Musica e Spiritualità: Il Ruolo dei Sacerdoti Yoruba nelle Tradizioni Afro-Americane

Le tradizioni religiose yoruba, originarie dell'Africa occidentale (in particolare dall'area degli attuali Nigeria e Benin), hanno plasmato profondamente le culture spirituali e musicali delle Americhe, in particolare a Cuba e in Brasile. L'identità culturale e spirituale di queste regioni è stata forgiata da un lungo processo di transculturazione e sincretismo religioso, avviato con l'introduzione di schiavi africani.

Origini e Concetti Fondamentali delle Religioni Yoruba

Tra gli africani giunti nel Nuovo Mondo tra il 1770 e il 1860, soprattutto yoruba e bantu, la religione yoruba, conosciuta oggi come Regla de Ocha o Santería a Cuba, e Candomblé in Brasile, è diventata la più diffusa. Questo grazie alla sua capacità di assimilare altre tradizioni e pratiche religiose, incluso il cattolicesimo, ma anche la Regla Arara e la Regla de Palo, anch'esse provenienti dall'Africa. A Cuba, gli yoruba sono stati collettivamente chiamati Lucumí, termine probabilmente derivato da "oluku mi" che significa "amico mio", oppure da "akumi", cioè "io sono aku", appellativo degli yoruba in Sierra Leone.

La Gerarchia Divina: Olodumare e gli Orisha

Al centro della fede yoruba vi è Olodumare, il Dio supremo, indicato anche come Olorun, il creatore del mondo materiale identificato con il cielo e il sole. Tra i Lucumí, il modo più comune di riferirsi a Dio è Olofi o Olofin. Olodumare, Olofi ed Olorun sono tre personificazioni della stessa entità.

Gli Orichas (o Orixás) furono creati da Olofi da alcune pietre piatte e lisce, dette "otanes", infondendovi il suo "aché", il potere o energia divina. Gli Orichas sono depositari dell'aché di Olofi. I riti, le propiziazioni e le invocazioni sono volte ad acquisire l'aché dagli Orichas. Nella Santería e nel Candomblé, la fede è riposta nei "Santi" o "Orichas", ai quali i devoti si rivolgono per avere risposte o ottenere favori. Per concedere i loro favori, gli Orichas indicano quale offerta (ebbò) gradiscono ricevere, che in genere si tratta di miele, frutta, l'accensione di candele votive o un sacrificio animale.

La Musica Sacra nel Candomblé Afro-Brasiliano

Nello svolgimento delle pratiche religiose del Candomblé afro-brasiliano, musica e danza sono due componenti fondamentali. Il Pai de santo o Mãe de santo (letteralmente "padre" o "madre dei santi", a seconda che sia un uomo o una donna) è la guida spirituale del culto, nonché la massima autorità in tutto ciò che compete alla liturgia e ai rituali. Normalmente dirige anche le performance musicali, grazie alla sua conoscenza dei repertori di canti e toques (motivi ritmici) appropriati per ciascun orixá nei diversi momenti di ogni cerimonia.

Gli Strumenti e i Ritmi del Candomblé

L'ensemble delle percussioni è quello normalmente presente nel Candomblé, composto da un gruppo di tre atabaques, tamburi conici ad una sola membrana, simili alle congas cubane:

  • Il più grande (rum) è suonato con le mani (altre volte con una mano e una bacchetta) dal maestro, che con le sue improvvisazioni guida il rituale.
  • Il medio (rumpí) e l'acuto (), assieme all'agogô, suonati regolarmente con due bacchette, mantengono invece una base ritmica costante, senza variazioni.

Insieme di atabaques in una cerimonia di Candomblé in Brasile

Un esempio di queste esecuzioni è il motivo ritmico alujá, associato a Xangô, divinità del fuoco e del tuono, con la funzione di evocare l'orixá. I canti hanno una tipica struttura responsoriale, con parti soliste intonate solitamente dalla guida del culto, a cui risponde il coro degli adepti presenti. Sono accompagnati dal battito delle mani, caratteristico dei riti sacrificali, alternato a sequenze di tamburo o di più tamburi e agogô, che sono invece caratteristici delle cerimonie pubbliche in cui si invocano gli orixá.

Candomblé e Cultura Popolare

La cultura del Candomblé non è circoscritta all'ambito religioso in senso stretto e molti suoi stili e ritmi hanno alimentato generi musicali di carattere secolare. La musica afoxé di Bahia, per esempio, è basata sul ritmo tradizionale ijexá, simile a un samba lento, ed è eseguita nelle grandi sfilate del carnevale.

