La figura di Madre Teresa di Calcutta, nota per la sua profonda fede e il suo instancabile servizio ai poveri, è stata spesso associata anche a un potente messaggio di forza e dignità femminile. La poesia “Donna” di Madre Teresa è stata scelta a maggioranza da studenti della 3ªL2 e della 4ªL1, tra varie proposte del sito “Libreriamo”, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Questo gesto intendeva celebrare la figura femminile e sostenere la lotta contro le ingiustizie e le violenze che, purtroppo, ogni giorno la donna è costretta a subire.
La Poesia "Donna": Un Inno alla Forza Femminile
La poesia di Madre Teresa, oggetto di riflessione per molti, si rivela un incitamento potente per le donne. Essa è stata descritta dagli studenti come un testo che "colpisce molto perché parla delle donne in maniera diversa", invitando a "non abbattersi mai" e a vivere "con spensieratezza, senza paura di sbagliare", sentendosi "vive sempre, nonostante tutto". Madre Teresa, con questa poesia, "mette in risalto la forza della donna che non si arrende, neanche quando il tempo passa".
Il testo è interpretato come sia un incitamento alle donne sia una critica all’emancipazione superficiale. La poesia "spinge ad andare avanti, a non lasciarsi distruggere e a farsi rispettare", esortando le donne a "mettere sé stesse al primo posto, a combattere per ciò che si vuole rialzandosi ad ogni delusione, non permettendo a nessuno di togliere il sorriso".

Caratterizzata da "parole toccanti, profonde e semplici, così come lo era Madre Teresa di Calcutta", la poesia "incentiva le donne ad essere forti, senza preoccuparsi della bellezza, che con il tempo svanisce, e dello scorrere del tempo che impedisce di fare ciò che realmente si vuole". Madre Teresa, in contrasto con le rappresentazioni tradizionali in cui la donna viene descritta come "musa ispiratrice, un esempio di bellezza e una figura fragile e indifesa", con questa opera "vuole sottolineare la forza della donna".
Il messaggio della poesia è universale, "potrebbe valere per qualsiasi genere ed età", ispirando ad "andare sempre avanti nella vita e a non lasciarsi buttare giù dal tempo", riconoscendo che "la vita è fatta così, di difficoltà". La poesia "dà forza per pretendere rispetto", incoraggiando a "denunciare al primo segno di violenza fisica o psicologica ed avere il coraggio di andare via". È "un’esortazione a vivere la propria vita nella pienezza e nella realizzazione di noi stessi", ricordando che "la donna non ha bisogno di nessuno per sentirsi viva, può da sola ottenere quello che vuole".
Madre Teresa evidenzia "la forza e la bellezza di tutte le donne", affermando che "ogni donna può ottenere tutto con le capacità che ha", incoraggiandole "a credere sempre in sé stesse e a non farsi abbattere dal giudizio altrui". La sua poesia "fa emergere la donna come persona" ed è "una rottura dello stereotipo della donna come essere fragile". Un aspetto fondamentale è l'importanza di "sentirsi libere in quanto ‘donne’, non solo di agire, ma anche di invecchiare, perché alla fine le cose importanti che custodiamo dentro di noi sono eterne".
La poesia sottolinea "lo spirito e la forza morale contro il tempo", invitando le donne a "non preoccuparsi della bellezza o del tempo che avanza, perché le cose importanti restano". Viene esaltata "l’importanza della forza d’animo e del modo di essere della donna", con un monito a "non preoccuparsi del tempo che passa e della bellezza che svanisce", ma a contare sulla "propria forza d’anima" per superare gli ostacoli. L'omaggio alla donna in questa poesia mette in risalto le sue qualità, "affermando che la bellezza negli anni svanisce, ma la forza e la convinzione rimangono parte della sua essenza". Un passaggio particolarmente significativo è: “non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te. Fa’ in modo che invece che compassione, ti portino rispetto”, che molti considerano il messaggio principale.
"Donna" di Madre Teresa di Calcutta interpretata da Paola Ferrari.
Madre Teresa fa capire che "la bellezza della donna non si ritrova nel suo aspetto fisico, ma nello spirito, che rimarrà per sempre straordinario, nonostante l’età che avanza". L'affermazione "fin quando sei viva, sentiti viva" è un invito "a non limitarsi e a vivere pienamente la propria vita". La poesia si distacca "completamente dalla visione fragile e gentile della donna", mostrando che "la qualità di una donna giovane non si può considerare diversa da quella di una donna saggia". In sintesi, è un incoraggiamento "a vivere costantemente e intensamente, con tutte le forze che una donna può mostrare, senza farsi abbattere dal tempo che passa".
Contrariamente alla letteratura tradizionale dove le donne appaiono come "muse ispiratrici di sentimenti ‘alti’", questa poesia "esalta lo spirito e la forza morale" della donna contro il tempo, riconoscendo e lodando "la forza d’animo, il coraggio e la sua grinta".
