Il Discernimento Vocazionale: tra Fidanzamento Cristiano e Vita Consacrata

Il percorso di discernimento vocazionale è un momento cruciale nella vita di ogni cristiano, chiamato a comprendere e a seguire la volontà di Dio per la propria esistenza. Questo cammino può condurre sia al matrimonio cristiano che alla vita consacrata, due stati di vita che, se vissuti pienamente e secondo la divina Volontà, portano alla felicità e alla realizzazione più profonde.

Il Discernimento Vocazionale: Matrimonio Cristiano o Vita Consacrata?

L'Attrazione al Celibato e la Volontà di Dio

Alcuni giovani possono sentire una forte attrazione per il celibato. Il Concilio di Trento insegna infallibilmente che lo stato celibatario è più perfetto dello stato coniugale, pertanto tale inclinazione è comprensibile. Tuttavia, ciò che conta davvero è fare la volontà di Dio, qualunque essa sia. La domanda fondamentale è: Dio ti vuole celibe oppure marito cristiano e padre di famiglia?

Se una ragazza non accetta la morale cattolica, non è volontà di Dio unirsi con lei in matrimonio. Se invece una ragazza è attratta dalla vita devota e accetta il Magistero perenne della Chiesa, in questo caso potrebbe essere una brava moglie e un valido aiuto per conseguire il supremo ed eterno traguardo. Non possiamo escludere che sia volontà di Dio quella di formare una famiglia cristiana con lei. La Chiesa Cattolica ha urgente bisogno sia di numerosi e santi sacerdoti che di tante famiglie profondamente cristiane.

La Scelta del Partner Cristiano e la Morale Cattolica

Nell'ambito del fidanzamento cristiano, l'esperienza dimostra che il "parlare chiaro" preserva da un sacco di guai. Ad esempio, tempo fa una ragazza aveva manifestato il suo interesse (per fini matrimoniali) nei confronti di un giovane, ma su alcune questioni morali (procreazione e indissolubilità del matrimonio) non la pensava esattamente come lui. Pertanto, pur essendo alquanto graziosa, il giovane le fece comprendere la sua perplessità nell'allacciare un'eventuale relazione sentimentale con lei.

Con altre donne che inizialmente erano interessate, successivamente sono sorte divergenze al riguardo del tema dell'educazione cristiana della prole. Lo scopo primario del matrimonio consiste nel procreare i figli nella speranza che un giorno diventino dei "cittadini del Cielo", ma se non ricevono una solida educazione cristiana rischiano di dannarsi e divenire "cittadini dell'inferno". La volontà di Dio è che nascano delle famiglie profondamente cristiane, non delle famiglie annacquate nelle quali si compiono compromessi al ribasso con la perfida mentalità mondana che dilaga nella società.

Coppia cristiana in dialogo profondo e preghiera

L'Esempio di Famiglie Sante

Anche San Luigi Martin da giovane si sentiva attratto dal celibato (voleva addirittura diventare monaco), ma grazie a Dio si sposò con una pia donna (Santa Zelia Guerin) e formò con lei una splendida famiglia nella quale crebbe anche Santa Teresa di Gesù Bambino. Questo esempio mostra come la santità possa essere raggiunta e promossa all'interno della vita matrimoniale, se vissuta nella volontà di Dio.

Il Fidanzamento Cristiano: Valori e Sfide

Il fidanzamento è un periodo meraviglioso e unico nella vita di una coppia, un tempo che serve alla scoperta di sé, un momento di verifica, che prepara alla scelta totale, definitiva ed esclusiva del matrimonio. È importante nel fidanzamento avere chiara la meta e saper camminare insieme verso di essa. In questo cammino di crescita per un cristiano è di fondamentale importanza la corretta gestione della sessualità.

Purezza e fidanzamento santo

Vivere la Castità nel Fidanzamento

L’unione intima di due persone deve tradursi in un atto di amore che si pone nell’ottica del dono reciproco di sé e non invece nell’uso e consumo dell’altro per il proprio piacere. L’atto sessuale è per la coppia un gesto di massima unione e intimità: per questo deve essere compiuto da due persone capaci di prendersi totalmente e reciprocamente a carico l’uno dell’altro.