La Santería Cubana: Tamburi Batá e Gerarchie Sacerdotali

La Santería è una religione importante a Cuba e ha caratteristiche e tradizioni di un'antica religione africana praticata in Nigeria dagli yoruba. Una volta giunti nel Nuovo Mondo, gli schiavi africani furono costretti ad accettare il cattolicesimo, ma si rifiutarono di rinunciare del tutto alle loro tradizioni. Crearono così un nuovo culto, attingendo da entrambe le religioni, dando ai santi cattolici una duplice identità, a ognuno corrispondeva una divinità africana con particolari caratteristiche e poteri. Pertanto, gli dèi e le dee africani, detti orisha, presero il nome e l'aspetto dei santi cattolici, ma i rituali, i costumi e le credenze rimasero quelli africani.

I Tamburi Batá e gli Omo Añá

I batá sono tamburi con doppia pelle e fusto a clessidra asimmetrica che vengono suonati, tenendoli sdraiati sulle ginocchia, in combinazioni di tre strumenti di tre diverse dimensioni, chiamati, dal minore al maggiore, okónkolo, itótele e iyá. Considerati sacri, sono ritenuti la personificazione di Añá, divinità a cui i tamboreros devono essere consacrati. I percussionisti che suonano i batá in una cerimonia della Santería, il toque de santo, devono far parte della casta sacerdotale degli Omo Añá, i “figli di Añá”. Con complessi intrecci ritmico-timbrici, la combinazione di tre tamburi esegue le musiche liturgiche e accompagna i canti devozionali - a cui i fedeli partecipano in un meccanismo responsoriale - in lingua yoruba. In un crescendo percussivo, i batá favoriscono il raggiungimento della trance.

Tamburi batá durante una cerimonia di Santería a Cuba

I Sacerdoti: Babalawo, Santero e la Divinazione

I santeros, come si chiamano oggi i fedeli della Santería, adorano un essere supremo e un gruppo di divinità. La volontà degli orisha viene interpretata dai sacerdoti mediante la divinazione. Si dice che a volte gli orisha si impossessano di coloro che li adorano per dar voce ai loro consigli. I seguaci possono invocare gli orisha mediante preghiere, musica, un certo comportamento e offerte. La figura del babalawo (padre della divinazione) rappresenta il massimo grado della gerarchia nella Santería, e deve studiare molto Ifá, l'oracolo di Orula, un complesso sistema di divinazione.

I riti divinatori includono la lettura delle scorze di cocco (obi), nota come "dar coco al santo", dove il sacerdote getta in terra quattro frammenti della scorza di cocco e formula la divinazione basandosi su quante scorze mostrano il lato bianco e quante quello marrone.

Il Pantheon Yoruba e il Sincretismo Cattolico

Nella Santería, gli Orishas sono assimilati a specifiche figure cattoliche:

  • Obbatalá è assimilato alla Virgen de la Mercede, oricha della pace e della giustizia.
  • Ochún alla Virgen de la Caridad del Cobre (patrona di Cuba), dea dei fiumi, della bellezza, della maternità, dell'oro e del miele.
  • Changó a Santa Bárbara, divinità del fuoco e del tuono.
  • Yemayá alla Virgen de Regla, dea del mare.

Tra gli orishas più importanti ci sono anche i "Guerreros" (i guerrieri): Oggún, Eleguá ed Ochosi. Essi combattono le battaglie dell'uomo, aiutano ad affrontare le avversità e lo guidano. In particolare, Eleguá è il più potente degli Orichas, il primo ad essere onorato durante le cerimonie, ed è il signore del destino di tutti, colui che "apre i cammini" agli uomini tramite il suo attributo, il "garabato" (un ramo ricurvo).

La "casa de santo" (ilé-ocha) è il luogo dove vengono celebrate le cerimonie ed i riti iniziatici, il suo prestigio è direttamente proporzionale al numero di affiliati ed iniziati che la frequentano.

Rituali, Iniziazioni e Pratiche Sacerdotali

La Santería è basata su un sistema progressivo di iniziazioni, attraverso cui il devoto acquisisce la protezione dei "Santi" e conoscenze sulle pratiche e sui misteri legati alla propria religione. I nuovi membri sono iniziati dai sacerdoti con una cerimonia che include musica, danze e sacrifici animali. Allo stesso modo, nel Candomblé, l'iniziazione è un percorso in diverse fasi, in cui le persone "chiamate" da un orixá devono apprendere un complesso di conoscenze e rituali, comprese musiche e danze specifiche. Un momento di particolare intensità è il rito di passaggio, denominato bori, durante il quale si eseguono sacrifici di animali sulla testa del futuro iniziato, per stabilire un legame tra il suo destino e il suo orixá.

La musica è un aspetto importante del culto. Di regola viene utilizzata durante le bembés, o cerimonie, in cui si suonano i tamburi per invocare le divinità. Per chiamare una particolare divinità si usano specifiche sequenze ritmiche. Gli orisha a volte si impossessano di coloro che li adorano, fenomeno chiamato "montar el santo", e in quel momento si crede che lo spirito ancestrale sia concretamente visibile e presente.