Madre Teresa di Calcutta: Vita, Vocazione e Missione
I Primi Anni e la Chiamata
Madre Teresa di Calcutta, al secolo Anjeza Gonxhe Bojaxhiu, nacque il 26 agosto 1910 a Skopje, allora nell'Impero Ottomano. La sua infanzia fu segnata dalla perdita del padre all'età di otto anni, evento che immerse la famiglia in gravi difficoltà finanziarie. Fu battezzata Gonxha Agnes e ricevette la Prima Comunione a cinque anni e mezzo, seguita dalla Cresima nel novembre 1916. Fin dalla Prima Comunione, l'amore per le anime entrò nel suo cuore, e la sua formazione religiosa fu rafforzata dalla vivace parrocchia gesuita del Sacro Cuore.
All'età di diciotto anni, mossa dal desiderio di diventare missionaria, Gonxha lasciò la sua casa nel settembre 1928 per entrare nell'Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come "le Suore di Loreto", in Irlanda. Lì ricevette il nome di Suor Mary Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux. Nel dicembre dello stesso anno partì per l'India, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929.
La Vita a Loreto e la "Chiamata nella Chiamata"
Dopo la Professione dei voti temporanei nel maggio 1931, Suor Teresa fu inviata alla comunità di Loreto a Entally, dove insegnò nella scuola per ragazze St. Mary. Il 24 maggio 1937, Suor Teresa pronunciò i voti perpetui, diventando, come lei stessa disse, "la sposa di Gesù" per "tutta l’eternità". Da quel giorno fu sempre chiamata Madre Teresa. Continuò a insegnare a St. Mary e nel 1944 divenne la direttrice della scuola. In questi vent'anni trascorsi a Loreto, Madre Teresa si distinse per le sue capacità organizzative e per la sua profonda preghiera e amore per le consorelle e le allieve.
Il 10 settembre 1946, durante un viaggio in treno per il ritiro annuale, Madre Teresa ricevette l’“ispirazione”, la sua “chiamata nella chiamata”. In quel giorno, la sete di Gesù per amore e per le anime si impossessò del suo cuore, e il desiderio ardente di saziare questa sete divenne il cardine della sua esistenza. Gesù le rivelò il suo desiderio di avere "vittime d’amore" che avrebbero "irradiato il suo amore sulle anime", chiedendole di fondare una comunità religiosa, le Missionarie della Carità, dedicate al servizio dei più poveri tra i poveri. Dopo circa due anni di discernimento e verifiche, ottenne il permesso di iniziare la sua nuova missione. Il 17 agosto 1948, indossò per la prima volta il sari bianco bordato d’azzurro e lasciò il convento di Loreto per dedicarsi ai bisognosi.

La Fondazione delle Missionarie della Carità e l'Espansione Globale
Dopo un breve corso con le Suore Mediche Missionarie a Patna, Madre Teresa tornò a Calcutta. Il 21 dicembre 1948 si recò per la prima volta nei sobborghi, visitando famiglie, curando ferite, assistendo un anziano malato e una donna morente di fame e tubercolosi. Iniziava ogni giornata con Gesù nell’Eucaristia e usciva con il rosario in mano, per cercare e servire Lui in coloro che sono "non voluti, non amati, non curati". Alcuni mesi dopo, alcune delle sue ex allieve si unirono a lei.
Il 7 ottobre 1950, la nuova Congregazione delle Missionarie della Carità fu ufficialmente riconosciuta nell’Arcidiocesi di Calcutta. Le prime aderenti furono dodici ragazze. Stabilì come divisa un semplice sari bianco a strisce azzurre, scelto perché era il più economico. Nel 1952, si trasferì in un tempio indù abbandonato, donatole dall'arcidiocesi, convertendolo nella Casa Kalighat per i Morenti (poi chiamata Nirmal Hriday, Casa dei Puri di Cuore), un luogo dove gli agonizzanti abbandonati potevano trovare accoglienza e dignità.
Agli inizi del 1960, Madre Teresa cominciò a inviare le sue sorelle in altre parti dell’India. Il Diritto Pontificio, concesso alla Congregazione dal Papa Paolo VI nel febbraio 1965, incoraggiò l'apertura di case di missione in Venezuela, seguite rapidamente da fondazioni a Roma, in Tanzania e poi in tutti i continenti. Per meglio rispondere alle necessità dei poveri, fisiche e spirituali, Madre Teresa fondò nel 1963 i Fratelli Missionari della Carità, nel 1976 il ramo contemplativo delle sorelle, nel 1979 i Fratelli contemplativi, e nel 1984 i Padri Missionari della Carità. La sua ispirazione si estese anche a laici, formando i Collaboratori di Madre Teresa e i Collaboratori Ammalati e Sofferenti, persone di diverse fedi e nazionalità che condividevano il suo spirito di preghiera, semplicità, sacrificio e apostolato. Questo portò alla fondazione dei Missionari della Carità Laici e, nel 1991, al Movimento Corpus Christi per Sacerdoti.
