La Formazione dei Catechisti per l'Iniziazione Cristiana: Orientamenti e Prospettive

A partire dal mese di ottobre, è stato avviato un percorso formativo per i catechisti delle diocesi di Torino e Susa. Si tratta di un accompagnamento lungo l’anno, volto ad aiutare le comunità ad attuare le nuove linee diocesane “Proposte per l’organizzazione dell’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi”, pubblicate in seguito agli orientamenti pastorali del Vescovo. In ogni centro vengono proposti quattro percorsi, dedicati ciascuno ad uno dei quattro anni del cammino indicati dal Vescovo negli orientamenti.

Il settore della catechesi è quello in cui la Chiesa, in genere, investe di più. L’ufficio catechistico è impegnato particolarmente nell’ambito della formazione dei catechisti, e ogni anno, all’inizio delle attività pastorali, l’UCD propone occasioni di formazione e di approfondimento a tutti i catechisti della diocesi. Certamente la catechesi dei ragazzi non può ridursi a trasmissione di concetti o a istruzione religiosa, ma deve essere una vera e propria iniziazione alla vita cristiana, alla vita della Chiesa fatta di comunione, liturgia e carità.

Contesto e Obiettivi della Formazione Catechistica

L'importanza della formazione di coloro che svolgono il servizio della catechesi è costantemente avvertita dalla comunità cristiana, in ragione della delicatezza del ruolo che la figura del catechista ricopre nella vita ecclesiale. Non c’è una stagione che possa dare per scontato questo aspetto. Per quanto riguarda guide e sussidi per la catechesi, viene suggerita la proposta del progetto “Passodopopasso” della ElleDiCi.

Questo strumento di lavoro intende offrire alcuni criteri per elaborare itinerari formativi per i catechisti dell'Iniziazione Cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, secondo le linee pastorali indicate dai Vescovi italiani e suggerite dai Catechismi “per l'iniziazione cristiana” della Conferenza Episcopale Italiana, riproposte poi dalle Note per l'iniziazione cristiana del Consiglio Episcopale Permanente.

Sintesi visiva dei documenti chiave per la formazione dei catechisti

Evoluzione degli Orientamenti

Questi orientamenti si pongono in continuità e, al contempo, indicano una novità rispetto al documento pastorale dell'Ufficio Catechistico Nazionale del '91 “Orientamenti e Itinerari per la Formazione dei Catechisti”. È in continuità perché accoglie e rilancia alcuni elementi formativi generali quali l'identità e la capacità di comunicare la fede all'interno delle tipiche dimensioni della spiritualità del catechista. Indica una novità perché riprende uno degli itinerari proposti - quello per i catechisti dell'Iniziazione Cristiana dei fanciulli e dei ragazzi - per coniugarlo con le istanze e le nuove prospettive pastorali di questi anni.

L'Importanza Storica del Catechista

Già in passato si evidenziava la crucialità di una buona preparazione dei catechisti. G. Perardi, nel suo “Piccolo Manuale del catechista” (LICE, Torino 1924), osservava criticamente:

“Molti lamentano lo scarso frutto che si ricava dall’insegnamento del catechismo. E veramente chi considera lo stato della nostra società, la quale pur si dice cristiana, mentre si può dire che ne ha quasi solo il nome, chiede a se stesso, se agli uomini che la costituiscono, sia stato impartito un insegnamento religioso. Non è certamente esagerato dire, che la causa principale per cui si è ricavato così scarso frutto, sta nel fatto che generalmente il catechismo non è stato insegnato bene perché coloro a cui era stato affidato al nobile e difficile compito, non erano stati preparati in nessun modo, alla loro nobile e delicata missione”.

Questa citazione sottolinea la posizione di grande importanza assegnata al catechista. Giustamente e opportunamente, nel corso delle riflessioni contemporanee, tale importanza è stata ‘ricollocata’. La qualità dell’azione formativa della Chiesa non dipende esclusivamente dai catechisti, ma in prima battuta dalla significatività delle comunità ecclesiali. La centralità della forza formativa della vita della comunità è, infatti, un dato centrale dell’attuale riflessione sulla formazione dei catechisti. Tale riflessione ha una lunga tradizione all’interno della comunità ecclesiale e dispone ormai di un quadro ampio di orientamenti.

