La Nascita di Cristo attraverso le Monete Romane e Bizantine

Le monete non sono solo semplici strumenti per lo scambio di beni, ma veri e propri testimoni storici capaci di narrare storie affascinanti. Una di queste storie sorprendenti riguarda una moneta romana di oltre mille anni fa, coniata a Costantinopoli e ritrovata in Norvegia, a più di 2000 chilometri di distanza dal luogo di origine.

Una moneta bizantina d'oro ritrovata in Norvegia

La scoperta è avvenuta tra le montagne di Vestre Slidre, un piccolo paese della Norvegia, dove un metal detector ha portato alla luce una piccola moneta d’oro dell’Impero Bizantino, noto anche come Impero Romano d’Oriente. Le immagini della moneta raffigurano da un lato Gesù Cristo e dall’altro l’imperatore Basilio II con suo fratello, il co-imperatore Costantino VIII. La presenza dei ritratti dei due sovrani permette di datare la moneta a un periodo compreso tra il 977 e il 1025. Un'iscrizione su questo lato recita “Basilio e Costantino, imperatori dei romani”, mentre sull'altro lato si legge “Gesù Cristo, Re dei re”.

Ipotesi sull'origine della moneta bizantina in Norvegia

Nonostante la rinascita delle reti commerciali tra l'Alto e il Basso Medioevo, la presenza di una moneta bizantina in Norvegia solleva interrogativi. Sebbene la certezza assoluta sia impossibile, alcuni esperti avanzano ipotesi verosimili. Una di queste collega il manufatto al re di Norvegia Harald III Sigurdsson, noto come Harald Hardrada. Durante il periodo in cui Harald prestava servizio come giovane guardia variaga al servizio dell'imperatore bizantino, era prassi per i mercenari saccheggiare il palazzo imperiale dopo la morte dell'imperatore. La moneta potrebbe quindi far parte del bottino che Harald portò con sé in Norvegia prima di salire al trono.

Ulteriori certezze potrebbero emergere dallo scavo archeologico programmato per il 2024, quasi mille anni dopo la morte di Basilio II. Questa eccezionale scoperta in Norvegia non è l'unica testimonianza dell'utilità dei metal detector nella ricerca di reperti storici. Simili ritrovamenti sono avvenuti anche in altre parti d'Europa, come nei Paesi Bassi, dove monete e orecchini medievali, tenuti segreti per due anni, sono stati confermati dal Museo Nazionale delle Antichità.

Le monete come documenti storici: il periodo di Gesù

Le monete hanno svolto un ruolo cruciale nella storia umana, documentando non solo transazioni economiche ma anche eventi e sfide dei periodi storici in cui sono state coniate. All'epoca di Gesù, la Giudea era una regione culturalmente ricca, caratterizzata da tensioni politiche e cambiamenti sociali, aspetti che si riflettevano nelle sue monete. Durante il periodo in cui Gesù visse, la Giudea era una provincia romana, di significativa importanza geopolitica e religiosa in quanto sede di Gerusalemme e del Tempio ebraico.

Le monete giudaiche di quel tempo erano il risultato di una complessa interazione tra l'Impero Romano, il governo locale e le influenze culturali. Erode il Grande, re sotto il patrocinio romano, coniò monete spesso decorate con simboli romani. Dopo la sua morte, la Giudea fu divisa tra i suoi figli, con Erode Archelao che governava la Giudea, Samaria ed Edom, mentre Antipatro regnava in Galilea. L'Impero Romano manteneva uno stretto controllo sulla regione, e le monete romane, generalmente in argento o bronzo, con raffigurazioni dell'imperatore regnante, circolavano ampiamente.

All'interno del Tempio di Gerusalemme venivano utilizzate monete speciali per scopi religiosi, come il pagamento del tributo annuale, noto come "mezzoshekel". Una delle monete più emblematiche di questo periodo, menzionata nel Nuovo Testamento, è il "denario del tributo", un comune denaro romano recante l'effigie dell'Imperatore Tiberio. Le monete del tempo di Gesù, quindi, documentano la complessa interazione tra il dominio romano e le tradizioni ebraiche locali.

Un denario romano con l'effigie dell'Imperatore Tiberio

Un'iniziativa editoriale: "Epistolae et evangelia" e le monete dei Vangeli

Un'iniziativa editoriale straordinaria, realizzata in 999 esemplari numerati, propone una riproduzione in anastatica di pregio dell'incunabolo "Epistolae et evangelia", conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana (BAV). Quest'opera è arricchita da un commentario a cura di Giancarlo Alteri e Laura Lalli. Insieme ai due volumi, l'edizione include la riproduzione di sette monete citate nei Vangeli, prodotte dal conio originale custodito dalla BAV. Le monete sono alloggiate nella copertina-raccoglitore del volume di commentario.

