza; difatti, il numero dei fedeli nell’arco di pochi anni superò le duecento unità. La sala, come riportato dagli ispettori, era ampia e luminosa ed era stata abbellita con vari interventi a cui è stata sottoposta.

Il Contesto Storico e la Persecuzione Fascista
Gli anni '20 segnarono un periodo destinato a segnare profondamente le sorti del nostro Paese e, ben presto, anche quelle del movimento Pentecostale. La storiografia nostrana ha purtroppo sorvolato velocemente sull’antisemitismo e sul razzismo postulati anche in Italia. Nel 1938 venne pubblicata la rivista “La difesa della razza”, autentico compendio delle astrazioni razziste di alcuni studiosi. Roma, culla di tutta la simbologia fascista, fu teatro di intense persecuzioni.
Il Decretone e la Repressione del Culto Pentecostale
Nel 1935, un decreto governativo, conosciuto come "Decretone", revocò il regolare permesso di ministro di culto a Giuseppe Di Biagio, il quale si defilò dalla comunità di Roma. Questo segnò l'inizio di un'ora buia per i pentecostali. Il decreto vietava ogni forma di assemblea pentecostale, anche in privato, motivando che "esso si estrinseca in pratiche religiose contrarie all'ordine sociale e nocive all'integrità fisica e psichica della razza". I nostri fratelli vennero ripetutamente denunciati, il più delle volte arrestati e condotti in questura, poi condotti in carcere per essere ammoniti o condannati al confino politico. I ministri di culto, come Pantaleone, come preferiva essere chiamato, che era un personaggio del tutto particolare, e Giuseppe Petrelli, il cui messaggio era il richiamo costante a una rigida e inflessibile morale cristiana, suscitarono in molti giovani facili entusiasmi, ma furono anche dei baluardi del mondo operaio del Salento. I credenti, tra cui anche Eliana Rustici, vennero letteralmente presi di mira e furono oggetto di ripetute vessazioni.
Il VENTENNIO FASCISTA in ITALIA
Le Tattiche del Regime e la Resistenza dei Credenti
Il regime fascista cercò di impedire con tutti i mezzi la diffusione del pentecostalismo. I documenti dell'epoca descrivono i fedeli come "soggetti facilmente suggestionabili, in quanto di bassa levatura culturale". I rapporti degli ispettori del regime, seppur redatti da diversi inviati, riportavano: “Si adunano tre volte alla settimana i così detti “Pentecostieri”... [le loro manifestazioni] avevano dell’impressionante... tutte quelle manifestazioni vadano ascritte a fatto di suggestione collettiva in soggetti nevropatici isterici epilettoidi... il giudizio è assolutamente dannoso alla salute influendo enormemente sull’equilibrio psichico delle loro facoltà. [Si notava] intensa esaltazione mistica... [che] può favorire lo sviluppo di psicosi coatte… si sono ripetute le solite scene d’impressionante fanatismo... [un medico] avrebbe certo esitato a prendere in cura molti dei presenti”. Le puntuali descrizioni sono costellate di feroce sprezzo per i fedeli, definiti: “fanatici ed ignoranti... sgrammaticati...”
Ettore Strappaveccia subì un rastrellamento della sua abitazione, messa a soqquadro nel cuore della notte dagli squadristi; venne malmenato pubblicamente allorché si rifiutava di salutare il gagliardetto Fascista. “Non mi inchino a nessuno” rispondeva a chi gli intimava di piegarsi. A seguito delle reiterate percosse subite, il nostro fratello ebbe gravi conseguenze di salute. La predicazione avveniva clandestinamente presso la casa dei fedeli i quali, al fine di non essere sorpresi dalla macchina dell’OVRA, seguivano una vera e propria procedura per non essere scoperti. L'ora e il luogo di incontro venivano stabiliti con atteggiamento del tutto discreto; ci si avvicinava in coppia, con la Bibbia debitamente nascosta, a sufficiente distanza dall’altra coppia che precedeva. Le incursioni della polizia vennero qualche volta vanificate grazie ad un avvertimento provvidenziale, però, il più delle volte, i credenti venivano colti in flagrante e arrestati. Le rappresaglie erano ancora più cruente in concomitanza con le fasi cruciali della guerra, come ad esempio lo sbarco degli alleati.

Testimonianze di Arresti e Confino
Un esempio di questa persecuzione è la testimonianza di una credente in via Alessandro Cialdi 28, in cui racconta dell’arresto subito durante una riunione tenuta in casa sua. “Eravamo riuniti in preghiera, quando improvvisamente bussarono alla porta. Ci portarono tutti in questura”. In un altro episodio, nel 1943, furono condannati al confino politico diversi fratelli, fra i quali Luigi Arcangeli, Giuseppe Gorietti, Teresa Rastelli Nigido e Pietro Remoli. Quest’ultima pena inflitta non fu mai scontata dato che il 25 luglio 1943 cadde il fascismo. Così, il regime fascista aveva perso la guerra anche con il più innocuo dei nemici: il popolo pentecostale. Il nucleo originario di via Adige, durante il periodo della persecuzione, era guidato dai fratelli Umberto Gorietti, Luigi Arcangeli, Attilio Pagano, Gioacchino Toppi e Giuseppe Giulivi. Luigi Arcangeli, figlio di Angelo, si unì in matrimonio con una giovane credente di La Spezia, Elvira Rocchi. Tra i fedeli che presenziavano alle riunioni vi erano anche simpatizzanti.
La Ricostruzione e la Nascita di Nuovi Luoghi di Culto
Dopo la caduta del fascismo, la comunità poté finalmente ricostruire e trovare nuovi spazi per il culto.
La Sala di Via dei Bruzi e la "Scuola Domenicale"
Con la caduta del fascismo, i pentecostali, come le comunità degli Stati Uniti, in particolare quelle che avevano abbracciato le posizioni teologiche di Giuseppe Petrelli, Provvedi e Salvatore Gemelli, poterono nuovamente professare la loro fede. Per la comunità di Roma, seppur in assenza di un locale di culto, fu eletto il primo consiglio di chiesa. Le prime riunioni si tenevano in un locale che sembrava un rudere, con macchinari ormai non più in funzione, mentre le casse dei confetti e delle mandorle fungevano da panche. Questa situazione evocava le prime comunità apostoliche, radunate presso le catacombe. Il sostegno, anche economico, ricevuto dalle chiese degli Stati Uniti e dalla Chiesa Battista, fu numerosissimo e permise di ricostruire daccapo. A tali lavori prese parte, dopo anni di lontananza, Ettore Strappaveccia.
Il 2 ottobre 1949, un giorno di letizia cristiana, la comunità di Roma poté finalmente inaugurare il nuovo e accogliente locale di culto in via dei Bruzi. “Dopo attese, speranze, diremmo spasimi, abbiamo finalmente tenuto l’inaugurazione del nuovo accogliente locale di culto”, si legge sul periodico “Risveglio Pentecostale” che documentò la dedicazione del locale di via dei Bruzi avvenuta appunto il 2 ottobre 1949. L'evento fu un momento di grande importanza per i movimenti evangelici della capitale. In quell’occasione, la predicazione della Parola di Dio fu portata dal Dott. Vincenzo D’Angelo. Gli anni che seguirono furono spiritualmente fecondi. Subito venne istituita la “Scuola Domenicale”, alla costituzione della quale si interessò la sorella Lea Palma.

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