Chivasso, storicamente capitale del Marchesato del Monferrato tra il XII e il XIV secolo, è oggi considerata "La porta del Canavese" e costituisce il centro più popoloso di questa regione. Fondata dagli antichi popoli Celtici, la città si è sviluppata attraverso diversi nuclei abitativi, noti come "Borghi". Tra gli edifici religiosi di rilievo spicca la Chiesa collegiata di Santa Maria Assunta, comunemente chiamata "Duomo di Chivasso", la cui costruzione iniziò nel 1415.
Un altro importante edificio religioso è la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, edificata tra il 1584 e il 1607 dalla Confraternita del Santissimo Nome di Gesù. Questa chiesa subì significative modifiche nel XVIII secolo, grazie all'intervento degli architetti Bernardo Antonio Vittone e Paolo Lorenzo Garrone, che aggiunsero l'iconico campanile cilindrico tra il 1751 e il 1757.

La Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta: Un Gioiello Gotico
La principale chiesa di Chivasso, abitualmente chiamata dai chivassesi "il duomo", è in realtà la Chiesa collegiata di Santa Maria Assunta, situata in piazza della Repubblica. Essa detiene la qualifica di "insigne collegiata", conferitale nel 1996 dal vescovo d’Ivrea monsignor Luigi Bettazzi, riconoscendone l'antica ed illustre sede di un capitolo di canonici.
La costruzione dell'attuale chiesa, dedicata a Santa Maria Assunta o, secondo l'antica intitolazione, ai Santi Maria e Pietro, ebbe inizio nel 1415 per volere del marchese di Monferrato Teodoro II Paleologo, la cui corte principale si trovava a Chivasso. Il tempio fu eretto di fronte al castello marchionale, dando origine all'attuale piazza della Repubblica, scenario di mercati e cerimonie.
Il successore di Teodoro II, Gian Giacomo, incontrò difficoltà economiche a causa delle spese belliche contro il duca di Milano. Di conseguenza, a partire dal 1425, il proseguimento dei lavori fu finanziato dalla "Credenza" cittadina e dalla nobile famiglia locale degli Isola. Nonostante fosse incompiuta, la chiesa fu consacrata nel 1429 dal vescovo d’Ivrea Giacomo de Pomariis.
La Facciata: Un'Espressione del Tardo Gotico Piemontese
La facciata della collegiata rappresenta la sua principale attrazione artistica, ornata da notevoli fregi e figure in cotto risalenti, nelle parti più antiche, al 1450-60 circa. Questo complesso di terrecotte è considerato una delle più importanti espressioni dell'arte tardogotica quattrocentesca in Piemonte, sebbene sia stato soggetto a numerosi restauri a causa della fragilità del materiale argilloso.
Le terrecotte sono incorniciate da una monumentale cuspide (detta ghimberga) che ascende fino al colmo del tetto, enfatizzando la maestosità del portale. La simbologia dell'ingresso della chiesa come "porta del cielo" è evidente in questa rappresentazione.
La grande cuspide è sorretta da ventiquattro figure disposte in quattro sequenze verticali, inserite tra baldacchini e peducci. Le figure delle file esterne indossano berretti o corone, mentre quelle delle file interne hanno il capo scoperto e aureolato. Le prime rappresentano i profeti dell'Antico Testamento, annunciatori dell'Incarnazione, mentre le seconde raffigurano i dodici Apostoli, diffusori del Vangelo di Cristo. Il numero dodici, ricorrente, simboleggia le dodici tribù d'Israele.
Al culmine della ghimberga, tra altre teste coperte da berretti, appare un angelo con un tondo raggiato contenente il monogramma del Nome di Gesù. Sotto l'angelo si apre un magnifico rosone, con teste barbate e altri motivi ornamentali. Una ghimberga più piccola, decorata con figure di angeli e putti, si trova subito sotto il rosone, culminando nella figura del Redentore.
Al di sotto della ghimberga inferiore, si apre il portale strombato, la cui lunetta ospita una statua in terracotta della Madonna col Bambino, di gusto bizantineggiante. Attorno al portale sono disposte figure di santi, tra cui San Giacomo il Maggiore (con il bastone da pellegrino), San Giovanni Battista (con l'abito di pelli di cammello e la croce), San Pietro (con il libro e le chiavi) e San Paolo (con il libro e la spada).