Riconoscimenti e l'Eredità Spirituale
Nel corso degli anni, l'opera di Madre Teresa attirò l'attenzione mondiale. Ricevette numerose onorificenze, tra cui il Premio indiano Padmashri nel 1962 e, in particolare, il Premio Nobel per la Pace nel 1979. Rifiutò il tradizionale banchetto cerimoniale del Nobel e chiese che i 6.000 dollari di fondi fossero destinati ai poveri di Calcutta, dichiarando che "le ricompense terrene sono importanti solo se utilizzate per aiutare i bisognosi del mondo". Tutto ciò che ricevette, sia i riconoscimenti che le attenzioni, fu "per la gloria di Dio e in nome dei poveri".
Madre Teresa diceva: "Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù". Era un'anima piena della luce di Cristo, infiammata d'amore per Lui e con un solo, ardente desiderio: "saziare la Sua sete di amore e per le anime". Il suo programma era distinto dalla frase che aveva fatto mettere nelle sue cappelle, sotto un crocifisso: "I thirst" (Ho sete!).
Eppure, vi fu un altro aspetto eroico della sua vita, rivelato solo dopo la sua morte: un'esperienza di profonda, dolorosa e permanente sensazione di essere separata da Dio, che chiamava "l’oscurità" o la "dolorosa notte" dell'anima. Questa prova interiore, iniziata quasi contemporaneamente al suo apostolato con i poveri e perdurata per tutta la vita, la condusse a un'unione ancora più profonda con Dio.

Testimonianze e Insegnamenti
Don Lusak Gjiergji, Vicario generale della diocesi del Kosovo e biografo di Madre Teresa, ha condiviso preziose intuizioni sulla sua vita. Nel 1969, a Roma, in occasione di una visita su invito di Paolo VI per aprire una casa per i poveri della città, Don Lusak incontrò Madre Teresa. Colpita dalla povertà nella periferia romana, disse al Papa: "mi sembra che la Provvidenza anche in qualche città ha riservato qualche quartiere per noi", decidendo così di operare anche a Roma.
Secondo Don Lusak, Madre Teresa possedeva una grande tranquillità e certezza di fede, come se avesse il Signore sempre accanto. Aveva un abbandono totale nella Provvidenza, nelle mani di Dio, e una certezza assoluta di fare la sua volontà, animata da una fede semplicissima e un grande amore per Dio e per l'uomo. Ella non divideva mai queste due realtà, cercando continuamente la presenza e l'amore di Dio nell'uomo.
Un giorno, prendendo le mani di Don Lusak, Madre Teresa gli disse: "guarda le tue mani. Per ogni dito chiediti: ‘cosa farò oggi per Dio’; ‘cosa farò oggi per l’uomo’. Stringi le mani, chiedi aiuto e vai avanti. La sera sarai stanco e distrutto, ma ancora guarda le tue mani e chiediti cosa hai fatto oggi per Dio e per l’uomo". Per Madre Teresa, "credere è cercare, sperare è agire concretamente, amare è donarsi". Viveva con Dio e con l'uomo, considerando "gli uomini" le scale per salire a Dio e "Dio" le scale per servire gli uomini. Diceva: "in ogni persona voglio vedere, amare, servire Gesù". Era un'attiva contemplativa, parlava poco e pregava molto, tenendo sempre il rosario in mano.
Alla domanda su cosa significasse per lei il Premio Nobel, rispose: "per me il premio più grande è Gesù". Desiderava risvegliare nei cristiani la fede e l'offerta al mondo di Gesù: "non è possibile amare Gesù e nasconderlo". Nonostante la miseria di Calcutta, conservava una straordinaria tranquillità, attribuendola a un "gioco della mamma" di Gesù con lei, una ricerca che rafforzava la fede. Volle essere uguale ai poveri in tutto e per tutto, non solo materialmente, ma anche spiritualmente, chiedendo di vivere il dramma della povertà spirituale di chi non credeva.
"Donna" di Madre Teresa di Calcutta interpretata da Paola Ferrari.
La Canonizzazione e l'Eredità Duratura
La vita terrena di Madre Teresa si concluse il 5 settembre 1997. Ricevette l'onore dei funerali di Stato dal Governo indiano e il suo corpo fu sepolto nella Casa Madre delle Missionarie della Carità. La sua tomba divenne rapidamente un luogo di pellegrinaggio per persone di ogni credo. Il 19 ottobre 2003 è stata proclamata beata da Giovanni Paolo II. Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della Causa di Canonizzazione.
Madre Teresa ci ha lasciato "un testamento di fede incrollabile, speranza invincibile e straordinaria carità". La sua risposta alla richiesta di Gesù: "Vieni, sii la mia luce", la rese Missionaria della Carità, "Madre per i poveri", simbolo di compassione per il mondo e testimone vivente dell'amore assetato di Dio.
tags: #femminilita #madre #teresa