Cosa ha da dirci l’evento del Natale in quest’anno che ancora ci fa sperimentare tutta la nostra fragilità e l’incertezza del futuro? Ci troviamo di fronte a un mistero inesauribile, quello dell'incarnazione, la cui chiave di lettura si può trovare in una espressione di San Paolo.
Il Significato Profondo dell'Incarnazione
Il lieto annuncio di un Dio che ci considera talmente importanti, che non gli pesa spogliarsi dei suoi privilegi a nostro favore, ci riempie di tenerezza e di riconoscenza. Nel bambino di Betlemme, Egli ci assicura: “Tu per me vali più di tutto ciò che ho! Sono disposto a perdere tutto fino a “non considerare un tesoro geloso l’essere Dio” purché tu capisca che io ti amo e che voglio per te la vita e la vita in abbondanza; purché tu non possa più equivocare sulla sincerità del mio amore per te.”
Ci affascina un Dio che si fa incontro così: si impoverisce, si fa piccolo, si ritrae per farci essere pienamente noi stessi. Il Natale è un messaggio sconvolgente: Dio che si fa uomo perché l’uomo si faccia divino, e questo è possibile solo con l’amore. Il Natale ci ricorda che il nostro Dio è tenera debolezza, è nascosto ed è essenziale.

Il Natale: Una Radicalità Controcorrente
Accanto allo stupore nel considerare ciò che Dio ha fatto per noi, ci colpisce il fatto che l’evento del Natale è la più radicale contestazione della nostra mentalità comune. Spesso pensiamo che solo chi è ricco e forte possa aiutare gli altri - salvo poi che raramente si vede qualcuno che condivide ricchezza e potere! - e che chi vive una condizione di fragilità, debolezza ed indigenza risulti solo uno scarto inservibile. Invece, il Natale è la sorpresa scomoda di Dio: il Povero dei poveri, Gesù, è in mezzo a noi, ma ricco di Cielo, di Amore e di umanità.
La Luce che Vince le Tenebre: Speranza e Rinnovamento
Quando Gesù entra nella vita, non si resta imprigionati nel proprio passato, ma si inizia a guardare il presente, a guardare se stessi in un altro modo, con un’altra speranza, con occhi diversi. Non si resta ancorati in quello che è successo. Cristo, vera luce del mondo, si è fatto carne. Anche noi conosciamo il buio dell’insicurezza, della violenza, della solitudine, del dolore, dell’abbandono. Sappiamo bene per esperienza che se non siamo amati, se non siamo considerati, il buio ci avvolge il cuore. Quando non c’è amore è sempre notte, anche di giorno. Abbiamo bisogno del Natale.
Non c’è ferita che la misericordia di Dio non possa sanare. Non c’è divisione, frattura, gelosia, invidia, incapacità che quella «forza della grazia» non possa ricomporre. Basta solo guardarLo, per ricordarci chi siamo: Sue creature. E cosa siamo: amati e perdonati di continuo, senza confini. Non c’è più nulla da immaginare, da inseguire: basta solo guardare. Accorgersi che Cristo c’è ora, è vivo tra noi ora. «Volle venire Colui che si poteva accontentare di aiutarci», come ricorda san Bernardo di Chiaravalle. Oggi non importa se siamo o no a posto con la coscienza; una cosa sola conta: aprire le porte del cuore a Gesù.
Come ricordano le parole del mistico tedesco Angelo Silesio: “inutilmente Cristo nasce a Betlemme nella mangiatoia se non nasce anche nel nostro cuore”. In questo Natale, Dio scrive lettere d’amore perché sa di parlare al cuore, al nostro cuore. Auguriamo che ciascuno comprenda di più l’amore di Dio e che Dio si faccia ancora bambino per dirci tutto il suo bene.

