Carlo Carretto nasce ad Alessandria il 2 aprile 1910, in una famiglia di contadini proveniente dalle Langhe. È il terzo di sei figli, di cui quattro si faranno religiosi. Per migliorare le proprie condizioni di vita, la famiglia Carretto si trasferisce presto a Moncalieri, dove il padre aveva ottenuto un posto nelle Ferrovie dello Stato, e poco dopo a Torino. Nel capoluogo piemontese, Carlo vive l’esperienza di un oratorio salesiano, ambiente che celebrerà come il più adatto a chi, provenendo dal popolo, potesse trovare un’educazione concreta, essenziale ed equilibrata tra divertimento e preghiera.
Gli Anni Giovanili e l'Impegno nell'Azione Cattolica
Nel 1927, Carretto consegue il diploma di maestro elementare. Mentre frequenta la Facoltà di Filosofia e pedagogia all’Università di Torino, approfondisce la fede che lo aveva ispirato fin da giovanissimo e si interessa sempre più di apostolato e di parrocchia. Un traguardo fondamentale del suo percorso formativo fu l'iscrizione alla Gioventù di Azione Cattolica (Giac), che egli definì la "piccola Chiesa" che lo aiutò a capire e a restare nella "grande Chiesa", confortata dal nutrimento della Parola, fatta d’amicizia e di impegno.
Nel 1933, dopo l'incontro con Luigi Gedda, Carlo intraprende una serie di attività frenetiche nella Giac, a partire dalla ricerca di giovani motivati e desiderosi di rendere il mondo più cristiano. Nello stesso anno, Carretto è nominato delegato per la stampa della Gioventù italiana di Azione cattolica di Torino. Nel 1936 ne assume la vice-presidenza e nel 1937 è designato alla guida dell’associazione locale. A partire dal 1936, è anche cooptato nel Consiglio superiore della Giac.
Nel 1940, vince il concorso per direttore didattico e viene assegnato a Bono, in Sardegna. Tuttavia, dopo poco tempo, viene dispensato dal suo incarico per contrasti con il regime fascista, dovuti al carattere del suo insegnamento e all'influsso che esso esercitava anche al di fuori della scuola. Viene inviato come confinato a Isili, poi rimandato in Piemonte, dove gli viene consentito di riprendere il lavoro come direttore didattico a Condove. Con l'avvento della Repubblica di Salò, riceve da Roma l'incarico di riorganizzare la struttura dell'Azione Cattolica nell’Italia settentrionale. Per non aver aderito al Regime, viene radiato dall'albo dei direttori didattici e tenuto sotto sorveglianza, dedicandosi a un’intensa attività clandestina.

Dopo la caduta del Regime e la fine della Guerra, nel 1945, Carretto è chiamato a Roma da Pio XII e da Luigi Gedda per organizzare l'Associazione Nazionale Maestri Cattolici. Nel 1946, diviene presidente centrale della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (Giac). In questo periodo, Carretto diviene un punto di riferimento autorevole nell’Azione cattolica, girando la nazione per tenere conferenze, discorsi e comizi. Alla sua iniziativa si devono anche la fondazione della Gioventù rurale, del Centro turistico giovanile e del Bureau International de la Jeunesse Catholique, di cui diviene prima vice-presidente e poi presidente, come forma di collegamento tra le associazioni giovanili di Azione cattolica di tutto il mondo.
Nel 1948, in occasione dell'80° anniversario della fondazione dell'Azione Cattolica, organizza una grande manifestazione di giovani a Roma: la famosa adunata dei trecentomila "baschi verdi" in piazza San Pietro, quale segno forte della presenza cristiana nella società.
