Nella Bassa Lodigiana, si erge l'Abbazia di Villanova del Sillaro, un complesso monastico che per secoli ha controllato e amministrato un esteso territorio circostante. Il paese, con i suoi mille abitanti, si trova a debita distanza, quasi in segno di riverente rispetto, mentre l'alloggiamento dei monaci, pur trasformato in palazzo e cascina, emana ancora i sentori della sua lunga storia. Il campanile e la facciata slanciata non tradiscono le sue origini monasteriali.
Il paesaggio circostante, sebbene pesantemente alterato dai nuovi assetti produttivi e impoverito nel suo patrimonio arboreo, riesce tuttavia a evocare la sintesi mirabile della regola benedettina: ora et labora. L'abbazia, infatti, incarna un luogo dove la vita si sostiene sulla pratica del comandamento dell’amore fraterno e la comunità monastica, caratterizzata da un’organizzazione perfetta, rende il monaco uno specialista della preghiera e della cultura, un interprete raffinato di canti e di musiche, un uomo dotto e una guida politica e spirituale, senza disdegnare il lavoro manuale.

Le Origini e la Fondazione Olivetana
Le vicende del monastero di Villanova del Sillaro sono strettamente legate alle fortune della famiglia guelfa dei Sommaria (o Sommariva), che nel XII secolo aveva ottenuto questa terra in feudo per conto del Capitolo Metropolitano di Milano. Caduti in disgrazia a causa del sopravvento della fazione ghibellina e banditi dal lodigiano, i Sommaria riuscirono a risollevare le proprie sorti mettendosi al servizio della sede pontificia.
Il nobile Nicolò Sommariva ricoprì agli inizi del Quattrocento l’incarico di ambasciatore per conto dei papi Urbano VIII e Bonifacio IX. Nel suo testamento redatto a Roma il 28 luglio del 1401, Nicolò lasciò erede universale dei suoi beni nel Lodigiano e nel Regno di Napoli il fratello Angelo, cardinale, con l’onere di fabbricare nella tenuta del suo castello di Villanova una chiesa dedicata ai Santi Angelo e Nicolò, con annesso monastero per accogliervi convenientemente dieci frati. Successivamente, con testamento redatto a Roma il 21 dicembre del 1427, il cardinale Angelo cedette tutti i suoi beni ai monaci olivetani.
La fabbrica del monastero e della chiesa venne affidata ai fratelli Ambrogio e Giovanni Fugazza di Villanova, che vi lavorarono fino al 1474. La chiesa, in stile gotico e su loro disegno, venne completata nel 1480, mentre i lavori negli edifici conventuali si protrassero nel secolo seguente. Nel 1497, il console, i deputati e gli homines della villa ottennero dal priore l’uso della chiesa per potersi confessare e comunicare. Durante questo periodo, proseguì la costruzione delle muraglie del giardino, che le fonti antiche paragonavano al Giardino dell’Eden, e dei due chiostri. L'originale campanile fu distrutto da una saetta nel 1632, ma il complesso venne successivamente ricostruito e modificato.
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Architettura e Stratificazioni Stilistiche
La costruzione della chiesa risale probabilmente alla seconda metà dell’XI secolo, ma l’attuale aspetto è frutto di una ricostruzione avvenuta dopo il terremoto del 1117, sommata a vari restauri nei secoli XIV-XV e XVII-XVIII. L’impianto dell’ingresso principale presenta un atrio tripartito con colonne binate che sorreggono volte a crociera e locali di servizio. Il prospetto sulla piazza è caratterizzato da una serie di aperture regolari con modanature e un ricco portale con timpano semicircolare, mentre un ordine a fasce gerarchizza l'intera facciata.
La Chiesa Abbaziale
La facciata dell’Abbazia di Villanova presenta caratteri stilistici tipici dell’architettura romanica veronese, con ancora visibile l’impronta del protiro pensile sopra il portale, elemento comune nelle chiese romaniche della regione. La zona absidale romanica mostra diverse lavorazioni che testimoniano le successive ricostruzioni. Esternamente, la chiesa e il campanile si richiamano nettamente ai canoni dell’architettura monastica lombarda del Quattrocento.
L’interno della chiesa mantiene l’originaria struttura a tre navate con pilastri e colonne alternati. Tuttavia, il marcato carattere barocco che si osserva oggi è frutto degli importanti interventi operati nel Seicento. Gli affreschi sono stati realizzati tra la prima metà del XIV secolo e il secolo XV; anche le sculture sono del XV secolo, mentre gli altari di marmi policromi, la scalinata che sale al presbiterio e gli angeli addossati ai pilastri sono di epoca barocca. Anche la copertura delle navate con volte a crociera è barocca. Un autentico gioiello dell’arte intagliatoria è il coro ligneo ospitato nel catino absidale.

Il Campanile e la Cripta
Dal presbiterio si accede al robusto campanile, reso visitabile fino alla cella campanaria di stile tardogotico, innalzata sulla torre romanica. Un elemento architettonico di particolare suggestione è la cripta, completamente romanica, sorretta da snelle colonne e da volte a crociera.

Gli Edifici Conventuali e i Loro Rimaneggiamenti
La residenza dei monaci, l’unico edificio rimasto del complesso oltre alla chiesa, aveva già subito rimaneggiamenti significativi nel corso del Settecento, assumendo nella facciata uno spiccato stile neoclassico. All’interno, nella parte oggi adibita a casa canonica, è rimasto un affresco ben conservato in una stanza. Ad ornare lo scalone del monastero vennero portate due statue raffiguranti la Madonna e l’Arcangelo Gabriele. La sagrestia grande, eretta nel 1770 in funzione di collegamento tra il tempio e l’adiacente convento, venne trasformata nel 1896 in cappella dedicata alla Vergine Annunciata.
Le Vicende Storiche: Tra Prosperità e Declino
La storia dell’abbazia è stata segnata da alterne vicissitudini. Importanti lavori di ampliamento e ristrutturazione si effettuarono nel corso del Seicento e del Settecento, che contribuirono a definire l'aspetto attuale di alcuni edifici. Tuttavia, il monastero ha affrontato anche periodi difficili, inclusi i saccheggi attuati dagli eserciti spagnoli e francesi nelle guerre combattute nei secoli XVI e XVII per il dominio del Ducato di Milano, oltre alle pestilenze che desolarono città e campagne.
Il monastero degli Olivetani venne soppresso il 21 giugno 1798 dal regime giacobino, e la cura d’anime passò al clero secolare. Questo evento segnò la fine dell'era monastica per il complesso di Villanova del Sillaro, trasformando la sua funzione e la sua gestione.
Il Complesso Abbaziale Oggi: Un Centro di Cultura e Memoria
Oggi il complesso abbaziale è un luogo di memoria e cultura. È possibile accedere al chiostro quattrocentesco che racchiude l’Orto dei semplici, all’Erboristeria e ad altri locali dell’antico monastero. Al piano superiore del chiostro si trovano il Museo storico delle due guerre mondiali, il Dormitorio e la Foresteria, che ospita attualmente un piccolo Museo della Civiltà contadina e lo Scriptorium (Mostra della scrittura dagli amanuensi all’invenzione della stampa).
