Don Daniele Borbey, don Alessandro Valerioti, don Jean-Claude Bizindavyi e don Diego Cuaz, giovani preti della Valle d’Aosta, sono stati protagonisti di un evento mediatico che ha suscitato un vivace dibattito pubblico. Invitati al programma "Illumina Aosta", condotto da Luca Dodaro, hanno partecipato con un approccio spontaneo e diretto, rispondendo a domande con una franchezza inusuale nel contesto ecclesiastico.
Durante la trasmissione, i quattro sacerdoti hanno condiviso aneddoti personali e riflessioni sulle proprie vocazioni, alternando momenti seri a battute inaspettate. Jean-Claude, ad esempio, ha scherzato sul fatto che la sua passione giovanile per una moto di grossa cilindrata in Burundi lo spinse a considerare il sacerdozio come mezzo per ottenerla: "Era del prete, quindi se volevo averla, dovevo diventare prete".

L'atmosfera leggera e confidenziale ha permesso di affrontare anche temi delicati, come funerali e sacramenti, con una particolare sincerità. Uno degli aneddoti che ha suscitato ilarità in studio è stato il commento di uno dei sacerdoti riguardo la difficoltà nel ricordare i nomi dei defunti: "Non ricordo mai il nome del defunto. A volte il biglietto è sulla bara, ma dalla parte opposta, e non riesco a leggerlo".
La trasmissione, andata in onda il 12 dicembre, ha ottenuto un notevole successo in termini di visualizzazioni, raggiungendo 440 mila spettatori e generando ampi dibattiti sui social media. L'evento ha persino attirato l'attenzione di "Striscia la Notizia", che ha trasmesso alcuni estratti, ribattezzando i protagonisti "i simpatici preti di Illumina Aosta".
Tuttavia, il tono del programma non è stato universalmente apprezzato. Molti fedeli hanno espresso disappunto, percependo una mancanza di rispetto per la sacralità del ruolo sacerdotale e definendo l'iniziativa una "caduta di stile" per la Chiesa. Il sito "Silere non possum" ha sollevato critiche, mettendo in discussione la formazione permanente dei sacerdoti nella diocesi di Aosta e chiedendo un intervento del vescovo Franco Lovignana.
In risposta alle critiche, il vescovo Lovignana ha rilasciato una lettera aperta in cui ha affermato: "Non posso non rimarcare che il modo in cui sono stati affrontati alcuni temi delicati, le risate scomposte e in particolare il linguaggio volgare e grossolano, sono effettivamente offensivi verso le persone e verso la sacralità della vita ecclesiale".
La questione dell'approvazione dell'evento è stata chiarita dal vescovo stesso. Egli ha spiegato che il conduttore aveva richiesto al Vicario Generale l'autorizzazione a invitare alcuni sacerdoti, ma non aveva ritenuto necessario "autorizzare o censurare un invito rivolto a uomini adulti e di responsabilità", aggiungendo: "Sono abituato a fidarmi dei miei sacerdoti".
Il Romanzo di Apuleio: "Le Metamorfosi" o "L'Asino d'Oro"
Il testo fornito include anche un'ampia sezione dedicata a "Le Metamorfosi" (in latino: Metamorphoseon libri XI) di Apuleio, conosciute anche come "L'asino d'oro" (Asinus aureus). Questo romanzo latino, unico giunto fino a noi integralmente, narra le avventure di Lucio, un giovane greco che, a causa di un esperimento magico fallito, si trasforma in un asino.
In questa veste animale, Lucio è costretto a vivere esperienze degradanti e violente, diventando testimone dei vizi e delle contraddizioni della società romana del tempo. L'opera è caratterizzata da una struttura a cornice, all'interno della quale si inseriscono numerosi racconti secondari, spesso di natura erotica o fiabesca.
Si ritiene che "Le Metamorfosi" sia un adattamento latino di un'opera greca perduta, attribuita a Lucio di Patre. Il titolo originale dell'opera di Apuleio, "Metamorphoseon libri XI", richiama esplicitamente le "Metamorfosi" di Ovidio, inserendosi nella tradizione letteraria greco-romana incentrata sul tema della trasformazione mitologica.
Tuttavia, Apuleio si discosta dai modelli precedenti. Anziché una serie di miti distinti, presenta un'unica narrazione estesa con un protagonista contemporaneo, colto e di elevata condizione sociale. La metamorfosi da uomo ad asino è descritta con toni farseschi e grotteschi, allontanandosi da ogni epicità.
Il titolo "Asino d'oro", attribuito all'opera da Sant'Agostino, potrebbe avere un valore elogiativo, indicando un'opera letteraria di particolare pregio. Nel prologo, il narratore si presenta come un uomo di origini greche, esperto di latino, che si accinge a raccontare una storia insolita.

