L'Esperienza Prodigiosa del Giovane Fra Pio
Nel gennaio del 1905, quando era ancora un giovane di nome fra Pio e non aveva ancora ricevuto l'ordinazione sacerdotale, si trovava nel convento di Sant’Elia a Pianisi, in provincia di Campobasso. Aveva appena diciassette anni e mezzo. Una sera, mentre si trovava in preghiera nella chiesa del convento, visse un'esperienza profondamente sconcertante. Fu un'esperienza nuova anche per lui, e per questa ragione decise di annotarla. Infatti, ai primi di febbraio dello stesso anno, riportò in un quaderno, in forma breve e sintetica, come era suo consueto stile, quanto gli era accaduto.
Scrisse: «Giorni fa mi è accaduto un fatto insolito. Mentre mi trovavo in coro con fra Anastasio, erano circa le 23.00 del 18 m.s. quando mi ritrovai lontano, in una casa signorile, dove il padre moriva, mentre una bimba nasceva. Mi apparve allora Maria Santissima che mi disse: “Affido a te questa creatura. È una pietra preziosa allo stato grezzo: lavorala, levigala, rendila il più lucente possibile perché un giorno voglio adornarmene. Non dubitare, sarà lei che verrà da te, ma prima la incontrerai in San Pietro”».
Ciò che fra Pio aveva visto, accadde realmente in quella stessa data. Il 18 gennaio 1905, alle ore 23.00, in una località vicino a Udine, a oltre mille chilometri di distanza da dove si trovava fra Pio, «un padre moriva e una bimba nasceva». Il giovane frate aveva assistito a questa scena in bilocazione.

La Storia di Giovanna Rizzani: La Bambina Affidata alla Madonna
A raccontare i dettagli di questa straordinaria storia è il conte Giuseppe Rizzani, membro di una nobile famiglia fin dal 1300. La bambina vista da fra Pio in bilocazione era sua zia, Giovanna Rizzani. «La vicenda di mia zia Giovanna e padre Pio sembra uscita da una fiaba. Ma è tutto vero ed è riportato negli atti ufficiali del processo di beatificazione del Padre», afferma il conte.
La zia Giovanna raccontava questa storia spesso al nipote fin da quando era bambino e anche negli ultimi anni della sua vita. Tutto ebbe inizio il 18 gennaio del 1905. Il padre di Giovanna, il marchese Giovanni Battista Rizzani, giaceva a letto in fin di vita nel suo palazzo a Udine. La madre, Leonilde Serrao, era accanto a lui e, nel contempo, era incinta e prossima al parto. Era notte quando Leonilde udì strani rumori provenire dall'esterno. Scendendo in cortile, fu colta dalle doglie e costretta a partorire nel fienile, assistita dal fattore. Leonilde raccontò in seguito che, durante il parto, aveva visto un giovane frate cappuccino, silenzioso e appartato. Quella notte Giovanna venne al mondo, mentre suo padre spirava.
Diversi anni dopo, nel 1922, Giovanna viveva a Roma con la madre e le sorelle. Stava attraversando una profonda crisi spirituale e desiderava ardentemente incontrare un sacerdote che potesse aiutarla. Un pomeriggio, mentre visitava la Basilica di San Pietro, si trovò di fronte un cappuccino. Gli chiese se potesse ascoltarla, e il frate la condusse nel confessionale. Ebbero una lunga conversazione, al termine della quale Giovanna si sentì profondamente cambiata. Quel frate aveva risposto a tutte le sue domande e dissipato i suoi dubbi. Desiderosa di ringraziarlo, volle aspettarlo fuori dalla basilica, ma il frate sembrava essere svanito. Chiese informazioni al sacrista, il quale le rispose che nessun frate cappuccino era presente nella basilica quel giorno.

L'Incontro Finale e l'Annuncio della Morte
Passò un anno. Giovanna aveva sentito parlare molto di padre Pio, il sacerdote stigmatizzato che viveva sul Gargano. Provò un fortissimo desiderio di conoscerlo e decise di partire per San Giovanni Rotondo. Quando Padre Pio la vide, esclamò: «Giovanna, finalmente sei venuta. Da tanti anni ti aspettavo. Io ti conosco. Tu sei nata il giorno in cui morì tuo padre».
