La figura di Padre Pio da Pietrelcina ha affascinato e continua ad affascinare milioni di fedeli in tutto il mondo. La sua santità, la sua vita e i suoi prodigi sono stati ampiamente documentati, e un ruolo cruciale in questa documentazione è stato svolto dalla fotografia. Le immagini di Padre Pio non sono semplici scatti, ma testimonianze storiche e spirituali che hanno contribuito a creare un'iconografia potente e riconoscibile.

L'Icona Ufficiale: L'Opera di Gaetano Mastrolilli
Tra le immagini di Padre Pio, una delle più riconoscibili è quella che è diventata l'icona ufficiale del Santo. Questa fotografia, che ha fatto il giro del mondo e ha permesso di dare un volto alla santità del frate cappuccino, è opera del fotografo Gaetano Mastrolilli (Ruvo di Puglia 1922 - Bari 1994). Mastrolilli ha seguito per anni le vicende del monastero a San Giovanni Rotondo e ha documentato tutte le principali cerimonie.
L'immagine in questione è stata riquadrata e "lavorata" (oggi diremmo "postprodotta") dallo stesso autore fino a diventare, in varie versioni, l'icona ufficiale del Santo. Il protagonista è stato isolato dall'ambiente circostante mediante lo scontorno, e la stampa in bianco e nero è stata poi colorata a mano, creando anche l'effetto aureola. L'inquadratura è perfetta, il volto di 3/4 leggermente dall'alto e l'espressione è pensosa, concentrata, focalizzando qualcosa fuori campo; è un'immagine strepitosa che ha tutte le caratteristiche per diventare un simbolo. Per Cattolici e Ortodossi la raffigurazione dei Santi e di altre figure sacre ha sempre rivestito un'enorme importanza, e gran parte della storia dell'arte europea, dal medioevo fino al '700, è in realtà una storia di immagini che avevano una ben precisa funzione religiosa.
Il sito "FotoPadrePio" riassume la vicenda di Gaetano Mastrorilli, fotografo e cineoperatore ufficiale del Convento dei Cappuccini di San Giovanni Rotondo dal 1952, il quale ha realizzato le più belle immagini di Padre Pio e importanti filmati di momenti ed eventi che si sono susseguiti nella vita del Santo. Tra queste fotografie è stata scelta l'immagine ufficiale per la canonizzazione di San Pio, vista dai moltissimi fedeli presenti per l'evento in Piazza San Pietro a Roma il 16/06/2002. Il ritrovamento del negativo originale è stato quasi un miracolo per la figlia del fotografo, che molte volte aveva visionato il materiale lasciato in eredità dal Padre e non sapeva di esserne in possesso.
Il Signore ha scelto Gaetano Mastrolilli perché era un uomo di fede e perché sapeva che non si sarebbe limitato a esercitare la sua arte per essere «il fotografo di Padre Pio», ma avrebbe aperto il suo spirito agli insegnamenti del Santo per diventare «un suo apostolo», come ha scritto la figlia Patrizia. Quest'uomo, con grande devozione, non poteva e non ha voluto «lucrare su un Santo». Ecco perché, quando ricevette l'incarico da Padre Carmelo, nella contrattazione «specificò che gli venissero rimborsate per i suoi servizi solo le spese vive». Questa disposizione d'animo non poteva sfuggire a chi ha avuto il carisma della scrutazione dei cuori. Infine, il fotografo barese è stato chiamato a San Giovanni Rotondo da un disegno della Provvidenza perché, nonostante i successi della sua arte, si è mantenuto sempre umile. A tal punto che molte delle sue foto e delle sue immagini sono diventate di uso comune senza che se ne conosca l'autore.

Elia Stelluto: Il "Ragazzo Fotografo" di Padre Pio
Un'altra figura centrale nella documentazione fotografica di Padre Pio è Elia Stelluto, classe 1935, che per il frate di Pietrelcina era semplicemente il "ragazzo fotografo".
Un Legame Unico e Migliaia di Scatti
Elia Stelluto ha scattato migliaia di foto al religioso francescano, nella quotidianità, durante svariate celebrazioni, nei momenti più intimi, e tutte senza flash. Padre Pio proprio non tollerava il flash delle macchine fotografiche. Quel lampo di luce generato dalla combustione della polvere di magnesio lo infastidiva, tanto da chiamarlo "mastrillo" in maniera dialettale, indicando qualcosa di molesto, o "trappola per topi". Eppure, le foto di Stelluto hanno tutte una luce singolare. «Io non riesco ancora a capire il mistero di queste foto» racconta «il fotografo di padre Pio».
