L'Ottava di Pasqua rappresenta un periodo di profonda celebrazione e catechesi per la Chiesa, un tempo in cui la gioia della Risurrezione di Cristo si prolunga e si approfondisce. In particolare, le Lodi mattutine e le istruzioni ai fedeli, spesso chiamati "servi" in un contesto antico, offrono un'occasione per meditare sui misteri pasquali e sui sacramenti ricevuti, consolidando la fede e l'impegno cristiano. Il gallo canta, annunciando un nuovo giorno, simbolo della luce di Cristo che vince le tenebre dei secoli.
La Speranza Viva Nata dalla Risurrezione
La liturgia di questo tempo si apre con un inno di gratitudine e di speranza. "Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce." Questa rigenerazione porta a una gioia profonda, anche se accompagnata da prove, poiché il valore della fede, "molto più preziosa dell’oro", viene purificato. Tale fede è diretta verso Gesù Cristo, "voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui".
La salvezza annunciata era già stata oggetto di ricerca da parte dei profeti, i quali "indagarono e scrutarono" la grazia destinata ai credenti, cercando di comprendere il tempo e le circostanze delle sofferenze di Cristo e delle glorie successive. Per questo, i fedeli sono esortati a preparare la mente all’azione, a essere vigilanti e a fissare ogni speranza nella grazia che sarà data alla rivelazione di Gesù Cristo.
Come figli obbedienti, i credenti sono chiamati a non conformarsi ai desideri passati, ma a "diventare santi anche voi in tutta la vostra condotta", sull'esempio del Santo che li ha chiamati, perché "Voi sarete santi, perché io sono santo" (Lv 19, 2). Nel "tempo del vostro pellegrinaggio", è necessario comportarsi con timore, ricordando che la liberazione non è avvenuta "a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia". Gesù, predestinato prima della fondazione del mondo, "si è manifestato negli ultimi tempi per voi".

I Sacramenti: Battesimo e il Rito dell'Apertura
L'istruzione ai fedeli, in particolare ai neobattezzati, si concentra sui sacramenti ricevuti. "In un cristiano, infatti, la fede sta davanti a tutto." Per questo a Roma i battezzati sono chiamati "fedeli", richiamando la giustificazione di Abramo per fede. "Avete dunque ricevuto il battesimo, avete creduto."
Il Mistero dell'Apertura
Un momento significativo menzionato è quello dell’"apertura", compiuto "sabato" (probabilmente in riferimento alla veglia pasquale o a un rito di preparazione). Questi misteri sono stati celebrati quando il vescovo ha toccato gli orecchi e le narici del fedele. Questo gesto richiama il Vangelo, dove Gesù toccò gli orecchi e la bocca di un sordomuto, dicendo "Effetha", parola ebraica che significa "apriti". Il tocco agli orecchi è per aprirsi alla parola e all’esortazione del vescovo. Il tocco alle narici, invece della bocca (come nel sordomuto), è motivato dalla differenza tra la purezza del servo e quella del padrone, e dal fatto che anche le donne vengono battezzate. "Qui, perché si battezzano delle donne e la purezza del servo non è così grande come quella del padrone - quale confronto vi può essere, dal momento che questi rimette i peccati, mentre a quello sono rimessi? -, perciò in riferimento all’azione e al compito, il vescovo non tocca la bocca, ma le narici."

L'Unzione e l'Impegno del Cristiano
"Siamo venuti al fonte, sei entrato, sei stato unto." Questa unzione è simbolo della preparazione del fedele, come un "atleta di Cristo che si prepara a sostenere la lotta contro questo mondo". Con l'impegno nella lotta, vi è la speranza di una corona: "Dove c’è lotta, là c’è una corona. Lotti nel mondo, ma sei incoronato da Cristo."
Durante il battesimo, al fedele viene chiesto di rinunciare al diavolo, alle sue opere, al mondo e ai suoi piaceri. La risposta "Rinuncio" è un impegno solenne, una "cambiale" data non a una persona, ma a Cristo stesso, e conservata "non in terra, ma in cielo". È fondamentale ricordare queste parole, poiché l'impegno assunto è di una fede "molto più preziosa del denaro", un "patrimonio eterno".

La Presenza Divina e i Messaggeri di Cristo
La presenza di Cristo nell'Eucaristia è così reale che "se qui c’è il corpo di Cristo, qui si ritrovano anche gli angeli". Il Vangelo ricorda: "Dove il corpo, lì anche le aquile" (Mt 24, 28). Le aquile sono coloro che spiccano il volo per fuggire ciò che è terreno e raggiungere ciò che è celeste. Gli "uomini annunciatori di Cristo sono angeli e sembrano assunti al posto degli angeli", come Giovanni Battista, di cui è scritto: "Ecco, mando il mio angelo davanti alla sua faccia, ed egli preparerà la tua strada davanti a te" (Mt 11, 10). Anche il profeta Malachia afferma che "Le labbra del sacerdote custodiscono la scienza e cercano la legge dalla sua bocca: infatti è l’angelo di Dio onnipotente" (2, 7).

