Il soggetto conservatore è l’ente, la famiglia o la persona che conserva fondi archivistici. Esso ha la responsabilità della loro tutela e valorizzazione, e li rende disponibili per la consultazione. Nella Chiesa Cattolica in Italia, le tipologie di soggetti produttori di documentazione archivistica sono variegate. La documentazione prodotta, accumulata e raccolta nel tempo da soggetti ecclesiastici rappresenta una fonte di grande esclusività e ricchezza. Trovare, leggere e interpretare le carte necessarie alla ricostruzione storica non è un’attività semplice.
In questo contesto, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha promosso e coordinato diversi progetti per la catalogazione, l'inventariazione e la valorizzazione del vasto patrimonio culturale ecclesiastico italiano. Questi sforzi convergono nel portale BeWeB - Beni ecclesiastici in web, uno strumento fondamentale per la conoscenza, la tutela e la fruizione di tali risorse.
I Progetti della CEI per il Patrimonio Culturale Ecclesiastico
A partire dalla fine degli anni '90, le diocesi italiane sono state impegnate in una serie di imponenti campagne di inventariazione e censimento informatizzato, coordinate dall’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l'edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana (Ufficio BCE). Questi progetti mirano a organizzare e rendere accessibile un patrimonio che include opere storico-artistiche, edifici di culto, archivi e biblioteche.
Inventario dei Beni Storico-Artistici (Progetto CEI-OA)
A partire dal 1996, e con un impulso significativo dal 1997, le diocesi italiane sono state coinvolte in una capillare campagna di inventariazione informatizzata dei beni storici e artistici di loro proprietà. Questo servizio è promosso e coordinato dall’Ufficio BCE.

Il rilevamento del patrimonio ecclesiastico integra, rispettando gli standard dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), quello promosso da decenni dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT) per scopi di tutela e conservazione. L’inventario delle diocesi ha portato ad uniformare il rilevamento sul territorio, completandolo e aggiornandolo, e ha favorito l’evidenza delle specificità ecclesiastiche del patrimonio. L’uniformità delle banche dati realizzate è garantita dall’applicazione di un metodo uniforme di descrizione e dall’uso di un unico strumento di data entry e gestione dei dati.
L’inventario delle diocesi nasce informatizzato e correla ai dati descrittivi dei beni le relative immagini. Il metodo adottato è aderente agli standard dell’ICCD per il livello inventariale, ma arricchito da elementi descrittivi dello standard di livello catalogo e da informazioni specifiche e caratterizzanti del patrimonio ecclesiastico. Sono state schedate le opere mobili presenti in tutte le chiese, parrocchiali e sussidiarie, e - quando ritenuto opportuno ai fini conservativi - in musei diocesani, palazzi vescovili e seminari ecclesiastici, senza limiti cronologici per garantire la documentazione di oggetti anche di recente realizzazione. L’inventario diocesano ha infatti finalità patrimoniali, gestionali e culturali; vengono censiti, attraverso schede documentarie, anche quei beni, oggetto di campagne di catalogazione precedenti, non rinvenuti durante i sopralluoghi.
Le diocesi che hanno intrapreso questo lavoro hanno costituito delle équipe composte da personale specializzato e competente. Intorno al responsabile diocesano del progetto si muovono schedatori qualificati, fotografi professionisti, storici dell’arte o docenti universitari chiamati a fare da responsabili scientifici ed indispensabili per verificare la correttezza dei contenuti. Per la realizzazione dell’inventario, le diocesi hanno potuto usufruire di un contributo grazie all’8x1000 alla Chiesa Cattolica.
Copia dell’inventario concluso viene consegnata dalla diocesi ai propri parroci (mediante un servizio di consultazione online dedicato) e, secondo accordi, alla competente Soprintendenza e all’ICCD (per il tramite dell'Ufficio BCE). Il beneficio che deriva dalla descrizione ordinata ed uniforme del patrimonio non si ferma ai più evidenti aspetti riguardanti la conoscenza, la sicurezza e la tutela dei beni (la banca dati nazionale è accessibile in tempo reale al Comando dei Carabinieri di tutela del patrimonio culturale) ma si estende anche alla sua necessaria ed efficiente gestione (can. 1283 del Codice di Diritto Canonico).