Elia era di casa nel convento, aveva le chiavi, entrava ed usciva quando voleva. Divenuto uno dei chierichetti di Padre Pio, il ragazzo presto introdusse nel convento la piccola macchinetta fotografica che aveva acquistato per guadagnarsi il pane. Una cosa tassativamente proibita ad altri, ma che il frate di Pietrelcina gli concesse. Le migliaia di scatti di Stelluto rivelano la vita quotidiana, la spiritualità, l'intimità del santo, e negli anni hanno fatto il giro del mondo, esposti in tutta Italia, da nord a sud, fino ad arrivare oltreoceano da Atlanta a Boston.
La sua prima foto a Padre Pio risale al 1947, quando aveva 12 anni. Facendo dei lavoretti nel negozio di Federico Abresh, un fotografo di origine svizzera convertito da Padre Pio, Elia era affascinato dalla fotografia. A 12 anni, facendo sacrifici immensi, riuscì a comprarsi una piccola macchina fotografica, una Condoretta, e fece le prime foto a Padre Pio. Le portò ad Abresh che rimase contento ma anche stupito, perché Elia era riuscito a fotografare il Padre all'interno del convento, dove nessun estraneo poteva entrare. Abresh capì subito che, avendo confidenza con il Padre, Elia poteva fare delle foto che nessun altro era in grado di realizzare. Elia aveva una tale confidenza con Padre Pio che gli ha sempre dato del tu: «Per me era come un papà». Il Padre ne era orgoglioso e gli permetteva di essere da lui ripreso incondizionatamente.
Padre Pio non amava essere ritratto e non si metteva mai in posa, accettava, o meglio "subiva", per fare un piacere a chi lo fotografava. Elia gli faceva vedere sempre tutte le foto che scattava e lui le guardava contento. Aveva delle preferenze, diceva: «Questa mi piace», oppure: «Guarda come mi hai fatto brutto». Rideva, scherzava, ma restituiva tutto. Mai una volta che gli abbia detto: «Questa foto distruggila» o «Utilizza questa che è venuta meglio». Forse non si era reso conto che, crescendo, Elia era diventato un fotografo professionista, o fingeva di non sapere niente per permettergli di guadagnare qualcosa, consapevole che le condizioni di vita di Elia e della sua famiglia stavano migliorando grazie a quel lavoro.
L'Incidente del Flash e la Fede nella Luce
Elia Stelluto ricorda la diffidenza di Padre Pio nei confronti della macchina fotografica e soprattutto del flash. Un giorno, il suo maestro Federico Abresh gli aveva promesso 5000 lire in cambio di una foto di Padre Pio benedicente. Elia accettò e si alzò all'alba, scattando la foto in chiesa durante la Messa di Padre Pio. Il flash fece tanto arrabbiare il frate. Padre Pio si spaventò e cominciò a gridare: «Chiamate i carabinieri, arrestate quel pazzo». Elia si sentì un verme. Confuso e addolorato, raggiunse il Padre in sacrestia e gli chiese scusa. Padre Pio, pur sorridendo, gli disse: «Ah, eri tu che volevi uccidermi», «Mi hai accecato», «Non vedevo più niente, avevo perduto l'equilibrio e stavo per cadere a terra». Alla spiegazione di Elia sulla necessità del flash per la scarsa luce, Padre Pio rispose: «Uagliò, non ti complicare la vita. Fa tutte le foto che vuoi, ma senza quel mastrillo. Vedrai che verranno bene lo stesso».
Elia, pur demoralizzato e deciso a non usare più il flash, obbedì alle parole del Padre. Il giorno dopo, durante la Messa, scattò foto a un bambino senza flash, usando tempi e aperture di diaframma scelti a caso, senza cavalletto. In camera oscura, la sorpresa era incredibile ogni volta: le foto erano perfettamente illuminate. «Era lui che emanava luce. Il fotografo era lui, non io».
Immagini Inedite e Momenti Significativi
Elia Stelluto ha tirato fuori dai suoi archivi migliaia di negativi, ha scelto le immagini più suggestive e le ha stampate su legno, ottenendo tavole straordinarie per mostre. Tra le varie immagini, ci sono alcune inedite, mai viste.
- Una foto inedita mostra Padre Pio a letto, con un'espressione del viso sofferente, risalente al maggio 1959, quando il Padre era ammalato e si sussurrava avesse un tumore ai polmoni. Elia lo fotografò addormentato nella sua cella senza dirgli nulla, ma è sicuro che lui avesse visto tutto.
- Un'altra foto inedita fu scattata una mattina del settembre 1964. In quel periodo Padre Pio stava facendo gli esorcismi a una ragazza indemoniata, e il demonio lo minacciava. Quella notte nella cella del Padre c'era stato il finimondo, e il Padre era stato trovato a terra, pieno di lividi sanguinanti, non potendo scendere per la Messa.
