La "Sacra Conversazione" di Ghirlandaio nel Duomo di San Martino a Lucca

Il Duomo di San Martino: Contesto di un Capolavoro

Il Duomo di San Martino, con i suoi 950 anni di storia, è un testimone eloquente delle trasformazioni e dei cambiamenti che interessarono Lucca nel corso dei secoli. Questa imponente cattedrale testimonia la fede dei pellegrini francigeni che vi si fermavano per adorare il Volto Santo e custodisce fra le proprie mura capolavori inestimabili come la dolce effige di Ilaria del Carretto, le pale del Ghirlandaio e di fra’ Bartolomeo.

Fondato nel VI secolo da san Frediano, vescovo di origine irlandese, San Martino divenne sede vescovile dall’VIII secolo, subentrando all’antica chiesa dei santi Giovanni e Reparata. La sua ricostruzione, voluta nel 1060 dal vescovo Anselmo da Baggio (che dieci anni dopo divenne papa Alessandro II), fu inaugurata dallo stesso pontefice alla presenza di Matilde di Canossa.

La facciata del Duomo, di stile romanico e asimmetrica a causa della sua adiacenza al campanile, si sviluppa in tre ordini di loggette poste al di sopra di un profondo portico terreno, aperto in tre arcate su pilastri compositi. Nei pennacchi degli archi si appoggia un gruppo scultoreo raffigurante San Martino e il mendico (in copia, l’originale all’interno). Il campanile, terminato nel XIII secolo in forme lombarde, è aperto in una progressione di monofore e quadrifore e la sua cella campanaria ospita sette campane, alcune delle quali risalenti al XIII secolo.

Esterno della facciata romanica del Duomo di San Martino a Lucca

L’interno del Duomo è a croce latina, con tre navate, transetto e abside semicircolare, e rivela, nella verticalità delle sue forme gotiche, l’opera di rinnovamento realizzata dalla seconda metà del XIV secolo. Tra le molte opere d'arte presenti, spiccano il gruppo originale del San Martino e il mendico del XIII secolo e un affresco di Cosimo Rosselli rappresentante la Storia del Volto Santo in controfacciata, le acquasantiere e il pergamo di Matteo Cividali, la Tomba di Ilaria del Carretto, capolavoro di Jacopo della Quercia situato nella Sagrestia, e la pala di fra’ Bartolomeo con la Madonna col Bambino fra i santi Stefano e Giovanni Battista (1509) nella Cappella del Santuario.

La "Sacra Conversazione" di Domenico Ghirlandaio

Identificazione e Commissione

La "Sacra Conversazione" di Domenico Ghirlandaio, datata 1479, è una delle gemme custodite nel Duomo di San Martino. Quest'opera, tra le prime prove su tavola conosciute dell'autore, fu commissionata da Clemente di Antonio Andrucci e Piero di Lorenzo Spada. Fu originariamente dipinta per l'altare di San Pietro in Vincoli e della Conversione di San Paolo, situato nella navata destra della cattedrale, ma oggi si può ammirare nella Sagrestia, corredata da una predella di bottega.

Realizzata da Domenico Bigordi, detto Ghirlandaio, uno dei principali protagonisti del Rinascimento fiorentino e maestro del giovane Michelangelo, questa pala d’altare avrebbe avuto una grandissima influenza sulla successiva produzione pittorica lucchese.

Descrizione dell'Opera

La scena si presenta con una composizione classica e simmetrica. Al centro, assisa su un trono marmoreo alla sommità di una breve scalinata, si trova la Madonna in trono con in braccio il Bambino benedicente. Il Bambino è in piedi su un cuscino poggiato sul ginocchio della Vergine, in un'impostazione che ricorda il gruppo sacro centrale verrocchiesco.

Ai lati del trono sono disposti simmetricamente i santi. Da sinistra si vedono San Pietro, riconoscibile dalle chiavi e dalla testa calva, e San Clemente, vestito con le tipiche insegne pontificie e appoggiato al bracciolo del trono. A destra, troviamo San Sebastiano, elegantemente abbigliato e recante una freccia in mano, simbolo del suo martirio, con una fisionomia identica al santo nell'affresco di Brozzi. Infine, San Paolo, con la spada, è posto in primo piano. Tutti i santi incrociano gli sguardi con il Bambino e la Vergine, compiendo una serie di gesti legati ai loro attributi, che risultano armonici nell'insieme.

Dipinto

Analisi Stilistica e Iconografica

La gamma dei colori utilizzata dal Ghirlandaio è ricca e vibrante. L'artista li adopera non solo per creare corrispondenze tra i personaggi, ma anche per scandire il ritmo della composizione: il verde scuro della veste di San Paolo riprende quello della fodera del mantello di San Pietro, mentre il rosso dell'abito di San Sebastiano è lo stesso del libro tenuto da San Paolo.

La cromia dei panneggi è notevole, con effetti "bagnati" derivati dall'esempio di Verrocchio, e una meticolosa cura è dedicata ai dettagli preziosi, come la tiara e i gioielli di San Clemente, o la chiave dorata e i bordi della veste di San Pietro, elementi che richiamano l'arte fiamminga. Lo sfondo è sfarzoso, arricchito da una splendida tenda del baldacchino con ricami in rosso su sfondo oro, un sontuoso pavimento in marmi policromi e il trono marmoreo sui gradini, coperto da un tappeto orientale dai colori vivaci. Questo tappeto, ispirato all'arte fiamminga, fa convergere prospetticamente le linee verso Maria, uno stratagemma visivo usato anche da Beato Angelico. La presenza di una balaustra aperta sul paesaggio retrostante, seppur parzialmente coperta da una tenda riccamente damascata, è un'allusione alla produzione tessile lucchese.

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Impatto e Influenza Artistica

Questo capolavoro del Ghirlandaio avrebbe influenzato profondamente la scena pittorica lucchese di fine Quattrocento e inizio Cinquecento. I suoi moduli formali e lo schema compositivo furono ripresi da numerosi artisti locali, a volte in modo pedissequo, altre volte con maggiore personalità, ma diventando comunque un punto di riferimento imprescindibile nel panorama artistico lucchese.

Il dipinto condivide alcuni tratti con la Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano della chiesa di Sant'Andrea a Brozzi, in particolare per l'impostazione verrocchiesca del gruppo sacro centrale.

Bibliografia

  • Andreas Quermann, Ghirlandaio, serie dei Maestri dell'arte italiana, Könemann, Köln 1998.
  • Emma Micheletti, Domenico Ghirlandaio, in Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2004.
  • Massimo Ferretti, Domenico Ghirlandaio, Sacra conversazione, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004.

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