L'Ordine dei Carmelitani, ufficialmente riconosciuto come Fratelli dell’Ordine della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, è un Ordine religioso di tradizione mendicante appartenente alla Chiesa Cattolica. Fondato formalmente prima dell’anno 1214, l’Ordine è oggi costituito da uomini e donne, sacerdoti, monache di clausura, eremiti, religiosi e religiose, nonché fedeli laici, di molti paesi del mondo. I suoi membri, in dialogo con lo Spirito nella Parola di Dio, ascoltano la voce della Chiesa del nostro tempo e si fanno attenti al grido dei poveri e degli ultimi, in un costante impegno di riattualizzazione della propria tradizione e spiritualità nel mondo di oggi. Da sempre l’attitudine del Santuario è stata quella di condividere la gioia del camminare insieme a Cristo, particolarmente attraverso l’amore per Maria Santissima.
Le Origini sul Monte Carmelo
La memoria liturgica facoltativa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo è fissata dal calendario romano generale al 16 luglio. Questo titolo mariano richiama anzitutto il monte Carmelo, "giardino verdeggiante", nella Galilea occidentale, simbolo di bellezza e splendore. Il monte Carmelo, il cui nome significa appunto "giardino di Dio", rappresenta uno dei luoghi più belli della regione, sviluppandosi poco lontano da Nazareth nell'alta Galilea in direzione nordovest-sudest da Haifa a Jenin (e dove, secondo la tradizione, la Sacra Famiglia avrebbe in seguito sostato di ritorno dall'Egitto).

Sul monte Carmelo, secondo il racconto del Primo Libro dei Re, nel IX secolo a.C. si stabilì il profeta Elia, uomo contemplativo e strenuo difensore del monoteismo di Israele. Egli vi fondò una comunità di uomini, difendendo la purezza della fede nell'unico Dio del popolo di Israele, che si stava dimenticando del Signore seguendo i sacerdoti del dio Baal. La Scrittura narra: «Elia disse ad Acab: "Su, mangia e bevi, perché sento un rumore di pioggia torrenziale". Acab andò a mangiare e a bere. Elia si recò alla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la faccia tra le proprie ginocchia. Quindi disse al suo servo: "Vieni qui, guarda verso il mare". Quegli andò, guardò e disse: "Non c’è nulla"! Elia disse: "Tornaci ancora per sette volte". La settima volta riferì: "Ecco, una nuvoletta, come una mano d'uomo, sale dal mare". Elia gli disse: "Va' a dire ad Acab: attacca i cavalli al carro e scendi perché non ti sorprenda la pioggia"! Subito il cielo si oscurò per le nubi e per il vento; la pioggia cadde a dirotto.» I Padri della Chiesa, nei loro scritti, hanno interpretato allegoricamente questa immagine come una figura profetica dell'Incarnazione del Verbo nella pienezza dei tempi: la pioggia, segno del perdono di Dio e della sua riconciliazione con il popolo pentito, rappresentava Cristo. La nube viene interpretata come la Vergine Maria, "pura senza macchia", portatrice della pioggia della grazia.

La Nascita del Titolo "Santa Maria del Monte Carmelo"
Verso la fine del XII secolo un gruppo di pellegrini latini, desiderosi di imitare l'esempio del profeta Elia, si riunì in comunità sul monte Carmelo presso la fonte che porta il suo nome, con l’intento di abbracciare la vita eremitica sotto il patrocinio della Vergine Maria, per "vivere nell’ossequio di Gesù Cristo con cuore puro e buona coscienza". Prima di allora c'erano già sul Carmelo degli eremiti, probabilmente di rito maronita, che si definivano eredi dei discepoli del profeta Elia. Circa nel 1154, il nobile francese Bertoldo si ritirò sul monte e si decise di riunire gli eremiti a vita cenobitica. Gli eremiti costruirono perciò in mezzo alle loro cellette la prima chiesetta della comunità e la dedicarono alla Beata Vergine Maria, mettendosi sotto la sua protezione; è dalla venerazione tributata a Maria in questa chiesetta che nacque il titolo di Santa Maria del Monte Carmelo. Sin da subito i frati onorarono la Vergine come loro patrona, come Signora di quel sacro luogo e di quella comunità, e la accolsero come madre e sorella nell'intimità della loro vita quotidiana. Ben presto i frati riconobbero in Maria colei a cui "è stata data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron" (Is 35,2), la Vergine purissima e tutta bella perché abitata da Dio stesso, bellezza in Persona.