La Catechesi a Servizio dell'Inculturazione della Fede

La Comunità Cristiana come Luogo di Formazione

La comunità cristiana, fin dall’inizio, si è configurata in modo tale da costituire un luogo naturale di evangelizzazione e di formazione, rivivendo il mistero di Cristo lungo l’anno liturgico e operando secondo i diversi carismi dei suoi componenti. Non si può concepire il servizio catechistico in modo isolato, ma in sinergia con la pluralità di azioni e figure che concorrono a far crescere le persone nella fede.

Definizione e Prospettive della Formazione

L’espressione “formazione” è una nozione forte, ma spesso equivocata e sottoposta a forti riduzionismi. È possibile distinguere due prospettive principali.

Formazione come "Prendere Forma" (Prospettiva Interna)

Nella prima prospettiva, la formazione è intesa come il processo attraverso il quale la coscienza di una persona si struttura e acquisisce una propria configurazione. È un processo dinamico, strutturato e aperto. Al centro di questa prospettiva sta la persona che si forma, il soggetto, con il suo dinamismo coscienziale caratterizzato da esperienza, comprensione, giudizio, scelte, relazioni e affetti. La persona amplia la propria formazione nella misura in cui la propria coscienza, attraverso una sempre più profonda consapevolezza di sé e della realtà, si appropria di un insieme di significati e valori e di comportamenti con essi coerenti. Quando una persona fa propri solo certi comportamenti, senza coglierne appieno i significati fondanti, vive un processo formativo meno ricco e meno profondo.

Porsi in questa prospettiva interna significa chiedersi, ad esempio: come è vissuto interiormente il servizio catechistico da parte delle persone? Con quale consapevolezza di sé? Quali tratti è bene che abbia la coscienza credente del catechista? Quali dinamismi e significati occorre promuovere con particolare cura?

Formazione come "Attività Educativa" (Prospettiva Esterna)

La seconda prospettiva è quella di intendere la formazione come attività educativa, cioè come un’azione esterna, intenzionale e strutturata, compiuta verso destinatari precisi. Parlare di formazione in questo caso significa ragionare sul mettere in atto percorsi e creare contesti; significa, per esempio, chiedersi: quale azione formativa mettiamo in campo? Quale progettazione attiviamo?

Diagramma che illustra il processo di formazione interna ed esterna

La Dimensione Vocazionale del Catechista e i Documenti Guida

Sulla scia del Documento di base, la riflessione sulla formazione dei catechisti si è caratterizzata per un progressivo ampliamento e una progressiva definizione di punti fermi. Una particolare attenzione, da ribadire certamente anche oggi, è data al primato della dimensione vocazionale del servizio catechistico: “È il Signore a chiamare i catechisti per la sua Chiesa. Come specifica attuazione alla vocazione battesimale, la chiamata che il Signore fa per il servizio alla sua Parola, è un dono che il catechista riceve. Non si sceglie di diventare catechisti, ma si risponde ad un invito di Dio [...] Non si tratta di ricoprire in qualche modo dei vuoti pastorali. Si tratta invece di aiutare ogni cristiano a scoprire la sua specifica vocazione nella Chiesa e nel mondo” (La formazione dei catechisti nella comunità cristiana, 1982).

In rapporto a un catechista, consapevole della sua chiamata a svolgere un servizio ecclesiale, a servizio dell’uomo, come maestro, educatore e testimone per la crescita di tutti, si delinea l’importanza di una formazione intesa come cammino permanente, sistematico e organico.

Con il documento “Orientamenti e itinerari di formazione dei catechisti” del 1991, il quadro si arricchisce ulteriormente: si fa strada una logica di differenziazione in rapporto alle diverse figure che svolgono servizio all’interno della catechesi; conseguentemente si sottolinea maggiormente il principio della complementarietà delle figure. Dal punto di vista metodologico si propone di pensare la formazione nell’ottica dell’itinerario; è confermata l’idea delle scuole di formazione, auspicando però che esse “abbiano il carattere di comunità laboratorio” (Orientamenti e itinerari di formazione dei catechisti, 1991).