I Contrastanti con la Politica
Subito dopo, esplodono contrasti in campo cattolico riguardo ai rapporti con la politica. I vertici ecclesiastici e associativi, preoccupati dall'avanzata comunista e rinvigoriti dalla vittoria della Democrazia Cristiana alle elezioni del 1948, vollero fare dell'Azione Cattolica una rete di supporto, anche elettorale, della DC. Sebbene Giuseppe Lazzati e i dossettiani raccomandassero la distinzione tra l’azione cattolica e quella politica - una linea condivisa appieno da Carretto - prevalse l’orientamento di Gedda, già fautore dei Comitati Civici. La posizione di Carretto, tesa ad affermare il primato della fede evangelica sul cattolicesimo di facciata, andò divaricandosi sempre più dalle tesi della maggioranza.
Nel 1952, il dissidio con Gedda divenne insanabile a causa della proposta di quest'ultimo di impegnare l'associazione nelle elezioni amministrative di Roma a sostegno di una lista civica, comprendente anche forze di destra (la cosiddetta "operazione Sturzo"). Fortemente contrastata da Carretto, contrario a qualsiasi strumentalizzazione politica dell'Azione Cattolica, l'operazione non andò in porto, ma determinò nel settembre di quell'anno le sue dimissioni. Questa difficile esperienza rafforzò le sue convinzioni: «Vi è un problema di idee, una istanza di porgere un cristianesimo più aderente alla vita moderna… di presentazione delle verità in una forma più vicina alla mentalità degli uomini di oggi».

La Chiamata alla Vita Contemplativa nel Deserto
Dopo le dimissioni, Carlo Carretto visse un periodo di laboriosa e sofferta ricerca. Il 4 novembre 1954, a 44 anni, dopo aver letto un testo di padre René Voillaume, fondatore nel 1933 dei Piccoli Fratelli di Gesù (comunità ispirata alla spiritualità di Charles de Foucauld), avverte la chiamata più seria della sua vita: la chiamata alla vita contemplativa. Scrive: «Essa si determinò nel più profondo della fede, là dove il buio è assoluto e le forze umane non aiutano più. Questa volta dovevo dire sì senza nulla capire: "Lascia tutto, e vieni con me nel deserto"».
L’8 dicembre 1954, Carlo Carretto parte da Marsiglia per l'Algeria, per il noviziato di El Abiodh, un altopiano al limite del deserto sahariano, dove lo attende padre Voillaume con una quarantina di novizi. Il giorno di Natale riceve l'abito bianco, simbolo dell'inizio del noviziato, e intraprende una vita fatta di lavoro, umiltà, preghiera e graduale distacco dalle cose del mondo. Per dieci anni, conduce vita eremitica nel Sahara, dove fa una profonda esperienza di vita interiore e di preghiera, nel silenzio e nel lavoro. Questa esperienza alimenterà anche tutta la sua vita e la sua azione successiva, e la esprimerà in quello che diventerà un autentico best-seller, Lettere dal deserto, e in tutti i libri che scriverà in seguito.
Nel deserto, Carretto si abbandona completamente a Dio, ritrovando una libertà inedita e profonda. Sperimenta la debolezza evangelica della povertà e della croce, la scelta della "piccolezza" di Betlemme. «L'aver scoperto che ero nulla, che non ero responsabile di nessuno, che non ero uomo importante, mi diede la gioia del ragazzino in vacanza». La sua fede divenne radicalmente evangelica, vissuta nella logica del nascondimento di Nazaret, dove la Bibbia divenne la sua fedele compagna di giorni e notti.
Gesù mio fratello Vita e Spiritualità di Charles de Foucauld e dei piccoli fratelli di Gesù
Nel 1963, inizia a scrivere Lettere dal deserto, un piccolo libro che segnerà una generazione di cristiani, narrando la sua esperienza di rinascita in una fede essenziale e rinnovata. Un vero caso editoriale, con mezzo milione di copie vendute e tradotto in molte lingue. Dopo il ritorno dall'Africa, incontra Papa Giovanni XXIII, il quale, interrogandolo sulla sua scelta, risponde con un sorriso: «Capita sovente così. Si va a finire là ove non si era mai pensato… anche a me è capitata la stessa cosa…».