Per garantire un costante monitoraggio del patrimonio, una volta concluso il rilevamento sul territorio e la digitalizzazione del materiale raccolto, le diocesi hanno la possibilità di aggiornare o integrare costantemente le informazioni, per esempio in occasione di eventi particolari come le periodiche visite pastorali del Vescovo nelle parrocchie, l’avvicendarsi dei parroci (tenuti alla verifica del patrimonio affidatogli quando subentrano nella responsabilità di una parrocchia), la creazione o soppressioni di enti parrocchiali proprietari dei beni, la revisione dell’attribuzione culturale degli oggetti. L’attività di aggiornamento e integrazione dei dati è supportata da un sistema di registrazione dello storico degli interventi che conserva traccia delle manutenzioni a beneficio di tutti i fruitori del sistema. Inoltre, è possibile arricchire il tracciato catalografico con materiali diversi, come contributi audio, video, ecc.
Caso specifico: Arcidiocesi di Trento
La campagna di inventariazione dei beni culturali di proprietà ecclesiastica dell'Arcidiocesi di Trento ha preso avvio nel 2005 e ha potuto contare sul contributo erogato dalla Provincia Autonoma di Trento in base a quanto stabilito nell'Accordo di collaborazione tra la Provincia autonoma di Trento e l'Arcidiocesi di Trento per la catalogazione dei beni culturali appartenenti ad enti e istituzioni ecclesiastiche (2005). Dopo più di sei anni dall'inizio dei lavori, affidati a una selezionata équipe di storici dell'arte e fotografi professionisti, la campagna è giunta al termine nel settembre 2011. Gli inventari diocesani pubblicati su BeWeb offrono un set minimo di dati descrittivi dei beni inventariati, corredati dalle immagini in bassa risoluzione. Per consultare la versione integrale delle schede è necessario inviare una richiesta al Museo Diocesano Tridentino.
Censimento dei Beni Architettonici (Progetto CEI-A)
Nel 2008 è stato avviato il Censimento delle Chiese delle Diocesi italiane. Le diocesi hanno preventivamente prodotto e pubblicato un elenco delle chiese del proprio territorio e gradualmente, attraverso la realizzazione dei progetti diocesani di censimento, stanno costituendo una banca dati nazionale degli edifici di culto cattolico italiani.

Oltre agli obblighi derivanti dal diritto canonico e dalla normativa dello Stato, l’inventario dei beni culturali della Chiesa riveste carattere di urgente necessità, in quanto premessa per efficaci azioni di tutela, conservazione e valorizzazione di significati e ruoli simbolici, sociali e culturali rivolti a un patrimonio legato da secoli alle comunità, ma spesso soggetto a condizionamenti e ad azioni che ne compromettono la sua stessa identità. Lo strumento online per il censimento informatizzato delle chiese messo a disposizione delle diocesi risponde nelle sue caratteristiche tecniche a tali obiettivi.
In questa prospettiva sono stati sviluppati strumenti complementari quali il Forum, quelli per la gestione della banca dati centrale presso l’Ufficio Nazionale, servizi di e-learning per gli operatori, oltre alla pubblicazione in rete del censimento in progress, che adesso trova in BeWeB la sua vetrina preferenziale. La necessità dell’immediata efficacia dell’azione intrapresa ha comportato la scelta di realizzare il censimento limitandolo ai soli luoghi di culto e con un livello di compilazione che si limita ai campi obbligatori indicati nello standard dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, e che detto Istituto ha validato quale livello standard Ufficiale CEI.
Gli obiettivi informativi perseguiti dal sistema sono riconducibili ai tre seguenti aspetti:
- Individuazione dell’entità patrimoniale globale: da intendersi anzitutto come individuazione elencativa e quantitativa che renda una visione d’insieme (o di sottoinsiemi significativi quali quelli macroregionali, regionali, diocesani, parrocchiali, o quelli tipologici per natura o funzione dei beni, ...) tale da permettere la corretta programmazione di qualsiasi iniziativa volta alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio.