La scelta di un fidanzamento casto, se condivisa fin da subito, non fa paura, anzi, toglie pian piano tutte le paure, perché dando valore al dialogo, alla tenerezza e alla preghiera insieme si impara non solo a comprendere i propri punti critici da migliorare, ma anche ad amare davvero la persona che si ha accanto. Due fidanzati che hanno scelto la castità spiegano: "Quello che stiamo facendo è realizzare la perfetta unione dei cuori e delle anime secondo verità, così, quando potremo esprimere tutto ciò anche con il corpo, ogni gesto sarà veritiero". Essi affermano, poi: "Vogliamo essere una piccola luce con il nostro fidanzamento cristiano e vogliamo comunicare il gusto di questo cammino".

Chi sceglie invece di vivere un fidanzamento con l’aspetto della sessualità prima del matrimonio molte volte non vede chiaramente né sé stesso né l’altro e poi arrivano i problemi. Vivere un fidanzamento cristiano è come fare “l’assicurazione”, ecco perché non c’è alcun bisogno della “prova” della convivenza. Senza sacrificio non si ottengono le cose più belle. La castità non è un limite, diremmo il contrario piuttosto. Ci fa abbattere i nostri limiti e ci aiuta ad aprire il cuore e soprattutto l’anima verso la grandezza teologica del matrimonio sacramento e a desiderarlo con piena consapevolezza.

Ovviamente, quanto esposto diventa assurdo, se visto con gli occhi di una persona non credente o cristiana ma non praticante, perché essa non ha la forza necessaria per poter fare questa scelta, né può probabilmente capire il senso di tutto ciò. Senza fede non è possibile, né si riesce a capire il perché probabilmente.

L'Importanza del Dialogo e della Preghiera

Per avere la grazia di incontrare la persona che il Signore ha pensato per noi e che possa desiderare questo tipo di fidanzamento, è fondamentale affidarsi a Dio nella preghiera. Il Signore concederà questo secondo il bene della persona e se questa è la sua vocazione. Il tempo è un dono, il tempo ben vissuto ci rende persone migliori. Questo è particolarmente vero nel fidanzamento cristiano, dove, anche se passano gli anni, mentre ci si aiuta a realizzare studi e lavoro come basi per la famiglia, ci si rende conto che non si è mai gli stessi di ieri; c’è un’evoluzione dinamica della personalità singola che si modella anche in coppia. È già questo un anticipo di matrimonio, in un certo senso.

Molti scelgono di aspettare perché "ci amiamo davvero". La persona scelta per diventare futuro marito o futura moglie non merita forse la miglior versione possibile di noi? Ci si fida di Dio e di conseguenza degli insegnamenti della Chiesa, sperimentando che questo cammino rende felici. Le coppie che non vivono la castità tendono maggiormente a diventare “sterili”: egoismi vari, no figli, prima le mie necessità e poi le sue, maggior chiusura nel donarsi. L'obiettivo è realizzare "la perfetta unione dei cuori e delle anime secondo verità" e comunicare "il gusto di questo cammino, un cammino che abbia il profumo del maestro, il Signore Gesù e che sia sotto lo sguardo di Maria".

La Vocazione alla Vita Religiosa Femminile (Suore)

Per coloro che sentono di avere la vocazione matrimoniale, si dovrebbe pregare il Signore affinché si possa trovare un uomo davvero cristiano da sposare (ad esempio, un uomo interiormente simile a San Luigi Martin, il papà di Santa Teresa di Lisieux). Tuttavia, per alcune donne, la chiamata del Signore si manifesta verso la vita religiosa.

La Chiamata di Gesù come Sposo

Le donne più felici spesso sono le suore di ordini religiosi fervorosi e osservanti, perché Gesù ripaga le sue spose con una ineffabile letizia spirituale e con la pace del cuore. Nel mondo, invece, ci sono tante distrazioni, tentazioni, tumulti e dissipazioni che tentano di soffocare la vita spirituale nelle anime. È un momento importantissimo della vita, in cui giunge l'ora di eleggere uno stato di vita: non uno qualsiasi, ma quello che per il proprio bene il Signore ha designato sin dall'eternità.

Sant'Alfonso Maria de Liguori, zelante vescovo e missionario, affermava che le religiose che si sono date tutte a Dio godono una continua pace; ciò si intende di quella pace che può godersi in questa terra, che si chiama valle di lacrime. In cielo Dio ci prepara la pace perfetta e piena, esente da ogni travaglio. La vocazione religiosa è un dono meraviglioso di Dio. Il requisito principale è avere la vocazione e, inoltre, essere sane di mente. Dio può donare la vocazione religiosa anche a una donna che non è più vergine.

