Recitando il Credo durante la celebrazione eucaristica, sorge spesso l’interrogativo su chi lo abbia scritto e quale sia il significato profondo di questa preghiera articolata. Il Credo, noto anche come Simbolo della fede, rappresenta una sintesi delle verità fondamentali dell'identità cristiana.

Le origini del Simbolo
Il termine "Simbolo", dal greco syn-ballein ("mettere insieme"), richiama l'atto di ricongiungere le metà di un oggetto spezzato per garantire l'identità di chi lo porta. Nella storia della Chiesa, si distinguono tre antichi simboli:
- Simbolo degli Apostoli: il più antico, breve e conciso, con una funzione marcatamente battesimale.
- Simbolo di Atanasio (IV secolo): che inizia con la parola “Quicumque”.
- Simbolo niceno-costantinopolitano: il testo principale utilizzato nella Messa, frutto della fusione tra il Concilio di Nicea (325 d.C.) e il Concilio di Costantinopoli (381 d.C.).
La proclamazione del Credo durante la Messa festiva è entrata nell'uso liturgico gradualmente: prima a Costantinopoli nel VI secolo, per giungere a Roma solo all'inizio dell'XI secolo, su imposizione dell'imperatore Enrico II.
La struttura nella liturgia: Rito Romano e Ambrosiano
La collocazione del Credo varia tra i diversi riti:
- Nel rito romano, viene proclamato dopo l'omelia, come punto di arrivo dell'ascolto della Parola di Dio, poiché «la fede viene dall'ascolto» (Rm 10, 17).
- Nel rito ambrosiano, si colloca tra la presentazione dei doni e l'orazione sulle offerte, fungendo da porta di accesso al mistero eucaristico.
I tre pilastri del Credo
1. Dio Padre e la creazione
La professione di fede inizia affermando che Dio è l'unico creatore delle realtà visibili e invisibili. Dio crea liberamente dal nulla, non per accrescere la propria gloria, ma per manifestarla e comunicarla. In questa sezione, "Padre" è il nome che Gesù insegna ad usare per rivolgerci a Lui, sottolineando la Sua tenerezza e vicinanza alla vita umana.
2. Gesù Cristo, Figlio di Dio
Questa è la parte più sviluppata del Simbolo. Si confessa la divinità di Cristo, difesa dal Concilio di Nicea contro gli ariani: Egli è «Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero». La parte cristologica ripercorre i misteri della sua vita: l’incarnazione nel seno della Vergine Maria, la crocifissione, la morte, la risurrezione, l’ascensione e la seconda venuta gloriosa. Durante la recita del passaggio «e per opera dello Spirito Santo... si è fatto uomo», è richiesto l'inchino o la genuflessione, poiché in questo atto risiede il punto capitale della fede.
3. Lo Spirito Santo e la Chiesa
La parte finale riguarda l'azione dello Spirito Santo, associata alla santificazione e al compimento della Chiesa, che è santa in quanto sposa di Cristo. Qui si professa anche la fede nella comunione dei santi, nel perdono dei peccati e nella risurrezione della carne, volgendo lo sguardo alla speranza della vita eterna.

Il senso profondo del "Credo"
Nel testo, la parola "Credo" ricorre quattro volte. Le prime tre volte sono seguite dalla preposizione "in", indicando un atteggiamento di fiducia, incontro e abbandono a Dio. La quarta volta, dicendo «Credo la Chiesa», non si intende affidare la vita agli uomini, ma riconoscere che la Chiesa è opera di Dio. Professare la Trinità - credere che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono Dio - non introduce divisioni, poiché Dio rimane Uno nella Sua essenza: è la Tri-unità, un mistero insondabile con la sola ragione ma centrale per ogni cristiano.
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