L'opera nota come "La Crocifissione" o "La Deposizione", un tempo attribuita a Daniele da Volterra, è stata oggetto di recenti studi che l'hanno ricondotta all'atelier cremonese dei Campi. In particolare, l'attribuzione è stata riferita a Giulio Campi, uno dei più influenti pittori del Rinascimento e del Manierismo cremonese.
L'Attribuzione: da Daniele da Volterra a Giulio Campi
La complessa storia attributiva di quest'opera ha visto un percorso affascinante. Tradizionalmente, il dipinto era attribuito a Daniele da Volterra. Tuttavia, gli ultimi studi hanno proposto una differente attribuzione, identificando l'opera come facente parte della produzione dell'atelier cremonese dei Campi, e più precisamente di Giulio Campi.
Questa nuova attribuzione si fonda principalmente sull'esistenza di un disegno preparatorio, eseguito a penna su carta bianca e conservato all'Albertina di Vienna. Nonostante il disegno non corrisponda perfettamente all'iconografia finale del dipinto, presenta elementi stilistici e compositivi che sono stati ricondotti alla mano di Giulio Campi.

A rafforzare ulteriormente l'attribuzione a Giulio Campi, si osserva che il gruppo della donna di spalle e della figura vicina, posizionate sulla destra del dipinto, trova quasi una trasposizione nella "Storia di Ester e Assuero", un'altra opera eseguita da Giulio per il Duomo di Cremona. Questo parallelo suggerisce una coerenza stilistica e una ripetizione di moduli compositivi tipici dell'artista.
Tuttavia, la realtà dell'atelier dei fratelli Campi, caratterizzata dallo scambio e riutilizzo frequente di disegni e modelli, ha reso l'attribuzione di molte opere un compito arduo. Un esempio significativo è un dipinto con soggetto e iconografia identici a quelli di Novalesa, conservato nella chiesa dei Santi Siro e Sepolcro della stessa città di Cremona, che è riconosciuto come opera precoce di Vincenzo Campi. Questa situazione conferma la difficoltà nel distinguere nettamente le mani dei diversi membri della famiglia Campi.
Descrizione Iconografica e Stilistica dell'Opera
A livello iconografico, il dipinto cattura un momento di grande intensità emotiva: quello in cui il corpo pallido ed esanime di Cristo viene calato dalla croce. Questa scena, conosciuta come la Deposizione, precede la sepoltura e rappresenta un istante di profondo dolore e pietà, in cui il Salvatore viene restituito al pianto e alle cure della Vergine.
La composizione, in linea con i testi evangelici e la tradizione devozionale successiva, include i seguenti personaggi e dettagli:
- La Vergine Maria è ritratta semisvenuta, sostenuta con premura dalle sue sorelle, Maria di Cleofa e Maria di Salome, e dalla Maddalena.
- Sulla destra, il profilo di San Giovanni Apostolo emerge con il suo sguardo che segue con apprensione la drammatica scena.
- Giuseppe d'Arimatea e il più anziano Nicodemo sono visibili, assisi su una doppia scala, intenti a calare con cura il corpo di Cristo.
- Un terzo uomo, posizionato a terra, cinge con forza le gambe del Salvatore, pronto a sostenerne tutto il peso nel momento della discesa.
I personaggi principali raffigurati sono dunque: Gesù Cristo, la Vergine, Santa Maria Maddalena e San Giovanni. Lo strumento del martirio, il crocifisso, domina la parte superiore della composizione, ancorando saldamente la scena al suo drammatico contesto.

Provenienza e Percorso Storico del Dipinto
Il dipinto ha una storia documentata che ne traccia i complessi spostamenti attraverso i secoli, testimoniando le vicissitudini storico-artistiche e politiche. Citata nell'inventario generale del Musée Napoleon del 1810, dove era registrata per la destinazione all'Ospizio del Moncenisio, l'opera proveniva originariamente dalla Pitié, un ospizio fondato a Parigi nel 1612 da Maria de' Medici, concepito come rifugio per mendicanti.
Con l'avvento della Rivoluzione Francese, la struttura della Pitié fu convertita in orfanotrofio e, come molte altre istituzioni, venne spogliata delle sue opere d'arte. Il dipinto, già in condizioni conservative precarie, finì in uno dei depositi i cui materiali confluirono successivamente al Museo del Louvre. Qui fu ufficialmente registrato e sottoposto a restauro nel 1794 da A. Lenoir, all'epoca responsabile del Depôt National des Monuments de France.
Nel 1813, la tela fu inclusa in una serie di cinque dipinti che, per volere di Napoleone, furono trasferiti dai depositi del Museo del Louvre alla chiesa dell'Ospizio del Moncenisio. Successivamente, con il ritorno dei monaci benedettini presso l'abbazia di Novalesa nel 1821, l'opera, insieme a tutti gli altri arredi e suppellettili dell'Ospizio del Moncenisio, fu trasferita nella chiesa abbaziale dei Santi Pietro e Andrea.
La sua permanenza in quest'ultima sede durò fino alla soppressione dell'abbazia nel 1855-1856, quando il dipinto passò alla sua ubicazione attuale, all'interno della vicina chiesa parrocchiale di S. (Novalesa).
Ep. 7 - Storia degli Stili - Il Manierismo
Riferimenti Bibliografici
- Di Macco, M. (1988).
- Ruffino, M. (2000). pp. 73-74.
- De Blasi, I. (2005). p.
tags: #giulio #campi #crocifissione