Il caso del dossier di Francesco Mangiacapra sui sacerdoti

Un ampio dossier contenente prove documentali, tra cui date, fotografie e trascrizioni di chat erotiche, è stato consegnato alla Cancelleria della Curia Arcivescovile di Napoli. La documentazione riguarda una rete di incontri sessuali, in larga parte omosessuali e spesso legati all'elargizione di denaro, che vedrebbe coinvolti numerosi sacerdoti, religiosi e seminaristi operanti in diverse diocesi italiane.

Infografica che illustra la diffusione geografica delle diocesi coinvolte nel dossier

La genesi del dossier

L'inchiesta è stata curata da Francesco Mangiacapra, ex avvocato napoletano e noto escort, già balzato agli onori della cronaca per il caso di don Luca Morini, soprannominato «don Euro». Il materiale raccolto, che conta circa 1.300 pagine, è nato come approfondimento del libro di Mangiacapra, «Il Numero Uno - confessioni di un marchettaro» (Iacobelli editore), nel quale l'autore ripercorre la propria esperienza di gigolò a contatto con diversi membri del clero.

Mangiacapra ha precisato che l'obiettivo del dossier non è colpire l'omosessualità in quanto tale, bensì denunciare una doppia morale che ritiene ipocrita e dannosa. Secondo l'autore, il comportamento di tali prelati è alimentato dall'impunità percepita e da una gestione interna alla Chiesa che spesso tende a occultare le irregolarità.

Le diocesi coinvolte

Il dossier coinvolge circa sessanta tra sacerdoti e seminaristi, appartenenti sia a ordini religiosi che al clero diocesano. Di seguito è riportata la distribuzione dei soggetti menzionati nelle varie sedi ecclesiastiche:

Diocesi Numero di soggetti
Teggiano-Policastro 7
Tursi-Lagonegro 4
Roma 3
Napoli, Aversa, Bari, Cosenza-Bisignano, Nocera-Sarno, Salerno 2 (ciascuna)
Acerra, Acireale, Amalfi-Cava, Catania, Ischia, Isernia, Manfredonia-S.G.R., Messina, Molfetta, Nardò-Gallipoli, Noto, Oppido Mamertina, Piazza Armerina, Pozzuoli, Palermo, Teano-Calvi, Trani-Barletta-Bisceglie, Tricarico, Urbino, Ordinariato Militare 1 (ciascuna)

Le reazioni delle istituzioni ecclesiastiche

L'Arcidiocesi di Napoli ha confermato la ricezione del materiale, specificando che la documentazione verrà esaminata per essere trasmessa alle singole diocesi di appartenenza, affinché possano essere effettuate le necessarie valutazioni. Alcuni vescovi, come quelli di Tricarico e Tursi-Lagonegro, hanno già avviato procedimenti canonici, disponendo la sospensione cautelativa dei sacerdoti coinvolti.

La sospensione «a divinis», che rappresenta l'esito possibile di tali procedimenti, inibisce al sacerdote la facoltà di celebrare messa, confessare o predicare in pubblico. Mangiacapra ha dichiarato di aver agito con l'intento di collaborare con le autorità ecclesiastiche per fare chiarezza, sottolineando che, dal suo punto di vista, le denunce servono a stimolare un cambiamento necessario all'interno della comunità cattolica.

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Il dibattito sulla doppia morale

L'iniziativa di Mangiacapra ha sollevato un acceso dibattito. Da una parte, viene riconosciuta come un'operazione di trasparenza necessaria per contrastare l'incoerenza di chi predica una dottrina che poi non pratica. Dall'altra, sono state espresse critiche in merito alle modalità di diffusione delle informazioni, accusate da alcuni osservatori di alimentare una forma di delazione che potrebbe ritorcersi contro la stessa comunità cattolica o favorire nuove forme di omofobia.

L'autore, dal canto suo, ribadisce la propria posizione: non si tratta di una crociata contro i singoli, ma di un atto di denuncia contro un sistema di «lobby gay» interna, caratterizzato da incontri reiterati e da una gestione dei fondi parrocchiali che, in alcuni casi, appare del tutto opaca.

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