- Disponibilità dei dati minimi indispensabili per una corretta azione di tutela, conservazione e restauro: nella scheda censimento uno spazio è dedicato a informazioni sugli interventi di adeguamento liturgico, natura e stato degli impianti, lo stato di conservazione e la storia degli interventi di restauro; le aree riservate alla titolarità del bene, alla sua inequivocabile individuazione fisica (supportata anche da dati catastali, dalla documentazione in immagini e dalla georeferenziazione) completano un insieme di solidi elementi sui quali basare ogni necessaria azione di diritto.
- Realizzare una base di conoscenza sulla quale fondare una istruita e completa opera di divulgazione, rivolta al mondo della ricerca, dello studio, della cultura e del turismo. Il patrimonio architettonico delle chiese costituisce inoltre la sede naturale in cui le opere d’arte nate per la liturgia e il culto trovano la loro collocazione originale e primaria e pertanto il legame alla banca dati dei beni artistici mobili sarà uno degli aspetti che più verrà favorito in futuro dalla programmazione dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l'edilizia di culto (fatti salvi problemi specifici di sicurezza e tutela dei beni), soprattutto al fine di ricreare i contesti originari delle opere e la storia della devozione e della fede.
Riordino e Inventariazione Informatizzata degli Archivi Ecclesiastici (Progetto CEI-Ar)
A partire dal 2004, gli archivi storici diocesani e di altri enti ecclesiastici che chiedono di partecipare a questo progetto dispongono di un servizio per la migliore gestione e organizzazione del loro patrimonio. Poiché il riordino e la descrizione della documentazione conservata in archivio è il presupposto imprescindibile per poterne favorire la corretta conservazione, tutela e fruizione, l’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l'edilizia di culto della CEI promuove e sostiene un progetto orientato in tal senso.

Gli istituti aderenti hanno a disposizione, oltre al software CEIAr per il riordino e la descrizione archivistica, diversi servizi di coordinamento, consulenza, formazione e assistenza specialistica sia sui contenuti che tecnico-informatica. BeWeB, oltre a garantire la fruizione più ampia dei materiali, garantirà man mano l’implementazione dei servizi interni all’archivio. Tra questi, e fra i primi, la gestione della sala studio e la gestione immagini.
Il progetto dedicato agli archivi storici è maturato nell’ambito dell’Intesa tra CEI e MiBACT del 18 aprile 2000 riguardante la conservazione e la consultazione degli archivi d’interesse storico e delle biblioteche degli enti e istituzioni ecclesiastiche, e più di recente ha trovato nuovo impulso con la Convenzione per il dialogo tra il Sistema Archivistico Nazionale (SAN) - di cui l’Istituto Centrale per gli Archivi (ICAR) del MiBACT è il responsabile della gestione, manutenzione e sviluppo - e BeWeB, gestito dall’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l'edilizia di culto della CEI.
CEIAr permette una dettagliata descrizione multilivello, strutturata con diverse tipologie di scheda (complesso di fondi, fondo, aggregazione logica e unità archivistica), e garantisce un’adeguata rappresentazione dei legami intrinseci tra i documenti attraverso l’utilizzo di una struttura informativa ad albero. Caratteristica peculiare del software è quella di permettere la descrizione del materiale attraverso più alberi archivistici in modo tale da poter confrontare più interventi archivistici succedutisi nel tempo sulle carte. Alle schede di descrizione archivistica è possibile inoltre collegare le relative immagini. CEIAr consente la rilevazione di voci d’indice tratte direttamente dalla documentazione e di uniformarle agli standard per la descrizione di record d’autorità, attraverso la compilazione di schede entità persona, famiglia, ente.
CEIAr rispetta gli standard internazionali ISAD(G) - International Standard Archival Description (General) per la descrizione archivistica, e ISAAR(CPF) - International Standard Archival Authority Records (Corporate, Bodies, Persons, Families) per la creazione di record d’autorità. Oltre ai più comuni formati di esportazione, CEIAr dispone anche di esportazione compatibile con il Sistema unificato informativo delle soprintendenze archivistiche (SIUSA), oltre a permettere la generazione di file XML basati sugli standard EAD/EAC.