Lo Scapolare del Carmelo: Storia e Promesse
Dopo l'invasione araba che costrinse i carmelitani alla fuga, nel 1291 gli eserciti d'Egitto conquistarono Acri e Haifa, bruciarono i Santuari del Monte Carmelo e assassinarono quei monaci che vi erano voluti rimanere. I carmelitani furono costretti a emigrare in Europa, un trasferimento forzato che creò problemi di ogni sorta, particolarmente a causa dell'incomprensione che il clero regolare e secolare aveva riservato ai nuovi arrivati, a torto sospettati di voler sottrarre i fedeli all’influenza degli antichi pastori. A tale situazione i carmelitani reagirono appellandosi ai Sommi Pontefici, che prima nella persona di Onorio III e poi in quella di Innocenzo IV si pronunciarono a loro favore. Ma neppure l’intervento dei successori di Pietro valse a rendere più agevoli le condizioni di vita dell’ordine, costretto a subire una situazione non più tollerabile.
Fu in questo contesto di grande difficoltà per l'Ordine, intorno al 1247, che il frate Simone Stock, priore generale dei carmelitani e profondamente devoto della Madonna, avrebbe ricevuto un'apparizione. La leggenda narra che la Vergine volle dargli ascolto e la domenica 16 luglio 1251 apparve al santo all'età di 86 anni, circondata dagli angeli e con il Bambino in braccio. Gli mostrò uno scapolare e gli disse: «Prendi figlio dilettissimo, prendi questo scapolare del tuo ordine, segno distintivo della mia confraternita, privilegio a te e a tutti i carmelitani. Chi morrà rivestito di questo abito non soffrirà il fuoco eterno; questo è un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza di pace e di patto sempiterno». Questa è considerata la prima promessa, il privilegio per cui chi muore rivestito dello scapolare non soffrirà il fuoco eterno.

Il venerabile Pietro Swanington, segretario e amico del superiore generale, descrisse l'apparizione nel suo autografo rinvenuto successivamente nella tomba dello stesso Stock. Simone Stock narrò: «Mentre io effondevo l’anima mia nel cospetto del Signore [...] mi apparve essa con grande corteggio, e tenendo l’Abito dell’Ordine disse: Prendi, amatissimo figlio, questo Scapolare; attesto sarà il segno dell’Ordine tuo e della mia Congregazione e del privilegio ch’io ho ottenuto per te e per tutti i Carmelitani, col quale chiunque piamente morrà, non soffrirà l’eterno incendio. È questo un segno di salute, salvezza nei pericoli, pegno di pace e di alleanza eterna.»
Il Privilegio Sabatino e le Conferme Papali
Nel 1322 monsignor Duèze si riferì alle parole della Madonna in una Bolla - oggi ritenuta non autentica dagli storici - nella quale parlò di questo «Privilegio Sabatino». Se con la prima promessa la Vergine garantiva la salvezza eterna, con la seconda riduceva al massimo ad una settimana la permanenza dell'anima in Purgatorio. Per usufruire di questo privilegio, però, la Madonna chiedeva che oltre a portare l'Abitino si facessero anche preghiere e alcuni sacrifici in Suo onore. Il contenuto del «privilegio sabatino» fu definito, con decreto della Congregazione dell’Indice, in data 20 gennaio 1613: «Si permetta ai Carmelitani di predicare che il popolo cristiano può piamente credere nell’aiuto da parte della Madonna alle anime dei frati e dei confratelli della confraternita della Madonna del Carmine che saranno morti in grazia di Dio ed in vita avranno portato l’abito dell’Ordine, avranno osservato la castità secondo il proprio stato ed avranno recitato il Piccolo Ufficio o fatto delle astinenze. Detto aiuto verrà dalla di lei continua intercessione, pii suffragi, meriti e speciale protezione dopo la loro morte, specialmente nel giorno di sabato, giorno che dalla Chiesa è dedicato alla B.ma Vergine.»