La zia non comprendeva. Padre Pio continuò: «L’anno scorso, in un pomeriggio d’estate, ti sei recata nella Basilica di San Pietro in cerca di un sacerdote che potesse illuminare i tuoi dubbi sulla fede. Hai incontrato un cappuccino e hai parlato con lui. Quel frate ero io. E quando tu stavi per nascere, la Madonna mi portò a Udine, nel tuo palazzo. Mi fece assistere alla morte di tuo padre e poi mi disse di prendermi cura di te. Mi sei stata affidata dalla Vergine, e devo pensare alla tua anima».
Da quel momento, la vita di Giovanna fu interamente dedicata a Padre Pio. Divenne sua figlia spirituale e, su suo suggerimento, entrò a far parte del Terz’Ordine Francescano. Padre Pio le diede il nome di Jacopa, in onore della donna che aveva assistito san Francesco nelle sue ultime ore. Padre Pio le disse anche chiaramente: «Ricordati che un giorno assisterai alla mia morte».
Arriviamo così al settembre 1968. La zia Giovanna si trovava a Roma. Sognò Padre Pio che le diceva: «Vieni subito a San Giovanni Rotondo perché me ne sto andando. Se ritardi, non mi vedrai più». Giovanna prese il primo treno disponibile e partì. Arrivata al convento, si recò immediatamente a confessarsi da Padre Pio, il quale le disse: «È arrivata la mia ora». Le chiese poi di rimanere a San Giovanni per qualche altro giorno.
La notte del 22 settembre, mentre si trovava nella pensione vicino al convento, Giovanna ebbe una visione. Non seppe mai dire se si trattò di un sogno o di qualcos'altro, ma improvvisamente si ritrovò nella cella di padre Pio. Lui era seduto sulla poltrona, respirava con grande affanno. C'erano altri frati accanto a lui e anche due medici. Giovanna comprese che il Padre stava morendo. Preoccupata, corse al convento e lì apprese la triste notizia: padre Pio era morto alle 2:30. Lei, tuttavia, aveva visto tutto, esattamente come il Padre le aveva annunciato.
Giorni dopo, la zia confidò quanto accaduto ad alcuni religiosi che conosceva bene. Increduli, lei, per dimostrare la veridicità dei fatti, descrisse nei minimi dettagli la scena, riportando particolari della stanza di padre Pio che nessuno avrebbe potuto conoscere. Prima della sua morte, infatti, nessuno aveva fotografato la sua stanza, e Giovanna non aveva mai potuto accedervi, poiché si trovava nella zona di clausura. Eppure, era stata presente. «Tutto questo appare come una favola, lo so», conclude il conte. La zia Giovanna ne parlava anche poco prima di morire. È scomparsa nel 2000, all'età di 95 anni. Ebbe la gioia immensa di assistere alla beatificazione di padre Pio, avvenuta nel 1999.
Gli Ultimi Momenti di Padre Pio
Era il 1968. Padre Pio aveva 81 anni ed era ormai gravemente malato. Si muoveva solo in carrozzina e trascorreva quasi tutto il suo tempo nella sua cella numero uno, tra le sue cose più care. Erano trascorsi cinquant'anni da quella giornata straordinaria in cui sul suo corpo erano apparse le stigmate, e ora la sua salute peggiorava di minuto in minuto. Nell'ultima notte gli venne somministrato ossigeno, e un medico gli praticò un'iniezione, ma non c'era più nulla da fare.
Padre Pio, il frate amato dagli italiani, si spense sulla sua poltrona alle 2:30 del mattino del 23 settembre 1968. Tra le mani teneva il rosario e le sue ultime parole furono: «Gesù, Maria».
