Papa Francesco: La Gioia Missionaria nelle Parrocchie e l'Appello all'Apertura

In un mondo spesso caratterizzato da un clima grigio e pesante, Papa Francesco richiama le parrocchie a riscoprire e diffondere la gioia, non come un'emozione passeggera, ma come una forza missionaria radicata nella semplicità, nell'incontro e nell'apertura verso tutti. Questo appello si inserisce nella sua visione di una "Chiesa in uscita", capace di trasformare ogni cosa per l'evangelizzazione e di essere un vero luogo di comunione e accoglienza senza esclusioni.

Tematica: Papa Francesco che parla a una folla gioiosa, persone che sorridono

La Visione della "Chiesa in Uscita": Seminatrici di Gioia

Papa Francesco ha ripetutamente sottolineato l'importanza di un clima di genuina spensieratezza e la semplicità come strada per essere contenti. Ha evidenziato come tale approccio sia l'opposto dell'isolamento che sempre più spesso si osserva oggi, con ognuno da solo con il suo telefonino o computer, isolato dalla comunicazione sociale.

Il Pontefice ha affermato che «Dio è contento quando noi festeggiamo insieme da fratelli in semplicità. E la vostra vocazione è ridere e far sorridere». Ha esortato: «voi siete seminatori di gioia, non dimenticate questo. E delle volte seminate gioia nei momenti in cui il cuore non è gioioso, è triste per dei problemi. La vostra vocazione è seminare gioia», divenendo «seminatori di sorrisi» che fanno ridere. Questo significa «seminare dei sorrisi, seminare gioia, seminare pace. Seminare un orizzonte più positivo di quello che forse sta vivendo la gente in quel momento. Avanti con la gioia».

Questa visione si inserisce nel "cuore del programma pontificale di Papa Francesco: “Riforma della Chiesa in uscita missionaria” (La Gioia del Vangelo 17)". Il Papa ha espresso il desiderio di una «Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti». Ha aggiunto: «Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà». Ha poi citato l'affermazione che «l’umanesimo cristiano che siete chiamati a vivere afferma radicalmente la dignità di ogni persona come Figlio di Dio, stabilisce tra ogni essere umano una fondamentale fraternità, insegna a comprendere il lavoro, ad abitare il creato come casa comune, fornisce ragioni per l’allegria e l’umorismo, anche nel mezzo di una vita tante volte molto dura».

L'invito è a una «scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione». L'«uscita» chiesta dal Papa è intesa come «apertura di una porta in ognuna delle attività che già si svolgono in parrocchia, o come l’introduzione di qualche nuova attività se non ve ne fosse nessuna rivolta specificamente ai non praticanti e ai non credenti».

Le Parrocchie come Spazi di Accoglienza e Semplicità

La ricchezza della Chiesa non sono gli edifici, ma le persone che li abitano. Per questo, Papa Francesco invita a ripensare con coraggio lo stile delle parrocchie per farle diventare veri luoghi di comunione tra le persone e di accoglienza, senza esclusioni.

L'accoglienza delle parrocchie romane a Papa Francesco nel 2013

Porte Aperte e Orari Flessibili: Oltre la Burocrazia

La parrocchia non è un “club” riservato a pochi, ma un luogo dove per entrare non sono richiesti particolari requisiti e alla cui porta d’entrata si dovrebbe leggere: “ingresso libero”. «Le parrocchie devono essere comunità vicine, senza burocrazia, centrate sulle persone e in cui trovare il dono dei sacramenti. Devono tornare ad essere scuole di servizio e generosità, con le porte sempre aperte agli esclusi. E agli inclusi. A tutti».

«La Chiesa è chiamata a essere sempre la casa aperta del Padre. Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le porte aperte. Così che, se qualcuno vuole seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa»: questo è il monito riportato nella “Gioia del Vangelo 47”. Il Papa ha criticato gli orari "di pura comodità del parroco", citando l'esempio di una basilica ligure che chiudeva in orari di massima affluenza turistica, un "orario balzano e di pura comodità del parroco". Al contrario, un parroco al centro di Roma pratica l’apertura continuata [dalle 07.00 alle 22.00 durante la settimana; dalle 07.00 alle 24.00 sabato e domenica] e sulla porta ha messo un cartello che dice: “Chiesa sempre aperta”. Per rispondere alla preoccupazione che una porta aperta e non vigilata possa essere pericolosa, il Papa ha suggerito che «in tante chiese di tanti luoghi si fanno turni per garantire la presenza di un gruppo di persone nelle ore più scomode dell’adorazione perpetua».

Analogamente, gli orari delle messe «vanno collocate nei tempi nei quali la gente è libera dal lavoro. Ovvero: anche in quei tempi». Questo include celebrare all’ora di pranzo (molti si lamentano di non poter andare a messa nella pausa pranzo) e a sera inoltrata, «garantendo la presenza di un sacerdote per le confessioni e i colloqui dopo la messa vespertina fino alla chiusura, se nel nostro ambiente la gente torna dal lavoro tardi».

