Introduzione al Triduo Sacro e alla Quaresima
Il termine "triduo", derivante dalla parola latina triduum, indica un periodo di tre giorni consecutivi. In ambito religioso, si riferisce a un'attività di devozione cristiana che consiste principalmente nella recitazione di preghiere ripetute per tre giorni consecutivi, in modo analogo al termine "novena", utilizzato per un'attività simile della durata di nove giorni.
Nei libri liturgici ufficiali del rito romano, la parola "triduo" è apparsa per la prima volta nel Codice delle Rubriche promulgato da Papa Giovanni XXIII nel 1960. Successivamente, il Sacro Triduo pasquale della Passione e Risurrezione del Signore è stato definito più precisamente. È importante notare che questo concetto non coincide con quello che nella revisione del rito romano del 1960 era denominato "triduo sacro".
La Quaresima, un tempo di preparazione alla Pasqua, ha una storia complessa nella sua computazione. Già nel IV secolo, si contavano 40 giorni di Quaresima a ritroso a partire dal Venerdì Santo fino alla prima domenica di Quaresima. Con la perdita dell'unità dell'originario Triduo pasquale nel VI secolo, la Quaresima arrivò a comprendere 42 giorni, includendo il Venerdì e il Sabato Santo. Papa Gregorio Magno ritenne scorretto considerare penitenziali anche le sei domeniche (compresa quella delle Palme). Pertanto, per ottenere i 40 giorni (che senza le domeniche sarebbero diventati 36), anticipò, per il rito romano, l'inizio della Quaresima al mercoledì, che divenne il "mercoledì delle Ceneri". Attualmente, la Quaresima termina con la Messa nella Cena del Signore del Giovedì Santo.

Il Triduo Pasquale: Tempo Liturgico e Significato
Il Triduo Pasquale è un tempo liturgico, non un singolo giorno liturgico. Non essendo un giorno specifico, non possiede il grado di solennità, che è una qualifica del giorno liturgico. Tuttavia, come nelle solennità, inizia con una celebrazione serale. Il giorno liturgico, infatti, decorre da mezzanotte a mezzanotte. Nell'antichità cristiana, il triduo corrispondeva esattamente al Venerdì Santo, al Sabato Santo e alla Domenica di Pasqua.
Al termine della Messa in Cena Domini, non vi è saluto, benedizione o congedo, poiché essa è immediatamente seguita dalla processione del Santissimo Sacramento verso l'altare della reposizione. Questo riposo dura fino alla conclusione dell'Azione liturgica del Venerdì Santo. Secondo l'Ordinamento generale del Messale Romano (n. 170), se alla Messa segue un'altra azione liturgica, i riti di conclusione vengono omessi.
Dopo la celebrazione, la chiesa viene completamente spogliata e le tovaglie e i candelabri rimossi da ogni altare, ad eccezione di quello della reposizione, in segno di lutto per la Passione. All'inizio dell'Azione liturgica del Venerdì Santo, non vi sono canto o antifona d'ingresso, né Segno della Croce o saluto, ma un momento di silenzio seguito da una preghiera senza "Oremus".
Il Venerdì Santo è un giorno aliturgico, nel senso che in esso non si celebra la Messa. A partire dalla riforma liturgica di Papa Pio XII, i partecipanti all'azione liturgica pomeridiana possono ricevere la Comunione con ostie consacrate nella messa della sera del giorno precedente, una facoltà prima riservata al solo sacerdote celebrante. Durante la celebrazione si legge la Passione secondo Giovanni e si svolge l'adorazione della croce.
La solenne Veglia Pasquale inizia con il segno di croce, il saluto e un'esortazione del sacerdote, seguita dalla benedizione del fuoco che servirà per accendere il cero pasquale. Nelle chiese non parrocchiali, le celebrazioni liturgiche del Triduo Pasquale possono essere officiate solo in casi di necessità riconosciuti dall'Ordinario, per permettere ai presbiteri di servire la comunità parrocchiale, ad esempio con la concelebrazione o l'amministrazione del Sacramento della Riconciliazione.
Funerali durante la Quaresima e il Triduo Pasquale
Un aspetto fondamentale da chiarire riguarda la celebrazione dei funerali durante i periodi liturgici specifici. Nel Triduo Pasquale, tutte le Messe dei defunti, comprese quelle esequiali, sono proibite. Questa proibizione si estende anche all'intera giornata del Giovedì Santo.
