Il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia: un secolo di storia e tesori etruschi

Cento anni non sono niente davanti al tempo assoluto della storia, ma sono tanti di fronte al tempo relativo della vita. Questa suggestiva premessa accompagna la celebrazione del centenario del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia, ospitato dal 1924 a Palazzo Vitelleschi. Il museo conserva due storiche collezioni ottocentesche, la Raccolta Comunale e la collezione privata dei conti Bruschi-Falgari, arricchite nel tempo con materiali provenienti dagli scavi nell'area dell'antica Tarquinia, sia dall'abitato che dalle circostanti necropoli.

Facciata di Palazzo Vitelleschi, sede del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia

Il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia è uno dei più importanti musei archeologici d'Italia, e certamente il maggiore per quanto concerne le antichità provenienti dal territorio tarquiniese. Istituito nel 1916 e inaugurato dopo otto anni di restauri, il museo ha visto confluire nelle sue sale la raccolta archeologica comunale e la collezione privata dei conti Bruschi-Falgari, acquistata dallo Stato italiano nel giugno 1913 dagli eredi della nobile famiglia. Fino ad allora, la collezione privata Bruschi Falgari era stata custodita nell'omonimo palazzo nel centro storico di Tarquinia e nella Villa extraurbana della famiglia, mentre la raccolta comunale era conservata nel Museo etrusco tarquiniese.

Dopo cento anni di storia, durante i quali le collezioni tarquiniesi non hanno cessato di arricchirsi, il Museo è diventato un prezioso scrigno delle memorie dell'antica metropoli etrusca di Tarquinia, la città sacra degli Etruschi. Tra le opere custodite nel Museo si annoverano capolavori assoluti dell'arte universale, tra cui l'altorilievo fittile dei cavalli alati e il bellissimo vaso plastico attico firmato da Charinos.

Percorso Espositivo e Capolavori

Il percorso espositivo si sviluppa in più aree tematiche, abbracciando un arco cronologico che parte dall'età del Ferro (IX secolo a.C.) e giunge all'epoca romana. Le sezioni includono la scultura monumentale e funeraria, i corredi funerari, la ceramica importata e di imitazione dal periodo geometrico a quello ellenistico, e l'abitato.

Il Sarcofago del Sacerdote

Al piano terra si può ammirare in particolare il sarcofago del Sacerdote, contenente le spoglie di Laris, il capostipite della famiglia dei Partunu. Questo sarcofago è un pregiato monumento di fabbrica greca, scolpito in marmo pario e importato in Etruria, dove un artista locale ne dipinse la cassa con scene mitologiche.

Dettaglio del Sarcofago del Sacerdote, con scene mitologiche dipinte sulla cassa

Tra gli oggetti esposti spiccano le ceramiche figurate attiche, tra cui capolavori monumentali della fine del VI secolo a.C.

I Cavalli Alati

Un altro elemento di grande rilievo è rappresentato dai "Cavalli alati". Questo altorilievo doveva essere posto in corrispondenza della testata di uno dei grandi travi del frontone del tempio dell'Ara della Regina, nella fase del IV secolo a.C., sul pianoro della Civita, dove era ubicata la città antica e dove ancora oggi sono visibili i suoi resti monumentali.

L'altorilievo dei Cavalli Alati del tempio dell'Ara della Regina

Ricostruzioni di Contesti Funerari e Tombe Dipinte

Le sale del museo ospitano inoltre la ricostruzione dal vivo di alcuni contesti funerari. Tra questi, spiccano la tomba a camera dei Versna e quattro tombe dipinte, "strappate" negli anni '50 e '60 del '900 e ricostruite all'interno del museo. Tra queste si menziona la tomba del Triclinio, decorata da un artista greco operante a Tarquinia all'inizio del V secolo a.C.

Tarquinia: Centro Etrusco e Patrimonio Culturale

Tarquinia è sinonimo di Etruschi. Borgo di "frontiera" tra la Toscana e il Lazio, in età preromana era un luogo di prosperità per gli Etruschi, un centro importante lungo la costa, in stretto collegamento con altri centri etruschi del Lazio, come Vulci e Cerveteri, o la vicina Tuscania.

Una giornata etrusca a Tarquinia non può prescindere da due luoghi della cultura fondamentali: la Necropoli dei Monterozzi, situata poco fuori dal centro abitato, e il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia, allestito nello splendido palazzo storico del borgo.

Spesso si sottolinea come degli Etruschi si conoscano bene gli usi funerari, quindi le tombe, ma molto meno le città e la vita civile. L'usanza del banchetto e dei suoi oggetti, acquisita dai Greci con cui gli Etruschi intrattenevano contatti commerciali e politici, era diffusa presso le famiglie aristocratiche etrusche in ogni parte dell'Etruria.