L'ensemble cubano degli Omo Abbilona, il cui nome nella lingua "lucumì" significa "figli dei cammini aperti", è un esempio di musicisti che sono membri di una casta sacerdotale legata alle divinità protettrici dei tamburi. I loro strumenti sono considerati sacri, fondamentali nei rituali dove il ritmo, la musica e il canto si intrecciano assieme alla danza fino a provocare la trance, fenomeno al quale i credenti attribuiscono un valore fortemente religioso.

La Commercializzazione e l'Influenza Culturale

Durante i primi anni '90, dopo che il governo cubano modificò la Costituzione nel 1991 abolendo la discriminazione religiosa, la Santería si trovò alla ribalta. Arrivò però alla spettacolarizzazione e commercializzazione a fini turistici, sotto la spinta anche dello stesso governo. Le autorità cubane considerarono il "turismo santero" un ottimo espediente per introdurre valuta pregiata nel paese, un turismo che molti cubani arrivarono a chiamare sarcasticamente "Ochatur". Alcuni Babalaos, sacerdoti della religione yoruba, si trasformarono in "sacerdoti a pagamento", guadagnandosi l'appellativo di "Diplobabalaos", iniziando nuovi adepti per cifre considerevoli.

Nonostante i tentativi di mercificazione della "cubania" e della "santería", il fenomeno "timba" degli anni '90 ha avuto il merito di riaffermare l'identità afrocubana anche attraverso la riscoperta e l'incorporazione di elementi popolari propri del tessuto sociale "nero" e della vita della "calle", includendo la rumba, le espressioni santere e la celebrazione dei "Santi" del Pantheon yoruba. La Santería ha anche visto una crescita significativa in paesi come il Messico, dove molti messicani hanno acquisito e consacrato tamburi batá, portandoli nel loro paese, contribuendo alla diffusione della religione. È interessante notare che, col tempo, nella Santería sono entrati a far parte molti bianchi, che in alcune aree superano la gente di colore.

La Musica Yoruba nella Cultura Popolare

Elementi della Santería si ritrovano in alcuni popolari brani di musica e letteratura latino-americana. Un esempio è la canzone "Y que tu quiere que te den" di Adalberto Alvarez, risalente al 1993, considerata uno dei primi esempi di fusione tra "Rap" e musica popolare ballabile cubana. Il brano inizia in lingua yoruba con un "Rezo a Ochún", dea dei fiumi, evidenziando il profondo legame con le radici africane e il sincretismo religioso presente a Cuba.

Le entità con nome e funzioni della Santeria Cubana svelate e le origini dall'Africa . Campidanima

Il Teatro Rituale Yoruba: Oltre la Musica

In Africa esiste una robusta tradizione preteatrale, evidente nei numerosi riti e nelle feste delle comunità yoruba. Il rito è funzionale e ha uno scopo religioso; un rito diviene spettacolo quando viene estrapolato dal suo contesto o quando la credenza che lo sosteneva ha perso il suo significato. Il teatro rituale è una cerimonia di culto la cui forma espressiva principale è costituita dal mimo, un tentativo di comunicare con gli dei per capire i misteri della vita.

Il Babalawo come Attore e il Culto Egungun

Nei riti, il compito di intercedere fra gli dei e la comunità appartiene all'oracolo sacerdote o babalawo: egli è l'attore principale, spesso posseduto da forze sovrannaturali e si esprime con una particolare voce gutturale, usando un linguaggio criptico e molto poetico. Canta inni di lode mentre prepara oggetti rituali, lancia i dadi e ne interpreta i simboli, cercando di svelare misteri e comunicare con gli dei.

Il culto Egungun è un esempio significativo di danza in maschera complessa, scaturita da occasioni di culto familiare presso le tombe degli antenati per divenire un'arte rituale indipendente. La mascherata ha conservato la sua funzione di culto, ma si è sviluppata anche in una forma espressiva che include l'imitazione di un'azione o di una persona. La presenza dei morti, la cui memoria è onorata, è invocata non solo attraverso lodi ma principalmente attraverso una serie di lugubri suoni vocali che imitano la voce nasale attribuita al mondo dei morti. Essendo la maschera l'elemento essenziale di una rappresentazione Egungun, ogni membro del corteo ne indossa una intagliata e decorata, dedicata a una particolare divinità o a un antenato. La maschera consente una trasformazione spirituale a colui che la indossa, fungendo da tangibile mezzo di unione con l'altro mondo. Quando un Egungun danza giunge spesso a uno stato di possessione e in quel momento si crede che lo spirito ancestrale sia concretamente visibile e presente.

Maschere rituali del culto Egungun in una celebrazione tradizionale

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