Attualmente il software CEIAr viene fornito agli archivi aderenti al progetto con il nuovo sistema online Terminal Server (CEIAr TS), con la conseguente immediata possibilità della pubblicazione delle banche dati realizzate in questi anni di lavoro sul portale BeWeB - Beni ecclesiastici in web, integrate con la scheda anagrafica dell’istituto culturale (soggetto conservatore). Partecipando al portale BeWeB gli archivi conservano sempre la proprietà e la piena disponibilità dei propri dati.
Catalogo Collettivo delle Biblioteche Ecclesiastiche Italiane (Progetto CEI-Bib)
Il progetto di mediazione, tutela e valorizzazione dei beni librari delle biblioteche diocesane e di altri istituti ecclesiastici è stato avviato nel 2006. Gli obiettivi individuati e che hanno motivato l’intero progetto sono:
- Operare in rete, valorizzando l’identità delle realtà bibliotecarie.
- Fornire strumenti e soluzioni informatiche alle diocesi.
- Facilitare l’accesso al Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) a tutte le biblioteche ecclesiastiche.
- Creare e gestire un sistema di authority file per la comunicazione tra ambiti culturali diversi.
- Permettere la ricerca e la consultazione integrata dei dati dei quattro ambiti dei beni culturali ecclesiastici: architettonici, archivistici, librari e storico-artistici.

A partire dal 2010 la rete di biblioteche è confluita nel Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) sostenuto dall’ICCU e l'Ufficio BCE è diventato il coordinatore del Polo SBN di Biblioteche Ecclesiastiche (PBE). Si tratta di un polo extraterritoriale (il più grande di SBN), che si fonda su presupposti di individuazione tipologica e funzionale. Il software di catalogazione utilizzato (CEIBib, basato sul sistema EOSWeb -MARC21 nativo- e certificato al 3° livello di SBN) non è esclusivamente un programma di catalogazione, ma un sistema integrato che consente il trattamento delle diverse tipologie documentarie, la gestione dei prestiti e dei servizi di circolazione. CEIBib permette la catalogazione di materiale antico e moderno.
Nel tempo il Polo PBE ha aderito a progetti altamente specializzati rispettivamente dedicati alla descrizione di manoscritti e di incunaboli, ha favorito la nascita di un Gruppo per l’incremento dei termini di ambito religioso nel Nuovo soggettario in collaborazione con la Biblioteca nazionale centrale di Firenze. Il Polo partecipa inoltre ai lavori del Gruppo Utenti italiani del Marc21 al fine di diffondere e far conoscere meglio le caratteristiche del formato Marc21.
Per le biblioteche in possesso di un coerente e qualificato catalogo informatizzato pregresso, il Polo ha predisposto un software detto CEI-Importer che supporta e facilita le operazioni di riversamento all’interno del catalogo di Polo, in allineamento diretto con SBN.
Il progetto dedicato alle biblioteche è maturato nell’ambito dell’Intesa tra CEI e MiBACT del 18 aprile 2000 riguardante la conservazione e la consultazione degli archivi d’interesse storico e delle biblioteche degli enti e istituzioni ecclesiastiche. L’Intesa è stata nel tempo arricchita da numerosi accordi specifici: l’Accordo in materia di descrizione bibliografica con la Direzione Generale per i beni librari del 2006; la Convenzione del 2008 firmata con l’ICCU che ha dato vita al Polo poi concretizzatosi nel 2010; la Convenzione sempre con l’ICCU del 2011 per la trattazione dei manoscritti attraverso Manus online e in ultimo l’accettazione da parte del Consortium of European Research Libraries (CERL), del 2013, delle biblioteche del Polo nel progetto Material Evidence of Incunabula (MEI).
L’OPAC bibliografico messo a disposizione su BeWeB ambisce a costituire un portale integrato che permetta la consultazione delle raccolte appartenenti alle biblioteche ecclesiastiche, anche se non operanti attraverso il PBE. Alla rete ecclesiastica allargata saranno in futuro destinati alcuni servizi comuni.
