Il pontificato di Giovanni Paolo II, il terzo più lungo della storia, si è esteso dal 16 ottobre 1978 al 2 aprile 2005. Questo periodo storico è stato caratterizzato da un contesto globale in cui il consenso di Washington ha orientato l’economia mondiale verso il neoliberismo, con le conseguenti catastrofi sociali. La missione che Giovanni Paolo II si è assegnato alla guida della Chiesa cattolica era duplice: restaurare una Chiesa scossa dal Concilio Vaticano II e rafforzarne la presenza nella società, al fine di consentirle di attuare il suo compito di evangelizzazione.

La Visione di Giovanni Paolo II e il Concilio Vaticano II
Il cardinale Karol Wojtyla aveva partecipato attivamente al Concilio Vaticano II, sostenendo la modernizzazione dell’immagine della Chiesa cattolica e appoggiando molte delle riforme adottate dall’Assemblea dei vescovi. Tuttavia, la sua vicinanza all’Opus Dei, che lo aveva ospitato in occasione di alcuni suoi viaggi all’estero, lo portava a guardare con riprovazione non solo a taluni sviluppi eccessivi in campo liturgico, come l’introduzione di testi o musiche profane, ma anche a numerose applicazioni concrete delle decisioni conciliari.
I suoi convincimenti erano rafforzati dalla sua appartenenza al cattolicesimo polacco, culturalmente egemonico in quella società. Questo cattolicesimo era solido, benché spesso semplicistico nei contenuti, vigoroso nella sua spiritualità caratterizzata dal culto per la Vergine Maria, rigido nella sua morale, e rappresentava il cemento della nazione e l'anima della resistenza al comunismo. Tutto ciò doveva condurre l’eletto del Conclave a intraprendere una restaurazione dottrinale, morale e istituzionale della Chiesa cattolica.
La Restaurazione Dottrinale, Morale e Istituzionale
La restaurazione intrapresa da Giovanni Paolo II ha toccato diversi ambiti cruciali: la fede, il magistero, l’autorità dottrinale della gerarchia ecclesiastica, la collegialità tra i vescovi per il funzionamento della Chiesa universale, la liturgia, il sacerdozio, il ruolo delle donne nella Chiesa, l’ecumenismo, i rapporti tra le Chiese cristiane e le religioni non cristiane, e la dottrina sociale. Accanto a precisazioni interessanti, figuravano ammonimenti, richiami dottrinali o anche esplicite condanne che rappresentavano altrettanti colpi di freno, con misure disciplinari sempre più restrittive. Questo approccio si discostava dall'accompagnamento pastorale di un difficile processo di riforme che avrebbe dovuto consentire alla Chiesa, in un mondo sempre più complesso, di trasmettere meglio il messaggio evangelico.
Rapporti Ecumenici e Interreligiosi
Il documento Dominus Jesus, attinente alla funzione salvifica universale di Gesù, ha posto termine al tentativo di ripensare i rapporti con le grandi religioni d’Oriente. Il testo in questione è stato interpretato da alcuni responsabili religiosi e politici asiatici come una giustificazione del proselitismo in società che stavano faticosamente recuperando la propria identità culturale, segnatamente attraverso la religione.
Nel corso del pontificato, diversi teologi hanno subìto condanne, quali il divieto di insegnare o di pubblicare. Ad esempio, al cingalese Tissa Balasuriya è stata inflitta la scomunica per aver pubblicato un libro considerato troppo ambiguo sulla verginità di Maria e sul concetto di peccato originale. Certo, nel campo dei rapporti con le varie confessioni cristiane e con le altre religioni vi sono state alcune manifestazioni suggestive, come gli incontri di Assisi nel 1986 e nel 2002, o il digiuno dell’ultimo giorno del Ramadan nel 2001. Tuttavia, l’intransigenza dottrinale e gli ostacoli creati verso forme di collaborazione più istituzionali, in particolare con il Consiglio ecumenico delle Chiese, hanno posto un limite invalicabile a taluni progressi.
Assisi incontro per la Pace
La Questione della Collegialità Episcopale
Quanto alla collegialità episcopale, uno dei punti forti del Concilio Vaticano II, Giovanni Paolo II l’ha chiaramente subordinata all’autorità romana. I sinodi generali o continentali si sono spesso trasformati in organi di registrazione della linea pontificia, se non in semplici occasioni di sfogo senza grandi conseguenze.
