La Missione come Amore: Una Realtà che Trasforma
Nella vita di un missionario, la missione si rivela come una realtà stupenda e splendida che nasce direttamente da Dio, dalla Trinità d'amore. Tutto ciò che Gesù dice e fa nei Vangeli, nella potenza dello Spirito, lo rende evidente: il nostro Dio non è distante, freddo, indifferente, disimpegnato. Noi siamo battezzati nel nome di questo Dio missionario. Questo tema, questa realtà della Trinità missionaria, è stata fortemente presente nell’insegnamento e nella testimonianza di Papa Francesco, come nella sua prima esortazione, Evangelii gaudium, ed è stata ripresa con energia da un ipotetico Papa Leone.
P. David Glenday, missionario comboniano ed ex superiore generale, ha avuto la fortuna di trascorrere undici anni di servizio nelle Filippine. Ricorda che, un giorno, un giovane laico impegnato gli pose una domanda diretta: «Padre David, voi comboniani parlate spesso con entusiasmo della vostra vocazione e del vostro fondatore, san Daniele Comboni. Condividete i suoi sogni, il suo slancio, i suoi viaggi, le sue speranze e delusioni, la sua eredità e la sua memoria - ed è tutto molto bello e ispirante». Se oggi quel giovane gli ponesse di nuovo la stessa domanda, Padre Glenday non esiterebbe a chiedere l’aiuto non di uno, ma di due papi: Francesco e Leone. È infatti sorprendente che l’ultima grande enciclica di Papa Francesco, Dilexit nos, sia dedicata all’amore - «l’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo» - e che la prima esortazione apostolica di Papa Leone indirizzata a tutta la Chiesa, Dilexi te, parli anch’essa di… amore - «l’amore per i poveri». Questa connessione tra le due lettere papali offre anche la chiave per iniziare a leggere, pregare e vivere Dilexi te - come si spera di fare nel corso del prossimo anno.
Come dice Gesù in Giovanni: «Il Padre mio opera sempre e anch’io opero» (5,17), ulteriormente chiarito in Giovanni 15, dove ci viene offerta la bella immagine del Padre come vignaiolo. È una grande gioia sapere che il Signore desidera che ci uniamo a lui nell’amore per i poveri, che cerca la nostra compagnia e la nostra solidarietà: è un modo nuovo di comprendere la nostra grande dignità e il nostro potenziale nella grazia del battesimo. Ma è anche una sfida, perché significa che dobbiamo prima discernere come Dio stia amando i poveri qui e ora, per poter rispondere a questa iniziativa divina. Quando comprendiamo e viviamo la missione come amore in questi diversi modi, accade qualcosa di meraviglioso e potente: veniamo cambiati, trasformati.
«L’amore cristiano supera ogni barriera, avvicina i lontani, accomuna gli estranei, rende familiari i nemici, valica abissi umanamente insuperabili, entra nelle pieghe più nascoste della società. Per sua natura, l’amore cristiano è profetico, compie miracoli, non ha limiti: è per l’impossibile. L’amore è soprattutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla. Ebbene, una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno».

Voci dal Campo: Storie di Vita Missionaria
Il Percorso di Padre Vincenzo Donati: Una Vita per gli Ultimi
Quella di padre Vincenzo Donati è una vita missionaria incredibile, molto ricca di emozioni, di fatica, ma anche di tanta gioia nel vedere piano piano cambiare le cose: le scuole funzionare, il futuro dei più poveri cambiare, i giovani di strada partecipare alle lezioni che lui e altri Figli di Don Bosco avevano preparato per loro, nei paesi più poveri del mondo.
Padre Donati è partito a 21 anni come missionario, destinazione Giappone, dove è rimasto per 12 anni e successivamente si è spostato in Corea, lavorando per 20 anni come insegnante. Nel 1981 ha raggiunto l’Africa, più precisamente in Kenya, prima nella missione di Siakago, città a circa 160 km dalla capitale Nairobi, poi è diventato direttore della scuola tecnica di Embu. Ha passato un periodo nel campo profughi di Kakuma, dove, insieme ad altri salesiani, ha fondato una nuova missione; il loro centro professionale ha accolto e formato migliaia di giovani.
