Santa Massenza, situata nel cuore della Valle dei Laghi a metà strada tra Trento e il lago di Garda, rappresenta un confine naturale dove il clima del sud incontra quello continentale. In questo borgo, le piante mediterranee convivono con quelle alpine, dando vita a un territorio unico dove risiede l'Azienda Agricola e Distilleria di Francesco e Alessandro Poli. Cinque generazioni di tradizioni si tramandano nel tempo, arricchite da innovazioni rispettose di questo patrimonio.

Un borgo dalla storica tradizione viticola e distillatoria
Il borgo di Santa Massenza è rinomato per la sua lunga storia produttiva. Sin dalla metà del 1800 vennero rilasciate le prime licenze per la distillazione nel Palazzo Vescovile e, a partire dai primi del 1900, numerose piccole distillerie familiari hanno iniziato a fiorire. Verso la fine degli anni '60 si contavano ben 13 distillerie autorizzate su una popolazione di poco più di 100 abitanti, una densità eccezionale che ha reso il paese noto come la "capitale della grappa".
Il legame con il Vino Santo
Da secoli, sui colli di Santa Massenza sopra l'omonimo lago, si coltivano vigneti di uva Nosiola, l'unica varietà autoctona trentina a frutto bianco. La qualità di questo vino è celebrata in antichi documenti storici:
- Nel 1648, Pincio Giano Pirro, negli “Annali, ovvero cronache di Trento”, descrive un banchetto del 1536 in onore di re Ferdinando dove primeggiava l'insuperabile Vino Santo prodotto a Santa Massenza.
- Nel 1673, Michelangelo Mariani, nell'opera “Trento con il Sacro Concilio”, cita i vini squisiti dei colli di Trento, tra cui i dolci di Santa Massenza.

L'impegno produttivo di Francesco e Alessandro Poli
La storia moderna dell'azienda vede la prima vendemmia ufficiale di uve Nosiola da Vino Santo nel 1985, mentre il primo Vino Santo targato Francesco Poli risale al 1990. Oggi, Alessandro Poli porta avanti con passione l'eredità di famiglia insieme alla moglie Alberta e ai figli Massimiliano, Elisa e Federico.
Produzione vitivinicola e sostenibilità
L'azienda persegue una filosofia volta a valorizzare i vitigni autoctoni, rispettando la biodiversità. Dal 1998 i vigneti sono coltivati in agricoltura biologica, con l'integrazione di tecniche biodinamiche. Tra le pratiche sostenibili adottate:
- Eliminazione totale di erbicidi e fertilizzanti chimici.
- Utilizzo di coperture vegetali (favino, veccia, trifogli, avena, orzo, ecc.) per arricchire naturalmente il suolo.
- Produzione di energia sostenibile tramite pannelli fotovoltaici installati dal 2004.
Varietà e innovazione: i vitigni resistenti PIWI
Oltre alla Nosiola, utilizzata per il “Nosiola Sottovi”, il Majano e il Vino Santo Trentino “i Nosioi”, l'azienda coltiva varietà a bacca rossa come Schiava, Rebo, Lagrein e Cabernet Sauvignon. In località Naran, a 550 metri di altitudine, sono stati piantati vitigni PIWI (resistenti alle malattie fungine), che non necessitano di trattamenti antiparassitari. In collaborazione con la Fondazione Edmund Mach, è stata introdotta la varietà VALNOSIA, incrocio tra Nosiola e una vite resistente.

Distillazione ed eccellenze locali
La grappa, anticamente chiamata Aqua Vita, viene prodotta con un metodo che si tramanda di generazione in generazione. Il distillato viene ottenuto a una gradazione di circa 70° e lasciato riposare per circa 8 mesi prima di essere immesso sul mercato. Oltre a vino e grappa, l'azienda dedica attenzione anche all'olivicoltura: con 200 piante della varietà Casaliva produce l'olio extra vergine "L'EXTREMO", riprendendo una tradizione documentata fin dal XIII secolo negli statuti locali.