Anche per la segreteria parrocchiale e la disponibilità del sacerdote, con l’aiuto dei volontari, andrebbe «ampliato il più possibile l’orario della segreteria che riceve le persone, o quantomeno risponde al telefono». Il Pontefice ha inoltre ricordato la centralità della parrocchia come "la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie", che deve stare "in contatto con le famiglie e con la vita del popolo" e non diventare "una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi".

Dalla Piazza al Digitale: Ampliare la Comunicazione e l'Invito

«Voi invitate a uscire, a incontrarsi sulla piazza, a divertirsi insieme. Vi apprezzo per questo», ha detto Francesco rivolgendosi agli attrazionisti viaggianti, ma il concetto si estende alla parrocchia. Se la parrocchia ha un qualche strumento di comunicazione, «anche lì occorrerà impostare il lavoro in modo che la comunicazione sia rivolta a tutti, interni ed esterni alla vita della comunità». Non solo, ma si potrebbe proporre anche di «ospitare e far collaborare al bollettino parrocchiale - o al sito della parrocchia - chi non è praticante e anche chi non è cattolico».

Tematica: Rappresentazione grafica della comunicazione parrocchiale, social media e bollettini

L'Incontro con l'Altro: La Carità e il Dialogo con Tutti

L'Inclusione nei Gruppi e nelle Attività Caritative

Per quanto riguarda i gruppi di partecipazione (biblico, liturgico, culturale, "nuovi media"), si dovrebbe «proporre che ammetta non praticanti e non credenti comunque interessati, e li cerchi; o alterni alle proprie riunioni delle altre aperte ai partecipanti non abituali e non interni». E se «quelli non vengono», il suggerimento è di «creare occasioni cinematografiche, ricreative, conviviali perché vengano. Si offre una pizza ai partecipanti, si programma la visione di un film».

Lo stesso, e ancor più, si potrebbe tentare con il gruppo caritativo o con il Centro Caritas: «studiarsi di assistere, per ogni nostro povero, un povero sconosciuto, non cristiano. Nel giro delle straniere vi sono prostitute minorenni, o mamme sole con bambini: le agganceremo. Inviteremo a unirsi alle nostre attività persone lontane, ma che potrebbero avere un interesse personale, culturale, sociale ad aiutare il prossimo».

Cercare i "Lontani": La Prossimità e il "Cortile dei Gentili"

Nelle iniziative straordinarie come pellegrinaggi, gite, visite guidate, sagre, lotterie, feste patronali, festicciole dell’oratorio, tavolate estive all’aria aperta, è fondamentale che «vi sia un elemento di uscita: l’invito concreto, diretto, ad personam a qualcuno che non è mai venuto e mai verrebbe se non invitato». Il Papa cita gli esempi di Gesù a Zaccheo («Scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua») e alla Samaritana («Dammi da bere»).

Il Papa ci chiede di «andare sempre dai non credenti» e, se non ci si va mai, è necessario «sperimentare qualche uscita in questa direzione». Le sue parole ai membri di CL risuonano per ogni parrocchia: «Voi potete essere braccia, mani, piedi, mente e cuore di una Chiesa in uscita [...]. Per andare a cercare i lontani nelle periferie, a servire Gesù in ogni persona emarginata, abbandonata, senza fede, delusa dalla Chiesa, prigioniera del proprio egoismo».

Un modo concreto è «andare nelle case con l’Aspersorio e con il Vangelo. L’Aspersorio per i praticanti, il Vangelo per i non credenti. L’uno e l’altro per i credenti non praticanti». Si può anche invitare ad attività sociali e culturali anche chi non viene in chiesa, creando un vero e proprio "Cortile dei Gentili" in parrocchia, chiamando a dialogo «ospiti laici e anche laicisti (cioè critici e anche avversi alla presenza della Chiesa nella società), al duplice scopo di interloquire con loro e di mostrare pedagogicamente ai parrocchiani le modalità possibili di tale interlocuzione».

L'esempio di Papa Francesco che parla con Eugenio Scalfari e telefona a Marco Pannella è un modello per questa uscita verso i non credenti: «egli compie quei gesti per dire a tutti - anche ai parroci e ai parrocchiani - “fate come me”». Un lavoro analogo, e più frequente, si dovrà tentare nei confronti di credenti non praticanti o persone in situazione irregolare rispetto alle leggi della Chiesa: «non allontanarle, non scoraggiarle - coinvolgerle, corteggiarle. Se scoprissimo che una coppia omosessuale ha con sé un bambino, offriamoci di accompagnare la sua “iniziazione cristiana”, se ciò fosse desiderato. Proporlo, intanto».