Dal Kenya è poi arrivato in Sudan e in Sud Sudan, dove, insieme a Giacomo e Andrea Comino, due fratelli salesiani, ha iniziato a pensare al “Progetto Darfur” per aiutare i profughi del conflitto tra nord e sud. Hanno realizzato la prima scuola tecnica a El Obeid, capitale dello stato del Kordofan settentrionale del Sudan, e hanno messo le prime pietre per il progetto “100 scuole per il Sud Sudan. Ne abbiamo fatte di cose…”.
Non aveva l’abitudine di baciare le mani dei ragazzi o delle ragazze nella sua lunga carriera in Giappone, in Corea, in Kenya o in Sudan (dove i giovani della missione lo chiamavano baba, che significa papà), ma quando sei anni fa perse la parola (o quasi) cominciò a esprimere il suo affetto baciando le mani dei ragazzi, un gesto di amore verso i giovani delle sue missioni. La casa in cui ora si trova, alla tenera età di 94 anni, è una scuola elementare e tecnica per ragazzi poveri raccolti dagli slum di Nairobi, dove due milioni di poveri vivono in case fatte di latta, giovani stipati come sardine in un barattolo. Adesso, con il supporto dei suoi confratelli, ha progettato un piano per salvare 1.000 ragazzi con un programma di accoglienza e una scuola tecnica, per insegnare loro un mestiere e costruire insieme a loro un futuro fatto di serenità, un futuro migliore, come ha sempre fatto insieme a tanti confratelli durante la sua vita missionaria in Africa e in Asia.
Per Missioni Don Bosco, la foto di cui parla padre Vincenzo, pubblicata in un numero della rivista Terre Lontane e scelta per la campagna 5×1000 dell’anno scorso, rappresenta l’amore verso gli ultimi, “la vocazione come una vera storia d’amore”, come ha detto Papa Francesco; l’essenza dello spirito missionario che è il cuore della carità pastorale, un tratto essenziale del carisma di Don Bosco. Tutto questo è raffigurato in quello scatto.

I Giovani e l'Appello Missionario Oggi
"Battezzati e Inviati": Il Significato della Missione Giovane
"Battezzati e inviati" è lo slogan per la prossima Giornata Missionaria Mondiale (20 Ottobre 2019) e per il Mese Missionario Straordinario, indetto da Papa Francesco, che coincide con lo stesso prossimo mese di ottobre. L'obiettivo è: «Rinnovare l'impegno missionario della Chiesa, riqualificare in senso evangelico la sua missione di annunciare e di portare al mondo la salvezza di Gesù Cristo, morto e risorto» (Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2019).
Ma che significa "missione" per i giovani di oggi? Essere un missionario o una missionaria è una vocazione d'altri tempi, oppure è sempre attuale? "Missione" significa essere mandato, inviato da un'autorità presso qualcuno per assolvere un compito, un incarico specifico. Ma dove? Verso chi andare? Dentro la vita cristiana non si va in missione con le argomentazioni. Essere missionari significa, anzitutto, essere toccati dal Signore, conquistati dall'amore e dalla passione per Lui e per il prossimo, per gli ultimi e gli scartati, e annunciare il Vangelo in ogni ambiente e situazione, fino alle periferie esistenziali. Insieme a tutto ciò occorre un'abbondante dose di coraggio e forse anche d'incoscienza perché «il Vangelo è per tutti e non per alcuni. Non è solo per quelli che ci sembrano più vicini, più ricettivi, più accoglienti [...] Il Signore cerca tutti, vuole che tutti sentano il calore della sua misericordia e del suo amore».