- Importante è quella con l'onorevole Moro, che ritrae Padre Pio sorridente mentre conversa con l'uomo politico.
- Ci sono poi le foto dell'ultima Messa, che documentano come dalle mani di Padre Pio fossero scomparse le stigmate. Di quella Messa Elia realizzò anche un filmino, che fece poi commentare al professor Enrico Medi, celebre scienziato e figlio spirituale di Padre Pio.
Elia Stelluto ricorda anche un aneddoto del 1947, quando in convento si presentò un novello sacerdote polacco e Padre Pio disse: «Questo prete avrà un berretto rosso, è papabile e sarà un mio difensore». Questo si rivelò essere una profezia sul futuro Papa Giovanni Paolo II.
Nel 1954, quando Elia partiva per l'Argentina per raggiungere il padre, chiese a Padre Pio di posare per una foto ricordo. Padre Pio inizialmente rifiutò di farsi fotografare nel convento a causa di ordini superiori, ma acconsentì a fare la foto insieme al di fuori della cella, dimostrando la sua umiltà e obbedienza.

Padre Pio e le fotografie
L'Archivio Stelluto e la Saint Pio Foundation
Oggi chi gestisce l'enorme archivio fotografico di Elia Stelluto, che comprende circa tremila scatti e svariati filmati, è il nipote, Ruben Lobos. Le pellicole sono state digitalizzate, e tante foto di Padre Pio sono ancora inedite, attraverso le quali è possibile conoscere la sua vita quotidiana.
La Saint Pio Foundation ha ideato "Fotografie di San Pio - Memorie di un Santo", rendendo disponibili gratuitamente alcuni scatti di Elia Stelluto, al fianco del religioso francescano sin da bambino. Dieci sue fotografie, alcune delle quali inedite, sono da oggi gratuitamente a disposizione di credenti e devoti del santo in un sito web dedicato, therealsaintpio.org. Presentate in conferenza stampa nella Filmoteca Vaticana, con il patrocinio del Dicastero per la Comunicazione e del Dicastero per l'Educazione e la Cultura, l'iniziativa celebra il venticinquesimo anniversario della beatificazione di padre Pio e il decimo anniversario della Fondazione.
L'idea della Saint Pio Foundation, rendendo fruibili alcune foto di Stelluto, è quella di far conoscere meglio Padre Pio a quanti lo identificano semplicemente come il santo stigmatizzato. Si vuole far conoscere il volto "laico" e umile di una persona. Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione, ha sottolineato come «Padre Pio è una figura ancora attuale che continua ad attirare tanta gente - un santo del popolo perché dal popolo proveniva, un santo capace di comunicare nonostante il suo fosse un cattolicesimo esigente». Le fotografie scelte da Stelluto e Lamonarca lo mostrano proprio così, un frate semplice, colto tra i suoi confratelli nella vita comunitaria o mentre celebrava Messa o ancora nell'atto di benedire un rosario.
Le istantanee aiutano anche a ricostruire il suo vissuto, ha rimarcato monsignor Felice Accrocca, arcivescovo di Benevento, aggiungendo quanto importante sia contestualizzare l'ambiente nel quale il religioso è nato e cresciuto e delineare tutto ciò che ha contraddistinto la sua personalità, forgiata da usi e costumi locali. «Era un mio desiderio donare foto a tutto il mondo cattolico e ai figli spirituali di padre Pio» ha detto Stelluto, che ha raccontato alcuni aneddoti degli anni trascorsi al fianco del frate santo, «una persona dolce», affettuosa, che è riuscito a cogliere anche con il volto illuminato dal sorriso.
La Saint Pio Foundation per questo ha messo a disposizione diverse risorse, e più recentemente anche "La canzone di Padre Pio", composta dal musicista foggiano Rico Garofalo insieme all'amico e paroliere Gino Scauzillo, e ricantata da Luciano Lamonarca per renderla disponibile gratuitamente al pubblico. La Fondazione ha selezionato inoltre 365 lettere, una per ogni giorno dell'anno, tradotte in cinque lingue, scritte da San Pio ai suoi direttori spirituali e ai suoi figli spirituali, perché possano essere una guida per coloro che cercano una fonte di ispirazione. È in cantiere, infine, un documentario. «Vogliamo dare un messaggio di speranza - conclude Lamonarca -. Dobbiamo essere più in comunione con noi stessi e con gli altri e credo e spero che Padre Pio inciti le persone a essere più pacifiche».