La Teologia della Liberazione e la Reazione di Roma
La Teologia della Liberazione, nata in America Latina, ha trovato espressione anche in Africa, soprattutto tra i teologi protestanti, così come in Asia, in India, nelle Filippine e nella Corea del Sud. È una riflessione su Dio che assume come punto di partenza la condizione dei poveri e degli oppressi, rendendo esplicito il suo carattere contestuale, cosa che altre correnti rifiutano generalmente di fare, velando così la relatività del discorso. Per stabilire con chiarezza il suo punto di partenza nella complessità delle situazioni sociali contemporanee, questa teologia, che attinge la sua ispirazione al Vangelo, esige la mediazione di un’analisi sociale. Questo pensiero travalica largamente il campo dell’etica sociale e ritrova, attraverso lo sguardo degli sfruttati, il senso della persona di Gesù, reinserito nel contesto storico della Palestina del suo tempo. Questa teologia parla di liberazione, al presente, come espressione dell’amore di Dio per il suo popolo, e dunque appariva pericolosa per l’ordine, sia sociale che ecclesiastico.

La reazione di Roma è stata durissima. Era facile accusare questa corrente teologica di marxismo, dato che è fondata sull’esistenza delle strutture di classe. Una prospettiva del genere, come ha detto il cardinale Joseph Ratzinger, allora responsabile della Congregazione per la Dottrina della Fede, doveva condurre direttamente all’ateismo. Numerosi teologi hanno quindi subito il divieto di insegnamento e di pubblicazione. La Teologia della Liberazione ha dovuto cercare rifugio presso qualche centro di studio o di formazione ecumenico, o nelle università laiche. Nel 1996, lo stesso Giovanni Paolo II, in occasione del suo viaggio in Nicaragua, dichiarò che una volta morto il marxismo, la teologia della liberazione non aveva più motivo di esistere.
Questioni Morali e la Dottrina Sociale
Quanto alle questioni morali, è nota l’insistenza del papa sul rispetto per la vita fin dal suo concepimento, così come la sua radicale opposizione all’aborto, alla contraccezione, al divorzio, all’eutanasia, ma anche alla pena di morte. Tuttavia, l’attaccamento del pontefice a una filosofia della natura superata dalle conoscenze contemporanee, la sua riluttanza a prendere in considerazione le condizioni sociali e psicologiche concrete degli esseri umani, così come le drammatiche conseguenze - come nel caso dell’Aids in Africa - di talune posizioni dogmatiche, hanno finito per far perdere alla Chiesa cattolica buona parte della sua credibilità.
La dottrina sociale è rimasta un campo privilegiato dell’attenzione di Giovanni Paolo II, come testimoniano i numerosi documenti su questo tema. Se nell’enciclica Centesimus Annus ha condannato il socialismo nella sua essenza, in quanto veicolo di ateismo, quando ha stigmatizzato il capitalismo selvaggio lo ha fatto denunciando le sue pratiche, non la sua logica. E laddove si fa riferimento, in questo stesso documento, a un’«economia sociale di mercato», non si menzionano le pratiche «selvagge» attuate nei paesi del Sud e nell’Est europeo da quegli stessi agenti economici che si richiamano a questo modello.
Peraltro, uno degli strumenti dell’elaborazione e della diffusione della sua dottrina sociale era la Commissione Giustizia e Pace, istituita dal Concilio Vaticano II. Tuttavia, la presenza di Michel Camdessus, ex direttore del Fondo Monetario Internazionale (FMI), nominato nel 2000 suo consigliere, basta da sola a far dubitare del ruolo di questa Commissione come portavoce dei poveri e degli oppressi.
Strumenti della Restaurazione: la Curia e l'Opus Dei
Per l’attuazione del suo fondamentale progetto di restaurazione dottrinale e morale, Giovanni Paolo II aveva bisogno di un’istituzione in grado di portarlo avanti. In numerose diocesi, i nuovi vescovi, su ispirazione della Santa Sede, hanno iniziato a esercitare un controllo sui centri di formazione, smantellando l’opera pastorale dei loro predecessori e introducendo congregazioni religiose o organizzazioni cattoliche conservatrici. In America Latina, il Consiglio Episcopale Latinoamericano (Celam), che aveva svolto un ruolo di punta nel rinnovamento, organizzando, nel 1968, la Conferenza di Medellín per l’applicazione del Concilio Vaticano II nel subcontinente, fu trasformato a poco a poco in un organismo di restaurazione. In tutto il mondo, centinaia di diocesi hanno attraversato penosi processi di transizione pastorale, non senza drammi personali per coloro che avevano creduto in una Chiesa profetica e in un’istituzione più umana. Solo alcune diocesi di più antica cristianità sono state in grado di preservare la propria autonomia, frenando il dilagare delle nomine di segno conservatore.
