Maria Giulia Sergio (Fatima): Dalla Nascita a Torre del Greco al Percorso di Radicalizzazione nell'ISIS

La figura di Maria Giulia Sergio, nota con il nome musulmano di Fatima Az Zahra, è il fulcro di un'intensa operazione investigativa e rappresenta uno dei casi più significativi di "foreign fighter" italiana. Nata a Torre del Greco, in Campania, il 23 settembre 1987, Maria Giulia ha tracciato un percorso che l'ha portata dall'Italia alla Siria, aderendo allo Stato Islamico.

Ritratto di Maria Giulia Sergio

Le Origini e il Trasferimento della Famiglia

Maria Giulia Sergio è nata e ha vissuto i primi anni della sua vita a Torre del Greco. A causa delle gravi difficoltà economiche in cui versavano i suoi genitori da anni, su suggerimento di una compaesana, la famiglia decise di trasferirsi a Inzago, in provincia di Milano. Lì speravano di usufruire di un sostegno dalla parrocchia e dalla Caritas locale. Giunti a Inzago circa una decina di anni fa, frequentarono la chiesa del piccolo comune lombardo per qualche anno.

I Primi Anni, la Conversione all'Islam e il Matrimonio

Dopo il trasferimento a Inzago con la famiglia, Maria Giulia ha frequentato l'Itos Marie Curie di Cernusco sul Naviglio. Conseguita la maturità classica, si è iscritta alla facoltà di Biotecnologie della Statale di Milano. Nel 2007, si è convertita all'Islam. Nel 2009 ha assunto il nome musulmano di Fatima e nel settembre dello stesso anno ha sposato un ragazzo marocchino di nome Jamal, dal quale ha divorziato due anni dopo. Questo primo matrimonio, e l'islamismo praticato dal marito, fu considerato "troppo moderato" dalla neo-convertita italiana.

La Radicalizzazione e il Secondo Matrimonio

La radicalizzazione di Maria Giulia ha subìto un'accelerazione con l'incontro con un giovane albanese, Aldo Kobuzi, con il quale è stata messa in contatto da una donna canadese (al momento ricercata) che lavora per lo Stato Islamico come tramite per un'unione combinata. Le nozze con rito musulmano sono state celebrate il 17 settembre 2014 nella moschea di Treviglio. Aldo Kobuzi, come riporta Il Giornale, aveva contatti con Bilal Bosnic, imam arrestato in Bosnia con l'accusa di arruolamento. Dopo aver frequentato la moschea di Treviglio in provincia di Bergamo e aver vissuto anche in Toscana, Fatima avrebbe cancellato ogni traccia della sua vecchia vita.

Il Viaggio Verso la Siria e la Vita nel Califfato

Subito dopo le nozze, il 18 settembre 2014, i due sposi sono partiti per Scansano (Grosseto), dove Kobuzi aveva dei parenti. Dopo aver organizzato alcuni dettagli per il viaggio, il 21 settembre sono partiti dall'aeroporto di Fiumicino per Istanbul, in Turchia. Il giorno dopo hanno preso un volo interno che li ha portati a Gaziantep, da dove hanno raggiunto il confine con la Siria. Maria Giulia e Aldo si sono trasferiti a Sed Fouruk per vivere in quello che lei considerava lo "Stato perfetto", come spiegato in un colloquio via Skype con il Corriere della Sera.

Una volta arrivata in Siria, Fatima ha iniziato un vero e proprio 'lavaggio del cervello' a genitori e parenti per convincerli ad intraprendere il medesimo percorso, "perché è quello che chiede il Califfato". Alla sorella Marianna, in una conversazione via Skype dello scorso febbraio, Maria Giulia ha detto che si stava addestrando all'uso delle armi, imparando a sparare prima con il kalashnikov contro un albero e poi con una pistola. Il marito, Aldo Kobuzi, appena giunto in Medio Oriente, è stato subito smistato in un campo di addestramento in Iraq per sei settimane, acquisendo il titolo ufficiale di mujaheddin, e successivamente ha iniziato a partecipare ad azioni terroristiche sul territorio.

Terrorismo: il ruolo crescente delle donne nella Jihad

L'Operazione "Martese" e gli Arresti

Fatima Az Zahra, ovvero Maria Giulia Sergio, la 27enne di Torre del Greco residente ad Inzago, è stata il perno su cui ha ruotato l'operazione denominata "Martese" della polizia di Stato. Questa operazione ha portato le forze dell’ordine ad eseguire 10 ordinanze emesse dalla procura di Milano nell'ambito dell'inchiesta su presunti terroristi legati allo Stato Islamico. Cinque ordinanze sono state eseguite e hanno portato in carcere il padre (Sergio), la madre (Assunta) e la sorella (Marianna) di Maria Giulia, oltre alla zia di suo marito, l'albanese Aldo Kobuzi, la 41enne Arta Kacabuni, catturata a Scansano (Grosseto), e lo zio 37enne Baki Coku, preso a Lushnje, a circa 70 chilometri a sud di Tirana.