Percorsi e Opportunità per i Giovani Missionari
Da diversi anni molte realtà in Italia offrono ai giovani la possibilità di sperimentare un periodo di tempo in missione. Aumentano i giovani che vivono questi progetti missionari estivi non come una «vacanza alternativa», ma come una proposta che lascia un segno nella propria esistenza. Secondo un'indagine nazionale relativa a questo tipo di esperienze, effettuata recentemente da diverse Riviste missionarie, è emerso che il numero complessivo di ragazzi e ragazze coinvolti nell'estate 2018 si aggira intorno ai 1000. L'esperienza missionaria consente di vivere un tempo particolarmente intenso per imparare a fare tesoro di ciò che si sperimenta, permette ai giovani di conoscere e di conoscersi, lasciandosi provocare da sfide e domande che chiedono concretamente di essere tradotte in scelte, stili di vita e responsabilità personale. Il testo nasce da un’esperienza maturata in varie diocesi e all’estero.
"Giovani e missione" è un cammino che ha al centro un'esperienza in missione, un percorso per fare un'esperienza in missione all'interno del percorso di studi dell'Università Cattolica. Con i proventi dei suoi spettacoli e delle sue attività di animazione, La Mangrovia contribuisce al lavoro dei missionari del Pime sparsi in tutto il mondo. Il percorso, di una domenica al mese, si tiene presso il seminario del Pime di Monza, offrendo momenti di convivialità, riflessione, testimonianza e preghiera, un cammino che aiuta a compiere delle scelte.
«Missione è sempre partire, ma non è divorare chilometri. È, soprattutto, aprirsi agli altri come a fratelli, è scoprirli e incontrarli». Queste poche parole fanno capire cosa motiva a riproporre questo cammino a chi vorrà intraprenderlo. È un percorso che aiuta i giovani ma anche gli oratori a pensare a un “viaggio di incontro con il mondo”. Se si ha un gruppo nel proprio Oratorio basta che si registri il responsabile dell’attività. La presentazione del percorso avverrà il 21 Novembre alle ore 20.30 presso Casa Foresti, Via Giovanni Asti 21 a Brescia.
La Gioia Contagiosa della Missione: Un'Esperienza dal Mozambico
Una testimonianza dal Mozambico rivela: «Tutto parla di Dio in Mozambico, l’amore delle persone e la premurosità che hanno nei tuoi confronti. I paesaggi sconfinati e indescrivibili ti fanno pensare che quello che stai osservando non è a caso, ma frutto di un disegno bellissimo». L’ultima settimana ha insegnato un po’ questo, la missione si è illuminata della gioia dei bambini, dei ragazzi, che ti cercano, ti abbracciano, ti vogliono bene. «Negli orfanotrofi nessun gioco e nessuna attività erano scontati, da una partita di pallavolo improvvisata al dipingere con le tempere, tutto agli occhi dei bambini era straordinario e hanno coinvolto anche noi nel turbine di vita che solo la spontaneità dei bambini sa offrire».

La Missione di Servizio: Edificare Comunità di Amore
Un presidente di palo spiegò cosa fosse una missione di servizio, ma la sua importanza non fu pienamente compresa se non molto tempo dopo. La chiamata a servire arrivò circa un mese prima dell’inizio della missione. Alla conferenza della missione di servizio si apprese che molti missionari di servizio, quando vengono chiamati per la prima volta, si sentono come se non fossero abbastanza bravi per svolgere una missione di proselitismo. Alla fine, si realizza di essere stati chiamati a una missione di servizio non perché non si fosse all’altezza, ma perché questa era la direzione che il Padre Celeste voleva far prendere. Non si è “da meno” dei missionari di proselitismo; piuttosto, Egli ha bisogno di aiuto per edificare il Suo regno mediante altri mezzi di servizio. Dopo aver conosciuto altri missionari di servizio della zona, averli incontrati e aver ascoltato le loro storie, si riconosce che sono meravigliosi e retti servitori del Signore.