Nel 1982, quattro anni dopo l’elezione di Giovanni Paolo II, l’Opus Dei acquisì uno status di prelatura personale, al di sopra della giurisdizione dei vescovi. La sua influenza si fece sentire soprattutto nell’amministrazione centrale della Chiesa cattolica (la Curia), dove i suoi membri occupavano cariche importanti in numerosi settori e beneficiavano di «promozioni» interne. L’«Opera di Dio» avrebbe potuto giocare un ruolo di rilievo anche nella designazione del successore dell’attuale papa.
Controversie Economiche: gli Scandali Bancari
La Santa Sede dispone di un ingente patrimonio, in particolare grazie ai Patti Lateranensi (1929), mediante i quali l’Italia fascista risarcì il Vaticano della perdita dell’antico stato pontificio. Questo capitale fondiario e finanziario produceva elevati redditi. Tuttavia, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, le istituzioni bancarie del pontificato hanno dato luogo a clamorosi scandali, tra cui quello del Banco Ambrosiano. Scandali che sono costati centinaia di milioni di dollari alla Chiesa cattolica. Tutti i poteri - giudiziari, politici, economici e mediatici - hanno congiurato per tacitarle, nel timore di mettere a repentaglio un’istanza morale che ai loro occhi costituiva una garanzia dell’ordine sociale.
La "Nuova Evangelizzazione" e il Ruolo dei Laici
Giovanni Paolo II, come vescovo di Roma, avrebbe dovuto ritirarsi a 75 anni, come sono invitati a fare tutti i vescovi a partire dal Concilio Vaticano II. Il suo rifiuto ha rafforzato il potere di un’amministrazione sempre più conservatrice. La «nuova evangelizzazione» promossa da Giovanni Paolo II è stata caratterizzata da due principali orientamenti: da un lato quello dell’Opus Dei, volto a evangelizzare attraverso il potere, facendo della spiritualità un segno di eccellenza sociale; dall’altro, quello dei vari movimenti carismatici, esigenti in materia di comportamenti personali, con una tendenza a valorizzare aspetti di tipo affettivo, ma generalmente poco inclini a integrare una dimensione sociale.
D’altro canto, le comunità ecclesiali di base nate in America Latina, caratterizzate dall’autogestione e in cui a prendere la parola erano i poveri, sono state emarginate e talvolta distrutte: ai sacerdoti che vi esercitavano la funzione di consulenti si imponeva il trasferimento, o si vietava addirittura l’accesso ai locali parrocchiali. Quanto al ruolo dei laici nella Chiesa, benché valorizzato nei testi, è stato in larga misura relegato a un livello subalterno, a meno che si trattasse di organizzazioni incondizionate quali l’Opus Dei. Un esempio significativo è l'emarginazione della Gioventù Operaia Internazionale (GCOI), che, nonostante il sostegno di varie conferenze episcopali, ha visto abrogato il suo status di organizzazione internazionale cattolica, mentre una Federazione concorrente è stata creata di sana pianta. Paradossalmente, l'epoca è stata contrassegnata dal predominio del mercato e da un irrigidimento autoritario ai vertici delle istituzioni.

La Lotta Contro il Comunismo Ateo
I numerosi viaggi di Giovanni Paolo II da un capo all’altro del mondo hanno indubbiamente rivelato la sua eccezionale energia e sono stati molto apprezzati in numerosi ambienti popolari, soprattutto nel Sud, oltre che - logicamente - in Polonia, e in generale da parte dei nuclei cattolici più ferventi. Tuttavia, più che di una vera presa di contatto con le realtà dei luoghi visitati, si è trattato innanzitutto di diffondere il pensiero di Roma: l’evento ha prevalso sul messaggio.
La restaurazione della Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II si è dunque tradotta, per Giovanni Paolo II, in una ridefinita solidità dottrinale, in un codice morale tutto d’un pezzo e in un’autorità fuori discussione, al servizio di un progetto modernizzato nella forma, ma fondamentalmente conservatore. Un orientamento del genere era necessario, secondo il papa, per affrontare le forze ostili della società. Perciò Giovanni Paolo II ha adottato come riferimento la figura di Pio XII, e ha aperto il suo processo di beatificazione accanto a quello di Giovanni XXIII, che la vox populi aveva già da tempo elevato agli altari.