Quando si prende il santo abito, è importante rinnovare ogni giorno la promessa fatta a Gesù Cristo di essere fedele. L'amore e la fedeltà sono i pregi primari di una sposa. A questo fine viene dato l'anello, in segno della fedeltà che si deve osservare del proprio amore promesso a Gesù Cristo. Per essere fedeli, non bisogna fidarsi della propria promessa; è necessario pregare sempre Gesù Cristo e la sua santa Madre affinché ottengano la santa perseveranza, avendo una gran confidenza nell'intercessione di Maria, che si chiama la madre della perseveranza.

E se ci si sente raffreddate nel divino amore e tirate ad amare qualche oggetto che non è Dio, è utile ricordarsi: "E perché mai ho lasciato il mondo, la mia casa ed i miei parenti? Forse per dannarmi?". Questo pensiero rinvigoriva san Bernardo a riprendere la via della perfezione quando si sentiva intiepidito.

Suore in preghiera in un chiostro

Esercizi Spirituali e Prime Esperienze Vocazionali

Gli esercizi spirituali, come quelli di Sant'Ignazio di Loyola, sono utili per persone di qualsiasi stato, ma sono raccomandati soprattutto a coloro che stanno eleggendo uno stato di vita. Fare un'esperienza vocazionale significa trascorrere alcuni giorni in un convento o in un monastero assieme alle suore, per vivere concretamente la loro quotidianità.

Un esempio di ordine di vita attiva consigliabile per un'esperienza vocazionale sono le Serve del Signore e della Vergine di Matarà (dette anche Servidoras). Queste suore sono in maggioranza giovani, con tante vocazioni, e hanno uno stile di vita fervoroso, ricco di gioia ed entusiasmo. Oltre ai normali voti di povertà, castità e obbedienza, professano anche un voto di schiavitù mariana secondo la spiritualità di San Luigi Grignon de Montfort.

La Vocazione: un Dono o una Tentazione?

Il pensiero della vocazione può essere una tentazione? Se viene da Dio, no; mentre se viene dal demonio può essere un trucco per creare confusione e incertezza nell'anima. Satana nel torbido pesca sempre qualcosa. Però dobbiamo dire che il diavolo non conosce qual è la vera vocazione di una persona (cioè se religiosa o matrimoniale), quindi lui stesso non sa cosa "consigliare" di fare.

È importante riflettere su cosa entusiasma e cosa preoccupa riguardo al matrimonio e alla vita religiosa. Ci si sente più felici in convento o in compagnia del proprio fidanzato? Le responsabilità della vita matrimoniale spaventano oppure no? Queste domande sono utili per rispondere a sé stessi nel processo di discernimento. Molte persone, poco prima del matrimonio, hanno lasciato tutto e sono entrate in convento, dimostrando la profondità e l'imprevedibilità della chiamata divina.

Superare le Difficoltà del Distacco

Se una persona si sente attratta dal Signore verso la vita religiosa, è fondamentale adempiere con ardore a questa vocazione. È una battaglia spirituale da vincere, poiché da essa dipenderà il futuro su questa terra e soprattutto nell'aldilà. Il demonio, il mondo e la carne faranno di tutto per far rinunciare alla vita religiosa, ma è necessario sentirsi forti come un valoroso soldato in battaglia e combattere con coraggio.

Il vero amore si dimostra nel saper soffrire per la persona amata. Il proprio Sposo Celeste ha dimostrato il suo amore morendo inchiodato alla croce; adesso è il momento di dimostrare il proprio amore sopportando con rassegnazione il dolore del distacco dal mondo e dai propri cari. Con l'aiuto del Redentore Divino e della Corredentrice si può superare questo momento di difficoltà.

I Voti Religiosi: L'Obbligo della Povertà

Per comprendere appieno la vita religiosa, è essenziale conoscere gli obblighi che derivano dai voti. Tra questi, il voto di povertà è fondamentale e richiede un'attenta comprensione, come spiegato negli scritti di Padre Alfonso Rodriguez, S. J.

Essenza e Definizione del Voto di Povertà

Il voto di povertà obbliga il religioso a non aver dominio, né proprietà, né uso alcuno di cosa temporale senza il permesso dei superiori. Questa è comune sentenza dei dottori, esplicitata nei sacri Canoni. Ne segue che il religioso, per il voto di povertà, è obbligato a non avere, né possedere, né dare, né prendere, né ricevere nulla per tenerle o usarle o disporne senza permesso del superiore, perché tali atti sono propri di chi è o può essere proprietario di una cosa; chi agisse così, agirebbe contro il voto di povertà.