Lo scapolare marrone della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo è uno dei segni della Chiesa da molti secoli, associato ad alcune importanti promesse di salvezza che la Vergine avrebbe fatto in alcune apparizioni, promesse comunque confermate dal Magistero della Chiesa Cattolica negli anni successivi. Le costituzioni carmelitane lo definiscono un "segno dell’amore materno, permanente e stabile, di Maria verso i suoi fratelli e le sue sorelle carmelitane". Attraverso di esso, infatti, ipso facto il fedele entra formalmente nella confraternita dello scapolare, divenendo membro della famiglia carmelitana, di cui se ne condividono così i benefici. Le promesse legate al Santo Scapolare sono state confermate dalla Vergine anche a Fatima, dove la presentazione dello Scapolare durante l'apparizione finale mostrò una sintesi tra lo storicamente più remoto (il Monte Carmelo), il più recente (la devozione al Cuore Immacolato di Maria) ed il futuro glorioso, che è il trionfo di questo stesso Cuore.

Il Sommo Pontefice Leone XIII in data 16 maggio 1892 concesse all’Ordine Carmelitano, a beneficio di tutta la cristianità, "l’insigne privilegio del perdono del Carmine", ossia dell’indulgenza plenaria, ulteriormente allargata dai pontefici successivi. Pio XII affermò che "chi lo indossa viene associato in modo più o meno stretto, all'Ordine Carmelitano", aggiungendo "quante anime buone hanno dovuto, anche in circostanze umanamente disperate, la loro suprema conversione e la loro salvezza eterna allo Scapolare che indossavano! Quanti, inoltre, nei pericoli del corpo e dell’anima, hanno sentito, grazie ad esso, la protezione materna di Maria!" San Giovanni Paolo II ne fu grande devoto e, in una lettera del 25 marzo 2001 ai padri carmelitani, scrisse: «Chi riveste lo Scapolare viene quindi introdotto nella terra del Carmelo, perché “ne mangi i frutti e i prodotti” e sperimenta la presenza dolce e materna di Maria, nell’impegno quotidiano di rivestirsi interiormente di Gesù Cristo e di manifestarlo vivente in sé per il bene della Chiesa e di tutta l’umanità. (...) Anch'io porto sul mio cuore, da tanto tempo, lo Scapolare del Carmine!»
Lo Scapolare come Simbolo
In origine lo scapolare era un indumento senza maniche e aperto sui lati; nel Medioevo veniva utilizzato da monaci e frati per ricoprire l’abito sul petto e sulla schiena. Esso giunge a simbolizzare la speciale dedizione che i carmelitani hanno per Maria, Madre di Dio, e la fiducia nella sua protezione materna, così come anche il desiderio di essere come lei nel suo impegno per Cristo e verso gli altri. L’importanza dello scapolare o abitino non è facilmente percepibile da parte degli uomini dei nostri tempi, immersi in una società ormai largamente secolarizzata. Attorno ai monasteri gravitava tutto un mondo ansioso di Dio e di pace, che voleva in qualche modo entrare in quelle oasi. Da qui la confraternita, concessa anche a coloro che rimanevano nel secolo, per cui si veniva a creare una unione spirituale. Già nel secolo XV, l’Europa cattolica era inginocchiata davanti a Maria, con nobili in Francia e moltissimi fedeli in Spagna e in Italia che portavano l'abito del Carmelo. Particolare significato assunse poi lo scapolare come segno distintivo nei confronti degli infedeli e degli eretici. Da allora in poi, nel corso dei secoli, l’abitino divenne sempre più un simbolo dei cattolici devoti alla Madonna e fedeli alla sede di Pietro.
P. Albino Marchetti O.C.D. descrisse la devozione in termini cavallereschi: «Nei tornei medievali i cavalieri scendevano sul campo a dar prova del loro valore indossando i colori della Dama del cuore. Se la cavalleria medievale [...] pare oggi tramontata, tuttavia in suo luogo è sorta una cavalleria più sacra e più pura, consacrata ad una Signora la cui bellezza non svanisce mai [...]: la milizia sacra alla Regina del Carmelo. Diffuso nei tempi cavallereschi del Medioevo, lo scapolare ne ricorda i fasti e ne conserva il simbolismo. Chi lo riveste intende assumere la livrea di Maria, e si impegna a lottare e a vincere in suo onore la battaglia della verità e della virtù. Quando la tentazione infuria, o lo assale la stanchezza o la monotonia della vita, egli trova nella veste di Maria un richiamo ed un incitamento a perseverare, con la certezza della protezione celeste e della vittoria finale. Chiunque indossa lo scapolare diventa un cavaliere della più nobile Donna ed un umile servitore della Regina del Cielo.» Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, nella sua opera Le glorie di Maria, si espresse così: «Conforme gli uomini si recano ad onore di avere alcuni che portano le loro livree, così Maria Santissima gradisce che i suoi devoti portino il suo scapolare, in segno di essere dedicati alla di lei servitù ed essere del numero della famiglia della Madre di Dio.»