Tutti sono accusati a vario titolo di associazione con finalità di terrorismo e di organizzazione del viaggio per finalità di terrorismo. Le ordinanze della procura di Milano riguardano sostanzialmente i familiari della ragazza e del marito albanese. Maria Giulia Sergio è tutt'ora ricercata ed è stata dichiarata latitante dal Gip, così come il marito albanese e la madre di lui, che sono ancora in Siria, e la donna canadese intermediaria. Di Maria Giulia non si sono avute più notizie dopo l'intervista con il Corriere della Sera. Per lei è stato emesso un mandato di arresto con l'accusa di organizzazione con finalità di terrorismo e i pm hanno chiesto 9 anni di reclusione.

Il Ruolo della Sorella Marianna e le Condanne

Anche la sorella di Fatima, Marianna Sergio, 30 anni, aveva scelto la via dell'ègira, ovvero l'abbandono delle zone di origine abitate dai miscredenti, per raggiungere, con tutta la famiglia, i territori dello Stato islamico e unirsi alle truppe del Califfo. La Cassazione (sentenza 49728) ha depositato le motivazioni con le quali ha confermato la condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione per terrorismo per Marianna Sergio. I giudici non hanno creduto alla tesi del viaggio come occasione per approfondire la religione islamica, evidenziando che non ci sarebbe stato motivo di organizzare il trasferimento di tutta la famiglia nell’area dello Sham e dei combattenti islamici in condizioni di vera clandestinità. Il blitz delle forze dell’ordine, il 1° luglio 2015, aveva impedito il viaggio verso la jihad, arrestando i componenti della famiglia che avevano già venduto i mobili e incassato il Tfr del padre.

Il Fenomeno dei "Foreign Fighters" e il Ruolo delle Donne

L'operazione investigativa "Martese" è iniziata nell'ottobre precedente, seguendo le attività di Maria Giulia Sergio, "cittadina italiana che subito dopo la conversione - ha dichiarato la Polizia - ha intrapreso un percorso di radicalizzazione che l'ha poi spinta a partire insieme al marito alla volta della Siria, per raggiungere lo Stato Islamico e partecipare alla jihad". Il percorso dei due sposi verso il Medio Oriente è stato ricostruito attraverso l'intercettazione di un coordinatore dell'organizzazione dei "foreign fighters" dello Stato Islamico, il quale rivendica il ruolo di interlocutore con vari paesi europei.

Il direttore del Servizio Centrale Antiterrorismo della Polizia, Lamberto Giannini, ha spiegato che "non c'è solo una motivazione ideologica e religiosa a spingere i 'foreign fighters' a partire per aderire allo Stato Islamico". Una volta a destinazione, gli uomini spesso diventano mujaheddin dopo un addestramento di circa 6 settimane, come il marito di Maria Giulia Sergio, mentre le donne restano a casa dedicandosi alle attività di reclutamento, online e telefoniche, spesso in primis verso il proprio nucleo familiare. Il procuratore Maurizio Romanelli ha sottolineato che "chi arriva ha il dovere di svolgere un'attività importante per convincere altri a fare i foreign fighters".

Mappa del viaggio di Maria Giulia Sergio dalla Turchia alla Siria

Il Decalogo di Comportamento

Dalle intercettazioni telefoniche è stato possibile conoscere un "decalogo" di comportamento per i foreign fighters. Ad esempio, vigeva il divieto di portare con sé telefoni cellulari di nuova generazione, facilmente rintracciabili, o i tablet, mentre era possibile avere con sé telefonini "vecchi" che permettevano solo chiamate. Era ammesso il limite di una valigia a testa, poiché alle esigenze di vita quotidiana "avrebbe provveduto la nuova realtà incorporante". Inoltre, le donne per essere reclutate e spostarsi dall'Europa dovevano essere accompagnate da un marito con la stessa "vocazione" islamista.

Arrivati a destinazione, gli uomini erano avviati ai campi di addestramento per circa due mesi, e le donne ai corsi per approfondire lo studio del Corano. Il messaggio costante era il compimento di un percorso di catarsi interiore, nel rispetto del dovere primario di ogni musulmano: raggiungere il Califfato e partecipare all’eliminazione dei miscredenti.

L'Attività sui Social Network

Maria Giulia Sergio, l'unica donna nel quartetto di "foreign fighters" italiani andati a "combattere per Allah", ha utilizzato la sua pagina del social network per invocare il Profeta e chiedere di concedere la vittoria sugli infedeli. Nel suo profilo, la 27enne aveva inserito anche tutta una serie di fotografie che ritraevano donne che indossavano il niqab, il velo integrale. L'ultimo post della giovane risale al 19 novembre 2013, dopo di che non vi sono state più tracce.

Tra i suoi messaggi spiccano:

  • Dicembre 2010: "Allahumma rinsalda le nostre gambe e dacci la vittoria sui miscredenti".
  • Precedentemente: "In verità Allah ha detto Vincerò io e i miei servi credenti".
  • Osservazioni sui testi sacri sotto il titolo "Capitolo su quando l'Islam di un uomo diviene eccellente".
  • 5 agosto 2011, in vista del matrimonio: "Care sorelle c'è qualcuna di voi che ha delle foto di spose con niqab? Devo prendere spunto su come fare il mio niqab da sposa".

Subito dopo la strage in Francia di Charlie Hebdo, avvenuta a gennaio, è stato intercettato un sms della ragazza che esultava per l'attentato: "Habibty Allahu Akbar sono morti i vignettisti che si burlavano del Messaggero pace e benedizione su lui... !!! Bisogna fare sujud di ringraziamento".

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