La predicazione informale è un «impegno quotidiano» che si può realizzare «durante una conversazione [...] e questo avviene spontaneamente in qualsiasi luogo, nella via, nella piazza, al lavoro, in una strada». In questa predicazione, «sempre rispettosa e gentile, il primo momento consiste in un dialogo personale, in cui l’altra persona si esprime e condivide le sue gioie, le sue speranze, le preoccupazioni per i suoi cari e tante cose che riempiono il suo cuore». Si tratta di «contribuire a creare nel nostro quartiere un clima di incontro in cui sia possibile parlare anche della fede cristiana tra credenti e non credenti, eliminando per quanto ci riguarda le distanze non necessarie rispetto a chi non è sulle nostre posizioni».

Tematica: Diverse persone di varie estrazioni che dialogano in un contesto informale, forse in una piazza o un cortile

La Gioia come Forza Trasformatrice e la Pericolosità del Pettegolezzo

«La gioia è missionaria, la gioia non è per uno, è per portare qualcosa». Il Papa ha ricordato che «altri ci hanno preparato a riceverla», come genitori, nonni, amici, sacerdoti, catechisti. Loro sono «come le radici della nostra gioia». E allo stesso modo, «noi possiamo essere radici di gioia per gli altri. Non si tratta di portare una gioia passeggera, una gioia del momento; si tratta di portare una gioia che crea radici».

Questa gioia «non sta nella biblioteca, chiusa [...], ma sta da un’altra parte. Non è custodita sotto chiave. La gioia bisogna cercarla, bisogna scoprirla. Bisogna scoprirla nel dialogo con gli altri, dove dobbiamo dare queste radici di gioia che abbiamo ricevuto».

La Missionarietà della Gioia e la Resilienza nel Cammino

La sete di vita e di amore è la sete dell'umanità intera, ferita dal peccato ma abitata dal desiderio di Dio. Come nel racconto di Gesù e la donna Samaritana, Cristo «rivela il Dio delle sorprese: le più belle, quelle che cambiano la vita, dovunque la incontrino e comunque essa si presenti davanti al Signore». Incontrando Gesù e dialogando con Lui, «la Samaritana diventa a sua volta una sorgente di verità». Questo è un modello per le parrocchie, che devono mostrare la prossimità di Gesù, la sua volontà di riscattare la nostra esistenza dai mali che la minacciano con una proposta di vita giusta, vera e piena.

Il Papa incoraggia a fare in modo che le attività parrocchiali siano «segno di una Chiesa che - come una madre - si prende cura dei propri figli, senza condannarli, anzi accogliendoli, ascoltandoli e sostenendoli di fronte ai pericoli».

Il cammino di fede non è esente da difficoltà, e il Papa ha insegnato una lezione di perseveranza: «Nell’arte di salire - sulla montagna -, quello che conta non è non cadere, ma non rimanere caduto». Se si cade, bisogna «alzarsi!». L'unico momento in cui è lecito guardare una persona «dall’alto in basso» è per aiutarla a rialzarsi. Egli ha incoraggiato a «camminare e, se si cade, rialzarsi; camminare con una meta; allenarsi tutti i giorni nella vita». Ha anche ricordato: «Nella vita, nulla è gratis, tutto si paga. Solo una cosa è gratis: l’amore di Gesù!» Con questo amore, e con la voglia di camminare, si può procedere «nella speranza, guardiamo alle nostre radici e andiamo avanti, senza paura».

L'Ammonimento contro il Chiacchiericcio e l'Esempio Pastorale

Un monito specifico di Francesco riguarda la «peste che rovina le parrocchie»: «il chiacchiericcio». Ha suggerito una "medicina molto buona": «se ti viene voglia di chiacchierare», occorre «morditi la lingua, e si gonfierà la lingua e non potrai parlare».

La sua esperienza come parroco gli ha insegnato l'importanza del contatto diretto. Ha raccontato di un vice-parroco eccezionale «che non aspetta che le pecore vengano a cercarlo», uno «che sa muoversi». Questo è l'esempio di Monsignor Michele Di Tolve, invitato dal Papa in Vaticano con i suoi parrocchiani, a testimonianza di una pastorale dinamica e vicina alla gente.

La Parrocchia, come indica il Papa, è il luogo in cui «camminare insieme con amore nella diversità di provenienza e condizioni culturali e sociali: lo spazio in cui ci si incontra e ci si conosce, scoprendo che ognuno ha qualcosa di unico da dare e ricevere». Amare, in questo contesto, significa «allargare la cerchia, lavorando insieme, cercando sempre i punti in comune piuttosto che i motivi di divisione». È un luogo dove si va «per sentirsi amati, in cerca di un sorriso accogliente, in cui ciascuno porta il proprio fardello e le cose buone per condividerle con i fratelli. Mai stancarsi di aprire porte e finestre a chi bussa. Mai dire "non è l'ora"».

tags: #gioia #nei #gruppi #parrocchiali #il #monito