Il Mistero delle Stigmate Scomparse
Un ultimo mistero avvolge la sua morte: le stigmate non c'erano più. I frati cappuccini, per evitare fraintendimenti, decisero di esporre la salma con mani e piedi coperti. Per i detrattori, questo fu l'ennesimo segno di un presunto inganno; per i fedeli, invece, rappresentò l'ennesima conferma della santità di Padre Pio. Le stigmate, accertate fin dal 1919 da tre medici, scomparvero al momento della morte, come se il Signore avesse voluto porre fine al martirio del frate e chiamarlo a sé.

I Testimoni e gli Ultimi Istanti
«Presto! Presto!» Erano circa le 2 del mattino quando Padre Pellegrino da Sant’Elia a Pianisi, uno degli assistenti di padre Pio, che aveva iniziato il suo turno alle 21:00 dopo che Padre Mariano da Santa Croce di Magliano si era allontanato dalla cella, si mise in ascolto, accanto al citofono sempre acceso. Padre Pio lo aveva chiamato cinque o sei volte chiedendogli con insistenza l'ora, come fa chi, trepidando, è in attesa di un appuntamento importante. Aveva gli occhi rossi di pianto, ma era sereno.
Verso mezzanotte, con l'espressione implorante di un bambino che ha paura, aveva detto al caro confratello: «Resta con me figlio mio!». E gli aveva stretto forte le mani. Aveva chiesto di celebrare per lui la Santa Messa del mattino e si era voluto confessare. Pio aveva aggiunto: «Figlio mio, se oggi il Signore mi chiama, chiedi perdono ai confratelli di tutti i fastidi che ho dato; e chiedi ai confratelli e ai figli spirituali una preghiera per l'anima mia».
In quel momento, davanti alla mente di Padre Pio tornò la scena che gli aveva spezzato il cuore, dopo essersi accasciato sulla sedia a rotelle quella mattina, al termine della sua Messa. La folla, i gruppi di preghiera, gli ammalati, con le mani alzate verso di lui. «Figli miei! Figli miei!» Non era riuscito a dire altro. «Sì che li benedico tutti!», aveva assicurato a Padre Pellegrino. «Chiedi anche al superiore che dia lui per me questa ultima benedizione».
Il primo ad arrivare nella cella di padre Pio fu Padre Guglielmo. Uno dopo l'altro giunsero il padre guardiano, Padre Mariano, gli altri confratelli, un nipote di Padre Pio e i medici Sala, Gusso e Scarale. Padre Pio era seduto sulla poltrona. Aveva gli occhi chiusi, la testa leggermente chinata in avanti. Respirava molto affannosamente, con un lieve rantolo in gola. All'una aveva detto a Padre Pellegrino: «Senti figlio mio, io qui a letto non respiro bene. Lasciami alzare. Sulla sedia respirerò meglio». Si era avviato «dritto e spedito» verso il terrazzino. Aveva guardato in giro come se avesse cercato qualcosa. Ma dopo 5 minuti, «non ce la faccio», ed era ritornato in cella. Sulla poltrona aveva cominciato a impallidire. Il sudore che gli imperlava la fronte era diventato freddo. Quando Padre Pellegrino, notando le sue labbra livide, si era mosso per chiamare qualcuno, con paterna premura e insistenza aveva detto: «Non svegliare nessuno».
Ora, però, erano tutti svegli. Era il turno del guardiano del convento, Padre Carmelo da San Giovanni in Galdo. «Padre! Padre!» Padre Pio non rispose. Probabilmente aveva sentito la voce del superiore. Aveva avvertito la sua presenza, ma la sua mente e il suo cuore non erano rivolti unicamente a Dio. Con voce fievole ripeteva: «Gesù, Maria!». Padre Carmelo si sentì smarrito di fronte alla terribile realtà che, ad ogni costo, avrebbe voluto respingere. Corse a chiamare Padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi, che si trovava in quei giorni a San Giovanni Rotondo. Egli era stato confessore di padre Pio, guardiano ed economo per tanti anni, e la sua esperienza sarebbe stata d'aiuto in quel momento. Insieme ritornarono nella cella di Padre Pio.