Il Campanile: Storia di Guglie e Trasformazioni
Sulla destra del portale si erge un imponente campanile in mattoni, costruito nel 1457 a spese di una cappella della chiesa. Originariamente, il campanile era sormontato da un'alta guglia ottagonale in legno ricoperta di lamine di latta, ornata da quattro pinnacoli minori e una ringhiera, motivo di grande orgoglio per la cittadinanza che ne curava i restauri.
Nel 1705, durante l'assedio francese, la parte superiore del campanile fu distrutta dai cannoni nemici. La guglia gotica non fu più ricostruita e, nel secondo decennio del Settecento, al suo posto fu eretta la tozza cella campanaria tuttora esistente. Come ricordo dell'antica cuspide metallica, ai chivassesi rimase il soprannome di "facia 'd tòla" ("faccia di latta").
L'Interno della Collegiata: Un Mosaico di Stili e Opere d'Arte
L'interno della collegiata, a tre navate, presenta un'architettura e una decorazione eterogenee. Le strutture in mattoni della fase quattrocentesca, con pilastri quadrilobati e volte a crociera, sono state parzialmente riportate alla luce negli anni Trenta-Quaranta del Novecento, particolarmente visibili nella navata destra, decorata con affreschi neogotici.
Le altre due navate conservano il riassetto architettonico intrapreso a partire dagli anni Venti dell'Ottocento su progetto di Andrea Cattaneo. La sua abilità si manifesta nell'abside di nuova costruzione, resa imponente da colonne di derivazione palladiana e provvista di deambulatorio. Gli affreschi che adornano le volte della navata principale, di stampo neobarocco, risalgono probabilmente al tardo Ottocento.
Opere d'Arte Significative all'Interno
Tra le opere d'arte custodite nella collegiata spicca un gruppo di otto grandi figure in terracotta policroma, risalente alla seconda metà del Quattrocento, visibile in una nicchia a destra dell'ingresso. Questo complesso raffigura una Pietà, ispirata a modelli borgognoni, con il corpo di Gesù, la Madonna, il discepolo Giovanni, le tre Pie Donne (tra cui Maria Maddalena) e i santi Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea che sorreggono il lenzuolo funebre.
Accanto a questo gruppo si trova un altare con una pala raffigurante la Visitazione e Sante. Al secondo altare è collocato un importante dipinto su tavola del primo quarto del Cinquecento, rappresentante il Compianto sul Cristo morto, comunemente definito Deposizione dalla Croce. Si tratta dell'unica opera conservata a Chivasso attribuibile alla bottega del pittore locale Defendente Ferrari, o al maestro stesso, che qui dimostra la sua ricettività verso la pittura fiamminga e le incisioni tedesche del Quattrocento.

A sinistra della pala di Defendente Ferrari si trova una grande tela raffigurante il Beato Angelo Carletti, francescano osservante del Quattrocento, nato a Chivasso e autore della celebre opera "Summa de casibus conscientiae", o "Summa Angelica". Il dipinto, databile alla seconda metà del Settecento, mostra anche una veduta di Chivasso nella parte inferiore.
Nel transetto destro, affrescato con figure di angeli, si trova un elegante altare neogotico in marmo verde scuro, che racchiude un trittico ad olio su tela del 1907, firmato da G. Guglielmetti. Il dipinto raffigura il Sacro Cuore tra il Beato Angelo Carletti e San Sebastiano.
Nell'abside, sopra l'altar maggiore barocco, è collocato un gruppo ottocentesco in terracotta policroma raffigurante la Madonna Assunta. Addossato a un pilastro della navata principale, si nota il pulpito, donato dalla città di Chivasso nel Seicento, ornato da bassorilievi lignei con immagini del Redentore e degli Evangelisti.
Presso il transetto sinistro, una porticina ad arco acuto conduce alla cappella della Madonna di Lourdes, antica sacrestia quattrocentesca con linee gotiche originali. A sinistra della porticina si trova un altare neorinascimentale con una pala raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Crispino e Crispiniano, patroni dell'Università dei Calzolai.
Proseguendo verso l'uscita, si incontrano altre due pale. La prima, su un confessionale, è una buona opera settecentesca raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Alberto da Vercelli, Apollonia, Omobono da Cremona e Lucia, un tempo sull'altare della corporazione dei Sarti. L'ultima pala, inserita in un altare, raffigura la Santissima Trinità e i santi Luigi Gonzaga, Caterina d'Alessandria, Rosa e Orsola, dipinta dall'artista locale Antonio Barbero.
Sulla controfacciata della chiesa si ammira il grandioso organo, la cui installazione ha comportato la chiusura del rosone quattrocentesco.
La Chiesa di Santa Maria degli Angeli: Un Simbolo di Memoria Civica
La Chiesa di Santa Maria degli Angeli, edificata a partire dal 1584, rappresenta per Chivasso una "piccola reliquia di memoria civica". L'edificio fu benedetto nel 1607 e il suo aspetto attuale è settecentesco, frutto delle trasformazioni interne ed esterne avvenute a partire dal 1737 ad opera di Bernardo Antonio Vittone. Una nota caratteristica è il grazioso campaniletto cilindrico, datato 1751-1757.
Tra i dipinti conservati all'interno, spicca una serie di tele degli anni Quaranta del Settecento, opera del pittore Giovanni Battista Grassi.

Restauri e Ritrovamenti Archiviistici
Negli ultimi decenni, la Chiesa degli Angeli è stata oggetto di un esteso processo di restauro, iniziato nel 1982 e conclusosi con interventi su pavimenti, muri, opere d'arte e sul tetto del campanile. Il recupero è stato possibile grazie al lavoro della restauratrice Cinzia Avanzi e dell'archivista Michela Tappero, che ha riordinato l'Archivio Parrocchiale.
Un ritrovamento di particolare importanza è stato un registro che copre il periodo dal 1512 al 1790. Questo documento, definito una "macchina del tempo", contiene elenchi di Priori e Priore, inventari dei beni della Confraternita, le sue regole e la sua vita amministrativa. Rappresenta una preziosa fonte genealogica e uno specchio della spiritualità e della cultura cittadina.
Il ritorno di questo registro in città e il sostegno ai restauri sono stati resi possibili anche da un gesto generoso di Miriam Mazzoni, che ha effettuato una donazione alla Fondazione.