Le Omelie sulla Passione del Signore di Giovanni Crisostomo, per la prima volta riunite in edizione italiana in un volume singolo, offrono la possibilità di una lettura mirata e personale della Passione e morte di Gesù. L'attenzione di Giovanni Crisostomo si concentra su quadri specifici, esplorando la presunzione di Pietro, la disperazione irredenta di Giuda, l'incredulità dei giudei e la colpevole debolezza di Pilato. Accanto a queste figure complesse, l'esegeta illumina anche i personaggi positivi come il centurione, Giuseppe di Arimatea e le donne. La persona di Gesù attraversa tutti questi quadri, fungendo da contrappunto agli scompensi che ogni personaggio porta con sé, i quali riproducono anche i nostri limiti e le nostre cadute, senza che Gesù venga meno neanche per un momento alla sua missione di maestro.

La Metodologia Esegetica di Giovanni Crisostomo
Come accade solitamente per le omelie esegetiche del Crisostomo, anche quelle sul Vangelo di Giovanni presentano per lo più una struttura bipartita: a una prima parte di commento al testo evangelico ne segue una più o meno ampia di argomento morale. Questa seconda parte sviluppa sotto forma di ammaestramento ed esortazione qualche spunto ricavabile dalla parte esegetica.
Nella parte propriamente esegetica di ciascuna omelia, si possono vedere applicati i principi e i procedimenti esegetici tipici dell'autore. Pur rifiutando la molteplicità di interpretazioni tipica della tecnica allegorista alessandrina, che dava all’esegesi un’indubbia ricchezza di spunti, Crisostomo ha voluto far emergere un’analoga ricchezza tramite l’analisi puntuale, precisa e opportunamente contestualizzata di ogni parola ed espressione della Scrittura. Per ottenere questo scopo egli utilizza in primo luogo la tecnica della parafrasi, riproponendo il testo con parole proprie, più semplici o più usuali all’orecchio dell’ascoltatore.
Alla base di tutta l’esegesi sta la consapevolezza che la Parola di Dio è quanto di più perfetto e veritiero possa esserci e che nulla in essa è senza un motivo. Ovviamente nella perfezione delle Scritture non c’è posto per le contraddizioni e quelle che sembrano tali sono solo apparenti: dunque l’esegeta si premura spesso di risolvere problemi di tal genere, sia ricercando l’opportuno nesso logico tra le parti sia facendo confronti con tutti i passi scritturistici utili a fornire chiarimenti. Del resto, l’abbondanza di citazioni scritturistiche è costante in tutte le omelie e serve a rinforzare e confermare l’esegesi del testo evangelico, attuando la diffusa tecnica patristica di “spiegare la Scrittura con la Scrittura” e confermando la solida e vastissima conoscenza biblica del Crisostomo.

Il letteralismo, come si diceva, è moderato e temperato dal buon senso. L’unico caso in cui si potrebbe parlare di un duplice livello interpretativo nell’esegesi crisostomiana è quello della tipologia, che, come è noto, si applica tra realtà dell’Antico Testamento e altrettante realtà del Nuovo, che dalle prime sono prefigurate e anticipate. Questo procedimento, essenziale in tutti gli scrittori cristiani antichi per confermare la continuità tra i due Testamenti e per giustificare l’esistenza stessa del cristianesimo come perfezionamento e adempimento del giudaismo, permetteva di mantenere la validità del senso storico-letterale, presentandosi come aggiuntivo rispetto ad esso, per quanto essenziale e più perfetto. Perciò tale metodo interpretativo venne accettato ed applicato in modo più o meno vasto anche dagli esegeti antiocheni.
Nel merito, poi, la parte esegetica delle omelie è anche quella che viene utilizzata dal Crisostomo per l’illustrazione delle questioni teologiche che gli stanno più a cuore, prima su tutte la difesa della teologia ortodossa contro le posizioni degli eretici ariani (nella variante anomea).
