La festa di metà Quaresima, conosciuta in molte regioni italiane con il nome di "Sega la Vecchia" o "Segavecchia", rappresenta una delle ricorrenze più affascinanti del folclore popolare. Questa celebrazione si colloca esattamente a metà del periodo quaresimale, interrompendo il rigore del digiuno e della penitenza con una parentesi festosa che affonda le sue radici in antichi riti agrari.

Origini e legami con il mondo contadino
La Quaresima è il periodo di quaranta giorni che precede la Pasqua; secondo il rito romano inizia il mercoledì delle Ceneri e si conclude il Giovedì Santo. Sebbene sia una ricorrenza cristiana caratterizzata da preghiera e carità, essa è strettamente legata al calendario agrario. Per il mondo contadino, questo è il momento in cui termina l'inverno e la terra si prepara alla primavera e alla rinascita delle messi.
In questo contesto, la figura della "Vecchia" assume un ruolo centrale. Essa rappresenta l'inverno, il digiuno e l'anno vecchio che deve essere simbolicamente scacciato o "ucciso" per permettere l'arrivo della nuova stagione. Secondo gli antropologi Baldini e Bellosi, la Vecchia è simbolo della Terra che, dopo il gelo dell'inverno, si riapre e si prepara a produrre i suoi frutti.
Il simbolismo del fantoccio
La tradizione prevede l'esposizione o il trasporto di un fantoccio dalle sembianze umane, talvolta realizzato con paglia, segatura o persino un tronco di quercia. James G. Frazer ricorda come un tempo fosse abitudine serbare le ultime spighe del campo per realizzare un fantoccio chiamato "la madre del grano". È spontaneo ritenere che il nome della festa debba intendersi come il ricordo di un fantoccio realizzato con le ultime spighe mietute, piuttosto che come una rievocazione letterale di una "vecchia segata".

Varianti regionali e rituali
La tradizione è diffusa in tutta Italia, con declinazioni locali uniche:
- Romagna: A Forlimpopoli e Cotignola, la festa è legata a leggende su donne condannate per stregoneria durante la Quaresima. A Forlimpopoli, la "Vciaza" viene segata a metà da boia sulla piazza, facendo uscire dal ventre dolciumi e balocchi in segno di prosperità.
- Cadore (Candide): Si celebra la "mité Carèdma", dove viene bruciata la "muta", un fantoccio che rappresenta l'inverno. Il rituale include la lettura di un testamento in dialetto ladino che racconta gli avvenimenti e le curiosità dell'anno.
- Salento: La "Caremma" è un fantoccio che regge un fuso e un'arancia amara, costellata da sette penne di gallina che rappresentano le domeniche mancanti alla Pasqua.
- Calabria: Le "Corajisime" sono bambole di pezza vestite di bianco e nero, anch'esse dotate di penne di gallina rimosse settimanalmente.
segavecchia forlimpopoli 2026
Il significato del gesto
"Uccidere la vecchia" significa simbolicamente abbattere la quercia, ovvero interrompere il processo di invecchiamento della natura. Il rito, che poteva prevedere di segare, bruciare o annegare il fantoccio, era celebrato con baldoria, suoni di campanacci e cortei mascherati. Spesso, la perdita di memoria dell'esatto significato originale ha portato a interpretare il termine "sghè" (legato al rituale) come il riferimento fisico alla distruzione del covone.
A metà Quaresima, dunque, il digiuno viene temporaneamente sospeso. Come accade in Romagna, mangiare tanto e consumare frutta secca diventa non solo un modo per sollevare il morale, ma un auspicio di fortuna per il futuro raccolto, collegando indissolubilmente la fede religiosa al ciclo vitale della terra.