I soliti rimedi, le iniezioni che sempre lo avevano sollevato in altre crisi del genere, questa volta non producevano effetti. L'asma bronchiale era indomabile. Il dottor Sala consultò l'orologio e decise, insieme agli altri due medici, di fare al padre una seconda iniezione. Venne avvicinata la bombola di ossigeno e praticata la respirazione artificiale. Erano gli ultimi, disperati tentativi per conservare ancora una vita tanto preziosa. Il dottor Scarale, accompagnato dall'infermiere Pio Miscio, controllava il polso. Quegli attimi sembravano un'eternità.
Padre Paolo da San Giovanni Rotondo, sacrista del santuario, prese l'olio Santo e amministrò a Padre Pio il sacramento degli infermi. Il superiore, Padre Raffaele e Padre Mariano, inginocchiati, rispondevano alle preghiere. Ad un tratto il medico gridò: «Il polso riprende, il polso ritorna…» Ma si trattò di una tenue, fugace illusione. I frati iniziarono a pregare la raccomandazione dell'anima, il Padre Nostro, l'Ave Maria, l'invocazione a San Giuseppe patrono dei moribondi. Poi le giaculatorie: «Gesù, Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l'anima mia. Gesù, Giuseppe e Maria assicuratemi l'ultima agonia. Gesù Giuseppe e Maria, spiri in pace con Voi l'anima mia».
Padre Pio, sereno, tranquillo, non respirava più. Aveva chinato dolcemente la testa sul petto. Il dottor Scarale abbandonò il polso e disse con tristezza: «È andato!».
La Morte e l'Addio
Padre Pio, immobile, con le labbra schiuse, forse in un ultimo bacio. Non aveva voluto morire a letto ma sulla poltrona. Su quella poltrona dove aveva passato ore e ore in preghiera, dove aveva ascoltato, consigliato, illuminato e confortato tanti confratelli, tanti figli spirituali e tante personalità. Aveva voluto morire sul «posto di lavoro», con la corona in mano. Aveva lasciato il letto, col pretesto di non respirare bene. Poiché sudava molto per la febbre, per la debolezza o altri misteriosi fenomeni, il superiore, fino al marzo del 1965, lo aveva dispensato dall'indossare, di notte, il saio, perché gli dava non poco fastidio. Aveva dovuto insistere. Padre Pio aveva accettato la dispensa solo per obbedienza. Scoppiando in un pianto dirotto aveva esclamato: «Sono 62 anni e non ho mai lasciato l’abito religioso!». L'aveva messo per la prima volta il 22 gennaio del 1903, a Morcone, dove aveva fatto la vestizione religiosa.
Una commozione violenta pervase l'animo dei presenti. Ognuno volle baciare la mano del padre. Il superiore pregò tutti di uscire dalla stanza per consentire i pietosi uffici del corpo del padre. Nella veranda attigua alla cella numero 1 fu preparata la camera ardente. La salma, prima di essere esposta in chiesa, venne ricomposta. Padre Pio appariva bello, sereno nella solennità della morte. Sulle spalle la stola sacerdotale. Tra le mani il crocifisso, la corona del Rosario e la Regola francescana. Finalmente, aveva finito di soffrire.
Negli ultimi tempi si era allontanato dagli altri quasi per preparare se stesso e i confratelli al definitivo distacco. Appariva oltremodo affaticato, smarrito, assente dalle cose che lo circondavano, completamente immerso in Dio. «Padre come si sente?» - «Male, male figlio mio. Solo la tomba mi manca. Sto più in là che di qua. Prega il Signore che mi faccia morire».
Sarebbe dovuto morire sull'altare quando aveva barcollato alla fine della Santa Messa. Viene deposto in una bara di legno per un agevole trasporto in Chiesa. Si formò un mesto corteo di confratelli, parenti e amici. Tutti, con le candele accese in mano, recitavano il «Miserere». Precedeva l'Amministratore Apostolico Padre Clemente da Santa Maria in Punta, che era giunto tempestivamente da Foggia con il padre segretario e con gli altri frati. La salma di Padre Pio viene sistemata nel presbiterio del santuario. Il paese intanto veniva tappezzato di manifesti funebri. Su uno striscione di carta su cui era scritto il «lutto cittadino», un uomo, asciugandosi le lacrime con il dorso della mano, aggiunse «…. e mondiale».