L'Insegnamento Morale nelle Omelie
Come si è detto, la seconda parte di ciascuna omelia è dedicata all’esortazione morale. In essa Crisostomo fa ogni sforzo per indurre i suoi fedeli ad abbandonare il peccato e i vizi e ad abbracciare la virtù. Indubbiamente, il punto su cui il nostro esegeta insiste di più è il rapporto con la ricchezza. Con straordinaria frequenza denuncia e condanna l’avidità imperante, raccomandando il distacco dai beni materiali, che rendono schiavi e disumanizzano gli uomini.
Il rimedio contro questo male, però, non è la condanna e il rifiuto di ogni ricchezza (il Crisostomo non è così radicale, e riconosce la dignità del lavoro e della sua retribuzione), ma il suo corretto impiego a favore dei poveri, di cui è strumento privilegiato l’elemosina, potente mezzo di penitenza e di remissione dei peccati. Ricorrono poi con notevole frequenza parole di condanna di altri vizi e di esortazione ad altre virtù. Tra i vizi su cui si abbatte la condanna del Crisostomo spiccano la vanagloria, spesso abbinata alla superbia, l’invidia e l’ira.
Ne consegue la costante esortazione ai fedeli a liberarsi da questi e da tutti gli altri peccati e vizi, a fare penitenza, a perdonare le offese senza tramare vendetta, a praticare la giustizia, a pregare in modo disinteressato Dio, a studiare e meditare la Parola divina, a rispettare i sacerdoti, a coltivare la concordia e le genuine amicizie, a visitare i carcerati, a soccorrere le vedove e in generale a curare la propria anima, a distaccarsi dal mondo e a dedicarsi alle cose spirituali.

La Narrazione della Passione: Eventi Chiave e Interpretazioni
Nelle Omelie sulla Passione del Signore, Giovanni Crisostomo approfondisce gli eventi cruciali che portarono alla crocifissione di Gesù, offrendo interpretazioni ricche di significato teologico e morale.
L'Arresto di Gesù e la Reazione dei Discepoli
Quando Cristo si trovò di fronte ai suoi assalitori, gli stessi discepoli si interrogarono sull'opportunità di difendersi. "Signore, dobbiamo colpire di spada?", si chiesero. Cristo permette loro di portare spade, e quando dice "qui due spade", lo fa affinché i discepoli credano veramente che egli sarà preso. Egli lo permette per non spaventarli, non per invitarli al combattimento, ma per scacciare il pensiero che la cattura non potesse avvenire. Nonostante avessero "due spade", i discepoli hanno dei dubbi. Crisostomo enfatizza come Gesù permette queste azioni non per debolezza, ma per compiere le Scritture. Quando Pietro interviene con la spada, tagliando l'orecchio del servo, Gesù non si difende, ma corregge l'apostolo.
Gesù dice: "credi che io non possa pregare il Padre mio, ed egli mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?" Queste parole sono rivolte alla debolezza degli apostoli, quasi morti dalla paura. Egli chiede loro: "Siete venuti come contro un bandito, con spade e bastoni a prendermi?". Dopo che Gesù fu catturato, "i discepoli, abbandonatolo, fuggirono". Questa fuga mostra la fragilità umana di fronte alla prova. Crisostomo sottolinea che essi fuggono anche se Gesù aveva chiarito loro che tutto avveniva per sua permissione.
Il Processo davanti al Sinedrio
Dopo l'arresto, Gesù viene condotto nel palazzo del sommo sacerdote, dove "si erano riuniti gli scribi e gli anziani". Questa riunione notturna era finalizzata a condurre tutto secondo la decisione dei gran sacerdoti, che volevano affrettare la sentenza. Crisostomo osserva con acuta analisi la fretta e la sete di sangue che guidano i giudei. Essi non lo presero quando si trovava nel tempio perché "non avrebbero osato a motivo della folla", preferendo un momento e un luogo più favorevole. Questo desiderio di uccisione è il vero movente, mascherato con l'apparenza di un giudizio.