Il terzo documento di riferimento è quello del 2006, dedicato in maniera specifica a “La formazione dei catechisti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi”. Pur in continuità con i precedenti documenti, questo si caratterizza per un arricchimento del quadro e per una strutturazione ulteriore. L’arricchimento riguarda l’approfondimento della prospettiva dell’iniziazione, l’inserimento della famiglia come soggetto attivo del percorso di formazione cristiana e come interlocutore dei catechisti, l’introduzione di nuove prospettive lessicali (l’uso del termine competenze) e di nuove sensibilità formative (ad esempio: la valorizzazione della narrazione biografica).

La Catechesi a Servizio dell'Inculturazione della Fede

Sfide e Ambiti di Attenzione nella Formazione Attuale

L’ideale tracciato dai documenti, pur svolgendo una funzione di guida e di stimolo, presenta sempre uno scarto nei confronti della realtà. I catechisti rappresentano ancora una grande risorsa per le comunità parrocchiali, e sono una realtà “al plurale”: vi sono sacerdoti, religiosi, laici; vi sono giovani, adulti, anziani. Queste risorse purtroppo spesso vivono il rischio della delega, della solitudine e dell’autoreferenzialità. È proprio quella comunità che dovrebbe sostenerli che sovente fa fatica a reggere. La stessa formazione, auspicata da tutti, non è sempre presente.

L’azione formativa nei confronti dei catechisti si è andata diffondendo: si realizzano scuole ed itinerari; sono presenti gruppi e animatori della catechesi; si attuano forme di tutoring. Sta crescendo la spinta verso la strutturazione dell’azione formativa, verso la differenziazione dei ruoli formativi (il catechista dei bambini, il catechista che lavora con i genitori, l’animatore…), e verso la valorizzazione di metodologie attive.

Il Ruolo del Sacerdote e la Differenziazione delle Figure

In riferimento all’iniziazione cristiana, le comunità ecclesiali si trovano oggi a fare i conti, oltre che con i mutamenti del contesto sociale, con un ampliamento dei compiti e con una conseguente differenziazione delle figure formative. Nel riflettere sulle esigenze formative delle persone che svolgono il servizio catechistico, occorre porre uno sguardo molto attento alla figura del sacerdote per la sua ‘particolarità’. U. Montisci osserva come sia indispensabile recuperare l’identità “catechistica” dei presbiteri, in particolare dei parroci, e individuare orientamenti sufficientemente definiti per qualificare il loro apporto alla catechesi.

Il Catechista come Figura di Riferimento e l'Approfondimento dei Significati

In stretto contatto con il ruolo catechetico del sacerdote, occorre mettere in evidenza altre esigenze formative che interpellano il catechista dei bambini e dei ragazzi, affinché possa svolgere un servizio a misura dell’attuale contesto. Come ha notato G. Morante: “I catechisti vanno aiutati a comprendere che l’Iniziazione Cristiana s’intende quel processo globale attraverso il quale si diventa cristiani.”

Un secondo campo di attenzione riguarda la consapevolezza dei catechisti di essere figure di riferimento nel percorso della vita cristiana dei bambini e dei ragazzi a loro affidati. Nell’azione educativa, tutti noi tendiamo a replicare ciò che abbiamo sperimentato. La comprensione dell’oggi va accompagnata da un’appropriazione sempre più forte di “ciò che permane”, di “ciò che conta veramente”. In un mondo dove le parole cristiane sono sottoposte a forti deformazioni di comprensione, è necessario che chi svolge il servizio catechistico abbia imparato ad andare ai significati fondamentali della vita cristiana e che, nel dialogare con i bambini e i ragazzi, si faccia guidare da questo nucleo essenziale. Il rischio è altrimenti quello di “ripetere” le parole del testo di catechismo, senza comunicare ai bambini il valore che quelle parole hanno per la coscienza del catechista.

Personalizzazione del Percorso di Fede e Rapporto con le Famiglie

Il percorso di fede è per definizione personale. Questo aspetto però porta come conseguenza una logica di personalizzazione che è attualmente un nodo su cui sono molti i passi ancora da compiere. L’azione del catechista è ancora molto spostata sui contenuti e sui metodi, molto meno sul processo di crescita dei singoli ragazzi. La rottura del patto implicito e il giusto riconoscimento delle famiglie come protagoniste dell’iniziazione cristiana fanno sì che i catechisti si trovino sollecitati a rapportarsi con i genitori in modo diverso. Essi non vanno solo informati o ascoltati, ma coinvolti e responsabilizzati.