La Fraternità di Spello e l'Eredità Spirituale
Nel 1965, dopo aver trascorso alcuni periodi in diverse realtà, Carlo Carretto torna in Italia. Innamorato di San Francesco d'Assisi, si mette alla ricerca di un "conventino francescano" per dar vita a una fraternità sul modello di Charles de Foucauld. Lo trova a Spello, in Umbria, nel convento abbandonato di San Girolamo. Ben presto, lo spirito di iniziativa di Carretto e il prestigio di cui godeva aprono la comunità all'accoglienza di quanti, credenti e non, desiderano trascorrervi un periodo di riflessione e di ricerca di fede vissuto nella preghiera, nel lavoro manuale e nello scambio di esperienze. Al convento si aggiungono man mano molte case di campagna sparse sul Monte Subasio, trasformate in eremitaggi.
Carretto sarà per oltre vent'anni l'instancabile animatore di questo centro, noto in Italia e all'estero. Durante questi anni, Carretto continua la sua attività di scrittore, iniziata negli anni giovanili in Azione Cattolica. Tra le sue opere, oltre a "Lettere dal deserto", si annoverano Incontro al domani (1943), La grande chiamata (1947), Verrai anche tu (1948) e soprattutto Famiglia, piccola Chiesa (1949), che suscitò contrasti nel mondo cattolico per alcune sue idee allora considerate avanzate. Tra i volumi successivi, molti dei quali tradotti in diverse lingue, si segnalano Il deserto nella città (1978), L’utopia che ha il potere di salvarti (1979), Beata tu che hai creduto (1980), Ho cercato e ho trovato (1983), Perché Signore? (1985), Un cammino senza fine (1986), e E Dio vide che era cosa buona (1988).
Fratel Carlo si inserisce, con interventi e prese di posizione, nei fermenti che animano la Chiesa italiana negli anni del post-concilio. In particolare, nel 1974, alla vigilia del referendum sul divorzio, censura il clima da «crociate» che si era acceso, preannunciando il suo voto contrario all’abrogazione della legge, in quanto non riteneva possibile, in coscienza, imporre per legge l’indissolubilità del matrimonio «come fatto religioso».

Uomo della parola e della penna, Carlo Carretto ha usato con molta efficacia questi due mezzi per comunicare agli altri le sue “scoperte” e la sua esperienza nella fede. I suoi libri gli hanno creato una schiera di lettori e di amici in molti Paesi del mondo. Spesso veniva invitato a portare la sua parola in conferenze e incontri spirituali. La sua profonda interiorità non lo isolava dal mondo e dai suoi problemi, ma anzi lo spingeva ad interessarsene in spirito di profezia e di servizio.
Fratel Carlo Carretto ha chiuso la vita terrena nel suo eremo di San Girolamo a Spello nella notte di martedì 4 ottobre 1988, festa di San Francesco d'Assisi, del quale era stato appassionato biografo. Poco prima, da un letto dell’ospedale, dettò quello che è considerato il suo testamento spirituale: «Quanto sei contestabile, Chiesa, eppure quanto ti amo!… Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire la santità! Nulla ho visto nel mondo di più oscurantista, più compromesso, più falso e nulla ho toccato di più puro, di più generoso, di più bello!».
La Spiritualità dei Piccoli Fratelli del Vangelo
La Fraternità di Spello è una delle comunità dei Piccoli Fratelli del Vangelo che, nella Chiesa, sono chiamati a vivere la spiritualità di Charles de Foucauld. Questa spiritualità invita a mettersi al seguito di Gesù di Nazaret in una vita di comunione con il Padre e di condivisione concreta con i poveri, gli emarginati e i lontani per “gridare il Vangelo con la vita”. L'eredità di Carlo Carretto è tuttora attuale e provocatoria, in quanto è un'eredità "profetica", un monaco "col Vangelo in mano, nella mente e nel cuore, per tradurlo nella vita. Un religioso sempre disponibile a parlare di Gesù e della salvezza eterna a chiunque glielo chiedesse. Un servitore della Chiesa, perché essa fosse sempre più santa e più vicina agli uomini".