BeWeB: Il Portale Integrato
Oltre la metà delle diocesi italiane ha concluso la fase di rilevamento territoriale e le banche dati prodotte sono ora fruibili su BeWeB - Beni ecclesiastici in web, che sarà progressivamente aggiornato e integrato, contestualmente all’avanzamento dell’attività diocesana di rilevamento o revisione dei dati. I progetti di descrizione del patrimonio che alimentano costantemente il portale sono: beni storici e artistici, beni architettonici, beni librari, beni archivistici, istituti culturali e, a breve, anche beni fotografici.
Con circa 12 milioni di risorse culturali descritte, BeWeB è uno strumento di valorizzazione e comunicazione. Offre una lettura trasversale e integrata delle risorse culturali accomunate da una forte identità ecclesiale, adottando un modello entità-relazione che integra risorse librarie, archivistiche, storico-artistiche, architettoniche - con banche dati in continuo aggiornamento e incremento - oltre a voci di glossario, pagine descrittive delle diocesi e delle regioni ecclesiastiche, istituti culturali ecclesiastici e schede di autorità Persona, Famiglia, Ente. Alla base non c’è l’adozione di uno standard descrittivo comune per i diversi ambiti, ma sistemi di mappatura e destrutturazione dei dati, con l’intento di accogliere inalterato il tracciato descrittivo di settore e quindi la ricchezza delle descrizioni originarie.
BeWeB è anche uno strumento di dialogo con le istituzioni pubbliche e i relativi sistemi informativi. In quest’ottica sono stati portati alla firma accordi e convenzioni che garantiscono la visibilità dei dati presenti su BeWeB anche nell’Anagrafe delle Biblioteche Italiane, nel Servizio Bibliotecario Nazionale e in Manus online coordinati dall’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU), in Material Evidence of Incunabula coordinato dal Consortium of European Research Libraries (CERL), nel Sistema Archivistico Nazionale coordinato dall’Istituto Centrale per gli Archivi (ICAR), nei Luoghi della Cultura realizzato dal Ministero dei beni e delle Attività Culturali (MiBAC).
Giornate di Valorizzazione del Patrimonio Culturale Ecclesiastico
Dall'8 al 17 maggio 2026 torneranno le Giornate di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico, l'iniziativa nazionale dedicata alla promozione e alla conoscenza dei beni culturali della Chiesa cattolica. Il tema dell'edizione 2026, "Risonanze di santità", invita a riscoprire il patrimonio ecclesiastico come spazio vivo di fede e memoria: un patrimonio che racconta storie di devozione, custodisce reliquie, tramanda testimonianze di santità e continua a parlare alle comunità di oggi. La settimana si aprirà con il convegno nazionale "Rintocchi e Risonanze. Un crocevia di linguaggi."
Riferimenti Bibliografici
- A. Belfiore, F.M. D’Agnelli, V. Pennasso, and S. Tichetti, The BeWeB Portal: a Virtual Service for Italian Ecclesiastical Libraries, in “Theological Libraries and Library Associations in Europe”, Brill, 2022.
- P.G. Weston, F. D’Agnelli, S. Tichetti, C. Guerrieri e M.T. Rizzo, Gli Authority data e l’intersezione cross - domain nei portali ad aggregazione. Il portale BeWeB [JLIS.it 8.1, (January 2017)].
- Gli authority data per l’integrazione cross-domain dei beni culturali: riflessioni su un approccio alla lettura trasversale dei beni culturali della Chiesa cattolica italiana, a cura del Gruppo di lavoro sugli authority file dell’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI [AIB studi, Vol 57, N.1 (gennaio/febbraio 2017)].
- R. G. Rizzo, L. S. Rizzo, Il patrimonio religioso in Italia: siti web e geolocalizzazione. Una nuova valutazione [Bollettino AIC 2015 (154)].
- S. Russo, BeWeb.
- G. Caputo, Il portale dei beni culturali ecclesiastici BeWeb [DigItalia 8.2 (Dicembre 2013)].