Trasgressioni e Peccato Mortale

Agisce contro il voto di povertà chi prende, trattiene, dà o dispone di cosa appartenente alla casa senza il permesso dei superiori. Anche chi, sempre senza la debita licenza, riceve qualcosa da parenti o amici o devoti e la trattiene o ne dispone, agisce contro il voto. Le Costituzioni e le regole degli ordini religiosi spesso specificano questi divieti. Ad esempio, la regola ventisei recita: «Sappiano tutti che non possono l'un l'altro dare né ricevere in prestito, né disporre di cosa alcuna senza che il superiore lo sappia e dia il suo compenso». Un'altra regola aggiunge: «Nessuno usurpi cosa alcuna di casa o di camera altrui, né la riceva in qualunque modo per sé o per altri da esterni, senza licenza del superiore».

È necessario avvertire che nessuno si inganni col credere che non è peccato, o per lo meno, che non è peccato mortale trasgredire a tali regole solo perché le Costituzioni o regole non obbligano sotto peccato. È vero che regole e Costituzioni non obbligano sotto pena di peccato, come avverte il santo Padre nelle stesse Costituzioni; ma è evidente che i voti obbligano sotto pena di peccato e di peccato mortale, di per sé. Pertanto, chi lede il voto di povertà pecca mortalmente contro il voto che ha fatto.

Come il religioso che peccasse contro la castità peccherebbe contro il voto emesso e commetterebbe un sacrilegio, così chi lede il voto di povertà pecca mortalmente contro il voto che ha fatto. È proprio quello che disse San Pietro negli Atti degli Apostoli ad Anania e Saffira, i quali dopo aver fatto voto di povertà, si riservarono una parte del ricavato dalla vendita di una proprietà. Pietro apostrofò Anania: «Anania, come mai ti sei lasciato ingannare il cuore da Satana fino al punto da mentire allo Spirito Santo e farti ritenere parte del prezzo del podere? Se non fosse stato venduto, non rimaneva forse a te? E dopo averlo venduto, il prezzo non era a tua disposizione? Come mai tu hai potuto concepire una cosa simile? Tu non hai mentito agli uomini, ma allo Spirito Santo» (Atti 5, 3-4).

Le regole che illustrano l'essenza del voto di povertà e a che cosa il voto obbliga di per sé, se trasgredite, portano al peccato non per la loro forza di obbligazione intrinseca come regole, ma in virtù dell'obbligo che si contrae col voto stesso. Sant'Agostino, trattando dei religiosi che vivono in comunità, dice: «È cosa certa che il religioso non può tenere, né possedere, né dare, né ricevere cosa alcuna senza licenza del superiore» (De communi vita Clericorum).

Schema dei tre voti religiosi (povertà, castità, obbedienza) e loro significato

Distinzione tra Uso e Dominio

Per comprendere appieno la povertà religiosa, è fondamentale distinguere tra l'uso e il dominio, come fatto da dottori, teologi e giuristi. Il padrone di una cosa può farne ciò che vuole, prestarla, venderla, sciuparla o disporne comunque. Chi, invece, non è padrone in senso assoluto ma ha solo l'uso, non può disporne a suo piacimento, non può darla ad un altro, né venderla, né alienarla, ma può soltanto usarla allo scopo per cui gli fu concessa.

Per spiegarlo con un esempio: come chi invita un altro a pranzo gli dà facoltà di mangiare di tutto quello che gli mette dinanzi, ma non lo fa padrone, perché non potrebbe portarselo a casa sua, né mandarlo a un amico, né venderlo, né farne un qualsiasi altro uso di suo gusto, ma ha solo la possibilità di mangiarne quanto gli pare. Così è di chi ha l'uso in paragone di chi ha il dominio, anche nelle cose che si consumano con l'uso. I dottori affermano che così avviene per i religiosi ai quali, anche per le cose che tengono con licenza dei superiori, è concesso solo l'uso, onde possano servirsene e giovarsene.

È evidente che non si può dare ad un altro l'abito che fu dato per vestirsi, senza licenza del superiore, perché non è proprio; se si facesse, si peccherebbe contro il voto di povertà, agendo da padrone assoluto. Questo vale per tutte le cose che si usano in convento: non si può dare né il breviario, né la cartella, né il cappello, senza licenza del superiore, perché nulla è proprio, ma tutto è stato concesso in uso, per sé, come all'invitato a pranzo (BONAVENT., Spec. discip., part. 1, c. 1).

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