Scheda infografica: Il catechista tra contenuti, metodi e persona

Corresponsabilità e Collaborazione

L’importanza che il lavoro del catechista sia sostenuto da un gruppo di altri catechisti con cui periodicamente incontrarsi è un dato assodato dalla riflessione contemporanea sulla formazione dei catechisti. Se la corresponsabilità tra i catechisti chiede di essere sostenuta, ancora gracile e debole appare la cultura della corresponsabilità tra le figure catechistiche e le altre figure che attraverso il loro servizio concorrono a formare i bambini e i ragazzi all’interno della comunità ecclesiale; ugualmente debole appare il rapporto con le figure e le realtà educative del territorio.

Dimensione Organizzativa della Formazione

Dopo aver evidenziato alcuni campi di attenzione della formazione del catechista, è fondamentale considerare la dimensione organizzativa del fare formazione per e con i catechisti. Nel momento in cui si cerca di dare forma alla ricchezza delle linee magisteriali, si aprono una molteplicità di domande.

Questioni Organizzative e Rischi

Alcune domande chiave includono: come differenziare la formazione in base ai destinatari? Come differenziarla in base alla formazione di base e a quella permanente? Come supplire le carenze formative di alcune comunità? Che rapporti creare tra il livello parrocchiale, zonale e diocesano? Che equilibri trovare tra gli impegni delle persone sollecitati dal servizio, dalla cura della propria formazione cristiana e dalla formazione specifica?

Il rischio da tenere presente quando si ragiona sull’organizzare la formazione è quello di eccedere nella strutturazione (facendo a volte anche un’indebita analogia tra il sistema scolastico e la catechesi e la formazione dei catechisti). In rapporto a questo rischio è importante perciò tenere fermo il principio della “doppia valorizzazione” sia dei momenti strutturati, sia dei momenti “informali” della formazione, soprattutto attraverso un rafforzamento della formazione individuale, ossia delle capacità di formarsi attraverso uno stile di vita personale. Gli orientamenti magisteriali possono dare solo quadri di riferimento, ma l’organizzazione reale delle attività formative richiede un approccio intelligente da parte delle singole realtà. Un’innovazione della formazione dei catechisti sostenuta da una logica verticale sembra di difficile attuazione. La costruzione di un progetto permette anche di rispondere al nodo della valorizzazione delle risorse esistenti in una realtà.

Progettazione e Sperimentazione per una Formazione Funzionale

Un aspetto organizzativo cruciale è che, fino ad ora, le strade più battute sono state quelle di pensare a una pluralità di itinerari differenziati e a un’articolazione di contenuti. Queste sono strade significative, ma resta il problema del raccordo e dell’interdipendenza. Per affrontarlo, occorre andare oltre la descrizione ordinata dei contenuti e delle competenze e invece provare a tracciare una mappa di “funzioni” che l’organizzazione della formazione dovrebbe svolgere. È fondamentale far apprendere attraverso l’azione e la sperimentazione: i catechisti, nell’esercizio del loro compito, si trovano ad agire e, agendo, a rispondere a situazioni concrete.

Continuità e Documentazione

La logica progettuale permette di mettere in luce anche il nodo della continuità delle proposte formative. Vi è il rischio, infatti, che a una proposta ne segua un’altra senza alcun rapporto. Per far fronte a questo problema occorre innalzare la prassi della documentazione delle esperienze e della verifica.

Collaborazione Pratica

L’azione dei catechisti chiede di essere sempre più intesa come azione collaborativa in sinergia con altre figure educative della comunità. Questa attitudine alla collaborazione non può essere promossa solo attraverso una formazione teorica, ma esercitandola concretamente. In questo senso appare importante valorizzare, facendo sempre attenzione all’eccesso di strutturazione, la costituzione di momenti di équipe tra le diverse figure educative della comunità.

L'Impatto Trasformativo della Formazione

La formazione è un processo importante e significativo, ma sempre rischioso. Nella misura in cui promuove le persone, ne allarga gli orizzonti, gli interessi e conseguentemente le rende soggetti attivi di cambiamento. Ciò significa che più la comunità ecclesiale forma i catechisti, più deve essere disposta a cambiare, ad innovare cioè il proprio modo di agire e di rapportarsi.

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