La Prima Immagine Conosciuta: Nicola Germoglio a Venafro
Un'immagine particolarmente significativa e precoce di Padre Pio risale al novembre del 1911, quando il giovane sacerdote cappuccino si trovava a Venafro (IS). Nel mese di ottobre, il suo provinciale lo accompagnò a Napoli per una visita medica dal celebre Antonio Carlarelli. Fu proprio lui a dire a Padre Benedetto che Padre Pio aveva un mese di vita. In quell'occasione, Padre Benedetto, dopo la visita dal medico e prima di lasciare Napoli, certo che ormai Padre Pio avesse poco da vivere, lo portò dal fotografo Nicola Germoglio, in via Monteoliveto 40, per avere una sua foto da conservare come ricordo.
Questa foto, la prima che conosciamo di Padre Pio in abito cappuccino, risale al periodo trascorso a Venafro. In essa, «il suo volto emerge dallo scollo del cappuccio, incorniciato dal nero dei capelli corti e dalla barba che già, spuntata da poco, avvolge il mento. Baffi, ancor giovani, s'incurvano sul labbro. Le labbra, chiuse, sembrano nascondere amarezza. Gli occhi sono accentuatamente aperti, meglio sbarrati, verso un punto invisibile. È un volto che tradisce qualcosa che pesa, che dà sofferenza e lascia sorpresi nel suo mistero».

La Documentazione della Morte: Frate Giacomo Piccirillo
La morte di Padre Pio da Pietrelcina, avvenuta alle ore 2:30 del 23 settembre 1968, fu un evento di eccezionale importanza e fu immediatamente documentato. Il frate Carmelo, guardiano del convento, capì che l'eccezionalità del fenomeno doveva essere documentata per i posteri. Lasciò tutto e tutti e corse a bussare alla porta di frate Giacomo Piccirillo da Montemarano (AV), che «già da alcuni anni» era «considerato il frate fotografo ufficiale del Convento», e gli ordinò di alzarsi. Quando questi gli aprì, frate Carmelo, «agitato e sconvolto», gli disse: «Prendi la macchina fotografica e vieni, è morto Padre Pio».
Frate Giacomo si vestì in fretta, preparò l'occorrente e seguì il guardiano fino alla cella. Le sue mani tremavano. Potevano essere le ore 2:40 del 23 settembre 1968. «Quale non fu il mio stupore nel notare che la piaga era completamente sparita dalla mano sinistra. Soltanto nella palma notai una piccola scoria trasparente come se si trattasse di una piaga rimarginata e guarita da tempo.» Fatte le fotografie alla mano sinistra, il padre Superiore sistemò il mezzo guanto e scoprì allo stesso modo la mano destra, di cui frate Giacomo fotografò prima la palma e poi il dorso. Si passò poi a fotografare il costato, e anche qui avvenne un fatto clamoroso. Infine, frate Giacomo fotografò i piedi, «prima il dorso del piede destro e poi il dorso del piede sinistro».
Padre Pio e le fotografie
L'Eredità Visiva di Padre Pio
Si è calcolato che l'immagine di Padre Pio è una delle più diffuse e più amate dalla gente. Di un ritratto di Padre Pio, eseguito dal pittore Ulisse Sartini, sono stati stampati, in formato piccolo, tipo santino, tre milioni di esemplari. Si calcola che siano quattro-cinquemila i monumenti finora eretti in onore del “frate con le stigmate” e non solo in Italia o in Europa, ma anche in America, Africa e Asia. Sono soprattutto le fotografie scattate quando il Padre era ancora in vita che tengono vivo nella mente dei devoti il suo volto. Lo raffigurano sofferente, in preghiera, mentre ride, mentre dice Messa o quando è in compagnia di amici.
Negli ultimi anni, Elia Stelluto è diventato un "ambasciatore" di Padre Pio. Ha tirato fuori dai suoi archivi migliaia di negativi di foto da lui scattate al Padre, ha scelto le immagini più suggestive e le ha stampate su legno, in formato grande, ottenendo delle tavole straordinarie che presenta in singolari e bellissime mostre, molte delle quali contengono immagini inedite.
Quando si parla con Elia Stelluto, come confidato dal parroco di Paupisi, don Pettenuzzo, «si sente tanto amore. Un'emanazione dell'amore di Padre Pio». Questa ricchezza iconografica vuole far vedere che la santità, l'essere amici di Dio non è niente di straordinario. Guardando queste foto si vede la semplicità di Padre Pio, un uomo come noi. La spontaneità delle espressioni del suo volto è un richiamo per tutti a recuperare la semplicità nel quotidiano, a riprenderci la nostra umanità ed il coraggio di amare.
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