L'Iconografia della Madonna del Carmelo
Un'iconografia antica di Nostra Signora del monte Carmelo raffigura la Vergine semplicemente con il Bambino in braccio e una stella sulla spalla destra, sopra il manto, a indicare la purezza e la bellezza della Flos Carmeli, evocando il significato del nome Maria ("stella maris", da "stilla maris", cioè "goccia di mare"). Infatti il nome Maria deriva dall'aramaico Mir (goccia) e Yam (mare) e significa "stilla di mare, goccia di mare", o anche stella del mare, intendendo quella goccia così singolare che si distingue dalle altre come una stella in cielo. Evoca inoltre la nube di Elia, che si forma da una goccia che si solleva dalla massa indistinta del mare (a indicare la purezza della Vergine) e si allarga sulla cima del Carmelo, donando la sospirata pioggia ad Israele.
La moderna e più diffusa iconografia rappresenta la Vergine con il Bambino Gesù in braccio, spesso con abito e scapolare bruni e mantello bianco, nell'atto di mostrare lo scapolare carmelitano.

Il Ruolo della Madonna del Carmelo nella Storia
La devozione alla Madonna del Carmelo si ricollega alla storia e ai valori spirituali dell'Ordine e si esprime attraverso lo scapolare. Fin dal Medioevo, la Madonna del Monte Carmelo fu posta in relazione con il Purgatorio e alla purificazione delle anime defunte dai peccati. In alcune immagini ella è raffigurata in compagnia degli angeli e di persone che indossano scapolari marroni, mentre implorano la sua mediazione. Nel XXI secolo, i Carmelitani, assieme al privilegio sabatino incoraggiano la fede nell'ausilio di Maria e nell'assistenza della sua preghiera di intercessione per le anime dei defunti, in particolare per coloro che in vita hanno indossato devotamente lo scapolare. Oggi la colletta della messa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo si appella alla materna protezione di Maria nella salita dei suoi figli al Santo Monte, che è Cristo Signore, e poi la liturgia della parola presenta anzitutto l'immagine profetica della piccola nube (Elia pregò sul monte Carmelo e il cielo diede la pioggia vivificatrice), alla quale fa eco il salmo 14.
Periodi di Persecuzione e Resilienza
La storia dell'Ordine è stata segnata anche da periodi difficili. Dopo l'invasione araba che costrinse i carmelitani alla fuga, nel 1291 gli eserciti d'Egitto conquistarono Acri e Haifa, bruciarono i Santuari del Monte Carmelo e assassinarono quei monaci che vi erano voluti rimanere. La nuova chiesa, costruita tra il 1827 e il 1836, fu intitolata a Maria "Stella Maris", un'espressione molto significativa - presente già nell'inno Flos Carmeli - che si rifà al significato etimologico del nome Maria ed evoca direttamente la figura della nube di Elia che dal mare si innalza proprio sulla cima del Carmelo. Era convinzione dei carmelitani di avere un rapporto del tutto speciale con Maria, loro Patrona, sotto il titolo "del Monte Carmelo". In origine essi celebravano in suo onore in modo speciale la festa dell'Annunciazione, quella dell'Immacolata Concezione, e la commemorazione solenne in luglio, che si iniziò a celebrare in Inghilterra dalla seconda metà del 1300 ogni 17 luglio, in riferimento alla data dell’ultima sessione del Concilio di Lione II (1274), nella quale l’Ordine ricevette un’approvazione che lo salvò dalla soppressione. Essa fu istituita con lo scopo di ringraziare la Vergine Maria per tutti i benefici concessi all'Ordine, come protettrice e avvocata.