Nella Gaudium et Spes, il Concilio Vaticano II descrive il ruolo della Chiesa non già come esercizio di un potere, ma come ispirazione morale. Il nuovo papa non ha tardato a tradurre questo spirito in una duplice battaglia contro le forze ostili al messaggio cristiano: il comunismo ateo e il secolarismo occidentale. La lotta tradizionale contro il comunismo era stata rafforzata dalla proclamazione dell’ateismo quale «religione di stato» nei paesi dell’Est europeo, ma anche, più concretamente, dalla repressione delle libertà e dalle persecuzioni religiose. Giovanni Paolo II, guidato dall’esperienza della Polonia, riteneva che per sradicare il comunismo occorresse mobilitare i cattolici, sia all’interno della Chiesa - e da qui la condanna alla Teologia della Liberazione - sia all’esterno, attraverso un’azione diretta. Laddove il comunismo era al governo, il papa incoraggiava la creazione di un contro-potere. Nei paesi in cui era sul punto di prendere il potere, i cattolici dovevano essere arruolati in un fronte d’opposizione.
Il Caso del Nicaragua e Cuba
Fu così che in Nicaragua si arrivò nel 1983 allo scontro con il Fronte Sandinista. Nell’omelia tenuta a Managua, il papa condannò la Chiesa popolare e il «falso ecumenismo» dei cristiani impegnati nel processo rivoluzionario. Fece appello all’unità, sotto l’egida di un episcopato particolare reazionario. Tutto questo portò a una forte repressione ecclesiastica e sconcertò profondamente i cristiani dei ceti popolari, venuti a celebrare a un tempo la loro rivoluzione e la visita del loro papa. Il viaggio a Cuba seguì la stessa linea. Nell’idea di Giovanni Paolo II, quest’isola era l’ultimo bastione del comunismo in Occidente, ormai a fine corsa. L’aggressività - in parte anche a causa del suo stato di salute - non era più all’ordine del giorno. Dato che, a suo modo di vedere, la rivoluzione cubana rappresentava una parentesi nella storia, non la menzionò in quanto tale, ma si limitò a sottolinearne gli effetti, tutti in negativo. Al suo ritorno a Roma, dichiarò che la sua visita avrebbe avuto lo stesso effetto del viaggio compiuto dieci anni prima in Polonia.
Assisi incontro per la Pace
Compromessi e Beatificazioni Controverse
Da qui derivarono i numerosi compromessi con il potere americano, per cui molte delle sue organizzazioni cattoliche, in Europa e a Roma, hanno canalizzato fondi, sia ufficiali che segreti, in favore di Solidarnosc. Gli artefici di queste discutibili relazioni sono stati promossi da Giovanni Paolo II ai vertici di importanti organi della Santa Sede, prima tra tutte la Segreteria di Stato. Da qui infine l’intervento in favore del generale Augusto Pinochet. Sul piano simbolico, la beatificazione, proclamata nel 1998, del cardinale Stepinac, che era stato molto vicino al regime.
Le Opere Letterarie di Giovanni Paolo II
Oltre al suo vasto magistero pontificio, Giovanni Paolo II è stato autore di diverse opere letterarie significative:
- Il primo libro, "Varcare la soglia della speranza", è un saggio scritto in collaborazione con Vittorio Messori e tradotto in 53 lingue. L'opera è nata in seguito a un'intervista televisiva concessa dal Papa a Messori in occasione dei suoi quindici anni di pontificato.
- Il secondo libro, "Dono e mistero: nel cinquantesimo anniversario del mio sacerdozio", è un racconto della sua vocazione sacerdotale.
- Il terzo libro, "Trittico romano, meditazioni in forma di poesia", offre un'esplorazione spirituale attraverso la poesia.
- Il quarto, "Alzatevi, andiamo!", prende spunto dalla frase che Gesù rivolse ai discepoli che erano con Lui nell'orto del Getsemani.
- Infine, il quinto, "Memoria e identità. Conversazioni a cavallo dei millenni", è frutto di riflessioni profonde fatte in occasione di colloqui avvenuti nei giardini di Castel Gandolfo nell’estate del 1993.
