Il nome di Giuseppe Capasso è emerso in diversi contesti giudiziari in Italia, attirando l'attenzione della cronaca. Tra i vari episodi, spicca il caso di un Giuseppe Capasso, conosciuto con i soprannomi di "Padre Pio" o "fra' Pappino", coinvolto in un clamoroso assalto a un furgone blindato e condannato per gravi reati. Parallelamente, un altro giovane Giuseppe Capasso è stato oggetto di arresto in un'operazione antidroga ad Acerra, evidenziando come omonimie possano talvolta generare confusione ma anche la necessità di distinguere i fatti.
La Condanna di Giuseppe Capasso "Padre Pio" per l'Assalto al Blindato di Castiglioncello
La vicenda più risonante che vede protagonista un Giuseppe Capasso, di 51 anni, è legata a un assalto spettacolare a un furgone portavalori avvenuto a Castiglioncello. La sentenza, giunta dopo dieci anni dall'accaduto, ha visto la condanna di cinque imputati, tra cui Capasso, a undici anni di reclusione, al pagamento di 2.500 euro di multa e a provvisionali significative, con 475mila euro riconosciuti solo alla Securpol.
Il Quadro Accusatorio e i Coimputati
Il pubblico ministero Paola Rizzo, che aveva coordinato le indagini dei Carabinieri, aveva contestato agli imputati la formazione di una vera e propria banda dedita all'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di vari reati. Questi includevano rapina, sequestro di persona, furto aggravato, ricettazione, nonché porto di armi da guerra e da sparo. Oltre a Giuseppe Capasso, tra i condannati figuravano Giovanni Padovano (45 anni, detto "'o scistaiuolo"), Aldo Mosca (64 anni, "'o marmista"), Salvatore Tommolillo (56 anni, "Wendy'e camerata") e Salvatore Del Cuoco (39 anni, "'o piccirillo"). Un sesto imputato, Tommaso Padovano, è uscito dal processo per intervenuto decesso. Tre donne - Rosa Cherillo (43 anni, moglie di Capasso), Filomena Faiella (38 anni, moglie di Giovanni Padovano) e Giovanna Sorrentino (41 anni, moglie di Tommolillo) - sono state assolte sia per l'associazione che per il riciclaggio, e prosciolte per prescrizione dal reato di favoreggiamento.
Dettagli della Pianificazione e dell'Esecuzione del Colpo
L'assalto, avvenuto all'alba del 26 luglio 2002, fu un'operazione pianificata da mesi. La banda aveva studiato attentamente la zona e testato i tempi con numerosi sopralluoghi lungo la direttrice Piombino-Livorno. Per il colpo, erano stati rubati un furgoncino alle Gorette e un furgone Ulysse a Sarzana. I criminali si erano procurati tute da operai addetti alla manutenzione stradale e scanner per intercettare le frequenze delle forze dell'ordine. Erano riusciti persino a manomettere il blindato della Securpol, installando nel motore due congegni collegati a un radiocomando: uno per bloccare l'erogazione della benzina e un altro per attivare un razzo di soccorso da natante.

Il giorno dell'assalto, il blindato partì da Livorno alle 5:10 con due agenti a bordo, diretto all'Elba per consegnare 584mila euro in banconote. Alle 5:35, sull'Aurelia, allo svincolo per Castiglioncello, simulò un "guasto" dovuto al blocco della benzina. Mentre il conducente accostava e chiedeva l'invio di un altro mezzo, apparve un Fiorino bianco con lampeggiante e la scritta "segnaletica stradale". A bordo, persone con tute arancioni. Uno dei finti operai uscì a volto scoperto con un kalashnikov, seguito dagli altri con passamontagna, mitra e pistole. I vigilantes furono disarmati, legati ai polsi con fascette di plastica, caricati sul Fiorino e abbandonati alle Spianate. I banditi svuotarono il blindato e si dileguarono senza lasciare tracce evidenti.
Le Indagini e gli Arresti
Un elemento cruciale per le indagini fu il ritrovamento, sul lampeggiante del Fiorino utilizzato per la rapina, delle impronte papillari di Giovanni Padovano. Questo portò i Carabinieri a mettere sotto controllo il telefono di "'o scistaiuolo". Le successive investigazioni permisero di individuare e arrestare tutti i membri della banda, con le mogli che furono poste agli arresti domiciliari.
Le indagini di Polizia
Altri Casi Riguardanti Individui di Nome Giuseppe Capasso
Oltre al citato "Padre Pio", il nome Giuseppe Capasso è emerso in ulteriori contesti di cronaca, sebbene riferiti a persone distinte. È importante sottolineare che gli eventi seguenti non sono collegati al Giuseppe Capasso della rapina di Castiglioncello, ma illustrano come l'omonimia possa ricorrere in diverse vicende giudiziarie.
Arresto ad Acerra per Spaccio di Droga
Ad Acerra, nel corso di un'operazione anticrimine della polizia, un Giuseppe Capasso di 21 anni è stato arrestato per spaccio di droga. I poliziotti, in servizio di controllo straordinario nel rione Madonnelle, hanno notato il giovane, già sotto osservazione da tempo, che alla vista della polizia entrava di fretta nel cortile della sua abitazione. Le forze dell'ordine hanno quindi effettuato un controllo. Una volta all'interno dell'abitazione, sul piano cottura della cucina sono state rinvenute quattro stecche di hashish. Un'ispezione più approfondita ha portato alla scoperta di un panetto di "fumo" di circa 100 grammi occultato in un contenitore sotto il frigorifero. Oltre alla droga, sono stati sequestrati anche alcuni coltelli, di cui uno trovato nel sottoscala, e un tagliere, tutti materiali utilizzati per il taglio dello stupefacente.