La Rivoluzione francese e le successive ondate rivoluzionarie in Europa portarono a durissimi colpi per il Carmelo italiano, che venne quasi a estinguersi allorché il processo rivoluzionario risorgimentale coronò il proprio successo con l’unificazione della penisola. I conventi furono «trasformati in caserme o adibiti ad uffici pubblici, moltissime Chiese profanate, divenute granai, fienili o addirittura scuderie. I religiosi vagarono in cerca di un rifugio: molti tornarono alle loro famiglie, altri perirono miseramente. Furono disperse in questo tempo le ricchissime biblioteche, gli archivi.» In questa situazione la Vergine santa apparve a Lourdes, per infondere coraggio al popolo cristiano, il che contribuì alla ripresa della devozione, che conobbe un nuovo periodo di feconda diffusione, grazie anche ai Papi Pio IX, Leone XIII e soprattutto san Pio X.
Anche durante la guerra civile spagnola, il «flagello comunista» si accanì in particolare contro il Carmelo, bersaglio prediletto della sua rabbia omicida. Diciassette conventi e cinquecento monasteri carmelitani furono messi a ferro e fuoco. Celere fu la decimazione della comunità carmelitana di Toledo e l'assassinio di quattordici carmelitani scalzi della comunità di Barcellona. Seminari, padri anziani, fratelli laici e suore furono perseguitati, e i santuari devastati. Tuttavia, la devozione alla Madonna del Carmelo persisteva, offrendo conforto e speranza in mezzo alle ecatombi.
Esempi di Santuari Carmelitani: Il Carmine Maggiore di Palermo
All’interno di uno dei mercati storici della città di Palermo sorge la Chiesa di Maria SS. del Carmelo, conosciuta come Carmine Maggiore. La costruzione della primitiva chiesa ruota attorno all’antica Cappella della Pietà che tradizione vuole donata ai primi carmelitani dalla regina Adelasia nel 1200. Tale cappella insieme al convento, secondo le fonti storiche, fu costruita nel 1118. La cappella presenta due stili diversi: romanico, negli archi a tutto sesto che sostengono il soffitto; e gotico con l’Agnus Dei come chiave pensile. Questa cappella venne poi inglobata nella seconda chiesa costruita dai Frati Carmelitani nel 1244 dedicata alla SS. Annunziata, appellativo dato a tutte le chiese fondate dai Carmelitani in Occidente per il forte legame che essi avevano con la città di Nazareth, luogo dell’Annunciazione.

Fulcro della chiesa è la figura di Sant’Elia, poiché l’Ordine dei Carmelitani non ha un vero e proprio padre fondatore ma fonda le sue radici sul profeta Elia, difensore della fede del Dio di Israele sul Monte Carmelo, vincendo la sfida con i sacerdoti di Baal (1 Libro dei Re, Cap.18). La cappella della Madonna del Carmine presenta al centro l’olio su tavola realizzato da Tommaso De Vigilia nel 1492, rappresentante la Madonna del Carmelo con scene della vita dei primi Carmelitani (cappella sul Monte Carmelo, approvazione della Regola, venuta in Occidente, liberazione delle anime del Purgatorio). Essa è incorniciata da colonne tortili stuccate nel 1684 da Giuseppe e Giacomo Serpotta, presentanti alla base scene della vita di Maria. Di fronte ad essa è la Cappella del Crocifisso con al centro il Cristo crocifisso ligneo tra un drappo dorato attribuito a Girolamo Bagnasco. In alto si trovano le statue dei due papi S. Telesforo con un calice in mano e S. Zeffirino. Di Domenico Gagini è la statua della Madonna dell’Udienza, secondo antica tradizione carmelitana, il titolo si deve all’ascolto delle suppliche che la Vergine Maria dà ai suoi fedeli dopo la Pasqua. Di Antonello Gagini è la statua di S. Caterina d’Alessandria con i suoi attributi iconografici, la ruota e il piede che schiaccia una testa simbolo dell’eresia. Dedicato a Sant’Elia sono anche gli affreschi all’interno della cappella del Sacro Cuore nella terza cappella della navata sinistra. Nell’ex cappella di Sant’Elia è custodito il simulacro argenteo della Madonna del Carmelo, statua lignea del 1598 rivestita in argento da Giuseppe Castronovo nel 1729. L’ultima domenica del mese di luglio è dedicata alla Madonna del Carmelo, tale festa è detta “U secunnu fistinu”. La Madonna del Carmelo fu dichiarata Patrona della città di Palermo dalla corte senatoriale l’8 novembre 1688.
La Casa di Accoglienza, adiacente al Santuario (Casa per Ferie “Al Carmine”), soddisfa il riposo del corpo e permette un ristoro spirituale per chi lo desidera.