La Festa di Santa Rosalia rappresenta l'evento religioso e culturale più significativo di Santo Stefano Quisquina, in provincia di Agrigento. Celebrata annualmente nella prima domenica di giugno e nel martedì successivo, la ricorrenza commemora la figura della giovane eremita Rosalia Sinibaldi, le cui vicende spirituali sono profondamente legate al territorio dei monti Sicani.

Le origini del culto e la tradizione
Il culto in onore della Santa a Santo Stefano Quisquina ha origini antichissime, ma la solennità attuale si è consolidata a partire dal 1624, anno del ritrovamento della grotta che ospitò Rosalia tra il 1150 e il 1162. La scoperta avvenne il 25 agosto 1624, grazie a due muratori che, lavorando alla costruzione del convento domenicano, individuarono un'epigrafe latina incisa sulla roccia. Tale iscrizione, che recita «Io Rosalia figlia di Sinibaldi, signore della Quisquina e delle Rose, per amore del mio Signore Gesù Cristo decisi di abitare in questa spelonca», testimonia la scelta di vita ascetica della giovane.
Il programma dei festeggiamenti
La festa si articola in cinque giorni di intensi momenti religiosi, folklore e svago. Tra i momenti salienti:
- La domenica: Solenne processione del busto argenteo contenente le reliquie della Santa per le vie del centro abitato.
- Il martedì: Il pellegrinaggio verso l'Eremo della Quisquina. Il busto viene portato a spalla dai fedeli, accompagnato da un centinaio di cavalieri con cavalli riccamente bardati.
- Momenti di convivialità: All'arrivo al Santuario, dopo la Santa Messa, è tradizione consumare un pasto a base di agnello arrostito nel bosco circostante.

La nobile stirpe e la vocazione
Rosalia nacque nella prima metà del XII secolo a Palermo in una nobile famiglia. Figlia del duca Sinibaldi, vassallo dei re normanni, crebbe a corte come damigella d'onore della regina Margherita. Nonostante il destino di un matrimonio prestigioso con il cavaliere Baldovino, una visione mistica di Gesù Crocifisso la spinse a rinunciare alla vita mondana. La sua ricerca di assoluta solitudine la portò ad abbandonare i lussi per rifugiarsi in un anfratto naturale tra i boschi della Quisquina, un luogo il cui nome, di origine araba, significa "oscuro".
Il dibattito storico sulla vita monastica
Gli storici si interrogano ancora sul percorso spirituale di Rosalia. Esistono tre filoni principali di pensiero:
- La tesi benedettina: Sostenuta da Tornamira e papa Urbano VIII, ipotizza una formazione nei monasteri di Bivona e Santo Stefano.
- La tesi basiliana: Sostenuta da studiosi come il Giustiniani, associa Rosalia ai monasteri greci di Palermo, tra cui il Santissimo Salvatore, supportata da una lettera in greco ritrovata (e successivamente smarrita) in una teca.
- L'esperienza eremitica diretta: Molti sostengono che Rosalia abbia vissuto la propria ascesi in modo solitario, senza legami duraturi con i cenobi ufficiali.
Il trasferimento al Monte Pellegrino
Dopo circa dodici anni trascorsi nella grotta della Quisquina, la Santa si spostò sul Monte Pellegrino, presso Palermo. Qui visse i suoi ultimi anni in totale rigore e preghiera, fino al dies natalis avvenuto il 4 settembre del 1160 circa. La sua figura è tutt'oggi un baluardo di devozione: a lei sono attribuiti numerosi miracoli, tra cui la liberazione di diverse città siciliane dalla peste, il che ha contribuito a cementare il legame indissolubile tra la Santa e il popolo siciliano.