Auguri: Doni, Non Acquisti, e la Pace di Cristo
Possono mai mancare gli auguri a Natale? L’augurio che possiamo scambiarci è quello di ritrovare il senso di queste parole. "Natale in fondo è per tutti, credenti o no, un aggettivo che significa «appartenente alla nascita», e quindi fare regali non è «fare acquisti», ma «fare luce»: venire noi alla luce e dare gli altri alla luce. La luce, che torna a vincere lentamente sulle tenebre del cosmo e rinnova i campi e la tavola degli uomini, chiede a noi di fare altrettanto nelle relazioni. Quest’anno non fate regali, scambiatevi doni, perché non sia la festa degli acquisti, ma dei «presenti».
Il nostro augurio è che questo Natale non sia un Natale “del fare”, un Natale in cui si avverte un unico desiderio: che passi. Preghiamo che sia un Natale da vivere con il festeggiato, con Dio che manda il suo Figlio, il quale decide di entrare nel mondo come un bambino. Questo piccolo, indifeso bambino sia segno di speranza per quanti hanno perso la speranza negli uomini e in Dio. Il Signore è nato, la morte è vinta, il Vangelo risplende e ci dona l’immortalità!
“Dove nasce Dio, nasce la speranza: Lui porta la speranza. Dove nasce Dio, nasce la pace.” “Il dono prezioso del Natale è la pace, e Cristo è la nostra vera pace. E Cristo bussa ai nostri cuori per donarci la pace, la pace dell’anima.” In questo giorno di gioia siamo tutti chiamati a contemplare il Bambino Gesù, che ridona la speranza a ogni uomo sulla faccia della terra. Con la sua grazia, diamo voce e diamo corpo a questa speranza, testimoniando la solidarietà e la pace. Natale ci ricorda che Dio continua ad amare ogni uomo, anche il peggiore.
“Il Natale…sia per ciascuno occasione di rinnovamento interiore, di preghiera, di conversione, di passi avanti nella fede e di fraternità tra noi.” Non possiamo lasciarci rubare il Natale dalla paura e dalle restrizioni che siamo tutti chiamati a rispettare. Custodire questa Parola nel nostro cuore può diventare forza che apre la nostra vita alla speranza e al dono, così da non chiuderci in noi stessi ma continuare a vivere gesti concreti di amore e di solidarietà, specie con chi è più debole in questo periodo.
Il Natale in un Mondo Sconvolto: Guerre e Solidarietà
Noi tutti sappiamo che il Natale è il simbolo magistrale e supremo dell’avvento della pace celestiale e della liberazione divina, entrambe sempre agognate e ricercate. Quanto a quest’ultima, soffriamo ancora per il drammatico conflitto russo-ucraino che sta sconvolgendo l’intera umanità: noi tutti desideriamo che tale atroce e disumana guerra possa terminare definitivamente al più presto possibile. Celebriamo il Natale, pellegrini di speranza, in un contesto mondiale che ci opprime con notizie di guerre, di ostilità, di lutti, di incapacità a costruire pace o anche solo di stabilire tregue stabili e durature.
Anche quando ci guardiamo intorno e riflettiamo sulle relazioni che viviamo, sentiamo la fatica a essere una comunità almeno un po’ coesa, e la difficoltà a vivere esperienze di vitalità e freschezza, aperte al futuro, tanto nella società civile, quanto persino all’interno della Chiesa. Se proviamo a guardare alla terra in cui è nato Gesù, vediamo macerie fisiche e soprattutto umane, una seminagione di odio che rischia di far germogliare frutti amari e dolenti per anni e anni. Non è certo la prima volta che ci troviamo a provare a farci gli auguri in un tempo che sentiamo difficile, e cerchiamo di trovare dei motivi convincenti per auguri sinceri. Cerchiamo segni, parole e gesti di speranza.
“O Bambino di Betlemme, tocca il cuore di quanti sono coinvolti nella tratta di esseri umani, affinché si rendano conto della gravità di tale delitto contro l’umanità.” Guardiamo ai fratelli e alle sorelle nella fede che in Terra Santa si ostinano a rimanere in una terra martoriata, e a essere comunità che cerca nella fede nel Signore motivi di perdono e riconciliazione. Come affermato dal patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, “c’è ancora molto da fare.” Cerchiamo insieme, anche nelle pieghe delle nostre vite, delle famiglie, delle comunità, sulle strade e per le vie delle nostre città, semi di speranza e di riconciliazione, di solidarietà e di dignità umana.
Il Presepe Vivente: Guardare ai Poveri
Guardiamoci intorno, guardiamo soprattutto a quanti sono nell’indigenza: il fratello che soffre ci appartiene. Guardiamo a occhi aperti e con realismo al bimbo deposto da Maria e Giuseppe nella mangiatoia, perché per loro non c’era posto. Sentiremo già presenti i cori angelici che cantano «gloria» e «pace», soltanto se staremo dalla parte dei poveri: “il cristiano non può considerare i poveri solo come un problema sociale: essi sono una «questione familiare».”
Sono «dei nostri» i poveri di risorse, di denaro e di casa, di lavoro e di accoglienza. I poveri di cultura, i poveri perché ammalati, anziani, fragili o soli. È lì, nel fratello bisognoso, il presepe al quale dobbiamo recarci con solidarietà. Questo è il presepe vivente: il presepe nel quale incontreremo davvero il Redentore nelle persone che hanno bisogno. Ecco il luogo per auguri di buon Natale autentici, sinceri e fecondi di speranza. Ecco dove impareremo l’amore dal Bimbo nella mangiatoia, da Maria e da Giuseppe.
Ce lo insegna con parole poetiche e profetiche papa Leone: “L’amore cristiano supera ogni barriera, avvicina i lontani, accomuna gli estranei, rende familiari i nemici, valica abissi umanamente insuperabili, entra nelle pieghe più nascoste della società. Per sua natura, l’amore cristiano è profetico, compie miracoli, non ha limiti: è per l’impossibile. L’amore è soprattutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla.” Questo amore nasce per noi a Natale. Ecco la fonte della speranza. Ecco il fondamento della gioia.

Auguri Finali e Prospettive per l'Anno Nuovo
In questo Santo Natale proclameremo, all’inizio delle Sante Messe, il “Gloria” con la nuova traduzione da poco introdotta. Non più a Dio si rivolgono solo gli uomini di buona volontà, ma tutti gli uomini, buoni e cattivi, vicini e lontani, presenti e assenti… tutti amati dal Signore! È infatti il messaggio centrale dell’evento dell’Incarnazione di Gesù che ci viene incontro anche in questo strano periodo che stiamo vivendo.
A tutti auguriamo di riscoprirsi amati da Dio, di rinnovare la vita ogni giorno nella gioia e nella speranza. Il nuovo anno sia per tutti carico di salute, serenità e santità. Un pensiero di affetto va verso i malati e le persone sole o in momenti di prova. A tutti, auguri di un Santo Natale e di un nuovo anno benedetto.