I missionari sono molto importanti in ogni incarico in cui servono. Abbiamo bisogno di missionari che lascino le loro famiglie e le loro case anche per due anni per insegnare e predicare il Vangelo in tutto il mondo. Ma dobbiamo anche edificare comunità di Sion piene di amore per gli altri e di desiderio di servire e elevare il minimo tra loro. Questo è ciò che fanno i missionari di servizio. Edifichiamo Sion creando una cultura di amore e servizio. La missione di servizio per le riviste della Chiesa aiuta a vedere quanto si è veramente benedetti. Si può usare ciò che si è imparato dalle proprie prove nel corso della vita per aiutare a risollevare coloro che hanno delle difficoltà, cercando di condividere le proprie esperienze con gli altri e, nel farlo, esortando gli altri a raccontare le loro storie. Tutti i figli di Dio sono importanti.
I missionari di servizio dedicano il loro tempo e le loro energie a creare Sion in molti modi diversi ma utili:
- Alcuni aiutano con il servizio manuale in luoghi come Welfare Square o le dispense alimentari locali.
- Ci sono missionari di servizio che abbelliscono i giardini del tempio e che servono come lavoranti alle ordinanze nel tempio.
- Alcuni aiutano a distribuire il cibo ai bambini che non ne hanno quando non c’è scuola e li servono edificandoli.
- Altri aiutano a diffondere il Vangelo e a rafforzare i membri che lo conoscono già.
- I missionari di servizio servono anche in altri modi, come fare cartelli per i vescovi negli edifici della Chiesa, lavorare con lo studio cinematografico della Chiesa e pulire molte, molte cose per tenere tutti al sicuro durante il COVID-19.
Una delle cose più importanti che si fanno è meno collegata all’incarico ufficiale con il team di giovani adulti per le riviste della Chiesa e riguarda più il servizio verso gli altri missionari del proprio gruppo nel campus della Piazza del Tempio. Non è questo che fanno tutti i missionari? Non rassicurano forse tutti nel mondo che qui, nel regno di Dio, c’è un posto importante e individuale per tutti i Suoi figli? Più che adempiere ai nostri compiti individuali: «Il nostro scopo è quello di aiutare gli altri ad avvicinarsi a Cristo servendoli come farebbe il Salvatore. Svolgiamo un servizio volontario negli enti benefici, nelle funzioni della Chiesa e all’interno della comunità». Noi missionari di servizio teniamo care le parole contenute nel nostro scopo perché sappiamo che il Salvatore ci aiuta individualmente e abbiamo sentito la Sua amorevole gentilezza.

L'Appello dei Papi ai Giovani Missionari
"Non Abbiate Paura": Il Messaggio di Papa Francesco
«Non abbiate paura». Sono le ultime parole rivolte nella notte, a braccio, da Papa Francesco ai giovani convocati al Parque Tejo di Lisbona, a conclusione di un discorso missionario centrato sulla gioia. «Non abbiate paura». Furono le primissime parole di san Giovanni Paolo II, nell’omelia di inizio Pontificato (22.10.1978), con la quale Wojtyla chiedeva di “spalancare le porte a Cristo”.
Un grande, attraente, contagioso amore sta bussando nel cuore di tantissimi giovani, presenti a Lisbona o video collegati da tutto il mondo; bussa e, in realtà, trova porte aperte, perché l’amore di Cristo si è manifestato e la gioia cristiana si è accasata! Ora, ripete il Santo Padre ai giovani, occorre dare “radici alla gioia” per divenire “radici di gioia” per il mondo. L’amore rinnova la gioia, la rende giovane, la fa camminare, le dà gambe che fanno correre la fede, come è accaduto per Maria. In fondo, Papa Francesco, con il suo appello “ad alzarsi e ad andare”, a rimettere “in cammino la gioia” riconduce i giovani e la Chiesa tutta al “cuore missionario” del suo Pontificato, al “documento programmatico” Evangelii Gaudium. «Io sono una missione su questa terra» (cf EG 273), è il tema sfidante che ritorna. Essere missionari non perché reclutati, ma perché amati; non perché necessitati, ma perché innamorati.