La Trama de "Le Metamorfosi"
La storia segue Lucio durante un viaggio d'affari in Tessaglia. Giunto in una locanda, viene informato sulla vita di Milone, un ricco ma avaro cittadino di Ipata. Lucio si reca da Milone, che lo accoglie come ospite d'onore. Durante una passeggiata al mercato, Lucio assiste a un alterco tra il venditore di pesce e il suo amico Pitia.
Il giorno seguente, Birrena, parente della madre di Lucio, lo mette in guardia contro Panfila, la moglie di Milone, una strega pericolosa. Nonostante gli avvertimenti, Lucio è affascinato dalla magia e cerca di sedurre Fotide, la servetta di Panfila, per scoprire i segreti della padrona.
Dopo aver assistito a un incantesimo di Panfila, che si trasforma in gufo, Lucio chiede a Fotide di aiutarlo a compiere lo stesso sortilegio. La ragazza commette un errore, e Lucio si trasforma in un asino invece che in un volatile. Fotide gli spiega che l'unico modo per tornare umano è mangiare delle rose fresche.
Durante la sua trasformazione, Lucio vive numerose peripezie: viene rapito da briganti, assiste alla storia di Amore e Psiche narrata dall'anziana custode del rifugio dei banditi, viene scambiato per un animale e subisce maltrattamenti.
La Fiaba di Amore e Psiche
Una delle storie più celebri inserite nel romanzo è la favola di Amore e Psiche. Psiche, una principessa di straordinaria bellezza, suscita l'invidia di Venere, che ordina al figlio Amore di farla innamorare di un uomo spregevole. L'oracolo di Apollo predice che Psiche dovrà essere abbandonata su una montagna per sposare una creatura mostruosa.
Psiche viene accolta in un magnifico palazzo da uno sposo misterioso che le fa visita solo di notte e le proibisce di vederne il volto. Le invidiose sorelle la convincono che lo sposo sia un mostro. Spinta dalla curiosità, Psiche accende una lampada mentre l'uomo dorme, scoprendo che si tratta di Cupido stesso. Sentendosi tradito, Cupido fugge via.
Per riconquistare Amore, Psiche deve affrontare una serie di prove imposte da Venere, tra cui la discesa nel mondo dei morti. Con l'aiuto di creature benevole e di Cupido, Psiche riesce a superare tutte le sfide.

Dopo aver superato le prove, Lucio, grazie all'invocazione alla dea Iside e al consumo di una corona di rose durante una processione religiosa, recupera la forma umana. Viene quindi iniziato al sacerdozio isiaco e intraprende una carriera legale, continuando a venerare Iside.
Italo Calvino e le "Fiabe Italiane"
Il testo menziona anche Vito Boggeri, che ha illustrato i contenuti delle "Fiabe italiane" raccolte e trascritte da Italo Calvino. Calvino, in quest'opera, si propone come un collettore di una tradizione fiabesca antica, narrando le vicende di piccoli eroi che appartengono al patrimonio culturale dell'umanità e svolgono una funzione educativa.
Le illustrazioni di Boggeri sono descritte come un gioco di citazioni che evocano i contenuti delle fiabe, suggerendo un'integrazione tra la lettura visiva e quella narrativa. Le sue opere, realizzate con un linguaggio personale e consolidato, che rasenta l'espressionismo e arricchito da contaminazioni di materiali e tecniche, rendono il progetto unico.

Viene inoltre menzionato un catalogo delle opere di Boggeri, realizzato con il supporto grafico del designer Davide Fossati.