Vista panoramica della Necropoli dei Monterozzi di Tarquinia

La Necropoli dei Monterozzi

La Necropoli dei Monterozzi si presenta come una collinetta verde che in primavera si colora di giallo e lilla dei fiori spontanei e del rosso dei papaveri. All'inizio del percorso si incontrano le tombe di età villanoviana, datate al X-IX secolo a.C., precedenti alla civiltà etrusca. Le tombe a camera, invece, sono successive: le più antiche risalgono al VI secolo a.C., periodo in cui la società etrusca si era ormai formata e affermata nell'Italia centrale.

Nel percorso di visita della Necropoli si incontrano 20 tombe a camera. Il loro ingresso è enfatizzato e protetto da un casottino in cemento armato. La discesa alla camera sepolcrale è suggestiva, separata da una porta a vetri e illuminata con luce a tempo, per garantire la conservazione delle pitture.

Tombe Notevoli nella Necropoli

  • Tomba della Caccia e della Pesca: una delle più famose, con una raffigurazione di uccelli in volo e una barca di pescatori.
  • Tomba dei Leopardi: raffigura un banchetto etrusco con tre coppie di uomini e donne, accompagnati da schiavi, suonatori e danzatori.
  • Tomba della Pulcella: unica tomba con il dromos originale conservato, scavato tra pareti rocciose.
  • Tomba Moretti: presenta la figura sublime di un danzatore, con dettagli anatomici che conferiscono tridimensionalità ed eleganza.
  • Tomba del Cacciatore: raffigura realisticamente un tendone da caccia con le prede della battuta.
  • Tomba dei Caronti: rappresenta la porta dell'Aldilà, vegliata da demoni mostruosi come Caronte, simbolo di un aldilà meno gioioso e di un periodo di incertezza con l'avanzare della dominazione romana.

tomba dei leopardi Tarquinia

Palazzo Vitelleschi: Architettura e Collezioni

Nel borgo medievale di Tarquinia, Palazzo Vitelleschi è l'edificio più bello e importante della città, costruito a metà del Quattrocento per volere del Cardinale Giovanni Vitelleschi. Il palazzo vanta la compresenza di elementi gotici e rinascimentali, testimonianza del graduale passaggio al nuovo stile.

I Sarcofagi Etruschi

Al piano terra l'esposizione si concentra sui sarcofagi etruschi. Sui coperchi sono raffigurati i defunti distesi, e in un secondo tempo semisdraiati sul letto funebre (il coperchio del sarcofago). Tra i vari sarcofagi si distinguono alcuni esempi dipinti, tra cui un sarcofago che ricorda il Sarcofago delle Amazzoni del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Il Sarcofago del Sacerdote, chiamato così, è molto particolare: la scena raffigurata è il sacrificio dei prigionieri troiani perpetrato da Achille, un episodio della Guerra di Troia che ebbe una certa fortuna a Tarquinia.

Evoluzione del Vasellame e Cultura Materiale

Al secondo piano l'esposizione affronta la storia degli Etruschi attraverso l'evoluzione del vasellame e della cultura materiale. Si tratta di oggetti provenienti dalle tombe, che permettono di cogliere l'evoluzione artistica e gli apporti greci attraverso i secoli. Particolarmente degni di nota sono i vasi attici con le loro figurazioni.

Prima di salire al terzo piano, due rinvenimenti di pregio occupano due sale: il gruppo di cavalli che doveva essere posto sul tetto del tempio dell'Ara della Regina di Tarquinia, e una statua del dio Mitra, divinità orientale che si impose nel mondo romano. L'importanza di quest'ultima statua risiede nel fatto che è stata recuperata da un'operazione dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.

Il Santuario dell'Ara della Regina

Il terzo piano è interamente dedicato al Santuario dell'Ara della Regina di Tarquinia. Questo luogo, situato su una collina fuori dal centro abitato, doveva essere fortemente suggestivo per l'alone di sacralità che da esso promanava. Il tempio dell'Ara della Regina è il più grande dei templi etruschi noti, risalente al VII secolo a.C., con la fase conservata risalente al IV secolo a.C., quando Tarquinia ebbe il ruolo guida della confederazione delle città etrusche. Nonostante le sue dimensioni monumentali, il tetto del tempio era in legno, e il frontone decorato in statue di terracotta, tra cui i cavalli alati.

Rovine del Santuario dell'Ara della Regina di Tarquinia

Il Centenario e le Celebrazioni

Il centenario del Museo viene celebrato anche attraverso l'emissione di un francobollo dell'Italia, con valore di 1,25 euro. La vignetta raffigura il cortile interno di Palazzo Vitelleschi e il vaso greco configurato a testa femminile (rython) attribuito all'artigiano attico Charinos, una delle opere più iconiche del Museo.

Il Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia, ospitato all'interno di Palazzo Vitelleschi, è senza dubbio uno dei più ricchi ed importanti d'Italia. Gli ambienti al piano terra accolgono, in sequenza cronologica, i materiali in pietra appartenenti alle collezioni del museo, tra cui sarcofagi databili dalla metà del IV secolo a.C. Da porre in evidenza la sala 10 che contiene i sarcofagi di maggior pregio, alcuni dei quali scolpiti in marmo greco.