I giovani non vogliono disertare l’appuntamento con la storia; la stanno già scrivendo e chiedono di dare agibilità alla loro fede dentro famiglie e comunità accoglienti, non rigettanti, che li aiutino a stabilizzarsi, a radicarsi, ad aprirsi alla missione perché già aperti a Cristo. “Missionare” non è una scelta elettiva, una delega, un’opportunità, una convenzione o un ufficio. È la sorgente che irrora le radici, è la vocazione di chi è amato e può solo restituire amore. È il dono più prezioso dello Spirito, che ci rende idonei, capaci, pronti, prodighi, dedicati, offerti. Quando la missione di Cristo ha inizio nella nostra vita, noi non smettiamo più di essere missionari! Gioiosi, aperti alla vita nuova che Gesù dona, pronti a vivere una “carità discreta ed efficace”, “fantasiosa e intelligente”.
Francesco: la missione, inquietudine e gioia di portare il Vangelo
I Tre Pilastri della Missione Quotidiana: Rialzati, Prenditi Cura, Testimonia
Francesco offre i “consigli utili” ai ragazzi incontrati in occasione del Convegno missionario giovanile, sul tema “Back to the COMIGI: La missione riparte dal futuro” e a 50 anni della nascita del Movimento giovanile missionario delle Pontificie Opere Missionarie, oggi “Missio Giovani”. Sono tre i verbi che indica, tre capisaldi per la missione che, afferma il Papa, “si deve vivere ogni giorno”. Essi sono: “rialzati, prenditi cura e testimonia”, “tre movimenti ben precisi” per sostenere il cammino.
- Rialzati: come il giovane figlio della vedova di Nain che era morto e che Gesù risuscita, commosso dal dolore della madre, “del dolore di chi soffre spesso in modo composto e dignitoso, di chi ha perso la speranza, di chi non vede più un futuro”. Ridare vita per ricominciare un’azione, “per essere rilanciati verso un futuro di vita, carico di speranza e di carità verso i fratelli”. Gesù ci dà la forza per alzarci e ci chiede di sottrarci alla morte del ripiegamento su noi stessi, alla paralisi dell’egoismo, della pigrizia, della superficialità. Queste paralisi sono un po’ dappertutto. E sono quelle che ci bloccano e ci fanno vivere una fede da museo, non una fede forte, una fede più morta che viva.
- Prenditi cura: Francesco si sofferma poi sulla figura del Buon Samaritano che provvede all’uomo malmenato e gettato sull’orlo della strada. “Prendersi cura” è il secondo verbo che indica per “organizzare la carità con progetti di ampio respiro”. “Oggi abbiamo bisogno di persone, in particolare di giovani, che abbiano occhi per vedere le necessità dei più deboli e - aggiunge il Papa - un cuore grande che li renda capaci di spendersi totalmente”. L’invito è anche quello di guardare ai missionari del passato. Sulle loro orme, con lo stile e le modalità adatte al nostro tempo, adesso tocca a voi realizzare una carità discreta ed efficace, una carità fantasiosa e intelligente, non episodica ma continua nel tempo, capace di accompagnare le persone nel loro cammino di guarigione e di crescita.
- Testimonia: Guardando poi alla testimonianza degli apostoli, Francesco chiede ai giovani di “condividere la felicità” con gli altri, dopo aver ricevuto il dono della vita nuova da Gesù. Testimoniare con la vita, “mettendo la firma” su quello che si vuole condividere, esponendosi, mettendoci il cuore. Non dimenticate, questi tre verbi: rialzarsi dalla propria sedentarietà, per prendersi cura dei fratelli e testimoniare il Vangelo della gioia.
Vi auguro di essere missionari di gioia, missionari di amore, ricordando la frase di Sant’Oscar Romero: «Quanto più un uomo è felice, tanto più si manifesta in lui la gloria di Cristo».
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