Di conseguenza, se un defunto muore durante il Triduo Pasquale, non è possibile celebrare la Messa esequiale. Tuttavia, il Rito delle Esequie, che comprende la Liturgia della Parola e il rito dell'"ultima raccomandazione e commiato", può essere celebrato senza la Messa. In questo caso, la Messa viene rinviata a un giorno ritenuto più opportuno. Le esequie senza Messa possono essere celebrate da un diacono e, in casi eccezionali approvati dal Vaticano, anche da un laico.
L'Ordinamento generale del Messale Romano specifica che le "messe rituali", collegate alla celebrazione di Sacramenti o Sacramentali, sono soggette a restrizioni in alcune domeniche. Tuttavia, non vieta le semplici esequie, che includono la benedizione della salma e preghiere di suffragio. L'assenza di fiori negli altari durante la Quaresima è un segno di austerità, che non ammette eccezioni nemmeno in occasione di funerali. I fiori portati in tali circostanze devono essere rimossi dopo la celebrazione.
Il colore liturgico per la celebrazione esequiale è il viola, mentre per i funerali dei bambini si usa il bianco. La Chiesa prega che i defunti, incorporati a Cristo morto e risorto, passino con Lui dalla morte alla vita. L'offerta del Sacrificio eucaristico per i defunti è un atto di suffragio, un sostegno spirituale per loro e una consolazione per i vivi. La comunione dei santi assicura che il bene degli uni sia comunicato agli altri, rendendo efficace l'intercessione dei defunti in nostro favore.

Norme e Pratiche Liturgiche durante la Quaresima
La Quaresima è caratterizzata da un'austerità che si riflette in diverse pratiche liturgiche. L'assenza di fiori negli altari, ad eccezione della Domenica "Laetare" (quarta domenica di Quaresima), è un segno distintivo. Questa sobrietà deve essere un segno vero, motivato e incisivo, realizzato con determinazione e buon gusto.
Il suono dell'organo e degli altri strumenti musicali ammessi durante la Quaresima deve limitarsi ad accompagnare il canto, invitando sposi e fedeli alla sobrietà esteriore, dovuta alla particolare natura del tempo liturgico.
L'uso di coprire le croci e le immagini nella chiesa, a partire dalla domenica V di Quaresima, può essere conservato secondo il giudizio della conferenza episcopale. Le croci rimangono coperte fino al termine della celebrazione della Passione del Signore il Venerdì Santo; le immagini fino all'inizio della Veglia Pasquale. Alcuni riti, come quello ambrosiano, non prevedevano la copertura delle croci, e la velazione delle immagini avveniva già con la prima domenica di Quaresima.
Il simbolo principale che dovrebbe emergere nel tempo di Quaresima è la Croce penitenziale: semplice, di legno, senza crocifisso e decorazioni. Deve essere sufficientemente grande per essere vista da tutta l'assemblea, ma non troppo per essere portata dal sacerdote nelle processioni penitenziali e nella Via Crucis. Essa fa il suo ingresso nella chiesa con la processione penitenziale il Mercoledì delle Ceneri e, posta su un ceppo in un luogo visibile, "presiede" l'assemblea liturgica per tutto il tempo di Quaresima, ricordando ai fedeli la necessità di essere crocifissi con Cristo per partecipare alla sua gloria.
Rito Ambrosiano e Differenze Liturgiche
Il rito ambrosiano, pur condividendo la medesima struttura delle celebrazioni romane del Triduo Pasquale, presenta differenze rituali anche notevoli. Tutte e tre le celebrazioni principali (Messa in Cena Domini, Celebrazione della Passione e Veglia Pasquale) sono inserite tra i Vespri del rispettivo giorno liturgico. Le campane, nel rito ambrosiano, non vengono legate il giovedì sera ma il venerdì pomeriggio, dopo aver suonato a lutto, contestualmente all'annuncio della morte del Signore e alla spogliazione degli altari.
La Cremazione e le Disposizioni Ecclesiastiche
La Chiesa considera la sepoltura del corpo dei defunti come la pratica più idonea per esprimere la fede nella risurrezione della carne e per sottolineare l'alta dignità del corpo umano. Tuttavia, a coloro che hanno scelto la cremazione per ragioni non contrarie alla dottrina cristiana, è concesso celebrare il rito delle Esequie prima della cremazione, salvo eccezioni. Le ceneri del defunto devono essere conservate al cimitero, non disperse in natura.
Nel caso in cui il defunto avesse disposto la cremazione e la dispersione delle ceneri in natura, si devono negare le esequie ecclesiastiche e ogni Messa esequiale. I dati del defunto raccolti nel Registro dei morti della parrocchia includono informazioni essenziali per la documentazione ecclesiastica.