Durante il processo, vengono presentati falsi testimoni contro Gesù. L'accusa principale, secondo i testimoni, era: "Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni". Quando il sommo sacerdote lo incalza: "Non rispondi nulla? Cosa depongono questi contro di te?", Gesù taceva. Ma quando gli chiede: "Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio?", Gesù risponde: "Tu l'hai detto". Crisostomo evidenzia la profonda ironia e malafede: "Ora definiscono ‘bestemmia’ le sue parole?" quando avevano in passato taciuto di fronte a interpretazioni messianiche. Il loro scopo era far sì che la colpa di Gesù fosse basata su colpe confessate e sopra una bestemmia evidente, per poterlo condannare. La risposta unanime è: "È reo di morte!".
La Vittoria Spirituale sulla Sconfitta Mondana
Crisostomo riflette sulla natura della vittoria e della sconfitta. "Chi ottiene la vittoria e chi il vinto?" Egli propone un capovolgimento dei valori mondani: la vera vittoria non consiste nel sconfiggere l'altro con la forza o la frode, ma nel dominare la propria passione e nel sopportare l'ingiustizia. Il vittorioso è l'offeso che non risponde all'offesa. Soffrire il male, in questo contesto, diventa la vera prova di forza, attraverso cui si innalzano splendidi trofei. "Vuoi vincere? Non combattere, ma resisti soltanto. La vittoria sarà tua." Questa prospettiva eleva la Passione di Cristo a esempio supremo di tale vittoria spirituale. Egli, pur umiliato e ucciso, emerge come vincitore, mentre i suoi persecutori, sebbene sembrino trionfare, riportano una vittoria che porta rovina.

Temi Morali e Spirituali dal Crisostomo
Giovanni Crisostomo, con la sua "bocca d'oro", ha lasciato insegnamenti di profonda valenza etica e spirituale, che risuonano ancora oggi.
Imitatore di Cristo
Niente può renderti imitatore di Cristo, come il prenderti cura del prossimo.
Rafforzare la fede
Vuoi purificare il cuore e rafforzarlo nella fede?
Onorare il corpo di Cristo
Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Il corpo di Cristo che sta sull'altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura. Impariamo dunque a pensare e a onorare Cristo come egli vuole.
Che vantaggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d'oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero? Prima sazia l'affamato, e solo in seguito orna l'altare con quello che rimane. Gli offrirai una calice d'oro e non gli darai in bicchiere d'acqua? Che bisogno c'è di adornare con veli d'oro il suo altare, se poi non gli offri il vestito necessario? Che guadagno ne ricava egli? Dimmi: se vedessi uno privo del cibo necessario e, senza curartene, adornassi d'oro solo la sua mensa, credi che ti ringrazierebbe, o piuttosto non s'infurierebbe contro di te? Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errante e pellegrino, bisognoso di un tetto. Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino e adorni invece il pavimento, le pareti, le colonne e i muri dell'edificio sacro. Attacchi catene d'argento alle lampade, ma non vai a visitarlo quando lui è incatenato in carcere.
Dico questo non per vietarvi di procurare tali addobbi e arredi sacri, ma per esortarvi a offrire, insieme a questi, anche il necessario aiuto ai poveri, o, meglio, perché questo sia fatto prima di quello. Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è destinato alla Geenna, al fuoco inestinguibile e al supplizio con i demoni. Perciò, mentre adorni l'ambiente per il culto, non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre.
Gli amici sono le corde di una cetra
Gli amici sono le corde di una cetra che, se tutte intonate tra di loro, producono al tocco una musica piacevolissima... Neppure le ricchezze più vistose si possono paragonare ad una salda amicizia. Le stelle irradiano la luce all'intorno; gli amici, dove giungono, portano gioia e bene. È meglio vivere nelle tenebre che mancare di amici.