Sarcofagi Etruschi: Arte e Significato

La diffusione in Etruria dei miti greci è una vicenda affascinante che dall'età arcaica giunge fino alla romanizzazione, con aspetti di particolare complessità in relazione agli sviluppi dell'arte funeraria etrusca. Solo riconoscendo nel mito greco un patrimonio culturale comune anche agli Etruschi è possibile cogliere il messaggio affidato al racconto figurato di quelle storie mitiche che si snoda sulle casse delle urne cinerarie e dei sarcofagi prodotti in varie località dell'Etruria tra la metà del IV e il I secolo a.C.

Sepolcri individuali che trovano posto all'interno di più o meno ampie tombe di famiglia, urne e sarcofagi frequentemente associano una cassa caratterizzata dalla presenza di scene figurate, di argomento mitico o con soggetti più esplicitamente legati alle credenze e ai rituali funerari locali, alla rappresentazione del defunto o della defunta recumbente a banchetto sul coperchio. Ogni defunto risulta così strettamente legato ad una scena figurata, in una sorta di "programma individuale" che deve orientare sensibilmente le scelte della committenza.

La produzione di urne e sarcofagi con casse figurate in Etruria è un fenomeno articolato, diffuso in un territorio piuttosto ampio in un periodo gravido di tensioni e di trasformazioni politiche, economiche e sociali. L'Etruria meridionale, dove il rito inumatorio è assolutamente prevalente, vede la produzione di sarcofagi in pietra iniziare intorno alla metà del IV secolo a.C. a Tarquinia e a Vulci.

Interpretazione delle Scene sui Sarcofagi

È possibile interpretare questo tipo di scene come elogia figurati dei membri più influenti della comunità, oltre che come un tentativo di esaltazione delle tradizioni di indipendenza politica dei principali centri etruschi, in un momento in cui quelle tradizioni risultano sempre più minacciate dall'espansionismo di Roma in Etruria.

Da questo punto di vista è illuminante il confronto con i rari esempi di affreschi sepolcrali, di qualità e complessità superiori alla media, in cui compaiono episodi e personaggi mitici che assumono un esemplare aspetto di paradigma glorioso per gli esponenti dell'aristocrazia locale, come nel caso della tomba dell'Orco II di Tarquinia, appartenente alla famiglia degli Spurinas.

Altro tema ricorrente, al quale è possibile attribuire un significato simile, è quello dell'amazzonomachia, che compare su esemplari di sarcofagi vulcenti e tarquiniesi. In questi sarcofagi, l'affollato e dinamico dispiegarsi dello scontro tra i Greci e le mitiche donne guerriere, reso con una tecnica raffinata, non consente di fare previsioni circa il suo esito, indicando la precarietà della situazione. Ciò che sembra prevalente in queste amazzonomachie non è tanto l'intento di eroizzare il defunto, quanto piuttosto una concezione negativa della guerra, della violenza, del disordine.

Nel confronto con miti come quello dei Niobidi, quello dell'agguato di Achille a Troilo, quello di Ippolito, nei quali va in scena la morte tragica di giovani che vanno anzitempo incontro al proprio destino, si cerca una forma di conforto al dolore, nella constatazione che anche la vita dei protagonisti del mito e dell'epos è stata colma di sventure.

Un episodio che torna frequentemente nell'arte funeraria etrusca è lo scontro mortale tra i due fratelli Eteocle e Polinice, figli di Edipo e Giocasta, che si uccidono reciprocamente sotto le mura di Tebe. Questa immagine compare già nella Tomba François e in sarcofagi tarquiniesi di III secolo a.C., per poi tornare nelle urne in pietra di Chiusi e di Volterra.

Esempi di Sarcofagi

  • Sarcofago del Sacerdote (Laris Partunu), in marmo pario, dipinto in Etruria, 350 a.C. ca.
  • Sarcofago di Larth Alvethnas, in nenfro, con battaglia, 350-300 a.C. ca.
  • Sarcofago di Larth Verstarcnies, con fregio di animali in lotta e sfingi, 350-300 a.C. ca.
  • Sarcofago di tipo architettonico in nenfro, con tracce di caccia dipinta, 350-300 a.C. ca.
  • Sarcofago di Veltur Partunus, detto del Magnate, in marmo pario, dipinto in Etruria, 330 a.C. ca.
  • Sarcofago femminile in nenfro con viaggio agli inferi, 350-290 a.C. ca.
  • Sarcofago maschile con cerbiatto e scene mitologiche, in nenfro, 310 a.C. ca.
Dettaglio di un sarcofago etrusco con scene mitologiche

Come Raggiungere il Museo

Dalla Piazza Vittorio Emanuele (Cattedrale) è possibile prendere la linea COTRAL in direzione Tarquinia (Barriera S. Giusto), che lascia a pochi passi dal Museo Etrusco e dal centro città (costo: 1,30 euro a tratta).

Nei pressi di Largo della Pace e del Forte Michelangelo è possibile prendere anche Eusepi Bus (eccetto la domenica), che ferma direttamente a Barriera S. Giusto, vicino al Museo Etrusco (costo: 2 euro a tratta).

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