Le sette monete riprodotte:

  • Denario di Augusto (2 a. C.)
  • Siclo (126/5 - 65/6 d. C.)
  • Mezzo Siclo (102/1 a. C.)
  • Dracma di Alessandro (III secolo a. C.)
  • Quadrante di Augusto (datazione incerta)
  • Assarion di Erode il Grande (37 a. C.)
  • Pruta di Pilato (29 d. C.)

La riproduzione di queste monete è stata autorizzata dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, che ne custodisce gli esemplari originali. L'opera, stampata a Venezia il 20 agosto 1495, è un lezionario arricchito da illustrazioni xilografiche originali, che rappresentano l'origine del libro illustrato. La riproduzione fedele del paesaggio monetario di duemila anni fa in Palestina è realizzata con materiali di alta qualità, inclusa una copertina in carta indiana con fibre vegetali e carta Arcoprint White per il lezionario.

La Natività nelle rappresentazioni monetarie

Le immagini sulle monete hanno sempre avuto la capacità di trasportarci indietro nel tempo, raccontando la nostra storia e suscitando emozioni. Per quanto riguarda il Natale, le monete documentano una storia ben più misteriosa e affascinante di quanto comunemente si creda.

Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI hanno sottolineato che la data del 25 dicembre è convenzionale e che la festa più antica della cristianità è la Pasqua. Tuttavia, anche attraverso l'analisi di alcune monete, si può osservare come la festa del 25 dicembre possieda una particolare spiritualità non necessariamente legata alla nascita di Gesù.

Sant'Ippolito di Roma, nel III secolo, fu tra i primi a indicare il 25 dicembre come data della nascita di Gesù. La prima coincidenza con questa data è la festa della Dedicazione del Tempio di Gerusalemme, istituita nel 164 a.C. Un tetradramma di Antioco IV Epifane, coniato intorno al 167 a.C., raffigura Zeus seduto con una Nike in atto di incoronarlo, simbolo che potrebbe alludere alla consacrazione del tempio con l'Avvento di Dio sulla terra.

Tetradramma di Antioco IV Epifane

L'anno della nascita di Gesù non può essere fissato con esattezza, ma si stima sia avvenuto tra il 7 e il 5 a.C., periodo in cui Erode il Grande regnava sulla Giudea. Una Prutah del periodo di Erode il Grande (40-4 a.C.) della zecca di Gerusalemme raffigura un'ancora da un lato e una doppia cornucopia con un caduceo tra le corna dall'altro. Un censimento ordinato da Augusto, durante la governatorato di Quirinio in Siria (come narrato nel Vangelo di Luca), obbligò Maria e Giuseppe a recarsi a Betlemme, luogo della nascita di Gesù. Un tetradramma di Augusto del 5-4 a.C., coniato ad Antiochia, presenta la testa laureata di Augusto e la Tyche seduta con un ramo di palma.

La celebrazione dei Saturnali, dedicata al dio dell'agricoltura Saturno, e il culto del Sol Invictus, il Sole Invitto, hanno avuto un ruolo significativo nella definizione della data del 25 dicembre. L'imperatore Aureliano, nel 274 d.C., istituì il 25 dicembre come Dies Natalis Solis Invicti, celebrando il trionfo della luce sulle tenebre. Questo culto fu ulteriormente radicato a Roma, identificandosi con il Sol Invictus.

Aureo di Aureliano raffigurante il Sole

Per il Cristianesimo, il simbolismo della vittoria sulle tenebre fu trasposto nell'apparizione di Cristo sulla terra. La Chiesa non definì mai esplicitamente questo punto, lasciando che il giorno del Natale di Gesù si affermasse come tradizione. La festa del Natale assunse una forma definita nel IV secolo, prendendo il posto della festa romana del Sol Invictus. Un nummo di Costantino I il Grande del 312 d.C. e un pseudo-argenteo di Massimino II Daia del 312 d.C. mostrano la persistenza dell'iconografia solare anche dopo l'editto di Milano.

Le rappresentazioni monetarie continuarono a mostrare il culto del Sole anche sotto Costantino e i suoi successori. Successivamente, tra il 1521 e il 1538, furono coniate monete da Francesco Maria della Rovere, duca di Urbino, raffiguranti il presepe. Per l'Anno Santo del 1525, Clemente VII coniò un quarto di ducato del giubileo con l'apertura della Porta Santa a San Pietro da un lato e il presepe dall'altro. Infine, sul testone in argento di Gregorio XIII (1572-1585) si trova una splendida raffigurazione del Presepe.

La numismatica offre quindi una prospettiva unica sulla storia e sull'evoluzione delle celebrazioni religiose e dei culti antichi, collegando eventi storici, credenze e tradizioni attraverso le piccole opere d'arte che sono le monete.

tags: #moneta #antica #romana #raffigurante #la #nativita