L'Esperienza del Risorto e la Fede nell'Ottavo Giorno
Il Vangelo di Marco narra le apparizioni di Gesù Risorto: "Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala... Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero. Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro... Anch'essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto."
Sono io
L'Incontro con Tommaso
L'importanza della Pasqua si estende per otto giorni, culminando nella celebrazione dell'ottavo giorno, la domenica. Il Vangelo di Giovanni descrive l'apparizione di Gesù ai discepoli "la sera di quel giorno, il primo della settimana", mentre le porte erano chiuse per timore. Egli disse: "Pace a voi!", mostrando mani e fianco, e soffiò su di loro dicendo: "Ricevete lo Spirito Santo." Otto giorni dopo, con Tommaso presente, Gesù riapparve e invitò Tommaso a toccare le sue ferite: "Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!" La risposta di Tommaso fu: "Mio Signore e mio Dio!"
L'annuncio della risurrezione, anche oggi, può sembrare un "vaneggiamento" senza l'esperienza personale del Risorto. Sebbene la testimonianza degli Apostoli e la continuità della Chiesa siano fondamentali, la fede richiede uno slancio di fiducia unito a una ragionevolezza, attraverso la credibilità del testimone e i segni della sua veridicità. In tempi di "reclusione" e "paure", il Signore "viola la nostra segregazione per tornare a dirci “Pace” e rassicurarci sulla sua vittoria". Abbiamo bisogno del Giorno del Signore domenicale, che prolunga settimanalmente la Pasqua, per riconoscere la sua presenza e il suo dono di pace.

Le Lodi Mattutine: Canto e Preghiera
Le Lodi, come parte della liturgia dei servi, includono salmi e orazioni che esprimono la lode e la supplica a Dio. Si proclama: "Tu sei, Signore, il padre e il redentore nostro: * rimane eterno il tuo nome" e si ricorda che "Cristo morì per i nostri peccati * ed è risorto secondo le Scritture." Si celebra la risurrezione: "Davvero il Signore è risorto * ed è apparso a Pietro."
Salmi e Cantici di Lode
- Dal Salmo 62 (63): "Così nel santuario ti ho cercato, *per contemplare la tua potenza e la tua gloria. Così ti benedirò finché io viva, *nel tuo nome alzerò le mie mani."
- Cantico di Daniele (Dn 3, 57-88.56): "Benedite, opere tutte del Signore, il Signore, *lodatelo ed esaltatelo nei secoli."
- Salmo 149: "Cantate al Signore un canto nuovo; *la sua lode nell'assemblea dei fedeli." Si invoca il Signore affinché "esultino nel loro Re i figli di Sion. con timpani e cetre gli cantino inni. incorona gli umili di vittoria. sorgano lieti dai loro giacigli."
Letture e Orazioni
La Lettura Breve da Romani 14, 7-9 ricorda che "Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore." L'Orazione delle Lodi invoca il Padre: "O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di Risurrezione, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto."
La Grazia di Dio e la Vigilanza del Credente
La prima lettera di Pietro esorta i fedeli a non sorprendersi per le persecuzioni, ma a rallegrarsi "nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare". Essa invita a essere temperanti e vigilanti, poiché "Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare". Il Dio di ogni grazia, tuttavia, "vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza vi confermerà e vi renderà forti e saldi". Silvano e Marco sono menzionati come fedeli testimoni di questa grazia.

La Visione dei Sacramenti e il Sacerdozio di Melchisedek
L'esperienza del fedele dopo il battesimo è di una visione rinnovata: "Sei andato, ti sei lavato, sei venuto all’altare, hai cominciato a vedere quello che prima non vedevi." Questo significa che "mediante il fonte del Signore e l’annuncio della sua passione i tuoi occhi si sono aperti". Gli angeli stessi "restano ammirati" da ciò che è stato concesso agli uomini, cose che "anche gli angeli desiderano vedere" (1 Pt 1, 12) e che "Occhio non vide né orecchio udì le cose che Dio ha preparato per quelli che lo amano" (1 Cor 2, 9).
Il desiderio di questa grazia è espresso nel Salmo 50: "Mi aspergerai con l’issopo e sarò mondato mi laverai e diventerò più bianco della neve". L'anima si accosta all'altare di Dio, che allieta la giovinezza, poiché "hai deposto la vecchiaia dei peccati, hai assunto la giovinezza della grazia". "La tua giovinezza sarà rinnovata come quella dell’aquila" (Sal 102, 5), rendendo il credente un'aquila robusta che spicca il volo verso il cielo, sdegnando ciò che è terreno. "Robuste aquile stanno intorno all’altare; infatti «dove il corpo, lì anche le aquile» (Mt 24, 28)."
Guardando i sacramenti posti sull'altare, il fedele può stupirsi della loro "materia usuale e ben conosciuta". Questo rimanda all'offerta di Melchisedek, che "Offrì dunque Melchisedek pane e vino". La Scrittura lo descrive come "Senza padre... senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita" (Eb 7, 3), simile in tutto al Figlio di Dio, anch'egli sacerdote, secondo l'ordine cui si dice a Cristo: "Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek."

Preghiere e Acclamazioni Finali
La liturgia si conclude con preghiere e acclamazioni che rafforzano la fede nel Cristo Risorto. Si prega per la gioia senza fine delle feste pasquali, per la custodia fedele della grazia e per la crescita della fede. Si innalza la voce a Cristo con il Kyrie eleison, riconoscendolo come "Agnello immolato, che ci ami benché peccatori e ci poni in comunione col Padre". Si proclama "Cristo è risorto e ormai non muore più: * su lui la morte non ha più potere" e si chiede a Dio, Padre di misericordia, di ravvivare la fede del popolo e di accrescere il dono della vita, affinché tutti comprendano lo Spirito che li ha generati e il "sangue prezioso che li ha redenti".
Nelle intercessioni, si prega per i battezzati e per coloro che attendono la rinascita, per i malati e per coloro che speculano, per i sofferenti e per i defunti, affinché il Signore "ravviva in noi l'attesa del tuo regno" e "ci serbi per una vita che non muore". Le Lodi si concludono con una benedizione finale e l'invocazione alla Vergine Maria.